Noi adulti sfidati al Circo Massimo
di Giorgio Bernardelli | 13 agosto 2018
Nel dialogo di sabato sera tra i giovani e il Papa le domande mi hanno colpito più delle risposte, perché le ho sentite rivolte anche a me

Perché spegnete i nostri sogni col vostro sguardo stanco sul futuro?

Perché su un tema cruciale come l'amore ci scoraggiate a dire "per sempre"?

E perché - anziché starvene chiusi lontani, nei vostri rituali - non sapete offrirci testimonianze credibili su come vivere da cristiani davanti alla sofferenza o all'ingiustizia?

Siete venuti a Roma camminando per mille strade. Avete incontrato papa Francesco che ha scelto di mettere voi al centro di un Sinodo. E lo so bene che - insieme a chi vi ha accompagnato nel vostro cammino - quanto avete vissuto in questi giorni lo riprenderete con calma, facendone tesoro. Per cui, cari giovani italiani, non ci penso proprio a chiedervi che cosa vi abbia colpito di più o a farvi la parafrasi delle parole di papa Francesco. "Non siete mica scemi": lo ha detto anche lui.

No, cari amici. A me interessa riprendere con voi le tre domande che - per bocca di Letizia, Luca Matteo, Martina e Dario - ci avete buttato lì come un pugno nello stomaco sabato nella serata al Circo Massimo. Mi perdonerete se ho provato a riassumerle, ma noi adulti siamo pigri: non camminiamo per tanti chilometri sotto il sole; sì, siamo noi i primi ad accasciarci spesso e volentieri sul divano e vi stiamo insegnando a fare altrettanto. Ma queste vostre domande sono troppo importanti per lasciarle cadere. Da una ventina d'anni ormai - come giornalista - seguo le Gmg e questi vostri dialoghi con il Papa. Ma mai come questa volta mi era capitato di rimanere colpito più dalle domande che dalle risposte. E di sentirmi chiamato in causa personalmente da queste domande.

E allora grazie, innanzitutto. Grazie per aver scelto di parlare anche di noi, genitori o giovani di ieri ormai con i capelli bianchi. Grazie perché ci avete detto che non state semplicemente cercando uno spazio per voi nella Chiesa; un posto dove stendere i vostri sacchi a pelo e fare un po' di sana caciara senza che qualche beghina (o beghino) si scandalizzi. Non vi basta nemmeno una spruzzata di modernità nei linguaggi e nelle forme. E' troppo poco, voi volete di più. Cercate una comunità adulta che cammini con voi. Cercate compagni di strada che - anche se non corrono più - siano solidi, credibili e non gente capace solo di riversare su chi è più giovane le proprie frustrazioni e le proprie paure sul futuro.

Come sarebbe bello, allora, se ogni parrocchia italiana ripartisse da queste domande all'inizio del nuovo anno pastorale. E se voi stessi non vi accontentaste delle risposte (belle) che vi ha dato il Papa, ma quelle domande andaste avanti a porle nello stesso modo schietto anche a noi genitori, ai preti della vostra parrocchia, a quelli che solo apparentemente sanno sempre tutto. Quanto ci farebbe bene. Sarebbe un modo per prendere sul serio questo Sinodo che non è affatto sui giovani e basta, ma su quale comunità cristiana vogliamo essere insieme.

Ok. Ma tu che parli tanto, a queste nostre domande che cosa risponderesti? Già, lo confesso: mi costa fatica rispondervi. Perché in queste vostre domande vedo come riflesso in uno specchio ciò che siamo diventati. Capisco che quel "prima noi" che attraversa oggi la società e la politica ha radici ben più profonde rispetto a quanto ci illudiamo. Non è una burrasca improvvisa, ma qualcosa che respiriamo da anni nelle nostre vite quotidiane; e che abbiamo fatto entrare persino nella nostra vita di fede. Noi adulti oggi siamo come la madre dei figli di Zebedeo: portandovi davanti al Signore non sappiamo chiedere per voi nient'altro che una buona sistemazione "uno alla tua destra e uno alla tua sinistra" (Mt. 20,21).

