Il tema del mese
La preghiera dei fedeli che non c'è
di Maria Elisabetta Gandolfi | 26 settembre 2018
La crisi è così grave perché stavolta ci ha toccati dall'interno e viviamo il mistero di un male diffuso proprio in mezzo a noi. Eppure di fronte ad essa continuiamo a comportarci come se fosse meglio voltarsi dall'altra parte...

No, neppure questa domenica. In quel foglietto stampato in centinaia di migliaia di copie che utilmente abbiamo nei banchi la domenica per seguire la liturgia non ho trovato nelle righe dedicate alla preghiera dei fedeli un solo riferimento alla grave crisi che sta vivendo la Chiesa per lo scandalo della pedofilia. E nessuno ha pensato d'integrarla con un'intenzione ad hoc.

E se anche possiamo pensare che lo stampato debba seguire standard politicamente corretti, cioè neutrali, per poter essere utilizzata da Bolzano a Enna, questa oggi non mi pare più una giustificazione plausibile di fronte ai tempi che stiamo vivendo. Oppure la risposta sta nell'italico amor di pace che di fronte alle crisi ci fa pensare che sia meglio voltarsi dall'altra parte? A voler essere poi ancora più pignoli, c'è un passaggio in un'intenzione che parla della presenza del male "nel mondo" e chiede che i credenti lo combattano, il che potrebbe essere perfino ovvio... Eppure sotto sotto c'è l'idea che il male è "fuori" e che noi dobbiamo "uscire" a combatterlo.

Oggi a mio avviso, invece, la crisi è così grave - anche se non sempre percepita adeguatamente - perché ci siamo resi conto che ci ha toccati dall'interno e viviamo il mistero di un male in mezzo a noi. Grave è il fatto che le vittime, ancora, per farsi ascoltare debbano mettersi nelle mani dei media, lasciandosi fagocitare dalle loro logiche di audience. Grave è il fatto che ci sia un ex nunzio che si presti a farsi strumentalizzare rivelando "segreti d'ufficio" e dimostri un discutibile sensus Ecclesiae nel chiedere pubblicamente le dimissioni del papa e fare pressione come se stesse raccogliendo le firme per una petizione qualsiasi. I toni sbracati usati nei social fanno poi il resto. Grave è il fatto che un cardinale influente dal dubbio comportamento morale abbia non solo compiuto una brillante carriera ma addirittura sia stato tra i promotori delle linee guida di un'intera conferenza episcopale... Purtroppo la lista è lunga.

Ma di fronte alla gravità ci sono almeno cinque dure lezioni da imparare, possibilmente in tempi rapidi:

1) l'istituzione (non solo a parole) di organismi di vigilanza formati da esperti;

2) la cura dei termini che si adoperano (l'omosessualità non è causa di pedofilia; casomai l'immaturità sessuale...);

3) una rinnovata riflessione sulla sessualità, da un lato tenuta in scacco dai moralismi e dall'altro dall'individualismo in cui prosperano aberrazioni. I giovani, poi, non vogliono sentir parlare di educare la sessualità... Speriamo nel Sinodo.

4) un totale ripensamento della formazione nei seminari e la formazione dei formatori: perché questi devono essere solo uomini?

5) la ridiscussione del peso (specifico e complementare) degli uomini e delle donne laici all'interno della vita della Chiesa. Il "clericalismo" di cui ha parlato papa Francesco (ma non solo) è il terreno di coltura per la pedofilia, un atto che viola la persona, anima e corpo. È vero che anche i laici possono clericalizzarsi, anche le donne. Insieme è più difficile.

Sarà la deformazione professionale, sarà la condizione di genitore: gli atteggiamenti impropri e le violenze sessuali sui minori e sui giovani e anche sugli adulti da parte di un sacerdote, una superiora o un catechista non mi lasciano tranquilla. Dobbiamo avere lacrime per ascoltare le vittime e consapevolezza della necessaria riforma della nostra amata Chiesa; dobbiamo far sì che anche la preghiera liturgica, foglietti o non foglietti, si esprima su questo difficile momento. L'antico adagio "Lex orandi, lex credendi" ha un suo perché.

