Quelle parole su Chiesa e abusi sessuali sui minori
di Giorgio Bernardelli | 21 agosto 2018
Abbiamo fatto la Tag Cloud della «Lettera al Popolo di Dio» pubblicata ieri dal Papa. E quest'immagine ci ha posto davanti agli occhi alcune parole molto chiare da cui ripartire

 

Chi segue VinoNuovo già da qualche anno sa che ci piace utilizzare il metodo delle Tag Cloud, questa forma di visualizzazione dei testi che mette in evidenza le parole che ricorrono di più. La utilizziamo per i documenti ecclesiali, che a volte rischiano di scorrere via, nonostante i fiumi di analisi e commenti che spesso li accompagnano. Ieri ci è sembrato un metodo interessante per fare i conti con la "Lettera al Popolo di Dio" che papa Francesco ha indirizzato alla Chiesa intera sulla «sofferenza vissuta da molti minori a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate».

Le Tag Cloud hanno il pregio di farci fare i conti spesso anche con le parole più scomode. Eccone allora alcune che mi permetto di evidenziare, invitando ovviamente chi lo desidera a fare altrettanto nei commenti a questo articolo aiutandoci così insieme a riflettere.

Abbiamo. È la parola che probabilmente mi scuote di più: che cosa c'entro io se si scopre che un numero notevole di sacerdoti della Pennsylvania ha commesso atti orribili nei confronti di ragazzini e ragazzine loro affidati? È vero che arrivano dopo quelli dell’Irlanda, dell’Australia, del Cile e che anche nelle diocesi italiane storie di questo tipo non sono mancate. Ma la reazione istintiva di fronte a questo tipo di vicende è sempre stata la presa di distanze: anche nella stampa cattolica abbiamo ampiamente fatto ricorso all’idea delle «poche mele marce» che non possono cancellare tutto il bene che migliaia di sacerdoti quotidianamente compiono. Il che ovviamente è vero. Ma l’albero da cui sono cadute quelle mele marce è comunque il nostro. E quelle mele non sono affatto così poche. Soprattutto siamo comunque noi a dover prenderci cura di chi da quei frutti avvelenati è rimasto segnato nel corpo e nello spirito. «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme», scrive papa Francesco citando San Paolo. Ecco: è esattamente quanto non è successo in questi vent’anni, ormai, di crisi sugli abusi sessuali commessi sui minori. Li abbiamo trattati con lo stesso distacco con cui guardiamo ai casi di cronaca nera; magari anche alzando la voce nell’invocare pene esemplari contro questi «alieni» venuti a turbare la nostra bella e santa Chiesa, dove tutto andrebbe bene se non fosse per queste «lobby gay» e le relative «cordate clericali» che si coprono a vicenda.

Popolo. È la parola che viene di conseguenza. La Chiesa ha sbagliato in questi vent’anni di risposte alla crisi sulla questione pedofilia perché non è stata capace di andare oltre la logica della disciplina canonica. Non ha capito che queste vicende sono il sintomo di un modo di stare insieme che non funziona. Alla fine è quanto papa Francesco dice nella Lettera quando torna a ripetere che la radice degli abusi sessuali sui minori è il clericalismo. Che non vuol dire solo una certa idea malata di leadership nelle comunità e nelle diocesi, dove il ministero ordinato da servizio senza riserve diventa status. Il clericalismo - ancora prima - è la scelta di addomesticare la vita comunitaria in un grande gioco di ruolo, dove ciascuno sta al suo posto facendosi fondamentalmente gli affari propri. È lì che diventa naturale chiudere gli occhi e magari anche tacere. Il contrario di questo è la Chiesa Popolo di Dio in cammino che il Papa ci invita a riscopire. Ma il corollario è accettare l’idea che anche le forme attraverso cui questo cammino si dipana mutano nel tempo. Il rapporto tra preti e laici, per esempio, sta già cambiando sotto la spinta della diminuzione dei sacerdoti; anche i seminari oggi non sono più quelli di ieri. Ma non è automatico che tutto questo significhi meno clericalismo. «Ogni volta che abbiamo cercato di soppiantare, mettere a tacere, ignorare, ridurre a piccole élites il Popolo di Dio abbiamo costruito comunità, programmi, scelte teologiche, spiritualità e strutture senza radici, senza memoria, senza volto, senza corpo, in definitiva senza vita», scrive il Papa. Ed è anche questo un compito impegnativo per tutti.

