Nuovo piccolo catechismo sul peccato/12
La buona notizia sul peccato
di Gilberto Borghi | 23 ottobre 2018
Al di là di ogni nostra fatica a crederlo, Dio si fida davvero della libertà dell'uomo, molto di più di quanto non facciamo noi stessi

Alla fine di questo tentativo, di questa serie di post, si potrebbe anche provare a rileggere il senso dell'espressione buona notizia. Qual è la buona notizia a proposito del peccato? E qual è il tono di fondo di una persona che sia raggiunta da questa buona notizia?

Ho spesso l'impressione che ci chi ci legge, ci guarda, ci ascolta, non percepisca tanto facilmente che siamo portatori di una buona notizia e che questa ci solleva l'animo, ci allarga il cuore, ci rende gioiosi di essere al mondo. Più spesso diamo l'impressione di essere persone addolorate, impaurite, preoccupate, arrabbiate. E che di buone notizie ne lasciano trapelare poche. Ma resto abbastanza stupito quando incontro qualcuno che fa di questo stato d'animo "pesante" la condizione corretta e necessaria per essere un buon fedele di Cristo oggi. Ognuno, di sicuro, nella propria storia ha motivi per essere addolorato, arrabbiato, preoccupato, impaurito. Ma pensare che questo sia la condizione ideale del cristiano oggi, non mi torna.

Di solito queste persone traducono questa loro idea con la necessità di vivere il timor di Dio. Espressione tradizionale, ma che oggi non è più comprensibile nella sua radice biblica, e spesso, anche da queste persone, profondamente travisata. Affermano che timor di Dio vuol dire vivere nella costante consapevolezza che Dio ci guarda e che ogni nostro comportamento è sottoposto al suo giudizio. Come un monito perché costantemente ci ricordiamo che la nostra salvezza non è garantita. Perciò il sottofondo emotivo implicito é quello della paura, non tanto di Lui, ma del suo giudizio, perché Egli potrebbe comunque decidere che non ci siamo meritati la salvezza.

È il Catechismo della CC ad incaricarsi di segnalarci che questo atteggiamento contiene un problema spirituale essenziale, in cui il timore di fare il male ci sequestra: "Il timore del male causa l'odio, l'avversione e lo spavento del male futuro. Questo movimento finisce nella tristezza del male presente o nella collera che gli si oppone." (n. 1765). La tristezza e la paura, la rabbia, sono, cioè, emozioni in cui è molto probabile essere preda del male e finire per dare spazio al suo potere, anche quando pensiamo di farlo per "salvare" la verità di Dio.

In realtà timor di Dio significa un'altra cosa. La radice profonda è quella della percezione della sproporzione infinita tra noi e Lui, e che senza di Lui noi siamo nulla. Tale percezione, nel cristianesimo, per come Gesù ci ha redenti, è stata però modificata. Noi non siamo più alla presenza del Dio tremendo tipico del "sacro" naturale. Noi siamo alla presenza del Dio "papà", che riempie questa distanza tra lui e noi diventando come noi. La categoria essenziale con cui leggere Dio nel cristianesimo, non è il sacro, ma il santo: "Io sono il santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira" (Os 11,9). Per questo 1 Gv dice: "Abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore" (4, 17-18).

Perciò il timor di Dio è principalmente il luogo in cui ci ricordiamo che il suo amore è infinito per noi e che, in conseguenza di questo, ora dipende da noi accettare o meno questo amore. La tonalità emotiva di fondo, allora, passa dallo "sgomento" che toglie il fiato, di fronte all'abisso dell'immensità di Dio, al senso di gioia immensa per la liberazione che ha operato per noi, di ringraziamento e di presa di responsabilità su di noi e sul mondo. Non impaurisce, perciò, ma ci responsabilizza, appoggiati sulla certezza che nulla ci separerà dall'amore di Cristo.

Ancora il Catechismo dela Chiesa Cattolica ce lo conferma. La "passione" fondamentale che muove l'uomo è l'amore. "Esso è provocato dall'attrattiva del bene. L'amore suscita il desiderio del bene che non si ha e la speranza di conseguirlo. Questo movimento ha il suo termine nel piacere e nella gioia del bene posseduto". La gioia e il piacere sono perciò il metro finale di paragone della bontà della nostra vita cristiana centrata sull'amore.

