Credere "insieme", uomini e donne
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 17 agosto 2018
A partire da un breve saggio di Anne-Marie Pelletier alcuni spunti sulla necessità di riscoprire il comune sacerdozio battesimale per dar voce alla fede al femminile, indispensabile per una crescita della Chiesa. Ma come procedere?

Confesso che Anne-Marie Pelletier, mi sta proprio simpatica, nel senso letterale del termine e per diversi motivi.

Per cominciare è sposata e madre di 3 figli. Nel 2014 ha ricevuto il premio Ratzinger (prima donna dalla sua istituzione) per la teologia, ma lei ha insegnato fino alla pensione una disciplina non teologica come linguistica generale e letteratura comparata all'università di Paris X. La teologia l'ha studiata come passione personale in parallelo alla sua carriera professionale laica conseguendo una laurea in scienze religiose (proprio come la sottoscritta, senza allargarmi troppo). Oggi insegna scrittura all'Ecole cathédrale di Parigi, tiene conferenze, corsi, seminari e continua a pubblicare. Nel 2017 è stata chiamata dal papa per comporre le meditazioni della Via Crucis al Colosseo.

Ora già quelle riflessioni avrebbero potuto aprire un varco sulla sua sensibilità - le sue sono parole che invocano fedeltà e responsabilità, ma soprattutto che sanno "vedere" la sofferenza altrui, condividere la miseria umana, hanno compassione della caduta - ma se poi si vanno a leggere scritti o interventi l'interesse nei suoi confronti, almeno da parte di una donna, o da quanti le donne le stimano (e Bergoglio è uno di quelli) è totale. Perché Anne-Marie tra l'oggetto delle sue ricerche (a Parigi ho scovato trattarsi di un filone da lei seguito anche a livello letterario) ha collocato proprio il rapporto donne e fede.

E, guarda caso, "Una fede al femminile" è il titolo di un breve saggio pubblicato da Qiqajon, l'editrice della Comunità di Bose, nella tarda primavera: 104 pagine dove sono raccolti 3 articoli e 1 intervento sulla presenza delle donne nella Chiesa, ma soprattutto sulla sensibilità femminile nei confronti del credere in Dio e della testimonianza di fede.

Intendiamoci: scrivere sulla fede delle donne non è prerogativa femminile. L'han fatto e continueranno a farlo sociologi della religione e teologi sensibili anche di sesso maschile, meglio se con una conoscenza non superficiale o teorica. Resto però convinta che una donna possa essere più efficace, perché è nelle sue scarpe. Punti di vista.

Non intendo proporre una recensione professionale al testo (già in altra sede), ma solo alcuni spunti.

Nel 1963, nell'enciclica Pacem in terris, Giovanni XXIII invitava a considerare l'accesso delle donne alla vita pubblica come una delle novità più rilevanti di un mondo in rinnovamento, uno e neanche il meno rilevante dei famosi "segni dei tempi". Oggi la vita delle donne, purtroppo solo nei paesi occidentali, è in primo piano, ma pensiamo alla lentezza della Chiesa che pure avrebbe dovuto essere protagonista in questa rivoluzione culturale (fino all'altro ieri in Italia, veniva esaltata la sposa e madre che "restava a casa" e ancora oggi il nostro livello di occupazione femminile è tra i più bassi d'Europa) anche se occorre riconoscere gli enormi passi avanti, dalla presenza nei consigli pastorali, allo studio e all'insegnamento teologico (oggi seminaristi, futuri preti e vescovi vengono formati anche da donne), all'accompagnamento spirituale in luoghi di cura.

Eppure alla novità biblica che dichiarava l'unità della nostra umanità nella diversità, il cristianesimo aveva aggiunto l'affermazione dell'uguale dignità dei due sessi. Anzi per lei il Vangelo si offre come un vero e proprio laboratorio ed è lì che si apprende - meglio si dovrebbe apprendere perché alcuni ancora non l'han fatto - quello sguardo di Gesù che dà visibilità a tutte quelle donne così poco visibili, specialmente quando vengono guardate, e fraintese, con lenti che considerano esclusivamente il punto di vista dominante maschile ("la difficoltà di una morale coniugale percepita come un abuso di autorità da parte di soli uomini"). 

