Nuovo piccolo catechismo sul peccato/4
Dio e il male
di Gilberto Borghi | 20 luglio 2018
Quando Dio scaccia l'uomo dal giardino dell'Eden agisce per evitare che metta le mani anche sull'albero della vita. È un gesto protettivo, non punitivo: mette l'uomo nella condizione di nuocere un po' meno a sé stesso e agli altri

Come può esistere il male se Dio è amore assoluto? Forse il più grande dei misteri teologici del cristianesimo, che resta tale, soprattutto se lo leggiamo in rapporto all'innocenza (perché l'innocente soffre e sperimenta il male?)

Nella tradizione cattolica il male è sempre stato pensato come conseguenza del peccato. Ma prodotto da chi? Dal peccato stesso, o da Dio che, estrinsecamente al peccato, decide di castigare il peccatore? Se torniamo a Genesi 3 qualche chiarezza forse si trova. Intanto è innegabile che il male come effetto del peccato si presenti per la prima volta nella Bibbia al versetto 7, subito dopo il peccato dell'uomo, con la vergogna che la coppia prova nel percepirsi nudi, che ribalta Genesi 2,24. Poi al versetto 8 la paura di Dio, da cui l'uomo stesso si nasconde. Poi al versetto 12, dove si infrange la fiducia nell'altro. Tutto questo senza intervento di Dio. Le parole di Dio, poi, nel versetti 14-19, hanno tutte i verbi all'imperfetto, non all'imperativo, pur possedendo l'ebraico questa forma verbale. E di solito l'imperfetto ebraico è tradotto col futuro. Non sono perciò azioni che Dio impone come castighi, di cui lui è la causa, ma nelle quali Dio si limita a rivelare all'uomo ciò che lo aspetta a causa del peccato. Infatti le uniche due maledizioni che Dio emette sono contro il serpente e il suolo, non contro i due della coppia.

Il Nuovo Testamento va nella stessa direzione. Gesù Cristo non castiga mai i peccatori che incontra. Se la prende violentemente con chi non si riconosce peccatore, ma non li castiga. Su 24 passi in cui nella Bibbia si parla del castigo di Dio, solo due sono del Nuovo Testamento e nella 1 Lettera di Giovanni c'è un passo che dice esattamente il contrario. Luca 13,1-5 sta li proprio a dire che non esiste collegamento tra castigo di Dio e male sperimentato. Il magistero, dal canto suo è altrettanto chiaro: "(Gli uomini) hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale. Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene" (310-311).

La risposta sembra chiara, il male non è opera di Dio, ma è effetto inevitabile dell'azione di peccato che l'uomo compie. Ancora Luca 13,1-5 ci offre proprio questa indicazione: è il peccato a produrre la morte. In altre parole, non è Dio che ci castiga, ma siamo noi che compiamo un'azione che ha, di suo, per la struttura di quella stessa azione, un effetto maligno, che produce male, a noi, agli altri, al mondo. E questo, per essere compreso nella sua portata così drammatica, come la realtà ci mostra, ha bisogno di essere letto a partire dall'essere stesso delle cose, sul piano ontologico.

Se il peccato è un tentativo impossibile di essere ciò che non si è, il male allora è una sottrazione di "essere" che si viene a produrre in conseguenza di questo tentativo. Il peccato riduce l'essere, mio, degli altri, del mondo. Apre una voragine, crea una mancanza nell'essere, sottrae amore possibile, porta via vita a me, agli altri, al mondo. Il male non è tanto qualcosa che ha una vera consistenza ontologica, che ha "l'essere" effettivamente, ma invece qualcosa che "manca di essere", che corrode l'essere in direzione della sua nullificazione. Il male tende a non essere. Ed esiste solo ed esclusivamente in forza di quel poco di bene che ancora al suo interno alberga, come ricerca depravata dell'amore. Si rende percepibile perciò in quelle forme di vita che ci rimandano al "non essere", la sofferenza e la morte, ma che sono così drammatiche proprio perché al loro interno continuano ad albergare tracce di vita, di essere, di amore che non vogliono "non essere" più.