Nonostante tutto questo - però - una piccola cosa in questi anni credo di averla capita e oso condividerla con voi. E' guardandoci troppo addosso che siamo diventati così. E' misurando meticolosamente ogni nostro passo e ogni nostro errore che abbiamo cominciato a guardare più al centimetro che al Maestro che indica la strada. Ma è un rischio che vi portate dentro anche voi: anche un mondo adulto e una società oggettivamente poco amica dei giovani possono diventare un alibi nel quale rinchiudersi. Ecco, impariamo insieme a non nasconderci nelle nostre fragilità; impariamo ad accettarle, perché il testimone credibile del Vangelo non è il discepolo tutto d'un pezzo ma Tommaso, che ha bisogno di mettere il dito nel costato del Maestro per proclamarlo "mio Signore e mio Dio".

Lasciamoci stanare insieme dal Signore che anche attraverso le vostre domande ci chiama a qualcosa di grande. E lo fa oggi, in questo nostro tempo, in questa Italia così piena di contraddizioni; dentro a questa Chiesa che da domani avrà un volto meno esaltante di quella che avete sperimentato al Circo Massimo, ma non per questo meno vero.

In questi giorni avete sperimentato la fatica, avete pensato di non farcela, ma alla fine siete arrivati a Roma. E' quello che da domani possiamo fare insieme: dentro le nostre case, dentro le nostre comunità e dentro a questo Paese che ha così tanto bisogno di cristiani che non si lasciano paralizzare dal sogno piccolo di una fede tranquilla.

 

 

 

16/08/2018 08:24 Pietro Buttiglione
Noi, noi, noi cerchiamo alibi.
Ma se buona parte del tempo/attenzione/interesse dei ns giovani vive FUORI della ‘famiglia’??
Ma se la famiglia tutte casa e Chiesa come quella descritta da Sara, fosse oggi eccezione?
Se le famiglie unifamiliari fossero quasi la maggioranza?
Se nell’individualismo imperante un coniuge seguisse la CC e l’altro qualche NMR? O fosse non credente? O magari io avessi una moglie credente ma molto tradizionalista ed io fossi molto progressista??
E se avessi vissuto tentativi di inserimento nella struttura CC, falliti?
E se alla fine mi fossi reso conto che il pallino della società, quella che in fondo Martina accusa, è in mano magari a poteri transnazionali ?
Alibi come quello di aver frequentato tanti movimenti ma di aver evitato x la mia libertà di inserirmi dentro.
Tutti ranti alibi.



15/08/2018 00:08 Sara
Sinceramente per quanta bassa autostima possa avere devo dire che io mi ritrovo nelle parole di Martina, nel senso che ho puntato la mia vita soprattutto sulla famiglia e sulle relazioni con le persone. Per anni qua dentro ho dato il buon giorno, la buona notte e i saluti, che nella sua banalità è un modo per relazionarsi.

Infatti il mio primo intervento era centrato sulla fede e la solitudine che i ragazzi si trovano oggi a vivere.

Non hanno letteralmente con chi condividerla appena escono di Chiesa ed è un grosso problema se la fede è relazione, anzi mi stupisce che non lo si prenda mai in considerazione.

"punti di riferimento, appassionati e solidali"

Punti di riferimento, e anche lì ho scritto che oggi i giovani vivono nella precarietà e la precarietà può essere disorientante e dolorosa.

Quando mio figlio dice: "siamo la generazione cazzo mene" non esprime una nostalgia di passione e solidalità?

Inoltre:

"Perché su un tema cruciale come l'amore ci scoraggiate a dire "per sempre"?"

Non penso serva ricordare tutti i fiumi di parole spesi su amoris laetitia.

A me pareva di aver fatto un intervento in tema onestamente.




"These days my waves get lost in the oceans
Seven billion swimmers, man I'm going through the motions
Sent up a flare, I need love and devotion
Traded for some faces that I never know, notion
Maybe I should try to find the old me
Take me to the places and the people that know me
Tryin' to disconnect, thinking maybe you could show me
If there's so many people here, then why am I so lonely?
Can I get a connection?"


https://www.youtube.com/watch?v=TdClcgeEnh4



Buona notte.



14/08/2018 23:03 Giorgio Bernardelli

Cari tutti grazie per le vostre osservazioni, ma a volte mi chiedo: qualche volta non potremmo fermarci all'abc? Questo post voleva semplicemente dire una cosa molto banale: le domande che i giovani hanno rivolto al Papa io le ho sentite rivolte prima di tutto a me. E credo che fosse quanto questi ragazzi volevano. Vogliamo ripartire da qui?