 

Questo articolo fa parte della serie dedicata a questo tema:

Pedofilia oltre lo scandalo

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27/09/2018 15:17 Giuseppe Risi
Al di là della questione della preghiera dei fedeli, che non mi sembra così centrale, mi pare che le 5 lezioni da imparare siano assolutamente condivisibili, in particolare la 3, la 4 e la 5.
GR



26/09/2018 13:14 gilberto borghi
punto 3)
Assolutamente vero. Soprattutto a fronte di chi continua a sostenere che la sessaulità è un tema tipico dei percorsi dedicati al fidanzamento e al matrimonio. Come se preti, suore, frati, non avessero una dimensione sessuale da far crescere ed integrare all'interno della loro vocazione. Ma il bello è che anche all'interno dei percorsi dedicati a fidanzati e matrimonio spesso non si ha il coraggio di far uscire la sessualità dal "moralismo". Ad esempio: "Qual è lo specifico tipico della forma di amore sponsale? Una volta, ad questa mia domanda posta in un incontro di formazione diocesana per coppie guida di percorsi per fidanzati, risultò evidente a tutte le circa 20 coppie presenti, attraverso un gioco di parole chiave, che nessuno di loro ipotizzava di riconoscere tale specifico nella sessualità. Cioè, nel mondo cattolico, persino chi è chiamato a vivere la sessualità in modo attivo e specifico come forma del proprio amore, non ha il coraggio di riconoscerlo. La strada da fare è lunghissima! Perchè sono circa 17 secoli che sesso e fede hanno divorziato. Non ci si può meravigliare di certi risultati...



26/09/2018 08:54 Francesca Vittoria
Ma il Santo Padre mi sembra lo ricordi, faccia molto e si sia caricato di questo peso provvedendo con disposizioni severe. Ha fatto un viaggio molto pesante e mi sembra che abbia bisogno di un minimo di riguardo anche per la sua salute. La Chiesa siamo tutti noi, è effettivamente essendo in questa società non ne esce indenne. Nel mio balcone tutt'e le piante sono state intaccate dai parassiti, tutte rovinate a causa dei cambiamenti climatici che hanno rinvigorito i parassiti ! È un paragone che mi permetto usare per accordarmi con la affermazione che il male e intorno a noi e come districarsi dalla gramigna avvolgente. A mio modesto parere occorre che nelle omelie alle parabole si dia una spiegazione aggiornata in termini è fatti di oggi; mi sembra che Gesù Cristo lungimirante, ha pensato a esprimersi in parabole proprio per offrire ai pastori di tutte le generazioni uno strumento verbale da usarsi con intelligenza per rapportarsi con i fedeli del momento e luogo. Essendo la parabola parola viva e vera anche alla parola trasmessa dovrebbe essere data la stessa efficacia di comunicazione. La messa dovrebbe si essere rito di far presente il Salvatore, ma anche occasione di parlare data al Maestro. Se si pensa poi quanto poco sono frequentate le messe, ! È una ragione in più perché non si conteggi i minuti della "predica" ma questa diventi oggetto di apprendimento visto l'ignoranza che si rileva oggi tra i fedeli più giovani delle sacre scritture! Sembra che per gli incontri di spiritualita la gente si mostri interessata, ma allora perché non anche delle parabole lo stesso approfondimento? Per esempio, ho notato quanta maggiore attenzione sembri suscitare l'ascolto delle prime letture, forse colpiscono di più perché sembrano più dirette alla persona? Di un Dio che parla all'uomo così da vicino? Ma ha fatto di più mandando il Figlio con anche un tale esempio! Come mai sembri più "soft" si esalta la bontà, l'amore, il sacrificio, la vita donata per la salvezza di tutti, ma forse va detto quanti no" bisogna dire alle offerte del mondo, e che questi no vanno a scapito dell'adorazione del vitello 'oro" e altre statuine che nel frattempo sono state costruite dagli artigiani del pensiero dominante. Il Santo Padre in questi suoi tour ha molto approfondito le sacre scritture, in modo che il mondo intenda , si tratta di seguirlo se si vuole! .....ma non serve scagliarsi con critiche gli uni gli altri come fanno i politici, inconcludente direi come metodo, quanto invece pur chiamando i fatti per quello che sono in verità, indicare vie da seguire e magari con altrettanto efficacia di linguaggio in modo che sia ben chiaro a chi ascolta cosa è bene e cosa è male, da non doversi dire come alibi, "ma io non sapevo che Dio parlasse e insegnasse questo"
Francesca Vittoria



26/09/2018 07:51 PietroB
Quanti anni fa in quel di Fontanelle, con un certo Davide Maria, ivi esiliato dalla CC, le preghiere le scrivevano i fedeli? Su un quadernone posto all’ingresso.. e capitava di sentire l’intenzione del fascista seguita da quella del comunista.. dicesi Ecclesia.
PS Che ci sia un business dei foglietti??👹



26/09/2018 02:05 Maria Teresa Pontara Pederiva
E aggiungerei: la responsabilità personale di ciascuno di noi e il metterci la faccia.
Perché se la preghiera non c'è un laico/a esce e la fa lui/lei.
A quanto ne so in diverse (tante) parrocchie è stato fatto.



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