Di fronte al male, Dio continua ad amare pazzescamente l'uomo. Il testo più evidente è proprio quello che spesso viene invocato come primo atto in cui Dio castiga, la cacciata dal paradiso terrestre. "Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!». Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita". (Gen 3,22.24)

È lampante che Dio agisce per evitare che l'uomo metta le mani anche sull'albero della vita. Un'azione preventiva sul futuro, non retributiva del passato. A meno che non vogliamo pensare che Dio lo faccia per invidia nei confronti dell'uomo, per la paura di essere spodestato dall'uomo, il suo gesto ha solo un'altra lettura possibile: è per evitare all'uomo di provare a completare l'opera del peccato. È un gesto protettivo, non punitivo. È un gesto misericordioso, che mette l'uomo nella condizione di nuocere un po' meno a sé stesso e agli altri. Allo stesso modo pure il gesto con cui costruisce le tuniche alla coppia è perché possano vivere senza paura e vergogna, proteggendoli dagli effetti del peccato. Così pure le parole che anticipano le fatiche e i sudori della vita, sono parole che servono all'uomo perché abbia coscienza di ciò che l'aspetta e così possa affrontarlo meglio.

Gesti e parole di Dio che tendono a proteggere l'uomo nelle sue varie relazioni. Come mai? Perché Dio sa che il peccato e il male si diffondono per relazione. La trasmissione del peccato per via di generazione, non è altro che un caso tra i tanti di contagio relazionale del peccato. Il mio atto di amore perverso che vorrebbe "rubare" per me un brandello di felicità limitata, produce in me l'amarezza di non essere riuscito ad avere abbastanza vita, amore, essere. E quando qualcuno o qualcosa entra in relazione con me, questa mancanza che mi porto dentro, si riversa in quella relazione e io tendo a "rubare" anche all'altro quel pezzo di "vita" che cerco e non ho. Essere al mondo significa essere esposti al male, comunque, perché siamo in relazione. Resta però vero che noi non siamo in grado di avere il quadro complessivo di tutte le relazioni e dei loro effetti mortiferi prodotti. Perciò non sappiamo dire perché proprio quella persona lì stia soffrendo, pur se innocente. (vedi Giobbe!)

Solo se Dio negasse il valore della libertà umana e ne bloccasse gli effetti perversi delle sue azione peccaminose, il dolore innocente sarebbe evitabile. Ma Dio, ovviamente, non può negare ciò che ha fatto, non può pentirsi di aver creato l'uomo libero e capace di amore, a sua somiglianza. Perciò non può intervenire, quando noi vorremmo, a "correggere" gli effetti nefasti delle nostre scelte libere. Ecco perché il male ha possibilità di propagarsi nel mondo, fino alle conseguenze più atroci e indicibili che purtroppo l'uomo ha visto nel corso della storia. E non è ancora finita!

(4. continua)

 

Questo articolo fa parte di una sertie di Gilberto Borghi su come raccontare oggi il mistero del male rimettendo davvero al centro la misericordia di Dio. 

Leggi qui sotto gli articoli pecedenti

1. Un nuovo piccolo catechismo sul peccato

2. Quando nasce il peccato?

3. La differenza di Dio di fronte al male

 

 

27/07/2018 10:25 Dolvaso
L'interpretazione dei testi scritturistici segue alcune regole precise, come insegnano diversi documenti del Magistero (primo tra tutti Dei Verbum). I biblisti partono da queste regole di ermeneutica, le quali non consentono l'interpretazione fondamentalista. Leggere i racconti di Genesi come se fossero pagine di storia o di cronaca giornalistica, ignorando che si tratta di pagine in cui l'agiografo fa uso di generi letterali ben precisi (ad esempio, quello mitico-sapienzialr), si rischia di far dire ai brani quello che si vuole. Attraverso lo studio del genere letterario si ricava la parola di Dio in esso contenuta. Come dice il prof. Borghi, Dio non castiga. Il diluvio universale o la distruzione di Sodoma vanno interpretate in modo corretto. L'agiografo ha utilizzato il genere letterario tipico del suo tempo non per insegnare che Dio castiga ma per dire che Dio è coinvolto nella storia dell'uomo e che il male è incompatibile con il progetto di Dio sulla creazione. Anche quando il male sembra aver preso il sopravvento e superato ogni limite, chi ha fede in Dio non si lascia rubare la speranza, poiché sa che Dio ha deciso di creare un’umanità nuova, non dalle cattiverie degli uomini ma dalle macerie della società malvagia che essi hanno progettato e costruito. Dio è capace di iniziare una nuova storia da quei fermenti di bene presenti nel mondo (di veda gli uomini e le donne rimasti a Lui fedeli). Dio - il Dio di Gesù Cristo - non ha mai scatenato diluvi o distrutto città. Come dice il prof. Borghi, è il male in quanto tale a far male verso chi lo compie.


