Il vescovo si dimette per fare spazio ai giovani
di Giacomo D'Alessandro | 10 ottobre 2018
Proprio alla vigilia del Sinodo dei giovani è arrivato un gesto inatteso e profetico

È in buona salute, non così anziano, una carriera di incarichi tutt'altro che conclusa, così come i progetti pastorali e sociali nella diocesi. E invece, spiazzando tutti, il Vescovo ha deciso di dimettersi e di rispondere ad una nuova vocazione che sente nel cuore: entrare in monastero, lasciare tutto, andare all'essenziale di una vita di preghiera, lavoro e fraternità. Papa Francesco ha accettato questa singolare richiesta il 14 settembre scorso. E così una personalità di spicco del Paese, con incarichi in Vaticano e ancora diversi anni di governo davanti a sé, ha fatto un clamoroso gesto di povertà, di rinuncia, di libertà.

"Rinuncio a quelle che io chiamo le vanità episcopali" ha detto in un'intervista, dopo essersi spogliato in cattedrale di tutti i simboli e i paramenti del caso. "Realizzo la mia decrescita felice" ha spiegato ad alcuni suoi preti. Ma soprattutto "penso sia saggio lasciare ad altri più giovane e capace di amministrare una Chiesa locale in crisi positiva di crescita", ha scritto in una lettera ai suoi collaboratori. "Il superiore della comunità che mi ospiterà, un giorno ha detto giocosamente a un vescovo: lei che è stato tanto tempo vescovo, venga al monastero per morire come cristiano. Quando mi è stato riferito questo invito fatto a un vescovo io mi sono detto: "questo é per me", ed ora il Signore lo sta realizzando. Ringrazio e ricordo tutti. Non fuggo dal mondo, ma entro nel mondo da una dimensione diversa, la dimensione di Dio".

Un gesto inatteso e profetico che arriva in un momento di plurime crisi per la Chiesa, innanzitutto crisi di credibilità legata agli scandali degli abusi sessuali, abusi di potere e di coscienza, che affondano le radici nella piaga del clericalismo - come più volte ha rimproverato papa Francesco.

E secondariamente un gesto arrivato proprio alla vigilia del Sinodo sui Giovani, dagli esiti ancora imprevedibili, con il quale la Chiesa cerca di smarcarsi dall'angolo "gerontocratico" che la rende troppo distante dal mondo giovanile, mettendo a rischio la stessa trasmissione del Vangelo e della fede alle nuove generazioni.

Un vescovo che si rende conto di doversi "togliere" per lasciare spazio a energie più giovani, ad esperienze più dinamiche e vicine al mondo contemporaneo, mostra una lucidità spiazzante, rara all'interno della gerarchia ecclesiastica, dove spesso il richiamo del cursus honorum è comunque più forte e le posizioni di potere acquisite non si lasciano scalfire. Ma è anche un gesto che dimostra la profonda libertà interiore di cui a qualunque età, in qualunque ruolo, si può essere capaci, ascoltando la voce dello Spirito nel proprio percorso di vita.

Così, mentre la chiesa si chiede chi siano oggi i giovani, cosa abbiano da dire, come fare per creare spazi anche decisionali che li includano da protagonisti, un vescovo in carriera offre la sua rinuncia - non richiesta da alcuna situazione contingente nè da alcuna prassi ecclesiale - perché si rende conto che la sua chiesa locale ha bisogno di cambiare, di rinnovarsi, di aprire nuove stagioni. E così ha bisogno anche lui.

Ammirandone il coraggio, la libertà e la lungimiranza, non si può dunque che ringraziare monsignor Lorenzo Voltolini, 70 anni, vescovo di Portoviejo in Ecuador, reduce dalla gestione della drammatica emergenza terremoto del 2016, per la sua profetica ed esemplare audacia nell'"imparare a congedarsi".

 

 

18/10/2018 22:20 Pietro Buttiglione
Voila:
In una nota verbale inviata il 17 settembre al Ministero per gli Affari esteri francese e trasmessa alla giustizia di Lione, le autorità vaticane sottolineano che l’arcivescovo Ladaria aveva parlato con il cardinale Barbarin «nell’esercizio delle funzioni sovrane» svolte all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede. In questo modo, viene sottolineato, il diritto internazionale riconosce «l’immunità penale ratione materiae agli agenti pubblici per atti compiuti in nome del sovrano Pontefice». «Il tribunale del Vaticano - si legge nella nota - considera pertanto inaccettabile l’istanza e stabilisce che non procedere alla notificazione della citazione al cardinale Ladaria». 
da Vatican Insider.
Ecco IL problema.



15/10/2018 06:00 Giovanni xxxxx
La meraviglia è che faccia meraviglia.
La rinuncia al potere è uno dei cardini del vangelo.
Sarebbe necessario chiedersi a quanto potere e a quanti soldi
dovrebbero cominciare a rinunciare la Chiesa,il papa,i vescovi,
i preti e ogni cristiano.
La rinuncia aiuta a mettersi nel giusto binario
per seguire Gesù e il suo Vangelo.



