Nell'arte
Riconoscere Gesù, la sua grandezza
di Gian Carlo Olcuire | 28 ottobre 2018
La cecità può essere un’incapacità di vedere la luce che fa il Signore: c’è chi vuole vederla e chi preferisce restare non vedente.

 

 

CRISTO RIDÀ LA VISTA A BARTIMEO

(William Blake, 1799-1800, New Haven, Connecticut, Yale Center for British Art)

 

«Gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù […]. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada». Mc 10,46-52

 

Abbiamo appena lasciato i figli di Zebedeo e ci ritroviamo col figlio di Timeo che per due volte chiama il figlio di Davide: sembra fatto apposta, questo designare le persone coi nomi dei padri, per ricordare come si sia tutti figli, tutti dipendenti, tutti debitori (e, quindi, come non sia il caso di credersi dei padreterni).

Per essere più chiari: Marco, il narratore del Vangelo che stiamo leggendo, prepara l’incontro con il cieco di Gerico facendo prima incontrare i figli di Zebedeo, preoccupati di avere un buon posto accanto a Gesù. Più tardi, a bordo strada, fa entrare in scena il figlio di Timeo, costretto a mendicare a causa della cecità, quindi messo al margine. Così passiamo dai primi posti all’ultimo posto…

Ognuno di loro ha una supplica e Marco fa notare la differenza tra le richieste: mentre Giacomo e Giovanni non sanno ciò che chiedono, non avendo il senso del limite né quello delle proporzioni, Bartimeo per due volte chiede pietà. Ed è lui da primi posti, se dimostra d’essere consapevole sia della propria piccolezza che della grandezza di Gesù.

Chi si rivolge al Signore e ne riconosce il titolo, ha anche da riconoscere la propria statura. E, quando ad accorgersene è un cieco, c’è da domandarsi se i veri ciechi non siano altri: quelli che non vogliono sapere di vedere la luce… Tra parentesi, è curioso che il linguaggio abbia un termine – credulone – per canzonare l’ottusità di chi crede a tutto, mentre non ha il suo contrario, per dire come possa esserci un’ottusità anche nel non voler vedere.

Non è la prima volta che Gesù dà la vista a qualcuno. Ma il pittore coglie che Bartimeo è speciale e ne mostra l’agitazione, dovuta sia al non voler essere zittito (tant’è che grida più forte) sia all’entusiasmo per Gesù. Infatti, dopo essersi alleggerito del mantello, il figlio di Timeo balza in piedi per conoscere il Signore che lo chiama e, una volta guarito, decide di seguirlo. La sua voglia di uscire dal buio è soprattutto il desiderio di vedere la luce di Cristo, di convertirsi a lui, come farà San Paolo, all’opposto di chi preferisce restare nella cecità.

Bartimeo non è un cieco nato, se chiede di vedere di nuovo. Può essere il punto di riferimento di coloro che, smarrita la fede, sentono di volersi riavvicinare a Dio.

 

 

 

28/10/2018 08:05 Pietro Buttiglione
Uomo. S. Uomo. Non ci sono queste grandi differenze tra la figura di Gesù e quella di Bartimeo.
Non le fa una veste, sia pur bianca, non i volti, quasi simili tra loro due e certamente diversi dagli altri astanti..
Certo: l’altezza di Gesù, certo la genuflessione di Bartimeo, così ben sottolineata da G.C.
Ma, ma, ma quelle due mani tese una verso l’altra ( ricorda qualcosa?),
quelle due mani al centro della rappresentazione, quelle due mani sono
il flash sulla vera grandezza di Gesù, del nostro Dio: la stessa grandezza che rifulge dalla Croce:
La Sua vicinanza all’uomo, la Sua com/passione con il debole, il mutilato , il sofferente, il rejetto da tutti.
Quanti capiscono che proprio questa umanità marginale su cui ci fa luce Lui
Proprio qs bassifondi dell’umano, Desirèe compresa, fanno grande Lui?
( e piccoli piccoli noi ?
Altro che certe rappresentazioni alla Kowalska imperanti!
Buona Domenica a tutti.



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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