Robe di Ro.Be
Cattolici "fuori dal Comune"
di Roberto Beretta | 27 settembre 2018
Esce in questi giorni il nuovo libro di Roberto Beretta "Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso" (Edb), con le considerazioni di un piccolo amministratore locale. Ne anticipiamo un capitolo.

 

Fuori dal Comune... ci sono mille campanili. La Democrazia cristiana è defunta da un pezzo, le chiese sono sempre meno piene, però gli umori del mondo cattolico costituiscono sempre un faro imprescindibile per i politici: soprattutto quelli locali.

Nella maggior parte delle cittadine dello Stivale parroco e sindaco sono tuttora la diarchia di riferimento fondamentale, come i mitici Peppone e don Camillo. E non esiste praticamente amministrazione, per di sinistra che sia, che possa permettersi di prescindere da un confronto con la Chiesa: anche soltanto per il numero e il peso di servizi sociali (asili e scuole, strutture sportive e caritative, associazioni culturali e ludiche) che le parrocchie gestiscono, molto spesso con funzioni di supplenza nei confronti delle croniche carenze municipali.

Qualcuno può dunque pensare che la politica ­- così amorale e torbida - potrebbe utilmente mutuare dal contatto con la cultura cattolica una sensibilità più etica, un'imparzialità più scrupolosa. Purtroppo sovente non succede affatto così, e le comunità cristiane locali si dimostrano né più né meno delle piccole lobbies interessate solo a difendere i loro interessi; che sono quasi sempre lodevoli e di valenza sociale (come abbiamo già detto) ma che restano comunque primariamente connessi alle loro necessità: senza una reale disponibilità a considerare il bene comune in una prospettiva più completa e secondo priorità condivise.

I soldi (sacrosanti) per le scuole materne parrocchiali. Il finanziamento (giusto) per il rifacimento del sagrato. I contributi alle società sportive dell'oratorio. L'una tantum alla mensa dei poveri... Il parroco in genere chiede soldi; e il sindaco accorto, sempre parlando in generale, glieli dà senza discutere troppo: anche perché, in Italia, uno scontro aperto col mondo cattolico significa tuttora tanti voti perduti alle prossime elezioni.

Per la Chiesa il buon politico ­- e ripeto: purtroppo! - è ancora colui che le dà quanto richiesto; dopodiché il colore della bandiera sotto cui milita passa in secondo piano. Meglio un comunista che elargisce i contributi, di un credente convinto e praticante che osa richiamare il clero ad alzare lo sguardo un po' più in alto ­- come peraltro i reverendi stessi continuamente predicano, allorché chiedono ai loro fedeli di impegnarsi in politica.

Gli è che - da una parte - nel mondo cattolico c'è scarsissima cultura civica e istituzionale: come per un'eredità della «questione romana» e del «non expedit», lo Stato è vissuto come un nemico o almeno un estraneo. Dall'altro lato un cinquantennio di rapporti privilegiati (e clientelari) con il partito di governo ha abituato vescovi e parroci a considerare sempre giustificate e perciò automaticamente accettate le loro richieste, al di là di ogni considerazione sulle procedure necessarie, sulla necessità di garantire la parità con altri soggetti, su una oggettiva considerazione delle priorità da rispettare.

Difficilissimo, ad esempio, far comprendere al monsignore che è necessario pubblicare i bilanci e rendicontare le spese: per lui è solo lavoro sprecato e «mancanza di fiducia». Oppure richiedere che, a fronte della concessione di un contributo, l'ente ecclesiastico si adegui alle stesse prescrizioni pretese da tutti gli altri beneficiari: lo considerano un'«intrusione nel privato», una limitazione della propria libertà. Forte della sua immagine pubblica, il clero non ha insomma bisogno di piegarsi alle spicciole esigenze della democrazia; e, timorosi di perdere appoggi, i politici per il solito si adeguano volentieri.

E' tuttavia un'occasione perduta, perché Dio sa quanto l'autorità degli esponenti cattolici potrebbe far bene alla moralizzazione della pubblica amministrazione e soprattutto dei suoi esponenti eletti: non si tratta di far politica con la tonaca, ci mancherebbe! Ma se davvero nelle parrocchie si educasse in primo luogo al rispetto della legalità, alla difesa del bene comune, al valore primario dell'onestà... Invece si predica bene a parole, però poi nel concreto anche il reverendo spesso transige, in nome del pragmatismo e di piccoli benefici: tanto semmai si passerà in confessionale per un'assoluzione.

 

 

 

27/09/2018 13:19 Pietro Buttiglione
Terra terra dal bassi..,,
Grazie a Martini al nord ci sono i CPP e i consigli ‘economici’.
Altrove??
Comunque il pallino decisionale resta al sig, Parroco. Quindi ?
Capita che in cassa c’erano 700.000.000 Lit e, contraria la base, fu commissionato un lavoro “artistico”.. con tanto di approvazione dell’ufficio diocesano preposto..
Subissato dalle critiche ( il ciborio aveva un che di diabolico e il murales ... lasciamo perdere: fu scancellato e il Parroco concordó uno sconto..
Morale della favola: esiste un MURO tra clerici e Popolo di Dio.



27/09/2018 09:40 gilberto borghi
Invece si predica bene a parole, però poi nel concreto...
Ho dei forti dubbi che, ormai più, si predichi bene... "rispetto della legalità, della difesa del bene comune, del valore primario dell'onestà" non mi sembra siano temi cosi "predicati" nel mondo cattolico. Omelie, catechesi, web sono molto più centrate su una "teologizzazione", spesso di basso profilo, di questioni interne alla fede, o da spiritualità molto "devozionali", o ancora da un "moralismo" in cui ancora si lascia intendere che la politica e il sociale sono solo luoghi di "corruzione etica" e perciò cose da cui tenersi ben lontani. La stessa espressione "sporcarsi le mani..." traduce proprio questo sentire di fondo che sembra non morire mai nella percezione diffusa di clero e laici.
Forse in questo modo si alimenta una religione, ma di certo non una fede, che nasce, invece, nella e si nutre della carne reale e "sporca" del mondo, perchè in essa "il corpo di Cristo" si è incarnato. Mangiare il corpo di Cristo eucaristico e non "vedere" il corpo di Cristo carnale è una bella contraddizione che ancora dobbiamo cominciare ad affrontare.



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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