11/10/2018 19:17 Francesca Vittoria
Io credo che potendo si può anche cambiare sede di lavoro o anche dedicarsi ad altro, senza con questo che diventi rinuncia dal momento che il monsignore ha fatto specifica richiesta è questa è stata benevolmente accolta, perciò sarà ben contento della cosa. Mi permetto una considerazione e cioè che non è soltanto aver fatto carriera quando uno viene scelto a più alto incarico, altrimenti tutti diventerebbero o vescovi o cardinali etc, e si suppone sia per certe doti che necessitano a svolgere certi incarichi,. Anche il Santo Padre se ha bisogno di collaboratori li sceglierà, a seconda delle doti indispensabili ai ruoli nella Chiesa, come del resto ha fatto Gesù Cristo scegliendo gli apostoli, o il Padre Indicando uomini a condurre il popolo da Lui scelto. Inoltre credo sia oneroso, molto pesante farsi carico di una comunità, ancora in un paese di diversa cultura!,! E poi anche i problemi nel tempo mutano e non fa meraviglia che magari si desideri passare a energie ed entusiasmo nuovi! Quindi si può essere utili anche in altro modo al popolo di Dio e a non rimpiangere ciò che si lascia. Del resto certi politici fanno incontri proprio nei monasteri che garantiscono tranquillità e a non essere disturbati . La Chiesa è veramente un "pianeta" sicuro, veramente una mano santa per ogni umana difficoltà. Peccato che ci si permetta di dubitarlo quando si esprime su certi temi non a favore di un pensare comune del mondo laico, e perplessità da autorevoli liberi intellettuali come è accaduto sull'argomento aborto. Che un feto sia anche un figlio non ancora nato, ogni donna ignorante lo sa, come un medico come un ricercatore che può avere accesso e intervenire magari perché si desidera i capelli biondi come a individuare malformazioni nel nascituro tanto e avanzata la ricerca in tutti i campi della scienza. Quindi che il Santo Padre abbia definito l'aborto una uccisione, e verità per chi crede e per chi non crede, e questo è servizio reso a chi non lo sapesse e fosse più conscio nelle proprie decisioni. Se poi la cosa è stata regolata per legge, la politica è libera di deliberare al servizio dei votanti, ma al di sopra delle parti è bene sentire più voci qualificate così come avere cittadini con sempre maggior cultura sarebbe un bene per il progresso del Paese
Francesca Vittoria



10/10/2018 17:38 Giacomo D'Alessandro
Grazie del commento Maria, di certo non si "toglie" SOLO per fare spazio ai giovani, ma ANCHE per quello. In altri stralci della lettera che ha inviato ai suoi collaboratori rimarca di sentirsi stanco per il periodo post-terremoto, e io mi sono accertato di riportare le sue parole quando dice di ritenere "saggio lasciare ad altri più giovane e capace di amministrare...". Ho solo colto la lucidità delle sue ragioni, così attuali in un momento storico ecclesiale in cui la chiesa di interroga al Sinodo sui giovani di come accorciare le distanze, e a pochi mesi dal documento di papa Francesco "Imparare a congedarsi" proprio rivolto a chi detiene autorità nella Chiesa. Certamente come lei dice, il fatto di rimettere Dio al centro è un grande insegnamento di libertà che riceviamo. Ancor più se lo riesce a fare un vescovo nonostante le posizioni di autorità/prestigio e gli incarichi che vincolano la sua vita.


10/10/2018 17:00 PietroB
Commento che trascura:
Ma soprattutto "penso sia saggio lasciare ad altri più giovane e capace di amministrare una Chiesa locale in crisi positiva di crescita", ha scritto in una lettera ai suoi collaboratori...
Mi viene in mente B16... la coscienza che altri possono fare meglio di me!! Non basta?
Poi cosa va a fare è altro, da rispettare invece che “usare”



10/10/2018 16:05 Maria
Non si toglie per lasciare spazio ai “ giovani” ,tipo sindicalistica che va in pensione, Ma va in convento per fare spazio a Dio , come dice lui stesso “ entro nella dimensione di Dio”
E’ certo un gesto profetico ma per motivi del tutto diversi dall’ interpretazione che ne date: e’ profetico perche’ addita alle nuove generazioni che l’ unico vero bene e’ Dio non il mondo. Che giova ad un uomo che se conquista il mondo intero e poi perde la propria anima? Che giova essere vescovi, cardinali o persino papi se poi ci si dimentica di Dio e si perde la propria anima?
E’ un invito alla preghiera, alla contemplazione, alla santita’ . In un mondo che vede la Chiesa sempre piu’ trasformarsi in 7na ONG ha voluto additare la vera ragion d’ essere del cristiano : cercare Dio ed adorarLo.
Vuol morire da cristiano , non da operatore sociale. Magari facessero cosi’ molti altri anche giovani, i conventi si ripopolerebbero, il monachesimo riprenderebbe forza e vigore.



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Giacomo D'Alessandro

Genovese, classe 1990, studi in Comunicazione alle Università di Torino e Pavia e in Scienze Religiose presso l'Istituto Superiore di Pavia, Giacomo D'Alessandro cammina, scrive, comunica, suona. Tra i suoi libri Ripartire dalle periferie (ed. Linkomunicazione) curato con il gesuita sociologo Domenico Pizzuti e con la prefazione di Alex Zanotelli. Collaboratore di numerosi blog e testate lo trovi on line come Il ramingo 

 

 

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