Nella letteratura
Silone, don Orione e la nostalgia delle «parole di vita eterna»
di Sergio Di Benedetto | 26 agosto 2018
«Aveva il dono di rendersi coetaneo con chiunque parlasse» diceva lo scrittore ricordando il sacerdote ogi riconosciuto come un santo che da adolescente lo aveva accolto

 

Non è un Vangelo facile quello che la liturgia ci offre in questa domenica: molti sarebbero gli spunti per un bell'esame di coscienza. In fondo, quelle parole che i discepoli rivolgono a Gesù («Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?»), e che sono in relazione al discorso sul 'pane della vita' che abbiamo ascoltato in queste settimane, è la reazione di ogni uomo di fronte alla croce. E mi consola sapere che i discepoli, spesso, avevano obiezioni, incertezze, paure: sentimenti umani che Gesù non rifiuta, ma che accoglie rilanciando, anche con qualche tratto di severità, come un educatore che chiede ai suoi ragazzi uno scatto, un salto di qualità; da qui la domanda bruciante: «Forse anche voi volete andarvene?», la quale indica però anche il desiderio del Maestro di camminare con gli altri, di attenderli, di guidarli con amore e sapienza.

È una domanda che costringe Pietro a leggersi dentro, a chiedersi perché si è messo alla sequela di Gesù; la risposta è bellissima e imprevedibile: «Tu hai parole di vita eterna». Il Maestro non offre solo pani, offre parole che hanno il sapore della vita, che vincono la morte perché hanno l'orizzonte dell'eternità. Il Maestro non regala facili progetti, ma parole che risvegliano nell'uomo il desiderio di vita vera e piena, e dunque eterna.

È un brano che mi richiama un passo di Ignazio Silone, scomparso 40 anni fa (22 agosto 1978): Silone, 'cristiano senza chiesa e socialista senza partito', in un suo scritto autobiografico ricorda la figura di don Orione, che vide una prima volta prodigarsi per portare aiuto alle vittime del terremoto della Marsica del 1915, e che poi incontrò nel '16, quando il «piccolo prete sporco e malandato» decise di prendere in un suo collegio di Sanremo il sedicenne Secondo (vero nome di Silone) scappato da un altro collegio romano.

Nel viaggio in treno verso la Liguria i due parlarono continuamente («Il viaggio durò quattordici ore e fu quasi interamente occupato da una conversazione tra noi due») e il sacerdote, che «aveva il dono di rendersi coetaneo con chiunque parlasse», ascolta l'adolescente, lo accoglie, non gli fa domande sul suo gesto di ribellione, dà peso alle parole e alle domande del ragazzo e poi offre le sue risposte, che partono dalla vita povera della sua infanzia: «Sentivo un piacere infinito a udirlo parlare in quel modo; provavo una pace e una serenità nuove». La conseguenza di quel farsi accanto di don Orione è stupenda: «Vorrei che questo viaggio non finisse mai».

Alle parole, il prete unisce uno sguardo e una delicatezza che colpiscono Silone: «Ciò che di lui, nel ricordo, mi è rimasto più impresso, era la pacata tenerezza dello sguardo».

Parole e sguardo, come Gesù nei confronti dei discepoli; parole che imprimono il cuore di chi ascolta:

«In qualunque situazione difficile ti troverai nell'avvenire» egli mi disse «non dovrai scoraggiarti. Dio è dappertutto e non soltanto in chiesa; Egli è padre di tutti, anche di quelli che non vanno in chiesa, anche degli atei».

Parole di un sacerdote santo che hanno il gusto delle «parole di vita eterna», perché sono radicate in un amore semplice, vero, concreto.

«Ogni parola del genere di quelle che don Orione diceva, aveva una risonanza vivissima. Di lì quella nostalgia della Parola, nella sua purezza e audacia originale, e l'insofferenza per i compromessi istituzionali».

Frasi che potrebbero esserci da guida: solo quando le nostre parole sono vere e profonde, sanno suscitare la «nostalgia della Parola», della sua radicale «audacia» e «purezza»; parole che rimandano a una Parola di vita eterna.

 

 

 

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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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