Nuovo piccolo catechismo sul peccato/5
La redenzione e i modi di guardare alla Croce
di Gilberto Borghi | 25 luglio 2018
Sull'immagine di Dio che - portata fino in fondo - la logica dell'«espiazione» e del «debito da pagare» ci pongono davanti

La redenzione, ovvero il passaggio dal peccato all'amore di Dio. Come avviene? Sembra semplice la risposta, ma in realtà esistono letture teologiche diverse, ognuna delle quali ha, come centro comune la spiegazione del perché Gesù deve morire e come sfondo differenziante, una determinata immagine del triangolo teologico Dio - uomo - peccato. Provo a delinearne due, rimandandone una terza ad un secondo post.

La prima è essenzialmente connessa al tema dell'"espiazione". Nella Bibbia ha radici già nell'Antico Testamento (sia nella linea sacerdotale che in quella profetica), e nel Nuovo Testamento si ritrova soprattutto nella lettera agli Ebrei, ma non solo. La sua "vulgata popolare", molto presente all'interno della Chiesa, la descrive però in modo non sempre fedele al dato biblico.

Il peccato dell'uomo crea uno squilibrio nel rapporto con Dio, perché a fronte del suo amore con cui ci ha creati e ci ama, noi rispondiamo con una chiusura, producendo una vita che non lo ringrazia e non lo riconosce. Perciò, se si vuole riavere la possibilità di rientrare in una posizione corretta rispetto a Dio, dobbiamo espiare il danno di questo nostro rifiuto. Ma siccome Dio è infinito, il rifiuto del suo amore ha un carattere infinito. Perciò l'uomo non è in grado di espiare un danno infinito. E Dio, quindi, eccezionalmente, sacrifica il suo Figlio che ripara al nostro posto il danno del peccato. Gesù deve morire perché il Padre lo vuole, come "capro espiatorio" per i peccati degli uomini.

Una seconda variante di questa teoria prevede invece che l'espiazione venga fatta da Cristo nei confronti del demonio. Il ché significa che Dio patteggia col demonio la liberazione dell'uomo e il recupero della giustizia universale. Gesù deve morire perché il demonio lo vuole come espiazione sufficiente e il Padre lo permette.

In ogni caso, in entrambe le varianti "popolari" è la sofferenza in quanto tale, fino a morire, che salva gli uomini; il puro e semplice fatto di espiare soffrendo genera la redenzione. Mentre nella versione biblica è l'amore di Cristo che espia i peccati. Una differenza non da poco. Ora, al di là delle facili implicazioni "masochistiche" a cui questa lettura presta il fianco, qui il problema è l'immagine di Dio in essa nascosta e le aporie insite.

Apparentemente sembra un Dio misericordioso perché offre il Figlio per noi. In realtà, nella prima versione, si assume un'immagine di un Dio che tende a dividersi in sé stesso, in cui Padre e Figlio vengono a trovarsi su fronti opposti: il Figlio dalla parte degli uomini, per "appagare" o "comperare" un Padre assetato di giustizia e di sofferenza. Ma "se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi"(Mc 3,24). Nella seconda versione si assume un Dio limitato dalla potenza del male con cui deve scendere a patti, con il rischio di arrivare a pensare che il demonio sia il Dio del male, che decide il prezzo sufficiente per liberare l'uomo e a cui il Padre, quindi, deve concedere la morte del figlio.

In entrambe, nettamente, siamo in un'impronta giuridica del rapporto con Dio. La gratuità dell'offerta di sacrificare il Figlio è solo una eccezione in Dio, ma il suo normale status è quello di dare ad ognuno secondo le proprie azioni. La giustizia retributiva è il vero Dio a cui tutto il resto si inchina. Come se il peccato dell'uomo avesse costretto Dio a cambiare i suoi piani originali, e a dover scendere ad usare la misericordia per una frazione di secondo, ma per rientrare poi immediatamente in una relazione con l'uomo fondata sulla giustizia, dovuta a sé stesso o al demonio.