Vittime. È evidentemente la parola chiave di tutta questa vicenda. La pedofilia non è un grosso polverone che prima o poi si depositerà; ci sono ferite che restano. Anche tutta la vigilanza di questo mondo sui comportamenti attuali e futuri nelle nostre diocesi e comunità comunque non le cancellerà. Ecco allora il richiamo a un atteggiamento penitenziale: c’è una sofferenza di fronte alla quale non possiamo chiamarci fuori. E questa sofferenza è Parola di Dio per noi oggi. Ci insegna che la vergogna non è un sentimento solo degli altri. Ci insegna che contano poco le parole bellissime del magistero sulla sessualità se manca la cura quotidiana delle relazioni. Ci insegna che non è moralismo interrogarsi sulla sproporzione tra «la teoria» e i comportamenti personali («Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito»). Ci insegna soprattutto che nella categoria dei piccoli, tanto amata da Gesù, rientrano anche quanti abbiamo reso tali con queste azioni indegne. Sono loro oggi a guardarci e giudicarci. Ed è profondamente evangelico che sia così.

 

 

 

26/08/2018 06:32 Francesca Vittoria
Quando il Santo Padre Papà Francesco oggi, va "là dove lo porta il cuore" è un Uomo di Dio im missione, riparatrice come in Irlanda, una comunità martoriata da crimini commessi da uomini della stessa Chiesa . È' giusto trovare Il coraggio di rispondere che il Vangelo è stato violato e come cristiani siamo tutti dolenti nella Persona del Santo Padre di questi misfatti e si chiede umilmente il perdono con quanto è possibile riparare!, Ma un Pontefice parla non soltanto alla comunità visitata, la Parola di cui è portatore è rivolta al mondo intero, la piaga che gli viene posta davanti per essere medicata , e che vuole medicare con tutto il dolore che prova per essere stata causata da membri della sua famiglia, quella Parola è rivolta a tutta una umanità che ripete tali misfatti, si rivolge alla coscienza di tutti perché questi crimini non accadano...e invece continuano ad accadere come ci viene riportato dalla cronaca dei fatti del giorno, nel mondo intero! Come nella parabola, alla lprostituta che gli viene presentata davanti, colta in fragrante reato, Gesù risponde "chi è senza peccato lanci la prima pietra......l alcuni anche della chiesa sono rei di certi misfatti che hanno tradito la Parola, e molta folla ha la pietra in mano, , ma quanta prostituzione esiste nel mondo! Quanta gioventù violata, in tante forme ogni giorno ci vengono riportati fatti raccapriccianti! . È' è un attentato alla vita umana che stoltamente non si vuole vedere e che significa chiudere al futuro. E, proprio nel versare unguento sulla piaga manifestando quanto di bene, di gioia vi sia nel dono ricevuto della vita da parte del Dio Creatore, il Santo Padre proprio per questo richiama il mondo, parla a tutti denunciando quanto è grande e manifesto il male procurato alle persone e al creato che sono catastrofi e nella natura e per l'umanità. Viene a mancare la luce della speranza nel futuro se si insiste nella terapia dello scarto di tutto ciò che viene considerato un peso economico, una miopia che regna nella società tutt'a circa ciò che vale veramente nella società che è l'amore quello che ha origine nella famiglia , secondo Gesù Cristo che è venuto proprio a indirizzare l'uomo a vivere la vita perché possa diventare futuro eterno, gioia eterna e non la vita inutile, erba caduca, . richiamando tutti al rispetto della vita il Santo Padre esalta il bene che è nella famiglia, una fonte di energia pulita, che rivitalizza dando energia nuova alla società, quando si cura di ogni suo componente creando il passato, dal presente il futuro della società e a riflettere come respingendo, chi è povero, improduttivo, malato si spegne l'amore che invece deve essere fuoco sempre acceso e alimentato dai sentimenti del cuore
Si anche dal calvario Irlandese può scaturire una luce dalla sua croce ailluminare il mondo Francesca Vittoria
malato, e persona da scartare, ,



