Che fine ha fatto la fraternità?
di Roberto Beretta | 20 settembre 2018
Mi piacerebbe che - come ci sono tuttora, e quanto agguerriti!, gli esponenti dell'egualitarismo («uno vale uno») e del liberalismo - esistesse anche una «forza» in grado di rappresentare all'opinione pubblica il terzo polo della trinità rivoluzionaria: la fraternità. E chi dovrebbe costituirlo se non i cristiani?

Liberté, egalité e....?? Un vescovo che «nella vita precedente è stato teologo» (definizione sua) mi ha offerto nei giorni scorsi una notazione interessante. Prima di essere nominato in una diocesi del Nord - spiegava - aveva in animo di approfondire accademicamente un tema: che fine ha fatto il terzo polo del famoso trinomio della Rivoluzione francese?

In effetti, se la «liberté» nei 200 anni succeduti all'epopea sanculotta ha avuto modo di esprimersi in svariate ideologie ­- ­dal liberalismo ai libertari, agli anarchici, ai radicali... ­- e l'«egalité» ha trovato la sua incarnazione nella vasta gamma dei socialismi fino al comunismo marxista, dov'è finita invece la «fraternité»? Oggi - osserva il presule - siamo propensi a identificarla con l'uguaglianza, ma in realtà non dovrebbe essere così: «egalité» infatti stabilisce il minimo comune multiplo, la fraternità invece è uno scatto sopra, tanto quanto basta per impedire - come diceva don Milani - «di fare parti uguali tra diseguali» (essere fratelli in effetti è più che essere aritmeticamente alla pari: implica di dare a ciascuno secondo la sua effettiva condizione, il suo bisogno).

Il vescovo avrebbe dunque voluto approfondire e ben si capisce perché: si tratta infatti, nella terna illuminista, del tema che più fortemente avrebbe dovuto essere di pertinenza cristiana... Ma se libertà e uguaglianza hanno avuto i loro epigoni e difensori nelle maggiori ideologie degli ultimi secoli, perché non è stato lo stesso per la fraternità? I credenti hanno forse abbandonato colpevolmente il campo? Oppure la «terza via» cristiana è stata soffocata dalle altre più accattivanti proposte?

Non mi pare una riflessione priva d'attualità; quanto ci sarebbe bisogno, oggi, di una voce che pronunciasse questa parola tanto semplice ma molto impegnativa: fratelli! Un termine che - si noti bene - appartiene certamente al vocabolario cristiano, ma fa parte di diritto anche della tradizione illuministica, quindi "laica", occidentale, europea... Chi lo ricorda invece? Chi alza la voce per dire semplicemente che «siamo tutti fratelli»? Chi osa oggi sostenere - contro il ben noto «prima gli italiani» - che invece (e per le regole della civiltà nata dalla Rivoluzione francese in cui tutti ci riconosciamo!) bisogna dire «prima i più deboli»?

Fratelli: cioè non tutti pari, ma appartenenti alla medesima «famiglia»; compresi i migranti sbattuti sulle nostre coste, che siano perseguitati politici o "solo" rifugiati economici, musulmani e no; compresi i «catto-salviniani», della cui appartenenza alla stessa Chiesa molti di noi dubitano... Ecco, mi piacerebbe che - come ci sono tuttora, e quanto agguerriti!, gli esponenti dell'egualitarismo («uno vale uno») e del liberalismo - esistesse anche una «forza» in grado di rappresentare all'opinione pubblica il terzo polo della trinità rivoluzionaria: la fraternità. E chi dovrebbe costituirlo se non i cristiani?

Mi sembra perfetta qui una poesia scritta da Ungaretti nelle trincee del Carso e che una volta si imparava alle medie: «Di che reggimento siete/ fratelli?/ Parola tremante/ nella notte/ Foglia appena nata/ nell'aria spasimante/ Involontaria rivolta/ dell'uomo presente alla/ sua fragilità/ Fratelli».

 

 

26/09/2018 23:02 MARIA TERESA PONTARA Pederiva
A me piace invece ricordare che la fraternità è la forma di vita indicata da Francesco d'Assisi ai fratelli laici, un modo per costruire comunità sull'esempio della Chiesa delle origini,uno stile di vita evangelico che dovrebbe contraddistinguere i cristiani di ogni epoca.


25/09/2018 18:48 Gg
La dichiarazione universale dei diritti umani, che bella cosa. Ricordiamola a tutti i paesi islamici.