Ne copio qui sotto una per intero perché altrimenti ragioniamo sempre e solo sui massimi sistemi sui giovani.


"Perché il desiderio di intessere relazioni autentiche, il sogno di formare una famiglia, sono considerati meno importanti di altri e devono essere subordinati a seguire una realizzazione professionale? Io percepisco che gli adulti si aspettano questo da me: che prima raggiunga una professione, poi inizi ad essere una persona.
Abbiamo bisogno di adulti che ci ricordino quanto è bello sognare in due! Abbiamo bisogno di adulti che pazientino nello starci vicino e così ci insegnino la pazienza di stare accanto; che ci ascoltino nel profondo e ci insegnino ad ascoltare, piuttosto che ad avere sempre ragione!
Abbiamo bisogno di punti di riferimento, appassionati e solidali".


Voi a Martina che dice questo che cosa rispondete? Vi sentite così tranquilli rispetto a ciò che noi (non i vescovi, i preti, le parrocchie eccetera) abbiamo trasmesso loro? Noi che ci abbiamo provato, tante volte e anche con un desiderio sincero, non è che lo stesso anche noi ci siamo lasciati condizionare dalla paura di perderli?  


Ci chiedono questo esame di coscienza, non sono affatto le nostre proiezioni.


 




14/08/2018 19:43 Sara
"ma tu piuttosto quando mai ti abbiamo visto commentare qualcosa sui giovani? Quando hai scritto parole come quelle di Giorgio?"

Cara Maria Teresa, in realtà come ho raccontato il mio stesso figlio è stato 3 volte dal Papa quindi un pizzico di come funziona lo so pure io, mi sono limitata a ricordare che non è vero che nelle parrocchie non si parla di giovani, anzi si parla quasi solo di giovani, per gli adulti quali proposte ci sono a parte la messa o il volontariato?

Forse ci sono solo approcci diversi e molte frustrazioni, il mio vecchio parroco l'anno scorso mi ha raccontato di avere solo 5 giovani al catechismo della cresima. 5, pensa che non ci stesse male e non se ne preoccupasse?

C'è stato un calo del 30% nella mia diocesi negli ultimi anni (il mio parroco mi ha detto che a parte il colpo d'occhio si vede dalle offerte e dalle ostie consumate), se i giovani non vengono non è colpa della povera beghina di turno.

Non lo so perché non vengono, fino a poco tempo fa puntavo sulla cultura e pensavo che si dovesse accorciare la distanza Chiesa e mondo anche così, ultimamente ho capito che non serve manco quello.

Da noi frequentano praticamente solo i figli delle famiglie che frequentano. E' un dato che dovrebbe far riflettere.



" intende prendersi la scena."

Su di me posso assicurare che non è vero, anzi sono morbosamente timida, se non lo fossi avrei chiesto di scrivere in alto e non in basso, soffro di attacchi di panico, ho rinunciato anche a leggere in Chiesa come facevo da ragazza, nonostante mi piacesse tanto, che io voglia prendermi la scena proprio no dato che mediamente vorrei scomparire appena esco di casa.

Se scrivo è solo perché sono preoccupata.E a volte mi dispiace, per tutte le persone che ho incontrato e che hanno dato tanto, mi chiedo come si debbano sentire a sentirsi buttar via come scarpe vecchie.



