SECONDO BANCO
Quei «primitivi» dei miei adolescenti
di Gilberto Borghi | 14 febbraio 2011
Quando una discussione sulle regole morali può portare anche a ragionamente molto seri sulla dimensione comunitaria del rapporto con i beni

Nel secondo quadrimestre della quarta dedico un modulo a vedere, con gli studenti, alcuni "decaloghi" di piccole o grandi religioni mondiali. L'intenzione dichiarata e reale sarebbe quella di mostrare come alcune regole morali sono trasversali a quasi tutte le religioni prese in esame e questo forse vuol dire che queste regole appartengono alla natura umana in quanto tale, prima ancora di qualsiasi traduzione religiosa-culturale possibile.

Ovviamente gli studenti trovano modo di sorridere su alcune regole che a noi sembrano strane, come il divieto per i buddhisti di dormire su letti sontuosi e di bere sostanze inebrianti ("non sanno cosa si perdono" - dice Elisa), o quello dei testimoni di Geova di portare la barba, o ancora l'invito confuciano ad amare la propria scuola (non vi dico gli improperi!!). Ma in genere questo permette loro anche di "annusare" le differenze tra varie impostazioni etiche, e per rovescio di poter valutare diversamente la propria cultura di appartenenza.

Quest'anno ho fatto un aggiunta. Me l'aveva suggerita un frate domenicano mio amico. Sono andato su internet e ho scovato un po' di materiale. Mi sono documentato ho messo giù una scheda e dopo tutto questo "ambaradan" sono andato in classe. "Questa è una religione primitiva, ancora oggi sopravvissuta nell'estremo sud america". "Ma le pare prof. che si possa imparare qualcosa dai primitivi?" L'ipertecnologico Andrea ovviamente non può ammettere che dietro di lui esista una storia che può dirgli qualcosa. Ma io silenziosamente ho iniziato a leggere il testo delle regole della Religione Yàmana, che vengono ancora oggi consegnate agli e alle adolescenti, durante il rito di passaggio all'età adulta.

E più io leggevo e più il silenzio aumentava. La prima regola che li ha colpiti è stata questa "Quando ritorni da caccia dividi le prede con tutto il villaggio. La tua famiglia dovrà essere l'ultima a spartirsi le prede". "Beh non è giusto, se io ho faticato a caccia, perché devo dividere quello che ho preso con chi non ha fatto niente stando a casa" (sempre Andrea!). "Però se il giorno dopo tu non prendi nulla e vale la regola che si deve dividere tu mangi lo stesso anche senza aver cacciato - suggerisce Antonella - e magari in questo modo la volta dopo sei più contento anche tu di dare le tue cose a chi non ha cacciato niente".

E la seconda che li ha colpiti suona così: "Non rubare. Rubare non ti causa vantaggio. Se hai bisogno di qualcosa chiedila e usala, poi restituiscila, ma non rubare. Se rubi sarai espulso dalla comunità". "Ma non è giusto, allora possedere delle cose non serve a nulla, meglio non comprare nulla e usare quelle degli altri!" (Maddalena). "Si ma allora nessuno comprerebbe nulla e qualcuno che vuole vivere bene si darebbe una mossa e comprerebbe quello che gli serve, usandolo solo per sé. Così gli altri sarebbero costretti a fare altrettanto". "Perfetto Cristina - le dico io -, ma non ti pare che stai descrivendo la situazione nostra dove la proprietà privata implica sempre anche l'uso privato dei beni? In questa religione invece la proprietà è privata ma l'uso è condiviso".

Alla fine abbiamo cercato di trovare un senso di fondo a queste regole e ci siamo accorti che in questa religione l'idea della sopravvivenza individuale è strettamente legata a quella degli altri, perché vivono in una condizione geografica difficile come quella della Terra del Fuoco. E allora mi è venuto in mente un gioco mentale: "Ok, proviamo a pensare come sarebbe se queste regole fossero "globalizzate". In fondo anche noi viviamo in un mondo che ha, forse anche per colpa nostra, condizioni di sopravivenza umana sempre più difficili. Come sarebbe se queste regole fossero condivise da tutti?"

"Beh ad esempio mia madre da quando c'è la crisi si è messa d'accordo con la sua amica vicina di casa, che lavora a 100 metri da dove lavora lei, e hanno deciso di usare solo una macchina a turno per andare a lavorare invece che due - continua Gianluca -. Mi sembra davvero stupido consumare benzina quando si può risparmiare e magari fare due chiacchiere con una amica che altrimenti vedresti meno". "Prof. mio cugino che vive a Parigi - dice Antonella - ha ristrutturato casa e insieme ad altri sei condomini ha deciso di comprare una lavatrice condominiale, risparmiando così un sacco di soldi e di energia".

E questi adolescenti sarebbero quelli primitivi, senza cultura, apatici, sprecati. Se avessimo il coraggio di lasciargli lo spazio che si meritano...

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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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