25/09/2018 15:42 Lorenzo Pisani
Nel lessico quotidiano "fratellanza" è cosa diversa della "fraternità", quindi forse vado fuori tema.
Comunque sia, mi piace ricordare che tra pochi mesi ricorrono esattamente 70 dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948).
L'Articolo 1 recita: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza." Pure il Preambolo della stessa Dichiarazione si apre con un riferimento a "...i membri della famiglia umana...", quasi a sottintendere la fraternità.

A proposito della Dichiarazione dei Diritti Umani, vorrei anche ricordare un grandissimo matematico italiano, Ennio De Giorgi (1928-1996), che amava citarla e proporla come lettura per tutti i giovani studenti delle scuole. Leggere la Dichiarazione così com'è, senza commenti, come una raccolta laica di assiomi sapienziali, validi per tutti, affinché ciascuno possa meditare cosa vogliono dire tutte quelle parole, nella propria vita e nel rapporto con gli altri.

Tra le tante cose che citava De Giorgi della Dichiarazione, almeno due vorrei ricordarne.

Anzitutto il diritto all'istruzione, che deve promuovere non solo la tolleranza, ma anche la comprensione e l'amicizia tra i popoli e i gruppi razziali (Art. 26)

E poi che alla base di tutto (Preambolo) è affermata la fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana. "All'origine del diritto e della giustizia, non c'è il risultato di un'indagine scientifica, ma c'è un atto di fede"
Così come "senza fede nell'ordine nell'universo non si può fare della fisica; senza fede nella libertà e nelle potenzialità dell'uomo non si può fare etica; senza fede nella possibilità di miglioramento della società, non progredisce l'organizzazione politica, economica, sociale e culturale; senza fede nella capacità e nella sensibilità degli allievi, non è possibile un buon insegnamento"



25/09/2018 07:15 Francesca Vittoria
Fraternitè che cosa è ? per ognuno di noi puo suggerire tante cose simili ma anche diverse, dipende dal proprio vissuto. Se fai la guerra è in nome di una libertà, ma non vi è la fraternità. Se vivi in pace, come noi oggi nel nostro paese, egalitè si proclama in tante piazze, si scrivono leggi a farla osservare, ma anche qui di fraternitè non sembra si faccia parola. Libertè, Egalitè, Fraternitè, ma di queste tre sorelle fraternità si distingue , senza di lei non si raggiunge nessun bene, . Fraternità^ significa donare . è dalla persona che dona, che fa della propria vita un dono- Ce ne accorgiamo quando il suo donare ci viene a mancare, ci accorgiamo come questa persona della quale si da per scontato ricevere . che il suo dono , magari fatto di gesti consueti, cose semplici , gesti di routine, improvvisamente ci viene a mancare, Si comincia a notare preziosità del poter contare su qualcuno nelle necessità, di trovare qualcuno disponibile se può ad aiutare, per chè non sa negare una richiesta di aiuto, Ecco persone così le quali eccellono non per le qualità di cui in genere si nota menar vanto di se, della propria intelligenza, del successo raggiunto, di avere bellezza, queste persone le possiedono tutte e tre e molto altro, ma non sono appariscenti perché vengono dal cuore e in quanto donate ne traggono molta utilità altri. Si deve a loro tanti meriti goduti da altri. La saggezza, la bontà, la generosità, l’altruismo, si sono doni che danno la vita , sono luce che illumina il mondo, La fraternità in senso alto è una parola che fatta concreta, fa vivere; Con la fraternità regna la pace, con la fraternità anche la propria libertà ha un limite, rispetta quella dell’altro;, nella fraternità anche le diseguaglianze si fanno vicine, si danno la mano. Quando manca la fraternità molta luce si spegne, e a tentoni la si cerca perché il buio fa paura, , perché si spegnerebbe la vita stessa. Cristo ci è stato Fratello, ci ha portato la vita con la sua venuta nel mondo , è Luce per il mondo, ma oò mondo tende ancora a non accoglierlo , si è creato luce da se stesso, tende a negare o fare a meno di Lui orgoglioso del successo raggiunto , delle proprie creazioni, le vuole eguagliare o anche superare. Ma tutto vende o si deve comperare, tutto finisce e muore … soltanto da Cristo e quelli che sono da Lui l’umanità riceve doni, diventa memoria, e vita in eterno.
Francesca Vittoria