21/07/2018 17:39 PietroB
La Parola x me è un po’ come Dio x gli ebrei: conoscere senza usare, frequentare senza ammantarsene, davvero Mistero.. ad es la Parola, la STESSA Parola, dice a te cose diverse che a me, parla ad ognuno in modo proprio e calzante, esattamente come Lui..
E come e quando e se conosci una Persona non ti fermi certo ad UNA sua Frase, ad UN versetto, ad un episodio della tua relazione con Lui ma valuti la relazione nel suo complesso.. magari facendoti aiutare..
Tutti qui gentile Sara!



21/07/2018 17:10 Sara
Nel racconto della Genesi no ovviamente, nell'Esodo Dio divide il mar Rosso in due per far uscire Israele dall'Egitto e lo leggiamo non a caso la notte di Pasqua.

Dal suo racconto non si percepisce questa forza. Che devo dì? E' tanto bello l'originale...



21/07/2018 16:49 gilberto borghi
Sara, tutto il blocco di gen 3 dall'8 al 24 vede dio all'opera nel tentativo di tutelare l'uomo... una figurina sullo sfondo? E l'uomo se la canta e sel asuona da solo?


21/07/2018 16:36 Sara
Ok Pietro però anche lei cala sempre "La Parola" dall'alto senza mai partire neppure da un versetto. anche quello è un modo soggettivo perché citando "La Parola" così in astratto le si può far dire di tutto.

In base alle mie letture (ad esempio questa fin dal liceo https://www.ibs.it/libro-della-genesi-ciclo-di-libro-gianfranco-ravasi/e/9788810709061?inventoryId=52511503) qualche cosa manca al racconto di Borghi, non saprei identificare bene cosa, però qualche cosa manca. (forse proprio la presenza di Dio paradossalmente)



21/07/2018 15:38 Pietro Buttiglione
Alcuni “.” imo fermi.
1) nessun ricercatore biblico dice “solo io dico il vero”. Vero. Ma esiste una concordia su alcuni punti, concordia che unisce le varie confessioni cristiane ( TdG a parte 👹).
2) se pugno con i versetti biblici senza discernimento/confronto/interpretazione posso sostenere qualsiasi tesi
3) se rivolto le accuse di soggettivo/solo tu/ecc cosa ti trovo? Io oggettiva/solo io/ ecc
Peccato che alla fine si citi B16 che +_ : tutto è soggettivo.
4) infine una nota generale: se scendiamo in campo a botte di citazioni di teologi vari /CCC/versetti citati a capocchia/magari litigi intestini.. che razza di credibilità suscita il ns annuncio, che prospettive raccoglierà la Missione??
((( a meno che VN è luogo esclusivo xvinsegnanti di religione e clerici👹👹)))



21/07/2018 14:36 Sara
" Di conseguenza ho detto che esiste il castigo che il peccato stesso produce, e che questo non nasce da una azione di Dio. "

Però Maria le sta dicendo che quello che lei chiama castigo rifiutandolo, nel linguaggio biblico già comprende la liberazione del male, da come parla lei sembra che sia un problema solo dell'uomo con sè stesso, mentre il peccato produce una frattura tra Dio e l'uomo.

Da come lo descrive lei sembra che l'uomo se la canti e se la suoni da solo, Dio certo ama però diventa una figurina sullo sfondo e in fondo non interviene mai.

Secondo una visione più tradizionale l'intervento divino (volgarmente chiamato castigo magari) produce invece effetti concreti nella vita dell'uomo.