24/08/2018 14:40 Pietro Buttiglione
Sul Guardian qualcun altro riporta le parole del doc ma con ben altre conclusioni:
“It was scattered with words like sin, crime, forgiveness, accountability and yes, cover-up.
But at no point did Francis take any responsibility on the part of Vatican for the cover-up it directed. He begged for forgiveness, but did not say what it was that we were being asked to forgive. The pope said he was aware of measures being developed to make those who abuse children and those who cover up such crimes accountable.”
Forse:
Papa non mangia Papa?
( cfr i Legionari di Cristo👹)



22/08/2018 19:31 Francesca Vittoria
Era meglio Dio il titolo di un articolo su "La Stampa" da un giornalista che si dichiara .......non credente...., ma preferivo Dio. Ecco un giornalista vero che vede è nota quanto sta accadendo nella società così nel caos che di fronte alle disgrazie inaspettate, come i ponti che crollano , la verità è una araba fenice, perché se errore umano 'c'è difficile è trovare chi si sente di farsene carico ...Avere timore di Dio, aiuta a sentirsi responsabili delle nostre azioni nella comunità, a sentirci partecipi e coinvolti a dare un nostro contributo, anche ad avere il coraggio di riconoscere una mancanza. Questo si chiama " avere coscienza" , . Quella che ci differenzia dagli animali, quella che ci fa fare quei passi difficili come ammettere le proprie colpe.
Si uccide nell'azienda dichiarata fallita, un uomo che ha lavorato duro, aveva raggiunto un buon traguardo con una azienda che dava lavoro a diversi operai!,,, COMUNITÀ Cosa significa questa parola se in un frangente difficile non si trova solidarietà....!? Quante vittime tutti i giorni di una mancanza di comunità solidale..come essere e vivere da sordi da ciechi volutamente per ritagliarci un modo di vivere dove non essere disturbati, coinvolti nelle disgrazie degli altri. Ogni. comunità laica o religiosa se mbra avere gli stessi problemi.......Domandiamoci che cosa in coscienza possiamo fare per sentirci merite voli di misericordia, se crediamo, se preferiamo Dio anche da non credenti
Francesca Vittoria

P



22/08/2018 16:16 Sara
"Da lettore in Chiesa ogni tanto sbagliavo. Volutamente. Per risvegliare l’attenzione.. "

Questo è un approccio che , scusi la franchezza, trovo egoistico.

Non lo sai chi hai di fronte, non lo sai se ha bisogno di essere provocato o consolato, se abbia piacere o meno al suo approccio. Vuoi dare un servizio alla comunità? Vai lì e fatti capire, è umiltà anche quella.



22/08/2018 16:03 Sara
"Io provoco. Volutamente. Quello che scrivo DEVE porti delle domande, suscitarti dei dubbi. Altrimenti nessuna reazione. "

Ok, però a parte la difficoltà lessicale, uno dovrebbe mettere in dubbio anche se stesso ogni tanto, e poi che ne sa che gli altri non abbiano già dubbi e non siano qua in cerca di risposte?



22/08/2018 14:55 Pietro Buttiglione
Caro fab,
Accolgo e mi tratterrò
Anche se le faccine sono la realtà ( ed io ne uso 2 o 3)
Sul resto enigmatico, quando nn dipende dal mio dito troppo grosso( qui mi trattengo da faccina), o da correttore matto, DEVO chiarire una cosa.
Parto da un esempio. IT. Ok = adatto a VN. OK a Vino Nuovo ( ti confesso: l’unica cosa che invidio agli amerikani è la praticità, da cui le sigle abbreviative)..
Ma torno IT.
Da lettore in Chiesa ogni tanto sbagliavo. Volutamente. Per risvegliare l’attenzione..
Se uno scritto suona troppo bene spesso finisce come un liquido che scivola via senza lasciare traccia.
Io provoco. Volutamente. Quello che scrivo DEVE porti delle domande, suscitarti dei dubbi. Altrimenti nessuna reazione. E i miei sarebbero solo proclami invece che ricerca di verità. Devi impegnarti, anche x capire quanto scrivo: solo allora sarà possibile una sintesi anche senza Hegel.. mi trattengo :) non ce l'ho fatta
Ciao simpaticone!



22/08/2018 12:30 fab
Pietro Buttiglione: scusa ma perchè non scrivi italiano? Sei in un forum, non su whatsapp o un SMS. Ogni contesto ha il suo genere letterario. Il tuo abuso di faccine, segni di punteggiatura a sproposito, contrazioni e sigle rende la lettura pensate e inappropriata in questo contesto. Certo non stiamo scrivendo una tesi di dottorato, un libro, o un saggio... però!