Ciò che lei denuncia sono "quei preconcetti clericali che portano ad un ripiegamento dello sguardo, ad una ristrettezza di vedute, privando di fatto il corpo ecclesiale della sua autentica ampiezza d'orizzonti, dell'abbondanza di intelligenza e di energie spirituali che lo Spirito effonde nel suo interno, senza alcuna distinzione" nonostante si legga «Non c'è maschio e femmina» (Galati 3,28). Affatto tenera nei confronti di certi atteggiamenti dell'altro sesso, parla di "nebbie delle convenzioni", di "misoginia radicata", di "un discorso teologico incapace di vedere la sua stessa chiusura nell'orizzonte maschile", tanto che amiche teologhe che insegnano a Roma, e non solo, ne apprezzano il coraggio.

Giunta a questo punto, ci si potrebbe attendere che Anne-Marie imbocchi decisa la via del sacerdozio femminile: no, ma la strada si fa più interessante e, per quei consacrati maschi affetti da un complesso di superiorità, quasi un'eresia. Eppure non dice nulla di nuovo quando porta avanti l'idea di un'"ecclesiologia integrale" (pensiamo alla teologia del laicato di Yves Congar, per fare un esempio). Alla prevalenza del sacerdozio ordinato sostituire la realtà del comune sacerdozio battesimale, peraltro nucleo della Lumen gentium: un'autentica conversione evangelica, che elimini rapporti di potere e permetta una crescita dell'intera Chiesa del Terzo Millennio perché unico ministero per un cristiano è il servizio. Basta quindi assemblee magisteriali esclusivamente maschili, "spettacolo grottesco" perché il centro di gravità è battesimale e non più sacerdotale, "vero antidoto ai clericalismi ostinati". "La sorella sta al pari diritto accanto al fratello" scriveva l'allora cardinale Ratzinger citando Schelkle ("La fraternità cristiana" Queriniana 2005).

Why not, allora? La mancata consapevolezza che si crede in maniera differente tra uomini e donne.

«Ognuno percepisce il mondo con sottolineature differenti. La nostra carne non vibra certo allo stesso modo al maschile o al femminile. E colui che chiamiamo Dio, con una parola irrimediabilmente inadeguata, non si può realmente accostare se non coniugando l'esperienza e la voce degli uni e delle altre». Perché una donna parla più liberamente in prima persona non essendo capace di "disincarnarsi" dalla realtà, dall'esperienza quotidiana del suo stato di vita e dalla vicinanza dalle persone care, non resta mai sul teorico, neppure quando fa ricerca ai più alti livelli. "Le donne sono più vicine a tutto ciò che mette in crisi le certezze inamovibili, fa scricchiolare gli otri delle parole e dei giudizi perentori che incasellano la verità e chiudono il futuro". Sono maggiormente in sintonia con l'"extra-ordinario", l'inatteso, la novità: perché in grado di accogliere in sé una nuova vita e amarla e sognarla nell'imprevedibile. Sono portate alla sorpresa, alla destabilizzazione delle certezze ataviche, ad accogliere le sfide e anche ad amarle (la bimba che vestivano con tanta cura si trasforma in un'adolescente dark purple ... e forse non si scandalizzano se in Lituania utilizzano una pubblicità discutibile).

"La guerra non ha il volto di una donna" scriveva Svetlana Aleksievic, premio Nobel 2015. Una donna condivide la dolorosa complessità umana, sa ascoltare la verità dei cuori, comprende la memoria ferita e umiliata, versa lacrime di fronte al dolore degli altri, non al proprio: "si svuota di sé per offrire all'altro la possibilità di dare un nome alla propria solitudine". In particolare "è lontana dall'asfissia generata dalle parole di quelli che pretendono di sapere tutto delle persone, di raccontare e spiegare ciò che le riguarda in alternativa e al loro posto".  Le sue affermazioni mi ricordano un po' quelle di Katherine Ellison nel suo bellissimo libro "Il cervello delle mamme" utilizzato anche per la preparazione degli studenti alle Olimpiadi delle Neuroscienze per via dei numerosi studi che registrano aumentate capacità emotive, intellettive e pratiche, negli anni spesi tra la cura della famiglia in età di figli piccoli e la professione.

E non si creda che Anne-Marie opti per un approccio semplicistico alle questioni di fede: tutt'altro. Invita però ad "eludere i tranelli dell'autoreferenzialità, nella quale il discorso vive unicamente della citazione di se stesso dimenticando che le problematiche e la critica del mondo circostante sono invece proprio al servizio della vitalità del cristianesimo" e porta ad esempio positivo l'esortazione post sinodale Amoris laetitia: "qui le Scritture intervengono non come argomento a conferma di una verità, ma come fonte di intelligenza spirituale". Comprensibile da tutti (tranne forse quanti, e ce ne sono, si limitano alla teoria disincarnata).

