Nell'arte
La comunione falsa
di Gian Carlo Olcuire | 02 settembre 2018
Ci si deve guardare, oltre che dalla comunione incompleta, anche da quella ipocrita. Che parte sempre da una scarsa considerazione dell’altro.

 

«LA MANO DI CHI MI TRADISCE È CON ME, SULLA TAVOLA»

(Pietro Vannucci detto il Perugino, 1493-96 ca., partic. dell’Ultima cena, Firenze, Cenacolo di Fuligno

 

 

«Dal cuore degli uomini, escono i propositi di male». Mc 7,1-8.14-15.21-23

 

 

Si torna a leggere l’evangelista Marco e a discutere di cibo. Scoprendo che ciò che può unire gli uomini li divide: per i gusti, così diversi da persona a persona, per i modi di preparare i pasti e i modi di consumarli. Anche oggi le scelte nutrizionali e le intolleranze alimentari tengono gli uomini distanti... al punto da rendere quasi impossibile un’esperienza di vita in comune (da un camposcuola a una cena con amici in casa propria), dove tutti mangiano le stesse cose.

Se la tentazione è di dare la colpa al cibo, Gesù allontana l’idea che nascano da lì i problemi della comunione e punta il dito sul cuore dell’uomo, capace di generare i cattivi sguardi e i cattivi pensieri, da cui i cattivi propositi e le cattive azioni. E invita a considerare ciò che esce dall’uomo, più di ciò che vi entra.

La scelta di un’opera d’arte con Giuda è rischiosa, perché nessuno si identifica con lui: di fronte a un simbolo del male assoluto, per aver consegnato Gesù a chi lo metterà a morte, persino un Hitler si sentirebbe più buono. Ci fa però ricordare che il suo tradimento consegue a un crollo della stima verso Gesù, confermato dai 30 denari accettati per consegnarlo. All’inizio di tutto, dunque, c’è una svendita: Giuda, che pochi giorni prima aveva biasimato Maria di Betania per l’acquisto di un profumo da 300 denari da versare su Gesù, accetta di sbarazzarsi dell’amico per una cifra dieci volte inferiore.

E poiché, all’origine del gesto di Giuda, v’è una bassa idea del fratello, un deprezzare prima ancora di un disprezzare, l’arte fa cadere in basso anche lui. Qui, ad esempio, lo priva dell’aureola (che altri pittori, invece, anneriscono: vedi l’Ultima cena nel refettorio dell’abbazia di Pomposa). Poi lo pone dall’altra parte del tavolo, isolato, a dire il suo individualismo, mostrandolo mentre finge la comunione, con una mano tesa verso lo stesso cibo assunto da Gesù e dagli apostoli e l’altra impegnata a tenere il borsellino dei denari.

E se Giuda rivolge agli spettatori uno sguardo smarrito, come in preda a un ripensamento o alla voglia di chiedere perdono, il suo cuore lo sta conducendo a liquidare Gesù.

Le intolleranze alimentari fanno sorridere rispetto alle intolleranze sociali: vero e proprio campo minato, che impedisce di fare comunione. Dove si assiste, appunto, alla prevalenza del deprezzare rispetto all’apprezzare, della critica rispetto all’elogio, della diceria rispetto alla verità.

 

 

04/09/2018 06:59 Francesca Vittoria
A voler entrare nel discorso del perché Giuda che dà molta importanza al denaro(la critica a rivolta a Maria per averne speso j per un profumo da versare su Gesù che non ritiene lo meriti in quanto al contrario di Maria, lo ha deluso. Si aspettava che Egli realizzasse i suoi sogni che erano impossessarsi del potere,. Gesù non valeva tanto denaro, spendersi per lui e lo dimostra vendendolo per 30, la misura che corrispondeva al suo sentimento deluso. Cosa ha visto o trovato Maria in Gesu era anche che questo Uomo parlava dell'amore vero, quello che non prende ma da, offre, probabilmente essa aveva esperimentato ben altro, quello che viene comprato e venduto, quello egoistico....Giuda al contrario si aspettava dalle doti di Gesù un mirare a impossessarsi del potere, molto "terreno" ,Non vedendo e non capendo di quale regno Gesù parlasse che comunque non era il suo, lo ha talmente disprezzato, ritenuto persona inutile al suo scopo che gli ha dato l'importanza di 30 denari. Al centurione gli si sono aperti gli occhi, ma a lui? Forse chiuso dalla sua sua stessa idea, sentendosi "un fallito" questo l'ha portato al suicidio? Cristo, con l'amore che so dona è risorto, ha continuato a vivere e vive ancora oggi, perciò dimostra che l'amore , come il suo, fa vivere per l'eternita, mentre quello di Giuda non vale la vita, certe passioni la bruciano, la rendono inutile, La vita è stata data dal Creatore come per essere "dono" è tale dovrebbe essere vissuto con gli altri, non è facile ma possibile con l'aiuto chiesto al suo creatore.
Francesca Vittoria



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it