La radice di questa interpretazione "popolare" è maggiormente fuori dalla Bibbia, che non in essa, nella primitiva concezione del triangolo teologico Dio - uomo - peccato. In questa idea, trasversale a tantissime religioni arcaiche, l'unica cosa che l'uomo può fare per distruggere il male è tentare in qualche modo di "rabbonire" l'ira di Dio, attraverso il sacrificio espiatorio di ciò che di più caro egli ha.

Gli ebrei, invece, nel corso della loro storia sembrano elaborare soprattutto un altro pensiero. Dopo il diluvio, essi fanno esperienza di un rapporto con Dio che si struttura su una alleanza, e non sul tentativo di "rabbonirlo": se il popolo si comporterà secondo la legge, Dio sarà dalla sua parte. Da qui prenderà le mosse, in area cristiana, la seconda idea di redenzione, stavolta centrata sul "riscatto". Nella Bibbia, questa linea è molto attestata, fin dall'Esodo, nei profeti, e poi nel Nuovo Testamento soprattutto in Paolo. Ma anche qui, ne esiste una "vulgata popolare" abbastanza presente nella Chiesa, non sempre fedele al dato biblico.

Il peccato ha creato un debito, dell'uomo nei confronti di Dio, che riguarda l'esistenza stessa di Adamo, il quale resta in vita nonostante sia peccatore. Ma Adamo non può pagare questo debito, riscattarsi da solo, perché in gioco c'è la sua stessa vita che non è lui ad aver creato. Eccezionalmente però, se l'uomo accetta di stare nelle regole che Dio gli ha rivelato, Dio lo salva, lo libera dal peccato, mandando Gesù a morire per avere un pagamento adeguato del debito. Cristo deve morire per pagare il debito contratto da Adamo e così riscattarlo.

Ma a chi va pagato il debito? Sia che si dica al Padre, sia che si dica al demonio, ritorniamo alle aporie sull'immagine di Dio evidenziate prima a proposito dell'espiazione: un Dio che tende a dividersi in sé stesso, la cui essenza è la giustizia economica, stavolta, o un Dio che patteggia col demonio la liberazione dell'uomo. In ogni caso, ciò che redime il peccato in questa logica, è l'osservanza del patto, che per Dio significa dare la morte a suo Figlio per pagare il demonio o sé stesso; e per l'uomo significa stare dentro la legge. Mentre nella Bibbia, questa teoria prevede che sia l'amore di Cristo che si offre come riscatto a generare la salvezza. Anche qui una differenza non piccola.

Siamo nettamente, stavolta, in una logica dello scambio, in cui vige un'immagine di Dio economo della salvezza, che elargisce amore solo condizionato. "Se fai il bravo, io ti salvo". Ancora una volta la misericordia di Dio non è la base con cui Dio opera verso l'uomo, ordinariamente, ma è una specie di benevola eccezione momentanea che Dio realizza quando sacrifica il Figlio per noi.

Piccola postilla. Paradossalmente in entrambe le interpretazioni, la Resurrezione di Cristo sembra essere marginale, quasi solo un appendice. Nella prima, quello che conta è la sofferenza espiatoria di Cristo fino alla morte, nella seconda il suo sangue versato come riscatto. Entrambe queste due logiche si concludono nella morte di Cristo. Cioè a dire che, con questo atto, la redenzione sarebbe compiuta e l'uomo liberato. Perciò, per assurdo, se Cristo non fosse risorto, queste due interpretazioni potrebbero stare in piedi ugualmente. Qualcosa non torna. Possibile che l'atto essenziale del cristianesimo, la redenzione, non ritenga rilevante l'evento fondativo e sorgivo della nostra fede, cioè la resurrezione?

 

Questo articolo fa parte di una sertie di Gilberto Borghi su come raccontare oggi il mistero del male rimettendo davvero al centro la misericordia di Dio. 

Leggi qui sotto gli articoli pecedenti

1. Un nuovo piccolo catechismo sul peccato

2. Quando nasce il peccato?

3. La differenza di Dio di fronte al male

4. Dio e il male


 

28/07/2018 16:06 Yolanda
Grazie a Borghi per questi approfondimenti. Peccato che queste due interpretazioni siano le uniche che io abbia sentito per una lunga vita.