22/08/2018 10:34 Pietro Buttiglione
Certo, il primo che passa e si sente ripetere da un VESCOVO “ Io non rispondo” xchè appartengo ad altra giurisdizione Vatikana” di sicuro poi associa mafia/ndrangheta/ camorra ... CC 👹👹
E Gesù COSA dirà dei suoi VICARI s a n t i f i c a t i ??
Davvero peggio di così non si poteva...



21/08/2018 22:30 Roberto Beretta
Fossimo in ambito giudiziario (e in parte lo siamo), per una serie di delitti come quelli della Pennsylvania si parlerebbe di associazione a delinquere. Nel caso della mafia, abbiamo visto lo spunto dato al suo contrasto dalla legge che ha introdotto il reato specifico "di stampo mafioso". Non è ora di riconoscere che proprio la nostra cultura ecclesiale, e non un accidente esterno, ha prodotto tali esiti? Che su questo livello va combattuta la battaglia preventiva, come si fa ormai da anni con la mafia?


21/08/2018 19:18 Maria Teresa Pontara Pederiva
Immaginate cosa significa essere qui negli Stati Uniti per comprendere appieno la catastrofe che si è abbattuta (di nuovo) su questa Chiesa e le parole di Francesco esprimono davvero la condivisione di questo dolore.
Ma è significativo che già tre giorni prima della sua Lettera sia stata diffusa una dichiarazione dell’Associazione dei preti cattolici US (allegata ad ogni foglietto parrocchiale della Nazione alle messe di domenica scorsa) dove gli stessi preti si dicono affranti e addolorati per tutto quanto accade non solo qui, ma anche in Cile o in Australia in aggiunta a quanto già emerso negli scorsi anni. Segno di una consapevolezza dell’essere un unico corpo di Cristo, non così scontata.
Tra le parole del papa ne evidenzio due:
1. Conversione: Bergoglio parla di conversione personale e comunitaria, preghiera e penitenza perché ciò non si ripeta mai più. I preti americani chiedono, senza mezzi termini, una decisa ammissione di colpevolezza e delle pubbliche scuse da parte della Chiesa tutta intera. Perché è vero che tutti siamo coinvolti, nessuno escluso.
2. Partecipazione: una vera conversione è impossibile, scrive il papa, senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del popolo di Dio, spesso ridotto a piccole élite per un malinteso senso dell’autorità dovuto all’ancora diffuso clericalismo (“favorito sia dagli stessi sacerdoti, sia dai laici”) che tende a sminuire e sottovalutare la grazia battesimale di ciascun membro.
Si ripropone anche qui la partecipazione uomo/donna insieme e su questo insistono i preti americani chiedendo con forza, un cambiamento radicale nella formazione dei preti (ma anche nell’ingresso in seminario) e sottolineando altresì l’urgenza di un coinvolgimento delle donne, per il discernimento e una crescita globale delle persone. Pensiamo solo a cosa abbia potuto significare per un ragazzo entrare, com’è accaduto per anni e anni, in seminario o in convento a 10-11 anni e affacciarsi all’esterno solo per tornare, talvolta raramente, in famiglia e al termine degli studi teologici essere catapultato in una parrocchia (e per chi è rimasto nell’insegnamento spesso neppure quello). Per fortuna sono anni che in tante diocesi anche da noi i docenti del seminario assumono anche responsabilità di una parrocchia, i ragazzi più giovani del seminario non frequentano più la scuola cattolica, ma quella statale, magari vivono nelle parrocchie, sono animatori di pastorale giovanile e per gli studenti di teologia ancora di più (qualcuno partecipa anche alla preparazione al matrimonio offrendo testimonianza di una scelta diversa, ma accogliendo e ascoltando i nubendi). Qualcuno si accorge che la sua vocazione è un’altra? Ben venga la scelta del formarsi una famiglia, ci mancherebbe! Nella logica del servizio, qualunque sia lo stato di vita, torniamo all’unico sacerdozio battesimale, annuncio e testimonianza.