La buona notizia allora è questa. Dio ci ama sempre, comunque, in ogni situazione, anche quando pecchiamo. E Lui ci ha resi liberi dalla paura della colpa o della condanna, perché Dio ha già deciso che vuole salvare tutti gli uomini. Chi vive o ha vissuto davvero questa esperienza, si ritrova con una gioia profonda inspiegabile umanamente, che non si perde anche dentro a tutte le paure, le preoccupazioni, le rabbie che la nostra storia personale ci consegna. "La contemplazione di un amore così grande porta nei nostri cuori una speranza e una gioia che nulla può abbattere. Un cristiano non può essere mai triste perché ha incontrato Cristo, che ha dato la vita per lui" (Benedetto XVI, 15 marzo 2012, messaggio per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù).

L'impressione che ho, però, è che le due vulgate interpretative della redenzione - quella espiatoria e quella del riscatto, che ho mostrato - abbiano nel tempo spostato il centro fondante del cristianesimo dalla resurrezione alla morte di Cristo, colorando di dolore tutta le fede cristiana, quando nella sua sorgente, storica e trascendente, è la gioia della resurrezione ad avere il sopravvento.

Se torniamo a centrarci sulla gioia, invece, ne viene, come conseguenza, un riconoscimento potente e reale del valore della nostra libertà di figli di Dio, senza paure, tentennamenti o distinguo. Libertà che significa responsabilità: Dio ha rimesso a noi la possibilità di realizzazione la nostra vita: essere santi o dannati. Perché, al di là di ogni fatica di crederlo, Dio si fida davvero della libertà dell'uomo, molto di più di quanto non facciamo noi stessi. E lascia esistere pienamente gli effetti delle nostre azioni, sia in bene che in male, perché siamo realmente e potentemente liberi. Una responsabilità effettiva, perciò, ma senza timore o angoscia. Perché sappiamo che un cammino serio verso la santità deve attraversare il peccato, non lo può eludere, nella percezione che il perdono di Dio è sempre possibile. I santi non sono coloro che non cadono mai. Sono coloro che si rialzano sempre. Perciò non è tanto importante imparare a non cadere, ma a sapersi rialzare. 

(12 FINE)

 

Questo articolo fa parte di una serie di Gilberto Borghi su come raccontare oggi il mistero del male rimettendo davvero al centro la misericordia di Dio. 

Leggi qui sotto gli articoli pecedenti

1. Un nuovo piccolo catechismo sul peccato

2. Quando nasce il peccato?

3. La differenza di Dio di fronte al male

4. Dio e il male

5. La redenzione e i modi di guardare la Croce

6. L'altro volto della redenzione

7. Il merito

8. Il perdono e la penitenza

9. Senso di colpa e senso di peccato

10. Il giudizio

11. Il giudizio: un incontro d'amore

 

