Nell'arte
La serva consapevole
di Gian Carlo Olcuire | 15 agosto 2018
L’umiltà di Maria non le impedisce di tenere gli occhi ben aperti… su Dio e sugli uomini.

 

MAGNIFICAT

(Mino Cerezo Barredo, 1993, São Felíx do Araguaia, Mato Grosso)

 

«Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1,39-56)

 

Mentre nei Vangeli festivi del mese si assiste alle più dure opposizioni nei confronti di Gesù, da parte dei giudei e persino di molti discepoli, è salutare la parentesi di questa solennità per far memoria di come Maria vada controcorrente, dando a Dio una risposta entusiasta. Formulata in privato davanti all'angelo e resa pubblica col canto davanti a Elisabetta.

Su tale confessione vale la pena soffermarsi. Notando che, con tutto il rispetto per l'Ave Maria (e per il Rosario, che su di essa è imperniato), si è sempre un po' sconvolti quando si passa da questa al Magnificat. Perché sembra di aver a che fare con un'altra Maria: l'umile serva che, a testa bassa, quasi non si accorge delle scelte di campo di Dio... diventa colei che, per tali scelte, si esalta.

Se nell'Ave Maria le si chiede di pregare «per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte», nel Magnificat la si sente dare un nome ai peccati. E, al contempo, la si sente celebrare il Padre che non dimentica la misericordia per chi lo teme, mostrando una predilezione per gli umili, per gli affamati e per chi lo serve.

Lo scarto tra le due preghiere si avverte particolarmente quando le parole vengono tradotte in figure. Perché, nel momento in cui prendono forma la dispersione dei superbi nei pensieri del loro cuore, il rovesciamento dei potenti dai troni e il rinvio dei ricchi a mani vuote, le immagini non lasciano immaginare come le parole... portando allo scoperto l'anima "sovversiva" del Magnificat e di Maria. Che è pure l'anima del Padre nostro, capace di diventare di parte quando i comportamenti di certi suoi figli non gli vanno a genio.

Non sarà un capolavoro, quest'opera, realizzata in Brasile da un artista spagnolo per cercare di attualizzare il Magnificat. Ma, pur immettendo dei riferimenti storici discutibili, ha il merito indiscutibile di non separare la preghiera dalla realtà.

Se il rischio è di vedere una donna per nulla aureolata e molto terrena, alla testa di un movimento di liberazione, si coglie che Maria tiene insieme due liberatori, il Padre e il Figlio. La donna che fa da ponte tra cielo e terra, è pure colei che riesce a fare da ponte tra le generazioni.

 

21/08/2018 19:48 Francesca Vittoria
Ma che cosa significa in questo caso: ha guardato all'umiltà della sua serva? Me lo domando e mi viene di pensarlo così: Dio ha visto la disponibilità del cuore di questa ragazza, la serva obbediente, come il Fig.lio è stato obbediente...Pur con la sorpresa di sentiRsi visitata da un Suo angelo, pur di fronte a una tale notizia shoccante per la straordinarietà, fuori dall'umana comprensione, ha dimostrato un tale grado di fede da superare le molte obiezioni, perfino Sarà ha dimostrato perplessità di fronte a ciò che umanamente sembrava incredibile,Maria, fanciulla ma matura, no, ha il coraggio di una fede che va oltre che le fa dire: " sono la serva del Signore, non la serva secondo il nostro intendimento, ma "accetto ciò che mi viene chiesto...."sia fatto secondo la tua Parola" Certamente un tale superiorità di pensiero, soltanto una mente superiore, in grado di percepire tutta la grandezza di una simile richiesta fa pensare che poco vi e dell'umiltà umana e quanto invece di grandezza ad accettare una tale richiesta di servire l'Onippotente Signore del cielo e della terra. Ella lo sta servendo ancora, ha detto SÌ al figlio sotto la croce, a diventare madre di ogni altro uomo, ci considera figli venendo in terra a farci visita mandando i messaggi che L'Eterno vuole farci giungere, opera miracoli, a testimoniare una realtà che ci turba, che siamo riottosi a credere, tanto ci siamo allontanati da questo Dio creatore, da questo Dio che ha mandato il Figlio Suo pur sapendo cosa gli sarebbe capitato, da questi increduli, duri di cuore, che preferiscono avocare a se stessi i successi e chiudono gli occhi a tutto quanto frana, ci comportiamo da Caino, non è mai colpa nostra , c'è sempre un alibi, la responsabilità ? Ma va cercata!,,,,,,E' venuta come l'Immacolata Concezione, e noi buttiamo nel cesto ciò che si è concepito in piena coscienza, tanto poco si dà valore al l'essere umano, !,,,!
Tutto è un affare di potere e denaro....E' vero che ci ripugna quando ci troviamo di fronte al non provare pietà, quando l'essere umano non è più tale se malato, avanti negli anni non conta quanto ha dato di se alla società! Però, capita anche il miracolo, si capita di incontrare l'opposto, un medico (donna) che chiamata , si sobbarca di un viaggio è da il meglio di se , a tanto arriva da non esigere quello che un collega senz,'altro considererebbe, ancora in periodo di ferie, di parcella. Ecco, cosa dire se non a consolare il Santo Padre che ha una situazione dove i pastori sono diventati lupi, e se non lo sono, non sono più pastori perché la loro parola è distante da quella del Maestro. C'è il miracolo di quel resto che ancora sta in frontiera è dice, e ripete quel SI come Maria, alla nascita ma anche al calvario. Si c'è lo scandalo, ma anche l'incredibile miracolo che Dio fa quando lo si prega con tanta fede
Francesca Vittoria



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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