27/07/2018 10:58 Francesca Vittoria
Parlare anche di Resurrezione come di Peccato, è giusto.Senza la Resurrezione non ha senso neppure la vita. Perché nascere,vivere perché poi tutto si concludesse con la morte? Allora va approfondito anche il perché Dio ha fatto vivere l'uomo, fatto di terra poi gli ha influsso lo spirito di vita, fatto a sua immagine e somiglianza, quindi se Lui è eterno per amore ha fatto eterna anche la vita. Ma.......quello che è avvenuto in seguito ha cambiato le sorti dell'uomo, il quale non si è rassegnato a dipendenza ma ha pensato di essere dio anche lui., messo alla prova si è rivelato a se stesso. Dio poteva lasciarlo così, ramingo, vivo ma tendente a ribellarsi di nuovo, "Caino-Abele, e così la storia umana continua ai vino ai giorni nostri. MA , Dio ha voluto così bene alla creatura da lui fatta, che non si è rassegnato a perderla, vanificar gli il dono della vita, e per questo ha mandato il Figlio, lo ha dato in forma umana, simile fin dalla nascita agli uomini terrestri? Risultato? Quello che oggi vediamo e cioè malgrado sia cresciuto in seno a un popolo, sotto la legge, rispettosa la famiglia a questa, malgrado si sia manifestato come uomo buono, sapiente il Suo parlare tanto da venire considerato Maestro, anche uomo capace di comandare gli spiriti maligni, perdonare i peccati, ridare la salute ai malati guarirli da ogni sorta delle malattie dell'epoca, perché criticava l'uso del potere esercitato da capì che si erano costruiti leggi utili a mantenerlo a un popolo costretto a servitù, , per tutto questo che ne vediamo anche nella società di oggi il riflesso, anche non così marcato, non hanno accettato che vivesse, lo hanno messo a morte, pensando di liberarsene. Ma questo non era il disegno di Dio, Egli rivoleva la creatura così come agli inizi, riscattata dal peccato, se solo avesse accolto il messaggio vissuto dal Figlio Suo Gesù Cristo il cui appellativo è giusto Salvatore, Ma salvatore della vita dell'uomo, tolto alla morte, Lui è vivo ieri, oggi e sempre. Perciò la Resurrezione che andrebbe enfatizzata come risultato del disegno divino! Perché si è vero che la via da intraprendere è quella dell'amore testimoniata da Cristo , ma visto che non è via facile per l'uomo che deve sacrificare quello che la natura sua anche lo assilla, se l'amore ha premiato Cristo Risorto che siede alla destra del Padre, da dove è venuto, così mi sembra sia logico traguardo da raggiungere anche per l'uomo e che questo debba essere enfatizzato e non lasciato fumoso quasi da fantascienza, a modesto parere, la Chiesa dovrebbe esprimersi, così come fa per insistere a vivere il Vangelo. Altrimenti taluni possono pensare che la Chiesa esiste come altro potere esercitato da classe sacerdotale ma uomini con obiettivi non diversi dai laici che infatti si sono costruiti un Vangelo analogo improntato a far prevalere ogni umana libertà esibita dall'uomo evoluto in intelligenza e abilità. La Chiesa Cristiana si differenzia da ogni altra perche e Cristo il fondatore venuto espressamente a portare l'ultima Parola del Padre, Egli è risolto perché anche tutti i suoi lo fossero. Come non dirlo? Come non far sperare tutti che questa è la cosa che è venuto a portare, non solo la pace in terra ma per sempre
Francesca Vittoria