21/07/2018 13:37 Maria
Caro Borghi ,
Non mettiamola sul patetico e sul personale. Non cominciamo con le patenti di essere o no cattolico e con le accuse “ il suo modo di leggere la Bibbia non e’ conforme al Magistero” , perche’ lei non ha certo l’ autorita’ per giudicare , come ovviamente non c’è l’ ho io se dico che secondo me e’ il suo di modo di leggere la Bibbia che non e’ conforme al Magistero. Ma ne’ io ne’ lei caro Borghi siamo il Prefetto per Dottrina della Fede.
Ma quello che vorrei che capisse caro Borghi e’ che e’ il suo metodo che’ sbagliato: lei scambia il soggettivo con la verita’ oggettiva. La Bibbia parla di punizioni divine. Lei interpreta la parola “ punizione” a modo suo .
Quello che lei scrive caro Borghi e’ la sua soggettiva interpretazione, se ne renda conto. Non c’ e’ nulla di oggettivo in quello che dice. Lei presume di potersi mettere nei panni di Dio e di sapere quello che Dio fa, pensa, vuole.
Persino Benedetto XVI scrivendo i libri su Gesu’ per umilta’ disse che chiunque poteva dissentire e lo poteva contraddire e che i sui libri non erano dogmatici. Nessun serio esegeta della Bibbia che conosca dice che la sua interpretazione e’ quella vera.
Dunque caro Borghi la sua interpretazione del castigo di Dio, della cacciata dall’ EDEN , e’ una SUA interpretazione. Nessuno r’ Obbligato a condividerla.
Ma , molto meno umile di Ratzinger, ecco che Se qualcuno dissente con la sua interpretazione biblica , scatta l’ accusa. Meno male che questa e’ la Chiesa del dialogo! Dialogo solo con chi la pensa come voi ?



21/07/2018 10:17 gilberto borghi
Cara Maria,
siamo alle solite. Io scrivo una cosa e lei ne legge un’altra. Proviamo a capirci sulle parole: io intendo con castigo di Dio un atto esterno al peccato, che Dio per sua libera scelta intende come punizione del peccato, che produce del male al peccatore, pur se fatto a fini educativi. Chiarito questo le ribadisco che io non ho detto che il castigo di Dio può essere camuffato sofisticamente da misericordia, ma che questo castigo di Dio non esiste. Di conseguenza ho detto che esiste il castigo che il peccato stesso produce, e che questo non nasce da una azione di Dio.
Questo è in accordo col CCC citato nel post. E ribadito da Benedetto XVI che parlando di Sodoma e Gomorra dice: “il Signore era disposto a perdonare, desiderava farlo, ma le città erano chiuse in un male totalizzante e paralizzante, senza neppure pochi innocenti da cui partire per trasformare il male in bene. Perché è proprio questo il cammino della salvezza che anche Abramo chiedeva: essere salvati non vuol dire semplicemente sfuggire alla punizione, ma essere liberati dal male che ci abita. Non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell’amore che porta già in sé il castigo. Dirà il profeta Geremia al popolo ribelle: «La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono. Renditi conto e prova quanto è triste e amaro abbandonare il Signore, tuo Dio» (Ger 2,19)” (Udienza generale del 18 maggio 2011).
Le ho già spiegato che il suo modo di leggere la bibbia non è conforme a ciò che il magistero indica e che nel suo modo, si può far dire alla bibbia tutto quello che vogliamo.
Ora, io con lei ci ho provato in molti modi e occasioni: con il ragionamento, coll’ironia, con la serenità, con la mitezza, con la rabbia. Il mio intento non era certo quella di convincerla, non scrivo mai per questo. Ma era quello che, anche solo ogni tanto, lei trovasse degne di attenzione alcune mie parole e su queste fosse possibile discutere e confrontarsi seriamente, su una base comune condivisa, come avviene con altri commentatori. D’altra parte il fatto di leggere i miei post è una sua libera scelta.
Quando ho trovato sintonia con le sue idee l’ho sempre sottolineato. Ma da lei ho letto sempre e solo commenti pregiudiziali e giudicanti che supponevano il mio errore a priori, come mostrato ultimamente anche nel suo primo commento al mio primo post di questa serie. Non mi tocca personalmente, ma in questo modo è impossibile davvero discutere.
Io non la conosco e non so nulla della sua storia, e sono profondamente convinto che lei abbia ottimi motivi per avere questo atteggiamento. Ma sono altrettanto convinto che se ci potessimo conoscere di persona troveremmo certamente un modo per comprenderci. Qui, purtroppo, col solo scritto, non avviene.
Probabilmente ho preteso troppo da questo strumento con lei, e giustamente lei non alcun obbligo ad ascoltare un oscuro ed insignificante insegnante di religione. Con rammarico, perciò ho deciso che non risponderò più ai suoi commenti, perché l’unico obiettivo che si raggiunge è quello di indurire ancora di più i suoi muri difensivi e non credo sia una cosa buona.
Preghi per me se vuole, e io pregherò per lei. Un caro saluto