14/08/2018 18:35 Maria Teresa Pontara Pederiva
Sara, questa nuova polemica mi ricorda quanto capita talvolta in sede di conferenze e dibattiti pubblici (forse il giornalista presente o moderatore è più attento, ma credo ne abbiate fatto esperienza tutti). C’è sempre qualcuno che arriva con un intervento già pronto e, non appena si apre il dibattito, intende prendersi la scena. A volte non si tratta neppure di una domanda, a volte il relatore ha già affrontato l’argomento, a volte è completamente fuori luogo.
Noi ci mettiamo la faccia e abbiamo un breve profilo: molti di noi sono sposati con figli (qualcuno anche nipoti), c’è chi lavora nella scuola, chi in altre attività, prevalentemente nella comunicazione. Personalmente non ho mai fatto mistero di essere andata in pensione dopo 39 anni di insegnamento, ma, agli ultimi Esami di Stato mi hanno chiesto ugualmente la disponibilità di prendere di nuovo in mano una Commissione da presidente. Continuo col Progetto Lauree Scientifiche all’università dov’ero fin da docente delle superiori, i giovani li incontro nelle parrocchie ecc. Ma soprattutto sono una mamma e i giovani li ho in casa o lontani e, se hai figli, significa allargare il campo ad una serie infinita di amici.
Se poi lavori nella pastorale famiglia, insieme a tante famiglie con figli, e magari prepari le coppie al matrimonio o al battesimo di un figlio, il cerchio si allarga e praticamente non sai mai la lunghezza del raggio …
Se nell’ultimo commento alludevo ai giovani nei CP, è perché per una figlia è venuto il suo turno familiare, e poi la figlia maggiore si è sposata a giugno (e la famiglia si è “allargata”ad un genero): non vai mai in pensione da genitore, almeno col cuore.
E non mi preoccupo di cosa accadrà domani: mi impegno a testimoniare oggi da genitore e i figli crescono respirando il clima di famiglia. Piuttosto come famiglia ci siamo sempre preoccupati che percepissero la parrocchia come una seconda casa e in parallelo nel cammino dell’AGESCI fino al servizio a loro volta come animatori parrocchiali o capiscout. Dovrei preoccuparmi perché una figlia vive in una Paese dove esiste una sola diocesi cattolica e un’unica messa domenicale in inglese? E un altro figlio poco più? No, perché ho fiducia in loro e in Dio Padre e so che una testimonianza cristiana comincia soprattutto il lunedì.
Per noi i giovani sono esperienza quotidiana (anche all’estero finisco per conoscere dottorandi, ex studenti, di ogni nazionalità, partecipo ai loro matrimoni …), ma tu piuttosto quando mai ti abbiamo visto commentare qualcosa sui giovani? Quando hai scritto parole come quelle di Giorgio?
Ci hai confessato invece di piangere calde lacrime (adesso è frequente sui blog) perché, a tuo avviso, non ti consideriamo, adesso noi parliamo di giovani.: ti aspettiamo!



14/08/2018 12:21 Sara
Non so, io ho letto gli articoli mi sembrano sempre sfasati rispetto alla situazione in cui vivo, mio marito fa il catechista fa la catechista mia mamma, l'ho fatto pure io tempo fa. Ho figlio e nipoti adolescenti quindi i giovani li frequento anche io

Secondo me non è vero che non c'è attenzione per i giovani, è proprio che è difficile e basta.


Ha detto bene Papa Francesco quando ha invitato a non stare sul divano. Come dice mio figlio siamo la generazione cazzomene,

https://www.youtube.com/watch?v=Qk2fbnFchI4



14/08/2018 12:05 Sergio Di Benedetto
Cara Sara,
forse le sono sfuggiti gli articoli che dal 3 giugno 2017, quindi da 14 mesi, escono tutti i sabati sul tema giovani. Se avesse modo di rileggerli, capirebbe forse che tutto abbiamo cercato tranne quello che lei scrive: "si deve parlare di giovani partendo dalla realtà dei giovani non proiettando tematiche che interessano gli adulti". E per questo abbiamo dato spazio a loro (si riveda gli ultimi due articoli, ad esempio, sul cammino), e la cosa non è facile nè agevole, mi creda.
Aggiungo che tutti coloro che qui scrivono di giovani (il sottoscritto, Sergio Ventura, Gilberto Borghi, Marco Pappalardo, Gabriele Cossovich, e altri), con i giovani ci stanno, si 'sporcano le mani'. Allora, per una volta, potremo anche sotterrare l'ascia della polemica e del voler sempre contestare. Perchè una domanda mi viene spontanea: lei, cosa fa per i giovani? Il Papa parla anche a lei... anche lei è adulta, no?



14/08/2018 10:44 Sara
Voglio dire: si deve parlare di giovani partendo dalla realtà dei giovani non proiettando tematiche che interessano gli adulti.

Oggi i giovani vivono una condizione di fede precaria in tutto, proprio per le caratteristiche del loro tempo, non è vero che gli adulti non li ascoltano, li allontano o li vgogliono tenere fuori.

