Dal Sinodo una prima parola chiave: ascolto
di Sergio Di Benedetto | 06 ottobre 2018
Sarebbe bello, già nelle piccole comunità sparse nel mondo, fare del Sinodo uno stile e dell'ascolto una prassi

Leggendo le dichiarazioni dei padri sinodali in questi primi giorni di Sinodo, emerge con forza una prima parola chiave e un primo tema, che è quello dell'ascolto. Esso si accosta ad altri argomenti affrontati, come quelli della liturgia, della sessualità, degli strumenti digitali, della lotta agli abusi sessuali, del ruolo delle donne, fino alla creazione di un 'organismo' che in modo permanente tratti il rapporto tra Chiesa e giovani.

Ascoltare è stato anche uno dei 'verbi-guida' del cammino preparatorio, come dimostra il grande questionario diffuso in tutto il mondo.

Certamente molto di più si sarebbe potuto fare, qualcosa si poteva osare con coraggio, almeno a livello numerico, come ha dichiarato un giovane uditore, Thomas Andonie, presidente della Federazione dei giovani cattolici tedeschi: «È ovviamente un peccato che ci siano solo altri 40 giovani circa con cui parlare, rispetto a ben oltre 250 vescovi». Tuttavia la voce dei giovani sta arrivando, o in via diretta, o in via indiretta, perché diversi vescovi hanno veramente posto orecchio alla realtà che scorre sotto il loro pastorale e stanno riportando il frutto di quello che hanno raccolto, dando voce agli assenti; così ha fatto, ad esempio, il cardinal Tagle, che ha parlato di un incontro con un giovane povero che chiedeva semplicemente ascolto, arrivando a far commuovere il pastore fino alle lacrime.

Ascoltare vuol dire avere a cuore l'interlocutore, dare importanza a ciò che dice e a ciò che è, significa affermare: «tu sei prezioso per me». E questa è una delle richieste che i giovani stanno avanzando con più insistenza: essere riconosciuti, essere ascoltati, e solo dopo, di conseguenza, essere valorizzati e guidati.

Solo nell'ascolto si potrà avere una conoscenza del loro mondo, per cui è necessario «il ministero dell'ascolto», come ha sostenuto Frère Alois, Priore della Comunità di Taizé, giungendo a ipotizzare di affidare tale compito ai laici.

È dunque fondamentale un ascolto vero e profondo, che possa poi condurre a un dialogo, a un accompagnamento, laddove emerga questa importante esigenza, secondo quanto ha sostenuto Regina Santiago, giovane uditrice americana: «noi giovani abbiamo bisogno di essere prima ascoltati, e poi guidati ad entrare più profondamente in noi stessi».

Sarebbe bello dunque, già nelle piccole comunità sparse nel mondo, fare del Sinodo uno stile e dell'ascolto una prassi, nella speranza che si realizzi l'auspicio di Tahiry Malala Rakotoroalahy, giovane uditrice africana, la quale ha detto: «Il Sinodo è un punto di partenza».

"Partire": ancora una volta uno dei verbi della sequela cristiana...

 

 

08/10/2018 11:34 Claudia
Sono in ritardo e permangono nel ritardo, s'interrogano sui risultati e non pensano di guardare alle cause.
Si sono accorti che non vengono ascoltati e la soluzione che propongono è iniziare ad ascoltare.
Ma 250 contro 40 c'è poco da ascoltare.

Se "nessuno ascolta loro e crede piu’ a loro" forse bisogna andare un po' più a monte del semplice ascoltare: che è come mettere un cerotto su una diga rotta.

Per venire ascoltati bisogna essere credibili. C'è molta differenza tra autorevolezza e autorità.
Pretendere di esercitare la seconda senza avere la prima non serve a nulla.

E cercare di tamponare un esito finale senza sistemare le cause a monte è come iniziare a prendere secchiate d'acqua dal mare e dire di aver iniziato a vuotarlo.



07/10/2018 14:32 salvo coco
Il mio precedente intervento era pieno di errori d'ortografia. Mi scuso con tutti e lo ripropongo corretto. ... Sig.ra Maria, il suo intervento è come se provenisse da 300 anni fa. La informo che 50 anni addietro si è tenuto il concilio vaticano secondo. Che una nuova Pentecoste è avvenuta e che la chiesa si è messa in cammino. Sul sentiero del rinnovamento al fine di aderire più autenticamente al Vangelo. Quando lei, sig.ra Maria, parla di chiesa è come se avesse in mente due settori, due specie di cristiani: da una parte la chiesa docente, formata dal clero (preti e vescovi con in cima il vaticano ed il papa) e da una parte la chiesa discente, formata dai laici, a cui una volta non veniva concessa nemmeno la parola mentre adesso nel sinodo i laici possono essere ascoltati. Ma non hanno diritto di voto. Non possono votare i laici, nè tantomeno possono votare le donne. La sua idea di chiesa, sig.ra Maria, è la chiesa post tridentina preconciliare, una chiesa dove contava solo la gerarchia ed ai laici non era riservato nessuno spazio e nessun diritto. Con il concilio le cose si sono messe in movimento e tale movimento si è accelerato con Francesco. La chiesa è il Popolo di Dio dove ogni battezzato partecipa in maniera fondamentale all'uguaglianza ed alla dignità dell'intero Popolo di Dio. Tutti in forza del battesimo sono re, sacerdoti e profeti alla maniera di Cristo Re, Sacerdote e Profeta. Tutti sono corresponsabili ed i ministeri sono doni carismatici che lo Spirito offre alle comunità per crescere ed annunciare il Regno di Dio. Taluni doni si sono nei secoli scorsi istituzionalizzati ma non per questo devono perfere la loro funzione di servizio in seno (e non fuori o sopra!) alla comunità. Purtroppo il clericalismo ha funestato la chiesa per secoli ed oggi i guai che ne sono derivati sono riconosciuti anche da Francesco ... Alla luce di ciò, appare incomprensibile il suo intervento volto a restaurare una chiesa dove chi sta in alto parla e chi sta in basso ascolta. Mentre in una chiesa Popolo di Dio, tutti possono parlare ed annunciare la Parola perchè tutti partecipano, in quanto battezzati, del munus profetico di Cristo. Tutti, anche i laici ed anche le donne ! Spero tanto che dal sinodo che è in corso verranno quelle riforme tanto auspicate.