21/07/2018 07:38 Pietro Buttiglione
Presentare al mondo il ns Dio come punitivo costituisce tradimento innanzitutto della Parola.
“E se ne trovassi...”
Per Venerabili Cardinali AIDS=punizione di Dio!
Ma IL msg non era “ ad Personam”?
Mi chiedo dove sia finita la libertà dell’Uomo!
Quando lo stesso Universo ci mostra quanto esso stesso sia stato libero nella sua Storia...
Ma davvero un Dio dal volto umano, un Dio che si autodefinisce Spirito, un Dio morto in Croce è congruente con questo Punitore che mostrate al mondo? La vogliamo smettere di tirarLo x la giacchetta!?👹



21/07/2018 06:36 Francesca Vittoria
Dio ha punito Adamo ed Eva scacciandoli dal paradiso terrestre dove potevano vivere in felicità , direi che da stolti hanno usato male della loro libertà credendosi dei, e così si sono condannati a vivere in ben altro modo conoscendo fatica e dolore loro è tutta la progenie , non solo ma anche la morte. E' con il suo sacrificio della vita del Figlio Suo che Egli ha dato la possibilità ad ogni uomo di accedere a riavere la vita eterna come il dono alle origini. Caino e ogni altro uomo che commetta il male, da allora E fino ad oggi, grazie al Suo costante Amore verso l'uomo sua creatura, sempre e pronto a perdonare al cuore che si pente, e questo è solo da Dio perché noi e tra noi non c'è in uguale misura, siamo liberi e pertanto facciamo e ripetiamo gli stessi errori che sono all'origine anche dei nostri mali. Non Dio ci ha fatto morire ma le offese che commettiamo verso di Lui e verso il prossimo, facciamo sempre lo stesso errore dei progenitori, abusiamo della libertà senza curarci poco o tanto dei suoi ammonimenti. Tutta la storia del popolo che si è scelto lo dimostra, e con Gesù Cristo siamo arrivati a interpretare la parabola dei "vignaioli" non solo messo in croce allora, ma oggi è diventato il Grande rifiutato, il suo Vangelo non corrisponde neppure all'uomo moderno, il quale fa scempio della vita umana, questa viene sacrificata icone mezzo per raggiungere scopi quali potere e ricchezza. Da questi mali, potere e ricchezza, discendono tutti gli altri, bene elencati e pronunciati da Giovanni Paolo nella Lettera Apostolica Evangelioum Vitae e nei Vangeli . Il nostro pianeta è una polveriera di guerre sempre accesa, i famosi Caraibi da isole "Eden" di bellezza, le immagini colte oggi dimostrano di un certo lerciume galleggiante che ben rispecchia quello del comportamento umano oggi, dove ogni forma di stupidità, scelleratezza, omicidi, atti legalizzati che permettono l'interruzione della vita stessa, e ogni trasandatezza chiamata amore compiuti in nome di un diritto a civile libertà. La Chiesa chi la ascolta? Il male che c'è è voluto, fatto compiuto scientemente dall'uomo stesso il quale non lo chiama più male perché non sa più distinguere cosa sarebbe il Bene per lui. Per questo sembra essere il tempo di far aprire gli occhi chiamando gli atti con il loro nome in verità. È' passato il tempo dell'ammonimento, le parabole vanno spiegate, nel loro intero significato perché a chi non vede il male non si crei l'alibi del "non lo sapevo" Noi siamo sempre tentati a sbagliare ma sapendo siamo più agguerriti, sarebbe sciocco fare il male perché tanto c'è un Dio Buono? Che perdona. Non credo sia un pensare onesto ne rispettoso nei suoi confronti il crederlo uguale a noi. A mio parere il male ci sta d'intorno tanto visibile da non perdere tempo a commentarne supposti perché, ma è il tempo della parola che come spada e Chiara lo chiama col suo nome, e questo per avere cura di chi soccombe con la vita
Francesca Vittoria