27/10/2018 19:04 Francesca Vittoria
La buona notizia l'hanno data gli angeli ai pastori , la grande gioia che sarà di tutto il popolo,....è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore..Una buona notizia anche per i pastori di oggi che sono e vivono in tutti i popoli della terra. la popolazione povera, dimenticata, trascurata,, o senza fede, senza speranza, che non chiede neppure la carità perché non credono in un Salvatore. Ai cristiani spetta quindi il compito di annunciatori di questa Presenza nel mondo, se non lo facciamo non siamo cristiani perché questo è stato il mandato, essere gioia, portare pace. Quanto ci ama il Salvatore ne ha dato prova dando la vita, ma noi amiamo la nostra così tanto da desiderare di salvarla? I battezzati sono molti ma questa fede che genitori hanno voluto attraverso il battesimo diventasse anche nostra, dipende se di questa eredita l'abbiamo apprezzata da tenerla viva nella nostra vita. Se si , allora un qualche frutto ha portato di cui rendere grazie prima al Salvatore che venendo a morire a causa di un Vangelo non a tutti bene accetto, la Sua Vita non l'ha data invano. Ii Magi hanno creduto in un neonato, re dei re, nato in povertà, lo hanno adorato, hanno provato gioia, senza aver visto le Sue opere, hanno creduto. E noi? Possiamo accusare la Chiesa di tutta la dispersione di fede, del male che in ogni forma e sempre uguale a quello che ha trovato Gesù Cristo ? Le campane suonano,anche a distesa ma chi le sente? Ad alcuni il suono assorda, disturba, la domenica si è addirittura pensato di fare più di una messa vespertina, ma con quale risultati non si vuole ammetterlo, e cioè che la fede non e più sensibile alla partecipazione eucaristica. Al Dio Salvatore è subentrato altro , altri dei tutti bene posizionati a dare quel comfort, che serve all'uomo moderno. "Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva"Il tempo è compiuto e il regno è vicino; convertitevi e credete al Vangelo" Il Vangelo poi predica pace! Amicizia, Famiglia uomo,donna una cosa sola, amore fedele a Dio e al prossimo, condivisione e quale società invece andiamo sostenendo? A guida dei popoli che uomini vengono democraticamente elet ti? Cristo Maestro è venuto e ha insegnato a dare ricchezza ai poveri, noi vediamo che sulle povertà ci si arricchisce, perché si può approfittare della mitezza dei semplici, togliendo e derubando loro la dignità di cui un Uomo, qualsiasi sia la condizione ha diritto e non a contare di meno perché è malato, anziano e altre situazioni...oggi conta molto essere autosufficienti , in mezzi di sussistenza, ma per quanto sembri di poter contare sulle Istituzioni, è molto importante poter contare su quella più vicina, quella affettiva, quella dei buoni sentimenti, quella del cuore.L'unione fa la forza, stimola alla condivisione, a operare in grande se animati da ideali tutti quelli che sono stati predicati da Cristo, invece cosa vediamo popoli sospinti fuori da un territorio che è divenuto possesso e ricchezza per chi lo governa , senza pensare che un uomo ha il diritto a esistere e per questo aspira alla dignità e alla libertà di procurarsi i mezzi per vivere . Cristo si è fatto uomo ed è stato ucciso , al suo regno non hanno creduto e così è oggi, il bello è che o siamo ciechi ma tutto quello che si è costruito non da frutto, abbiamo il pianeta che sta morendo, le povertà aumentate in mille sfaccettature con guerre sempre nuove, la gente non più padrona del tempo e per questo abbastanza stressata a procurarsi beni magari non indispensabili, è tutto altro che ogni giorno la stampa ci aggiorna . "Pregate perché Dio mandi operai, " non solo preti ma ognuno di noi oggi deve farsi operaio , per manifestare la verità di un regno, quello che Gesù Cristo ha detto esiste, La parola amore non ha bisogno di essere pronunciata perché è e vive in ogni opera buona"Tu sei il Figlio mio, l'amato, e Lui ha ricambiato questo amore, esso ha portato bene sulla terra e ai suoi abitanti, ma.........è costato! A noi la scelta
Francesca Vittoria



25/10/2018 08:41 Pietro Buttiglione
Lodo il lavoro del prof. Gilberto : avrei voluto leggere i contributi di tutto lo staff di VN, cui chiedo di mettere a tema un altro argomento :
Cosa è “ Chiesa”?
La spinta mi viene dalla inchiesta della 9 di iersera sui preti sposati, ed in particolare dalle parole di G. Ferrara, che ad es ritiene che l’inserimento dei “probati viri” nella CC porterebbe al suo stravol/dissol/ gimento..
Certo questo ed altro cambierebbe la faccia della Chiesa, ma siamo sicuri che “Chiesa” coincida con il sigg clerici e con la loro attuale strutturazione?
Il pur “aperto” don Farinella:
“ Io sono stato fortunato xchè a 40 anni ho avuto probls di prostata, quindi..”
Probabilmente neanche lui si rende conto delle logiche conseguenze di tale affermazione..👹😇😭
Una Chiesa(?) che procede a occhi bendati, silenzio e omerta’ , alienazione totale..
Questo intendiamo x Chiesa??



23/10/2018 14:20 Anna
Mi piace molto la parola "gioia" e in Cristo è veramente una gioia piena. Penso che ciascuno di noi possa essere portatore di gioia, possa testimoniarla agli altri, per contagiarli.
A volte basta poco, ad esempio, come partecipo alla Celebrazione liturgica?
Impegnarsi a cantare con gioia, nella giusta misura, ma senza farsi troppi problemi (non siamo a Sanremo), può già essere una bella testimonianza.
Il canto apre il cuore al ringraziamento e alla lode: tutti dovrebbero cantare, soprattutto i bambini e i ragazzi.
Una comunità che canta è una Comunità che trasmette la gioia del Signore.