06/10/2018 14:28 salvo coco
Sig.ra Maria, il suo intervento è come se provenisse da 300 anni fa. La informo che 50 anni addietro si è tenuto il concilio varicano secondo. Che una nuova Pentecoste è avvenuta e che la chiesa si è messa in cammino. Sul sentiero del rinnovamento al fine di aderire più autenticamente al Vangelo. Quando lei, sigra Maria, parla di chiesa è come se avesse in mente due settori, due specie di cristiani: da una parte la chiesa docente, formata dal clero (preti e svescovi con in coma il varicano ed il papa) e da una parte la chiesa discente, formata dal clero, a cui una volta non veniva concessa nemmeno la parola mentre adesso nel sinodo i laici possono essere ascoltati. Ma non hanno diritto di voto. Non possono votare i laici, nè tantomeno possono votare le donne. La sua idea di chiesa, sig.ra Maria, è la chiesa post tridentina preconciliare, una chiesa dove contava solo la gerarchia ed ai laici non era riservato nessuno spazioe e nessun diritto. Con il concilio le cose si sono messe in movimento e tale movimento è accelerato con Francesco. La chiesa è il Popolo di Dio dove ogni battezzato partecipa in maniera fondamentale all'uguaglianza ed alla dignità dell'intero Popolo di Dio. Tutti in forza del battesimo sono re, sacerdoti e profeti alla maniera di Cristo Re, Sacerdote e Profeta. Tutti sono corresponsabili ed i ministeri sono doni carismatici che lo Spirito offre alle comunità per crescere ed annunciare il Regno di Dio. taluni doni si sono nei secoli scorsi istituzionalizzati ma non per questo hanno perso la loro funzione di servizio in seno (e non fuori o sopra!) alla comunità. ... Alla luce di ciò, appare incomprensibile il suo intervento colto a restaurare una chiesa dove chi sta in alto parla e chi sta in basso ascolta. Mentre in una chiesa Popolo di Dio, tutti possono parlare ed annunciare la Parola perchè tutti partecipano, in quanto battezzati, del munus profetico di Cristo. Tutti, anche i laici ed anche le donne !


06/10/2018 14:20 pietroB
@Maria
sai che goduria insegnare quando l'altro manco ti vuole ascoltare??
così difficile capire che non c'è comunicazione?
E allora che fai? Tromba nel deserto? Oppure apri all'ascolto di loro. PRIMO passo x una relazione degna di qs. nome..



06/10/2018 08:43 PietroB
Senza nulla togliere alla valenza umana/itaria dell’ascolto ...
nelle forme della RELAZIONE ascolto è condizione preliminare e necessaria e implica/riconosce : “io non ti conosco/tu non sei nella CC( quella che io intendo come CC, io e clerici👹)
Insomma tra “io ti ascolto” ed “io ti accompagno” forse si capiscono i 200 anni di Martini, ben resi dalla parola finale di Sergio:”partire” magari non su un binario morto👹



06/10/2018 08:26 Maria
Mi pare pero’ che l’ ascolto dovrebbe essere reciproco. Se i giovani non ascoltano il messaggio che la Chiesa ha da portare loro,che serve alla Chiesa ascoltare all’ infinito le richieste dei giovani ? Gesu’ ascoltava, ma insegnava anche, parlava alle folle, e come sul Monte delle Beatitudine intere folle si radunavano e stavano giornate intere ad ascoltarLo. La stragrande maggioranza dei giovani moderni i preti, i catechisti, e persino i propri compagni cristiani non li ascolta neppure, non li vuole ascoltare. I miei figli mi dicevano che da ragazzini all’ ora di religione leggevano i fumetti, a catechismo giocavano sottobanco con le figurine, durante l’omelia del prete dormivano, e i compagni di liceo ciellini non li facevano neppure parlare.
Dunque la Chiesa non puo’ esimersi dall’ insegnare oltreche dall’ ascoltare : il problema e’che l’ insegnamento della Chiesa (Che dovrebbe essere l’ insegnamento di Gesu’ )non lo vuole ascoltare piu’ quasi nessuno, almeno fra i giovani ! Il problema della Chiesa oggi e’ che la gente non ha piu’ fiducia ne’ voglia di stare ad ascoltare dei testimoni che loro stessi con la loro vita tradiscono e negano in pratica quello che affermano in teoria.
I cardinali e i vescovi ascoltino pure i giovani , magari per anni e anni, intanto nessuno ascolta loro e crede piu’ a loro.



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, insegnante di Lettere, è ora assistente di Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.

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