Il Magnificat di papa Luciani
di Sergio Di Benedetto | 24 agosto 2018
"Tu sei grandissimo, Signore, io, di fronte a te, piccolissimo. Non mi vergogno di dirlo. E farò volentieri quello che mi chiedi. Tanto più che non chiedi per prendere, ma per dare, non chiedi a vantaggio tuo, ma nell'interesse mio"

Al tramonto del 26 agosto 1978 il mondo conosceva il volto buono di Albino Luciani, che scelse per sé il nome di Giovanni Paolo I quale successore di Pietro; pastore fedele e attento, fu un sacerdote assiduo al confessionale e un vescovo innamorato della Chiesa e di Cristo, cosa che gli permise di avere una conoscenza profonda della vita del Popolo di Dio.

Apparso e scomparso in appena 33 giorni, ebbe il tempo di tenere quattro udienze, piccole perle ne suo brevissimo pontificato, ma sintesi grande del cammino di una vita. Parlò dell'umiltà, della fede, della speranza e infine della carità: in quell'occasione allargò il campo della riflessione, ricordando che la carità, nel mondo moderno, aveva ormai come confini il mondo intero e citando così la dottrina sociale della Chiesa.

Al di là delle speculazioni sulla sua morte, involontariamente fomentate anche dagli errori di comunicazione di un apparato vaticano trovatosi a gestire una fine quanto mai inattesa, la brevità del suo pontificato costringe chi vuole conoscere Luciani ad andare a ritroso nel tempo, per capire meglio chi fu questo veneto delle montagne divenuto Papa e che, in pochi giorni, seppe affascinare il mondo.

Fra le numerose virtù, che presto lo porteranno all'onore degli altari, più di tutte, credo, brilla quella dell'umiltà: se leggessimo, infatti, la parabola di Albino Luciani con il criterio dell'umiltà, vedremmo come lo Spirito usa sempre il medesimo stile: il piccolo diventato grande, l'umile innalzato, il nascosto che diviene palese. È lo stile del Magnificat, è lo stile di Maria, e lo stesso si può dire accadde in Giovanni Paolo I, che cercò sempre l'ultimo posto, che sempre si sentì indegno dei ruoli che rivestiva, ma che al tempo stesso, confidando nella grazia di Dio, si trovò poi a agire, anche con decisione se necessario (basti pensare agli anni del post-concilio a Vittorio Veneto e Venezia), perché accanto all'umiltà sentiva forte il senso della responsabilità. E a tutto ciò accompagnava una non ostentata povertà personale: qualità che insieme alla letizia del sorriso fecero breccia in molti fedeli da subito, perché avevano la freschezza del Vangelo.

Molti nel mondo, soprattutto in America Latina, lo venerano come santo e chiedono la sua intercessione: paradosso, forse, di un sacerdote del Bellunese che voleva esser parroco, e che divenne parroco del mondo, noto e amato a migliaia di chilometri di distanza dalla sua valle. E per questo, val la pena rileggere un discorso che egli fece durante una visita ai suoi fedeli:

Nessuno è grande davanti a Dio. Davanti a Dio anche la Madonna s'è sentita guardata, piccola. È importantissimo sentirci guardati da Dio. Sentirci oggetto dell'amore che Dio ci porta. San Bernardo, quand'era piccolissimo, in una notte di Natale, s'è addormentato in chiesa e ha sognato. Gli è parso di vedere Gesù bambino che diceva, additandolo: «Eccolo là, il mio piccolo Bernardo, il mio grande amico». S'è svegliato, ma l'impressione di quella notte non si è più cancellata e ha avuto un'enorme influenza sulla sua vita. Sentiamoci piccoli, perché siamo piccoli. Se non ci sentiamo piccoli è impossibile la fede. Chi alza la cresta, chi si vanta troppo, non ha fiducia in Dio. Tu sei grandissimo, Signore, io, di fronte a te, piccolissimo. Non mi vergogno di dirlo. E farò volentieri quello che mi chiedi. Tanto più che non chiedi per prendere, ma per dare, non chiedi a vantaggio tuo, ma nell'interesse mio!

Sentirsi piccoli: poi ci pensa Dio, a suo giudizio, a fare cose grandi.

 

25/08/2018 04:46 Maria Teresa Pontara Pederiva
"Humilitas" era proprio il suo motto e "humilitas" volutamente con la lettera minuscola il nome del bollettino del Centro Papa Luciani a Santa Giustina (Belluno).


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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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