20/07/2018 16:59 Maria
“ e’ un gesto protettivo, non punitivo”
Mi scusi prof. Borghi ma questo e’ un sofisma linguistico, e’ la scoperta dell’ acqua calda.
E’ ovvio , e lo e’ sempre stato, che le “ punizioni” di Dio sono per il bene dell’ uomoChiamandole “ gesti protettivi” invece che “ punizioni” si cambia solo il linguaggio non la sostanza. . Dio essendo il Sommo Bene non puo’ che agire per il bene. Come un genitore punisce il figlio se , disobbedendo al padre, fa qualcosa di pericoloso, tipo attraversare la strada senza dare la mano o sporgersi dalla finestra o dal terrazzo. In questo caso il genitore punisce la disobbedienza per un fine protettivo. Cosi’ Dio, che e’ Padre, punisce i suoi figli per proteggerli dal male , col fine di proteggerli. Tuttavia questo non toglie che le punizioni siano punizioni. Se io dico a mio figlio , che disobbedendo scavalca il parapetto del terrazzo, per punizione non andrai piu’ in terrazzo per un mese, mio figlio (che non e’ un sofista come il prof. Borghi) chiamera’ ingenuamente ’ la mia azione “punizione” . E pensera’ dentro Di se “non devo sporgermi dal terrazzo senno’ verro’ punito”
E’ per questo che la Bibbia parla di punizioni e di castighi di Dio, ad una umanita’ ancora bambina e non ancora sofista ed intellettuale.
Il Diluvio Universale e’ stato un castigo per l’ umanita’ , ma mandato da Dio PER IL BENEdell’ umanita’ . Cosi’ pure la distruzione della citta’ di Sodoma, le piaghe mandate al Faraone egiziano, , tutte punizioni, certo a fini protettivi, per difendere l’ umanita’ dalla sua stessa malvagita’.
A fini protettivi si’ , ma pur sempre punizioni. Dunque Dio punisce? Si’ ma lo fa per amore. Lo fa per il nostro vero bene. Questa e’ sempre stata l’ interpretazione che mi hanno insegnato i miei catechisti e i miei direttori spirituali. Non c’ e’ alcun bisogno della Nouvelle Teologie. La Dottrina cattolica di sempre, basterebbe conoscerla, c’ e’ gia’ tutto.



20/07/2018 13:52 gilberto borghi
Sono perfettamente daccordo con Sequeri.


20/07/2018 12:00 Sara
Per quello che capisco di questo scritto, mi viene in mente una risposta che Pierangelo Sequeri ha dato a Mancuso in una disputa sul peccato originale di qualche anno fa:

"L’idea della struttura peccaminosa della creatura, che riconduce infine a un «dio maligno», rimane nella variante-Mancuso, che parla della natura umana come precario impasto di un «caos originario», in cui lavora un’oscura «forza distruttiva», al di sotto e al di là di ogni profilo morale (quello più degno dell’uomo, quando si discute del male). È perciò curioso – oltre che “sbagliato” – che, pur sostenendo questa naturalizzazione del peccato e del male nell’uomo, Mancuso rimproveri questa «scandalosa» dottrina al Concilio di Trento. Il Concilio di Trento, in verità, che fronteggia proprio su questo punto il radicalismo agostiniano del protestantesimo, condivide l’idea di una corruzione della natura umana, ma resiste fermamente all’idea della corruzione come natura dell’uomo.

L’ingiustizia del male è una faccenda fra l’uomo e Dio: non va divinizzata, né naturalizzata."


http://www.gliscritti.it/blog/entry/2209



20/07/2018 08:47 Pietro Buttiglione
Se GB, qui veramente illuminato, mi permette, vorrei aggiungere una parola suggeritami qui:
“Se il peccato è un tentativo impossibile di essere ciò che non si è, il male allora è una sottrazione di "essere" che si viene a produrre in conseguenza di questo tentativo. Il peccato riduce l'essere, mio, degli altri, del mondo.”
La parola è “verità “
Credo tutti siamo stati colpiti dal passo sull’unico peccato im-perdonabile...
Io lo ho sempre inteso come Spirito=Verità risuonandomi dentro il “ IO sono la via, la...
Qui si con- giunge l‘essere liberi’ che può essere letto come libertà di ESSERE ciò che si vuole, ad es il prete pervertito del bresciano..
SE si conjuga invece con Verità forse si arriva a capire che siamo liberi, veramente liberi, ma di tornare da Lui.
Ogni altra scelta non è congruente non tanto con Dio, ma con la verità di quello che sono io.
Imo un vero ribaltamento su peccato/confessione ecc
Mi viene in mente la testimonianza, ad un incontro Mariapoli, di un emiliano totalmente fatto di droga e sesso che un giorno si guarda nello specchio e si chiede: “ MA QUELLO SONO VERAMENTE IO???”
E non si riconosce.. da qui il ritorno ... ecco IL punto che tu hai centrato.. ritorno a Dio.. oppure RITORNO A SE STESSO, alla vera verità?



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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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