La regola e l'amore
di Leila | 09 ottobre 2018
Mi sentivo talmente estranea da chiedere dentro me stessa permesso ogni volta che varcavo la soglia della chiesa. Poi capii grazie alla lettura di Sant'Agostino che ero nella Chiesa a pieno diritto come peccatrice, anche se intorno erano tutti molto attenti a che tutti si rispettasse le regole

Dopo aver letto il libro "Dio che piacere", una mia amica, sposata e madre di famiglia mi scrive questa mail (Gilberto Borghi)

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Caro prof,

una lettura sul sesso mi pareva una roba rilassante e perciò ho portato il suo libro al mare. Non mi aspettavo fosse in realtà anche molto riflessiva. Mi sono soffermata a lungo su molte idee, ma quella più liberante per me è stata quella espressa sull'osservanza delle norme etiche sull'amore.

Soprattutto per confermare che anche per me è stato non facile superare il senso di colpa per non sentirmi allineata moralmente, all'inizio della mia conversione, non perché avessi chissà quale sconquasso morale, ma perché percepivo subito che quello che mi veniva comunicato era un preciso quadro morale a cui attenersi e da non mettere mai in discussione, pena l'essere "fuori". Poi anche, mi era chiaro che Dio è Amore, ma chissà come quell'Amore si doveva accostare in quelle modalità, era un drammatico mistero dall'aspetto ingarbugliato all'inizio, scoraggiante se non avessi avuto da scegliere fra quel groviglio e il vuoto totale di tutto quanto intorno, fuori dalla Chiesa.

Bastava trovare il bandolo della matassa e... ostinata l'ho cercato... e Lui m'ha trovata. Ho impiegato anni per prenderci le misure. Potrà far sorridere, ma mi sentivo talmente estranea a questo da chiedere dentro me stessa permesso ogni volta che varcavo la soglia della chiesa. Poi capii grazie alla lettura di Sant'Agostino che ero nella Chiesa a pieno diritto come peccatrice, anche se intorno erano tutti molto attenti a che tutti si rispettasse le regole, le rubriche e le procedure corrette e conformi.

Per me questo approccio rigorista alla fine mi è servito per sapere i fondamentali della "vera regola" del vero culto, così come dovrebbe essere. Voglio con questo sottolineare che non arrivo a certe odierne conclusioni per amore di polemica o per non avere praticato amore e sequela obbediente o essere arrivata oggi a praticare disamore per la Chiesa o altro. Ma solo per sottolineare che non c'era la chiarezza diffusa e profusa, immediatamente comunicata, che per primo venisse proclamato ed emergesse, a parole o coi fatti, il vero nocciolo del cristianesimo: un cammino verso l'Amore che non è pienamente raggiunto mai da nessuno, e in possesso di nessuno, ma che arriva da Lui che previene le nostre infermità, ci soccorre e ci perdona sempre e comunque.

Piuttosto, risaltava più un Dio amore a cui si deve tendere solo con la propria fatica e nel frattempo sentirsi poveri peccatori che devono adeguarsi pian piano - con pazienza infinita (sovrumana) smussando angoli e spigoli - alla regola. Perché la regola è quella accettata, volente o nolente (spesso dolente), e deve essere accolta, accettata e portata sulle spalle anche senza una vera acquisizione interiore diretta e cosciente. La fede e la propria relazione genuina e vera con Dio, con il Signore Gesù, viene sempre dopo. Prima vengono le convenzioni, come per tutta la società laica e civile di oggi e di sempre. Ti senti un po' in minoranza o isolata del tutto, se ammetti di non essere ancora arrivata a aderirvi in pieno, secondo delle pieghe e delle increspature, dei dubbi di coscienza che sinceramente ti si affacciano e ti interpellano costantemente, perché capisci che rispondi formalmente alla regola, ma questa non ti appartiene.

Allora il dubbio è uno e uno solo: o sei sbagliata tu o la regola. Ma non ci piove che sia sbagliata tu e non la regola. In aggiunta poi, essere contornata da presunti "angeli" disincarnati che mostrano di aver acquisito un buon grado di controllo morale e di equilibrio fra regola e vita. E allora ti invitano a tener duro, a non mollare... A cacciare tentazioni o a non cedere a impulsi demoniaci. Poi, quando ne becchi uno fanatico e represso non poco, che si esprime in questi termini, ti spaventerebbe se tu non avessi già conosciuto Cristo.

Invece l'ottica pastorale della gradualità sarebbe più efficace ed incisiva e andrebbe a misura di moltissimi e incontro alle esigenze dei più, mentre a me è sempre parso che la regola applicata alla lettera fosse di misura solo ad alcuni che magari erano veramente inclinati a quella semplicità di passioni, pulsioni e sentimenti. Mentre per gli altri, i più, era possibile starci dentro solo con sforzo e disciplina, come un'auto imposizione. Nei confronti dei primi avevo un sentimento di inferiorità mista a rabbiosa ammirazione, nei confronti dei secondi, i più, una certa imbarazzata, costante, latente e sotterranea irritazione.

La vera amicizia in Cristo? Una cosa molto ardua da condividere in questo clima. Risultato: mancanza di relazioni autentiche dentro la Chiesa, ognuno proteso com'è a fare il bravo e il buono o a fare il ribelle per farsi notare. Ognuno a cercare di far bella figura, a cercare di dimostrare il meglio di quello che non si è, comunque, finendo nella zona grigiastra e paludosa di quella grande valle affollatissima (e laicissima e davvero non religiosa, squisitamente divisiva) che è l'ipocrisia. Al corso per fidanzati infatti erano prese come coppie pilota, quelle "baciapile" in cui lei si veste e si atteggia come una "suorina" laica e lui è una sorta di "pretino" mancato. A me, che non marciassero fuori binario tutto sommato, non dava fastidio più della solita fatica di cui dicevo prima, legata alle relazioni. Ma quelli che erano lì con noi, solo perché qualcuno aveva detto loro che era obbligatorio il corso per sposarsi in chiesa? Vedevo le facce perplesse e imbarazzate, i sorrisini... Si capisce come, in questi contesti, sia ancora lontano un annuncio cristiano così liberante, in cui ciascuno vedendo che il carico non è pesante e il giogo è leggero possa decidere di frequentare un ambiente positivo e gratificante in cui trovare persone positive e gioiose...

Mentre, il quadretto famigliare da santino o da coppia perfetta è quella che viene portata avanti dal magistero pastorale dei preti nelle parrocchie perché, penso io, sono quelle più affidabili dal punto di vista della tenuta e della aderenza all'ortodossia. È una tristezza, perché penso che, purtroppo, l'attenzione alle persone sia considerata progressista, con tutta la resistenza e reticenza che questa mentalità produce in chi la detiene e il danno che diffonde intorno. Mentre credo, che questo atteggiamento pastorale di attenzione alle persone abbia un radicamento biblico ed evangelico di cui non abbiamo ancora, nella Chiesa, molta pratica né consapevolezza.

Leila

 

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