21/08/2018 11:59 Pietro Buttiglione
Popolo
meglio: Popolo di Dio
Forte il richiamo al Vat II... specie se si accosta l’altra parola “ clericalismo”
Quante parole scritte negli ultimi decenni su Chiesa=Popolo di Dio??!!
Risultati? Clericalismo imperante!👹 Come non chiedersi: SE si fosse sposata quella definizione del Vat II oggi saremmo qui a chiederci come fare ad uscirne? ((visto che prete mn mangia prete.. )) leggere x soffrire😭😭 il commento di Tornielli su Vat http://www.lastampa.it/2018/08/20/vaticaninsider/scandalo-abusi-nella-chiesa-una-strada-senza-uscita-UbMw0rV5Itjg2Fked4B9xH/pagina.html
Che parla anche dello sciacallaggio dei “conservatori”...👹



21/08/2018 11:04 gilberto borghi
Due parole mi colpiscono.
Popolo. L’accentuazione di Francesco rimanda con chiarezza ad una responsabilità collettiva, a non rinchiudere il senso e la causa di queste violenze nell’idea del “casi isolati”. Non sono casi isolati! C’è una forma di vita del popolo di Dio che, senza volerlo, offre il fianco a queste possibilità terribili, in nome di una scorretta e violenta rappresentazione del rapporto tra Dio, il sacerdote, e il fedele. Francesco parla di “clericalismo” e lo qualifica come una tendenza ad annullare la coscienza del singolo fedele e a svalutare il suo battesimo, che lo rende, alla pari del sacerdote, uomo o donna di fede.
Mi chiedo quanto finisca per nutrire, involontariamente, questo stile, la sottolineatura costante, insistita, di alcuni cattolici, laici, vescovi e preti, dell’autorità sacerdotale, come punto di riferimento indiscutibile, da venerare come posizione unica che garantisce l’ortodossia e la propria vita spirituale. Proprio in questi giorni leggevo, a proposito della vicenda di Don Giuntella, a Palermo, di come moltissimi suoi seguaci abbiano infamato e insultato sul sito della diocesi, il prof. Savagnone, reo solo di aver dichiarato che l’atteggiamento del prete palermitano è “populismo”. Parola che oggi spopola e che nessuno però accetta di riconosce per sé stesso.
Il popolo è fatto di singoli, che nella loro indiscussa e non “manipolata” libertà, si riconoscono in una fede, in un insieme di valori, in un orizzonte di senso alla vita. Non è la voce di molti che ripetono, a pappagallo, quello che il leader di turno si permette di sentenziare come verità indiscutibile. “Il tempo è cattivo”, diceva domenica la liturgia. Quando si confonde il popolo con il populismo, sì il tempo è cattivo.
Seconda parola: stare. L’accentuazione di Francesco è quella di richiamare tutto il popolo di Dio a “stare” nel mondo, ad essere effettivamente contemporanei. “Non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare”. Non è scontato, per il semplice fatto che viviamo in questo tempo! Quanti, quanti cristiani sono rimasti, o ritornati, o aspirano a vivere, in epoche che non ci sono più! Partendo dal presupposto che oggi, l’umanità così come di per sé si configura e si mostra, sia assolutamente impermeabile alla Parola di Dio, e che sia necessario “forzare” questa umanità, non rispettarla in ciò che è, con la velleitaria intenzione di salvarla. La dobbiamo finire di pensare che l’umano debba essere violentato, per poter vivere la vita divina. Questo è mortifero, e contribuisce a rendere possibili queste violenze che ancora, purtroppo, continuano ad essere presenti.
L’umano. Così come si da, va prima di tutto ascoltato e rispettato, sempre, anche quando sembra essere kilometri lontano da ciò che immaginiamo debba essere per poter ricevere il dono di Dio. Questo vale sia per le vittime che per i carnefici. “Abbiamo dimenticato i piccoli”, dice il papa. E non credo che pensasse solo ai piccoli violentati, ma anche a quei “piccoli” che da piccoli molto probabilmente sono stati abusati e che poi da grandi tendono a ripetere queste violenze. Anche la loro umanità non è stata ascoltata, in nome di spiritualità disumane che pur di non mettersi mai in discussione, sono disposte a passar sopra alla coscienza, al corpo, all’anima, alla ragione, ai sentimenti di uomini e donne che chiedevano solo, invece, di essere amati per quello che sono.



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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