21/09/2018 07:57 Giuliano
Leggendo l'articolo di Beretta, mi è balzato alla mente l'esordio testuale del nostro inno nazionale dove alla parola fratelli si accompagna la definizione del confine cui si riferisce ossia quello nazionale. E rifletto ancora di più sul suo contenuto che richiama i sentimenti che ai tempi della rivoluzione francese pervadevano il tessuto sociale. Credo però che nelle intenzioni la 'fraternitè' cui si ispiravano ai tempi, fosse quella nazionale anche se poi il motto è diventato universale. Ho quindi la sensazione che la condivisione fraterna richiamata e presa a spunto, calzi in realtà con l'idea salviniana o meloniana di 'prima i fratelli italiani' e anzi la rafforzi.
Poi però, appare la parola cristiano e allora tutto diventa più chiaro (e impegnativo per chi si attribuisce questo appellativo) e svaniscono di colpo i confini e i muri che sono più delle nostre coscienze che delle nostre paure. Io credo che stiamo perdendo il coraggio di esporci, di rinunciare per condividere, di amare senza avere ritorni. Ed è una colpa grande quella di riconoscere che in fondo l'unico fratello che davvero possiamo davvero amare è quello anagraficamente vicino a me. Per chi non ha fratelli, la singolarità diventa allora la sublimazione dell'egoismo. Evitiamo almeno di definirci cristiani se siamo così o diamoci una mossa che scuota davvero la nostra coscienza nel riconoscere il fratello laddove il bisogno lo investe. Cristiani o meno questo è un naturale istinto dell'uomo e va coltivato più che reso sterile.



21/09/2018 02:57 Ale.
1) "Un vescovo che «nella vita precedente è stato teologo».
Già, adesso la teologia è fuori moda, anzi a praticarla si rischiano reprimende ed emarginazione.
Eppure è fondamentale, per conoscere ciò in cui si crede di credere, per mettere in opera la nostra ragione, donataci da Dio anche per riflettere sul Suo mistero, evitando che tutto si riduca a fideismo o pietismo.

2) "...dov'è finita invece la «fraternité»?... Un termine che ...fa parte di diritto anche della tradizione illuministica, quindi "laica", occidentale, europea...".
Dovrebbe sapercelo dire Macron, visto che la triplice scritta campeggia sui SUOI palazzi pubblici.
Dovrebbe farcelo spiegare dai suoi gendarmi, che tirano giù dal treno anche le donne incinte e malate. Oppure dai suoi legislatori, per i quali chi aiuta i migranti illegali, pur se malati, rischia il processo (testimonianza vera, su Speciale TG1).

3) "Ecco, mi piacerebbe che... esistesse anche una «forza» in grado di rappresentare all'opinione pubblica il terzo polo della trinità rivoluzionaria: la fraternità. E chi dovrebbe costituirlo se non i cristiani?"
E chi dovrebbe "rappresentarlo all'opinione pubblica" se non voi giornalisti?
Ma davvero crede che tutti i credenti abbiano "abbandonato il campo"?
Invece di rappresentare ogni giorno i preti come tutti pederasti, guardatevi intorno e scoprirete quanti di più sono quelli che si dedicano alla sollecitudine fraterna, o quanti sono presenti nelle zone più disagiate o rischiose del mondo per condividere fraternamente la vita degli ultimi.
Guardatevi intorno e scoprirete anche quanti giovani o anziani si dedicano, in spirito di fratellanza, al volontariato: Caritas, mense dei poveri, centri di ascolto parrocchiali...
Dovete parlarne voi, senza sosta e senza paura, perché è vostro il compito di diffondere anche le notizie di bene, e non solo le polemiche o le cose malvagie.
E poi, la fratellanza non si esplica solo nelle attività simil-ONG, che balzano all'occhio.
La "fraternité" più vera è nello spirito con cui ci si rapporta agli altri: un gesto di vicinanza, una parola di conforto, un gioco con i bambini, il doposcuola all'oratorio con i ragazzi, una visita ai malati o agli anziani soli, ecc.ecc.
Basterebbe volgere intorno uno sguardo positivo, anziché sempre critico se non ostile, per accorgersi di tanta "fraternité" silenziosa, che non ha il clamore della notizia in sé, ma che potrebbe essere raccontata ampiamente e ripetutamente, e forse susciterebbe anch'essa quell'emulazione che invece purtroppo suscitano tutte le notizia di cronaca nera che, sole, rimbalzano continuamente sui media.



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto una ventina di libri, tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa ). L'ultimo è appena uscito e si intitola La santa puttana. È assessore alla trasparenza e alla sicurezza della sua città, Lissone, per una lista civica. Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it