23/10/2018 13:57 salvo coco
Sig.ra Maria, lei si ostina a non rispondere alle domande che le vengono poste nei commenti agli articoli precedente. E si ostina pure a manifestare un cristianesimo che non ha alcuna radice evangelica. Continua imperterrita ad insinuare, a malintendere, a provocare. Io la invito a desistere da tali suoi propositi tradizionalistici. E la esorto a porsi in atteggiamanto d umiltà verso lo Spirito che fa nuove tutte le cose, verso la chiesa di oggi e verso papa Francesco. Il "grande inganno" non risiede nella chiesa odierna ma in talune dottrine che nel passato hanno manipolato il Vangelo di Cristo e lo hanno asservito al potere clericale. Oggi finalmente la chiesa ha iniziato un cammino di conversione e di rinnovamanto ritornando alla fonte evangelica. Ai tradizionalisti ciò appare come un tradimento perchè hanno in mente una tradizone statica ed imbalsamata, lontana dallo Spirito che la rinnova incessantemente. La esorto ad attenzionare la riforma degli stidi teologici, l'esegesi moderna, i movimenti ecumenici e lirurgici, insomma tutto ciò che ha preparato il Concilio. Oggi la chiesa con Francesco sta riprendendo la grande Pentecoste conciliare ed è per questo motivo che molti ambienti conservatori attaccano Francesco e lo accusano di ogni falsità (comunista, massone, luterano, buonista, apostata, distruttore della chiesa) compresa quella di essere in balia di un complotto mondiale che ha architettato il grande inganno. Faccia attenzione,sig.ra Maria. Stia molto attenta e si disponga docilmente ad accogliere ciò che lo Spirito dice alla chiesa, con il concilio e con papa Francesco.


23/10/2018 13:17 Pietro Buttiglione
Non sapevo che S.Agostino fosse protestante ante litteram🤡
Passando all’ascesi [ che x me è cosa diversa dal rimangiare il ributtato( Caterina), o ceci sotto le ginocchia..]
ci ho mmmolto riflettuto.. e devo riconoscere che mi ha insegnato molto ( cfr: o Dio, liberami da dio!)
ma ho concluso che è solo UNA via verso Dio ( comune a TUTTE le religioni)
ma la specificità della NOSTRA religio non sta li.
La Grandezza del Cristianesimo sta nell’hic et nunc, nello sporcarsi le mani,
Nell’ ET.. ET.. inclusione senza edificare muri, specie dottrinali, di esclusione...
Magnifiche ke parole di quella ragazza ad un incontro parrocchiale:
Ebbene sì, ho sbagliato, ma sono UMANA, non OERFETTA ( come i Kathari, ndr)
e so che TU puoi comprendermi e questo mi riempie di ...
GIOIA!!



23/10/2018 09:05 Maria
Deus Caritas est. Dio e’ amore. Questa la buona novella. Ma che serve alla nostra vita che Dio sia amore se noi non l’ amiamo? L’ Amore non e’ amato, disse una Santa. . La tristezza delle nostre vite viene dal fatto che noi non amiamo Dio ma amiamo solo noi stessi. L’ amore di cui si parla tanto oggi non e’ l’ amore di Dio, quell’ amore che mosse i Santi a dedicare la vita all’ Amato. E’ l’ amore di noi stessi: noi pensiamo che Dio debba amarci per quello che siamo, che debba approvare tutti i nostri desideri, che debba perdonare tutti i nostri peccati, che non ci chieda alcuna conversione, alcun sacrificio, a questo non e’ amare Dio. Chi ama Dio non puo’ amare il peccato, anzi prova disgusto verso tutto cio’ che lo allontana da Dio.La gioia dei Santi e’ fare la volonta’ di Dio. piacere all’ amato . I Santi erano pieni di gioia ( penso a San Francesco, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa D’ Avila ) non nell’ appagamento dei loro desideri terrestri ed umani, ma nella rinunzia, nell’ ascesi , nel sacrificio di se’ stessi.
Questo si dovrebbe insegnare oggi ai giovani e invece non si insegna, preferendo far credere loro nella “ Grazia a buon mercato” nel protestante “ ama e fa cio’che Vuoi” , cioe’ far credere che Dio ti ama senza pero’ far sapere insieme che solo chi ama Dio e’ veramente santo. Solo chi fa la volonta’ di Dio e’nel,a gioia. Far credere ai giovani che si possa vivere nel peccato ed essere felici e’ un grande travisamento del messaggio evangelico. Far credere che non vi sia bisogno di ascesi, di sacrificio del proprio egoismo, dei propri desideri legati all’ attaccamento alle passioni, insomma insegnare un Cristianesimo senza Croce, un Gesu’ compagnone che ti perdona tutto quello che fai, e una gioia a buon mercato, questo il grande inganno.



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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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