PRESO IN RETE
La nostra foto sui giornali
di Guido Mocellin | 13 febbraio 2011
Quali tratti avrebbe l'identikit di noi cattolici italiani se ci giudicassero solo dalle notizie uscite su di noi questa settimana sui nostri quotidiani?

Negli ultimi dieci anni mi è capitata la fortuna di percorrere, nell'ambito professionale, qualche tratto di strada con ragazze e ragazzi, variamente credenti, che «da grandi» volevano fare i giornalisti, e magari i giornalisti religiosi: alla Scuola di giornalismo dell'Università di Bologna, alla redazione del Regno e de I Martedì, con i neoassunti o gli stagisti, durante qualche conferenza...

Sempre, tra le prime cose che ho detto loro (anche per responsabilizzarli), è rientrata questa mia convinzione: nelle nostre società secolarizzate, caratterizzate dalla dimensione pluralista, il sistema dei media è in posizione tale che, a parte nuclei sempre più ristretti di aderenti o adepti, è probabile che la maggior parte delle persone apprenda dai media la maggior parte di quello che sa di una religione; e che sulla base di queste informazioni così assunte elabori una propria visione di quella data religione (e perfino un iniziale proposito di adesione).

Mi chiedo dunque, con un po' di ironia ma anche con una certa inquietudine, quale visione del cristianesimo, e segnatamente di quello praticato in Italia in fedeltà alla tradizione cattolica romana, si sia fatta questa settimana «la maggior parte delle persone» sfogliando i nostri giornali.

Come già nella settimana scorsa, anche in questa (5-11 febbraio) la pesca è stata «magra»: solo 140 titoli, sulla base della rassegna stampa della CEI, di argomento religioso, dispersi su più di 50 temi - mancandone uno capace di più forte attrattiva. Mediamente, ciascun tema non ha ottenuto che 2 titoli e mezzo.

Resistono in vetta alla classifica le notizie sull'atteggiamento delle istituzioni e dei rappresentanti cattolici di fronte a due punti dell'agenda politica interna: la crisi politico-istituzionale aperta dal «Rubygate» (ma sono appena 18 titoli) e l'iter della legge sul testamento biologico (15 titoli), su cui l'interesse è stato richiamato anche dal secondo anniversario della morte di Eluana Englaro.

La politica estera, invece, ha interpellato i credenti, stando ai media, in merito alla crisi egiziana e a nuovi episodi di cristianofobia in Indonesia (13 titoli in tutto).

La cronaca lo ha fatto a proposito dello sgomento per i quattro bambini rom morti in un campo nomadi a Roma (9 titoli) e, all'opposto, della «simpatia» che, alle scuole medie, il presidente della CEI, card. Bagnasco, ha rivelato di aver sentito nei confronti dell'«universo femminile» (5 titoli).

Infine, le più rilevanti (ma con soli 7 titoli) tra le notizie propriamente religiose: un memorandum di 144 teologi di lingua tedesca intorno ad alcuni aspetti della vita attuale della Chiesa meritevoli di riforma, e un'applicazione digitale legata al sacramento della riconciliazione, da usarsi prima e dopo la confessione vera e propria: in sostanza un aiuto per l'esame di coscienza e per la penitenza, quando consiste nella preghiera. Ma anche su queste due l'immagine mediatica è risultata distorta: il primo è parso occuparsi solo del celibato, mentre il secondo è stato confuso con la confessione tout-court, così che le inevitabili precisazioni da parte della Santa Sede sono state lette come una «marcia indietro».

Proviamo allora a riguardare la fotografia come chi non sapesse nulla, prima, della Chiesa e dei cattolici italiani. Deve trattarsi di un gruppo di persone che fa (faceva?) politica, ma è molto diviso al suo interno rispetto all'attuale maggioranza di governo e al suo leader; un gruppo di persone brave, assai sensibili alle situazioni di povertà e di bisogno, e che in altri paesi rischiano la vita a motivo della loro fede; un gruppo tuttavia dove convivono simpatici bambinoni, pronti a interrogare la propria coscienza di fronte a un telefonino, e austeri intellettuali critici verso i capi delle loro istituzioni: i quali sono costretti dal loro ruolo a vivere a una tale distanza dalla vita quotidiana da definire «simpatia nei confronti dell'universo femminile» la cotta presa per una ragazzina più di cinquant'anni fa...

Forse hanno ragione i teologi tedeschi quando scrivono: «Non si riuscirà ad attuare il rinnovamento delle strutture ecclesiali in un angosciato isolamento dalla società, ma solo con il coraggio dell'autocritica e con l'accoglienza di impulsi critici - anche dall'esterno. Questo fa parte delle lezioni dell'ultimo anno: la crisi degli abusi non sarebbe stata rielaborata in modo così deciso senza l'accompagnamento critico svolto dall'opinione pubblica. Solo attraverso una comunicazione aperta la Chiesa può riconquistare fiducia. Solo se l'immagine di Chiesa che essa ha di sé e l'immagine di Chiesa che gli altri hanno di lei non divergono, essa sarà credibile». Qui c'è un compito per la Chiesa, ma anche per chi disegna l'immagine.

 

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