Lei chiama tutto questo "conversazione" di un "io" con un "tu", come nel Cantico dei Cantici. Ci si potrà arrivare? Certo ha ragione Francesco quando dice che "Bisogna aprire un cantiere", ma come si fa dal basso? E se si cominciasse davvero a "credere insieme", in un ascolto reciproco di due mondi, due menti e due cuori?

 

 

 

25/08/2018 22:57 Ale.
È bello sapere che VN è frequentato da persone che sanno esattamente cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Soprattutto cosa è sbagliato negli altri. A loro giudizio. .



24/08/2018 10:53 Pietro Buttiglione
@Maria Teresa
Ieri ho chiesto a mamma Google notizie di suo marito. Una valanga di papers! Condensato di Bose/Einstein &c.. uno dei temi più caldi oggi in fisica! Immagino che sia lì x seguirlo😇
Sara mi ricorda tanto una delle mie figlie : un po’ Calimero ( mi hanno bannata,ecc), molto passionale su se stessa ( io io io ), non
usa molto discernere ma cavalca questo o quello ( che x Sara sono i link mentre x lei questo ha dettto, quello...) ed infine sposta tutto sul personale,
Con questo non intendo assolutamente bannare Sara, ma invitarla a riflettere.
Ad es su VN,
Che sembra voler ridurre a quello ha detto, ecc
Invece VN è :
TU dici....
IO dico.. e argomento ..
Il miglior esempio è la Parola.
Se uno la USA a botte di citazioni c’è posto x tutto e il contrario di tutto.
Invece va praticata assimilata discussa ecc e poi tradotta in “secondo me...”
Insomma non si può ridurre VN a citazioni di altri.
In conclusione un problema di metodo che ho misera-mente qui sopra descritto.
Ed un probl “personale” che qui non dovrebbe abitare.
Ma credo di poter dire a Sara di aver più fiducia in se stessa indipendentemente da cosa fanno o dicono gli altri ma anche da quello che lei ha fatto in passato. Ci portasse SUE tesi, non sensazioni please, ragionamenti, argomentazioni: io sarò il primo a leggerle e magari 👹 contro- argomentare ma per favore! senza NULLA di personale!
Pace e bene sorella



24/08/2018 09:45 Sara
Aggiungo questo poi mi levo dalle scatole definitivamente.

Quando dico che non è nè divulgazione nè approfondimento mi riferisco ad esempio agli articoli di Borghi.
Quando parla di redenzione attacca (senza nominarlo ) Anselmo di Aosta con una serie di motivazioni che sono teologicamente anche superate.

io indicato un link molto pertinente sull'argomento (anche complesso lo riconosco)

http://www.robertonardin.com/roberto/Satisfactio%20in%20Anselmo.pdf

questo articolo mette in evidenza come ad un giudizio piuttosto sommario su Anselmo sia succeduto negli ultimi anni un approccio più attento al suo messaggio. Leggendolo si capisce molto bene.

Allora io che leggo l'articolo di Borghi e conosco lo stato del dibattito come faccio a non "puntualizzare"?
Lascio correre una certa imprecisione e leggerezza?
E se decido di dare un contributo perché devo essere trattata da scassa....?


Tutto questo fa avanzare il dibattito? Si avvicina alla gente al sentire comune?

A questo punto meglio usare la cultura pop (canzoni film) che anche se sono molto distanti dall'ortodossia possono avvicinarlesi molto meglio (un esempio era la canzone di Bruce sul peccato originale).

Secondo me è un peccato che si rimanga sempre in superficie e chiusi dentro i propri recinti, lei viaggia molto fisicamente io viaggio in un altro modo, anzi proprio per la mia timidezza conosco particolarmente bene certi canali e certa cultura. Per questo mi sono permessa. E' un discorso complesso che sarebbe molto bello portare avanti, se straripo lo faccio per troppa passione e non con intento negativo.

Tutto qua.

Saluti e scusi il disturbo.