Anzi, da noi ad esempio dopo la cresima ai ragazzi sono state proposto diverse strada di impegno, però quasi nessuno se l'è sentita. Compreso mio figlio.

Del resto fanno fatica ad organizzarsi ad andare al mare e abitiamo a due passi dalla spiaggia. A volte vivono sospesi nei loro stessi desideri, di fronte alle tante possibilità rinunciano a scegliere.

Non sono situazioni che dipendono da dogane, non volontà o altro anche da parte di educatori e genitori. Pensare che basti parlare dei giovani per risolvere tutto, a me sembra ingenuo sinceramente.

Serve una presenza discreta, mai invadente, il tempo, la pazienza la capacità di stare a volte in silenzio ed aspettare.

E soprattutto servono persone in grado di farlo, e se queste persone (che poi saremmo noi adulti) non ci sono, non è con una riunione che le trovi. Non è colpa di nessuno se non ci sono.

Bisogna però prendere atto che non ci sono. L'urgenza vera questa.



14/08/2018 10:19 Sara
Caro Giorgio, secondo me quasi sempre su vino nuovo partite dal presupposto che queste riflessioni non si facciano nelle parrocchie.

Lancio una provocazione: perché non partire anche da quelle realtà dove queste riflessioni si fanno notte e dì senza ottenere facili successi?
Entrare nello specifico di come attuare certi appelli papali. Scendere dal teorico al pratico.

Mio marito è andato due volte da Papa Francesco, una appena eletto per l'incontro dei presidenti AC l'altro l'anno scorso insieme a mio figlio di 17 anni.

E' tornato a casa (mio figlio) di notte e la prima cosa che ha raccontato è stata: "il Papa ci ha raccomandato di non stare sul divano".

Lui sul divano non ci sta, però in classe sono in due a frequentare la Chiesa.
Tra due anni andrà all'università, nella nuova città troverà compagni di fede? Una parrocchia dove andare a messa?

E se non la troverà? Io ero in Cattolica la messa la dicevano in collegio (e suonavo la chitarra per tutti) era più facile, oggi dipenderà solo ed esclusivamente da lui.
Alzarsi la domenica e andare a messa piuttosto che rimanere in casa.

Si parla molto di clericalismo ma si mette veramente poco l'accento sulla solitudine dei ragazzi che affrontano un percorso di fede.



13/08/2018 23:32 Maria Teresa Pontara Pederiva
Grazie Giorgio. Sarebbe bello che tu potessi leggere il post nella tua parrocchia, magari al termine della messa della comunità e poi raccontarci un feedback.
A Rio il papa aveva invitato i giovani a farsi sentire nelle diocesi per difendere la Chiesa da tutto ciò che è immobilismo, comodità, clericalismo e quell’essere chiusi in noi stessi. Cinque anni dopo alcuni di quei giovani sono entrati nei consigli pastorali e han portato aria nuova, alcuni si sono sposati in chiesa ed è già una testimonianza di fede, molti di loro sono avanti con gli studi o già al lavoro. I giovani ci sono per chi sa vederli, e apprezzarli.
Il problema, è vero, sono gli adulti, che pretendono da loro ciò che non sono più in grado di sognare, dare, fare … (credere?). Il problema non sono loro: siamo noi tutti. Lasciamoci stimolare anche da queste domande e, forse, potremmo offrire un piccolo contributo alloa soluzione.



13/08/2018 19:00 Sergio Di Benedetto
Grazie Giorgio! Che bello se l'anno che sta per iniziare si aprisse con un bel confronto simile...


13/08/2018 18:19 Pietro Buttiglione
Anche io sorpreso e quasi allibito!
Ma vorrei che chi in primis si sentisse interpellato da QUELLE domande, caro Giorgio , fossero i sigg. VESCOVI!
Altrimenti mi spiegate xchè lo avete chiamato SINODO dei VESCOVI??
Forse che sotto sotto siamo del tutto sfiduciati sulle loro capacità di dare risposte credibili?
Guardiamo ad es il GAP evidenziato nell’ultima domanda tra Liturgia e Popolo di Dio ( = Chiesa😇)
Non ha risposto il Papa.. x lasciarlo ai Vescovi? xchè il problema è enorme e arduo? Forse anche..
Vedremo i Vescovi..
Cosa diceva Martini? 200anni?
Ma che peccato buttare via tante energie...😭😭



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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