Nell'arte
Dal basso in alto
di Gian Carlo Olcuire | 23 settembre 2018
Per vincere la tentazione di sentirsi grandi, occorre rovesciare le forme del potere, facendo sentire grandi gli altri: smettendo di guardarli dall’alto e aiutandoli ad alzarsi

LA LAVANDA DEI PIEDI

(Giovanni Agostino da Lodi, 1500, Venezia, Galleria dell'Accademia)

 

«Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Mc 9,30-37)

 

Sarà banale accostare ancora una volta, al tema del servizio, una Lavanda dei piedi, ma, rispetto alle sue simili, questa ha qualcosa in più: un Cristo realmente in ginocchio, che aiuta a capire - con gli apostoli alle sue spalle - come il servizio faccia sentire grandi e uguali coloro che lo ricevono.

Non che sia l'unica, fatta così. E non che le altre versioni siano scorrette (non è scritto da nessuna parte come sia posizionato Gesù), ma è curioso - fino al Quattrocento - vedere il Signore piegare il capo o il busto, oppure flettere le gambe, restando sostanzialmente in piedi. O, se inginocchiato, poggiare un solo ginocchio sul pavimento.

Pure gli apostoli sono sovente curvati, vuoi per assecondare il gesto di Gesù, vuoi per far emergere comunque il Maestro (o per non farlo sparire). Talvolta, pur di non farlo chinare troppo, si ricorre a un bacile dell'acqua alto oppure si fan sedere gli apostoli in un luogo più elevato.

Ma, dal Cinquecento in avanti, il Gesù della Lavanda cambia, mettendo decisamente a terra entrambe le ginocchia (Dürer, Cranach il vecchio, Paolo da Caylina il giovane, Tintoretto, Palma il giovane, ecc.): come se non ci fosse più resistenza, da parte degli artisti o dei loro committenti, a mostrare un Signore che guarda dal basso in alto.

Forse, prima d'allora, non si voleva rinunciare a trasmettere un'idea di superiorità, anche se è proprio ciò che Gesù allontana da sé (senza sentirsi sminuito nel suo essere il Signore), sapendo che, più si sta in alto, più si diventa incapaci di attenzione verso i piccoli.

Non si vuole giudicare la bontà di un gesto (e tanto meno la sensibilità di un artista) da una postura. Però il Cristo che lava i piedi... in piedi pare proprio la spia di una mentalità ancora vigente: quella per cui l'autorità non si abbassa e i segni del comando (o del rango) hanno da essere ben chiari (si veda la nostalgia per i paludamenti che caratterizzavano i papi di un tempo: «la pompa», diceva una nobildonna romana).

Al contrario, papa Francesco non perde occasione per ammonire: «Nessuno di noi deve sentirsi superiore al alcuno. Nessuno di noi deve guardare gli altri dall'alto in basso. Possiamo guardare così una persona solo quando la aiutiamo ad alzarsi» (omelia nel Concistoro per la creazione di 14 nuovi cardinali, 28.6.2018). E la lavanda dei piedi, gesto ormai estinto che viene riesumato il Giovedì santo, in modo simbolico, con un lavaggio veloce a piedi già puliti (soprattutto maschili), è stata - da papa Francesco - estesa a tutti. Quindi il papa, dopo aver lavato i piedi, non solo li asciuga e li bacia, ma lo fa a chiunque appartengano (uomo o donna, bianco o nero, cattolico o musulmano...), perché lo merita ogni essere umano.

 

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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