24/08/2018 03:10 Ale.
Cara Sara, come ho già avuto occasione di scrivere, ti ringrazio per i validi spunti di approfondimento che sempre ci suggerisci, indicandoci nei vari link la fonte delle tue riflessioni.
Sei ancora abbastanza giovane, quindi la tua mente elabora gli stimoli e ama condividerli con gli altri anziché elargire opinioni sedimentate, che quando, ahimè, sono invece consolidate negli anni tendono - queste sì - a escludere o rifiutare le opinioni divergenti, convinti che la propria sia l'unica giusta.
Ultimamente mi sei parsa un po' amareggiata, tuttavia - anche se volutamente non ti esprimi in punta di penna ma usi uno stile colloquiale - non mi risulta che tu abbia mai offeso intenzionalmente qualcuno.
Ti auguro di procedere con ottimismo e serenità, forte di quella forza interiore tipicamente femminile che aiuta a non mollare mai, nonostante tutto.
Scusa, ma dovevo dirlo.



24/08/2018 00:07 Sara
E in ogni caso non si rovina le mani a scrivermi una parola gentile ogni 350 anni. Io sono sincera al 150% tutto quello che racconto è verissimo, le accuse di fiction se le poteva risparmiare.


Vuole arricchire la Chiesa del grande cuore delle donne? ecco cominci con me che sono un'anima perduta.

Ri-buona notte.



23/08/2018 23:54 Sara
" Ma stai parlando (perché l’hai tirata in ballo tu) di un’insegnante di filosofia! E Berkeley è l’università più democratica d’America! "

Mi scusi sarà democraticissima ma io i libri della Butler li devo prendere su ibs perché nemmeno si trovano nella mia libreria. (cioè solo alcuni).
Per voi è normale andare in America e vedere Judith Butler ma io sono 10 anni che non faccio un viaggio.

Non so se ve ne rendete conto, nella mia realtà non si legge, non si parla di queste cose figurarsi conoscere Judith Bultler. (io ne parlo online proprio perché della Butler non frega a nessuno nella mia vita reale altrochè incontrarla quando esco di casa) Ogni volta che lei parla di qualcuno o è cardinale o professore associato o sessuologo o questo e quello, io non ho mai parlato nemmeno con il mio vescovo.
Non vede la differenza?

Riguardo al femminile, scendendo al pratico secondo lei noi cosa abbiamo in comunque in quanto donne?

A me pare molto poco, infatti è evidente che ci stiamo anche antipatiche. Per questo dico non esiste l'eterno femmineo...


Riguardo al graffiare: +è vero graffio, perché penso che vino nuovo sia un'occasione sprecata.

Non è nè carne nè pesce, non è un sito di approfondimento, non è una community dove scambiarsi opinioni, ci sono pochissimi commenti, ha un approccio un po' vecchiotto come fosse appunto un giornale o una serie di conferenze.

Io avrei voluto aprire uno spazio di incontro vero, tenuto conto che la maggior parte dei siti in rete sono tradizionalisti, le va bene che dove scrive lei in pratica non commenti mai nessuno?


Non vi da fastidio? non vi interessa?

Capisce quello che le sto dicendo? E' un problema generale del mondo cattolico, è vecchio nell'approccio, è chiuso autoreferenziale.

E' un peccato perché un linguaggio si modernizza parlando dal basso non facendoci su le conferenze.

Buona notte.



23/08/2018 07:37 Maria Teresa Pontara Pederiva
Sara, permettimi solo un ultimissimo commento anche se non è simpatico un discorso a due.
Prendo spunto da quanto hai già detto altrove, ma ancora non ti è bastato e vuoi graffiare di nuovo: “sfere altolocate”? Ma stai parlando (perché l’hai tirata in ballo tu) di un’insegnante di filosofia! E Berkeley è l’università più democratica d’America! Unica a finanziamento statale, viene frequentata da migliaia di studenti provenienti da tutto il mondo e grandissima è la presenza di asiatici vincitori di borse di studio. Sono venuti anche diversi studenti del nostro liceo accompagnati dalla collega di inglese per una vacanza-studio.
Ma tu non chiedevi una spiegazione perché il problema è un altro: qualunque cosa si scriva, per te non è occasione di dialogo, quanto un pretesto (o quello che vuoi farci credere) per demolire ed escludere. Forte del tuo anonimato, ci racconti delle storie (realtà? fiction?), ma soprattutto attacchi il prossimo con l’intento di screditare, bontà tua, le persone, si potrebbe dire passando tra diversi generi letterari ben calibrati. A che pro?
Un amico (ops, professore associato di storia medievale con moglie insegnante di IRC, entrambi umilmente animatori di pastorale famiglie) ha scritto un articolo emblematico sull’ultimo numero del Margine: “… ma liberaci dal Male”. “Oggi si deve essere cattivi, non si vuole essere buoni”. Ma cattivo significa prigioniero di qualcuno che spinge a comportarsi in un certo modo e questi non può essere che il diavolo che, guarda caso, in greco significa divisore e in ebraico (satana) il nemico. Il cattivo che impazza nella società, e ancor più sui social, non si può contrastare se non con l’aiuto di chi agisce esattamente al contrario, cioè unisce e include. Emanuele conclude con la necessità di invocare l’aiuto di un Paraclito, lo Spirito, che può operare quanto da soli non potremmo mai fare.
Sara, chiunque tu sia, qualsiasi cosa tu scriva e qualsivoglia siano le tue intenzioni, da questo momento confido solo nello Spirito. Pace e Bene.