26/07/2018 09:01 Francesca Vittoria
Questo discorso di come Dio abbia pensato di liberare l'uomo dal peccato e si interessante ma sembra pur con il rispetto ai riferimenti dei testi e scritture, un po' complicato, cioè da intellettuale che suppone un modo di ragionare da parte di Dio. Io non credo per esempio che aDio scenda a ragionamenti con il demonio, Lo pensò che sta al di fuori, semplicemente Lui e l'universo in tutto ciò che è bello, immenso superiore e il demonio un semplice buco nero che può essere risucchiato . Rimane vero che l'uomo è creatura fatta da Dio ma avendo avuto il coraggio, dabbeddagine, di ritenersi simile anche a sapere da solo e agire in conseguenza, su ciò che è bene e male! Ha fatto a meno di ascoltare l'ammonimento ricevuto e pertanto ha esperimentato, povero grullo "come da pinocchio," le conseguenze, non solo ma gli si sono aperti gli occhi o il senso di colpa si è fatto strada, si è visto nudo! Ha provato vergogna. Ecco la grande cosa, ha scoperto la supremazia di Dio e la statura di se stesso. Non so se allora avrà percepito quanto Dio è stato generoso mantenendolo in vita con i suoi difetti, l'ha punito mandandolo a guadagnarsi tutto con la fatica "sudore della fronte" e Eva a partorire con dolore. Sembrano punizioni non da poco rispetto a come vivevano prima, ma ciononostante possono essere letti come segno comunque di amore, cioè segni offerti all'uomo alla sua intelligenza per capire il suo errore, rendersi conto di essere creatura eco è tale deve acquistarsi ciò che con il peccato ha perso, perché solo Dio è perfetto, solo Lui Sa e per questo ci si deve fidare della Sua Parola allora come oggi. Oggi si parla di misericordia ma soltanto perché l'uomo di oggi si esprime con un linguaggio più avanzato, ma mi sembra la stessa cosa. È' venuto Gesù Cristoche ha impersonato tutto il peccato umano e, abbiamo in Lui "visto" l'amore,non l'ingiunzione, la proibizione, ma un ragionamento un invito a comprendere chi è Dio, a volerlo desiderare di essere degni del s Uo Regno,"regno di pace e di giustizia"regno d i vita? E libertà? Tutto questo attraverso le vie dell'amore, che lo stesso Cristoha fatto conoscere accettando di essere inchiodato alla croc dalla cattiveria umana.Sono soltanto ragionamenti personali, a giustifica di quanto tutto sia guadagno a seguire questi insegnamenti e quanto anche i entra una vita piena di successi sia persa, inutile se non si vive per il regno. Ieri don Giuseppe in modo piano ha suggerito che ogni gesto azione che facciamo al servizio di altri e cosa , offerta anche a Dio, a nostro bene. A ll'ora anche se vero che facciamo manchevolezze di cui come i progenitori hanno fatto, c'è la misericordia in quello che di positivo anche facciamo, e poi sarà Dio a giudicare.
Francesca Vittoria



25/07/2018 22:10 Sara
http://www.robertonardin.com/roberto/Satisfactio%20in%20Anselmo.pdf


25/07/2018 19:43 gilberto borghi
E' Benedetto XVI stesso a criticare e rileggere la tologia dell'espiazione di Sant'Anselmo...


25/07/2018 15:05 Sara
Anche il povero Sant'Anselmo in ogni caso è appena stato ripubblicato sia da Jaca Book che da Città Nuova.

Si può anche buttare l'occhio su questi autori prima di criticarli.



25/07/2018 12:54 Pietro Buttiglione
In linea con tutti i Vangeli : se Gesù, che non voleva certo morire in Croce( allontana, se:.), avesse chiamato gli Angeli a salvarlo... non sarebbe stato il Gesù dell tentazioni o quello de “ io sono il figlio dell’uomo o quello del fate cone me, che sono ecc ecc ecc
Non cincentra nè il Padre nè Adamo! Assumiamkci una buona volta la. aNOSTRE responsabilità: siamo , come uomini, stati capaci di ammazzare anche Dio!!



25/07/2018 12:47 Maria
Caro Borghi , senza polemica , le consiglio di legger se non l'ha già fatto, il bellissimo testo di Edith Stein
"Scientia crucis". fu l'ultimo libro scritto dalla monaca carmelitana di origine ebrea prima di morire in campo concentramento nazista . in esso si delinea una profondisissima riflessione sul significato del "sacrificio della croce".
Edith, divenuta cattolica e prossima ad entrare nel Carmelo, contempla il legame profetico tra il giorno dei Kippur e il giorno del Venerdì Santo: “Il giorno della Riconciliazione dell’Antico Testamento è la figura del Venerdì Santo: l’agnello immolato per i peccati del mondo rappresenta l’Agnello immacolato”. Il Cristo, “accettando di morire vittima, è l’eterno Sacerdote”.



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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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