23/08/2018 00:27 gilberto borghi
Sono molto daccordo con M.Teresa. La questione è la mentalità non i ruoli ecclesiali o liturgici. Una fede femminile ha accenti e sintonie, sguardi e sintesi che quella maschile non ha. Perchè la maschile ne ha altre.
Poi resta vero che Camilla o Antonietta sono diverse e ognuna ha un proprio stile di fede, ma Camilla e Antonietta sono tali perchè sono donne.



21/08/2018 20:12 Sara
"Judith Butler? La conosco di vista come chi abita o frequenta Berkeley dove lei insegna e vive con la sua compagna e collega e i figli e dove è nota per manifestare a favore dei diritti civili, omosessuali in testa, pure in quel di San Francisco. Erede di Hannah Arendt … sì ha insegnato per un periodo in quella che fu la sua cattedra. Ma questo non è il tema. "

Premesso che è difficile parlare alla pari con chi ha una vita così altolocata un po' il tema è quello, nel senso che io almeno non sento una particolare femminilità nella mia fede.

Ad esempio ho suonato spesso in Chiesa da ragazza ma la musica è qualche cosa che mi ha trasmesso mio padre, lui mi ha fatto studiare pianoforte, comprato la mia prima chitarra, mi ha fatto ascoltare un po' di tutto, e quindi se suono penso a qualche cosa di maschile non di femminile, almeno nella mia esperienza.

Mi sono sempre trovata molto bene con gli uomini, ho avuto un amico sacerdote che mi ha registrato tutti i dischi di de Andre mentre le Orsoline del sacro Cuore mi facevano stirare i soldi per i gettoni, non ho particolari motivi di preferire una chiesa al femminile rispetto ad una al maschile.

Dipende dalle persone che incontri, a livello locale di solito si trovano persone semplici con cui è più facile condividere le esperienze, uomini o donne uguale.

Più sali in alto più mi sembra che ci siano lotte di potere.



21/08/2018 18:27 Maria Teresa Pontara Pederiva
Pietro raccolgo con un ricordo la tua provocazione: nel corso di una gita scolastica uno dei nostri prof di latino (prete) ci aveva raccontato ridendo fino alle lacrime di quando, approdato a Milano all’università, aveva dovuto suo malgrado partecipare alla crociata dei cattolici di allora contro le calze di nylon, il ballo e il lavoro extradomestico delle donne considerati attività del diavolo e dei comunisti: come dire abbiamo avuto di peggio riguardo al vivere sulle nuvole.
Judith Butler? La conosco di vista come chi abita o frequenta Berkeley dove lei insegna e vive con la sua compagna e collega e i figli e dove è nota per manifestare a favore dei diritti civili, omosessuali in testa, pure in quel di San Francisco. Erede di Hannah Arendt … sì ha insegnato per un periodo in quella che fu la sua cattedra. Ma questo non è il tema.
Parlare di specifico della fede al femminile significa mettere al bando i luoghi comuni e soprattutto quella mentalista maschilista e clericale ancora ben viva all’interno della Chiesa (le parole di Bergoglio a questo riguardo sono illuminanti). E non si tratta quindi del discorso, ancora diffuso tra alcuni consacrati, che le donne sono tutte diverse - perché lo sono altrettanto gli uomini, i giovani, gli anziani, i preti, i religiosi – col solo risultato di bloccare ogni riflessione, e azione.
E neppure della concessione o appropriazione di ruoli nella convinzione che la Chiesa sia una comunità dove spartirsi fette o fettine di potere (ben diversa la riflessione di Kasper, Ratzinger e tanti teologi tedeschi sulla donna e sulla diaconìa).
Quello su cui volevo puntare l’attenzione è a livello di mentalità: partiamo da differenze di sensibilità che vengono evidenziate sempre di più dalle neuroscienze (basta pensare all’esperimento, se vogliamo banale, della reazione cerebrale di fronte ad alcune foto emblematiche, una sorta di macchina della verità uomo/donna) che superano ormai la pura psicologia per mostrare attività corticali specifiche e reazioni conseguenti. Perché allora impedire a queste diverse sensibilità e reazioni di contribuire alla comunità ecclesiale e relativo annuncio? Perché non si acquista ancora la consapevolezza che il credere “insieme”, inteso fianco a fianco, mente a mente, cuore a cuore, uomini e donne non possa rivelarsi un’autentica ricchezza, frutto dello Spirito? E ha ragione Luisa a scrivere che il discorso vale per tutti: basta autoreferenzialità e assenza di critica, al contrario quanto mai necessaria.
La via indicata da Pelletier è quella conciliare del sacerdozio battesimale, ma abbiamo capito che significa? Se tutto è servizio, solo servizio, com’è possibile che nelle comunità esista ancora una sola voce dominante? Un’ultima parola (presunta) definitiva, incapace di ascoltare “altre” parole (perché frutto di una sensibilità diversa) e tantomeno di accoglierle come altrettanto vere o, talvolta, forse anche di più?



21/08/2018 00:11 Sara
Da noi ci sono le ministranti, non so come si chiamano nelle altre parrocchie, si occupano di liturgia e comunione, sia nelle celebrazioni che ai malati. Kasper tempo fa propose di riprendere la benedizione per le badesse, però non credo che risolverebbe più di tanto. (nel senso che chi è favorevole al sacerdozio femminile non si accontenterebbe, chi è contrario protesterebbe lo stesso)

https://www.corriere.it/cronache/16_maggio_13/kasper-molte-divisioni-chiesa-non-si-arrivera-donne-sacerdote-b3072e24-187f-11e6-a192-aa62c89d5ec1.shtml



20/08/2018 23:35 fab
Sarebbe molto semplice se lo si volesse coinvolgere le donne in modo più effettivo in parrocchie e diocesi: innanzitutto si può istituire una forma di diaconesse - non ordinate sacramentalmente - cui possono accedere persone di provata fede anche sposate ma che facciano una qualche forma di voto che comprenda anche l'obbedienza al vescovo.

Poi gli incarichi di amministratore parrocchiale può essere dato ad esse alleggerendo così il lavoro di pochi preti che si concentrerebbero così sulla sola attività sacramentale.

Un tempo i diaconi facevano esattamente questo: non c'è nessuna ragione di avere sacerdoti ordinati tutto-fare che poveracci non hanno più il tempo di pregare!



19/08/2018 12:07 Sara
C'è un sito dedicato alla Teologhe italiane:

http://www.teologhe.org/

Ogni tanto ci butto l'occhio però sono sincera. Trovo un po' limitante che se studi teologia e sei donna poi tu debba occuparti solo di questioni femminili.


Se fossi teologa e avessi la possibilità di farlo preferirei scrivere sul blog della Queriniana

https://www.queriniana.it/blog/johann-baptist-metz-407

L'ultimo post ad esempio è dedicato a Metz un teologo che personalmente apprezzo molto, ecco perché una donna dovrebbe necessariamente interessarsi a Marinella Perroni invece che a Metz?


Da questo punto di vista preferisco la radicalità della Butler che tende a far saltare le distinzioni troppo nette tra maschile e femminile.
Non esiste La Donna esistono le donne nella loro diversità concrete.

E' un capitolo tutto in via di riscrittura, vediamo cosa ne verrà fuori, per quello che mi riguarda devo dire che mi appassiona solo fino ad un certo punto, e non so proprio che contributo potrei dare alla Chiesa in quanto donna più che in quanto Sara.

Buona domenica.



18/08/2018 14:36 Pietro Buttiglione
Un solo commento, una sola domanda:
Che la CC con il “femminile” abbia perso il contatto con la REALTÀ??



17/08/2018 10:16 Sara
Negli ultimi mesi ho letto diverse cose di Judth Butler: L'alleanza dei corpi, Strade che divergono, Che tu sia il mio corpo.
E' molto molto particolare, ebrea, considerata l'erede di Hannah Arendt, una filosofa pura. Fisicamente assomiglia ad una mai amica del liceo.

Io sento più affinità con lei. (anche solo per la ruvidezza di carattere).



17/08/2018 01:07 M. Luisa
"eludere i tranelli dell'autoreferenzialità, nella quale il discorso vive unicamente della citazione di se stesso dimenticando che le problematiche e la critica del mondo circostante sono invece proprio al servizio della vitalità del cristianesimo".
Sottoscrivo. Vale per tutti.



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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