La responsabilità per 7 miliardi e mezzo di fratelli
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 19 luglio 2018
La popolazione mondiale è in continua crescita e si prevedono milioni di rifugiati ecologici. Non dovremmo ignorare che un giorno ci verrà chiesto che cosa abbiamo fatto per loro

Probabilmente non sapremo mai se oggi, 19 luglio, la popolazione del pianeta avrà raggiunto i 7 miliardi e mezzo di persone. Oltre alle evidenti difficoltà di rilevazione, diverse sono le modalità di stima, ma questo non toglie nulla ad un dato di realtà: che sia domani, a fine anno, o che sia già avvenuto, il numero degli abitanti nel mondo è in continua crescita.

Siamo ormai il doppio di quanti eravamo nel 1970 e il quadruplo del 1910, nonostante un tasso di crescita attorno ai 2,4 figli per donna, in calo rispetto a qualche decennio fa.

Quel bimbo numero 7 miliardi e mezzo non starà certo riposando in una culla europea, bensì (facile probabilità) in una cesta asiatica. Le riflessioni a questo punto si intrecciano.

Si potrebbe richiamare la differenza (incommensurabile!) tra quello che hanno avuto, nella stragrande maggioranza, i nostri figli europei e quello che mancherà a quel bimbo lontano, asiatico o africano non cambia: innanzitutto una casa e una culla, ricca o povera che siano, un'assistenza sanitaria a cominciare dal parto della mamma, tutta una serie di attenzioni da parte dei genitori in congedo parentale, una rete di welfare che garantisce un posto all'asilo nido e diverse opportunità per i genitori in caso di malattia dei figli, e più su a scuola con le opportunità del diritto allo studio, degli scambi internazionali ...

Si potrebbe decidere per un controllo generalizzato delle nascite, come auspicano varie organizzazioni internazionali: del resto per mantenere l'attuale tenore di vita (squilibri nord-sud "businnes as usual") il mondo non dovrebbe superare i 2 miliardi di abitanti.

Si potrebbe pensare ad una responsabilizzazione degli abitanti dei Paesi ricchi, in via di inesorabile spopolamento, in termini di un'azione decisa volta ad eliminare l'ingiusta situazione che si è creata negli anni complice anche un uso distorto, e deprecabile, delle risorse del pianeta (basterebbe calcolare la differenza tra l'impronta ecologica di un americano e quella di un nigeriano) o della sua distruzione per via del cambiamento climatico, i cui effetti si ripercuotono proprio dov'è nato quel bimbo 7 miliardi e mezzo.

Si potrebbe ... e sarebbe lungo continuare ... ma i cristiani che hanno il Vangelo, i cattolici con le tante espressioni del Magistero ... cosa fanno? Ecco: il primo, nuovo, comandamento viene declinato come un "ama te stesso e i tuoi", quelli più vicini, ben s'intende, senza troppe differenze tra i Paesi occidentali, di qua o di là dell'Atlantico. Gli altri? Si arrangino. Anzi, come scrive un amico trentino, Vincenzo Passerini, nel suo ultimo libro ("La solitudine di Omram" Il Margine 2018) "il nostro mondo, così perverso, è capace di trasformare le vittime in carnefici pur di salvare la propria coscienza o cercare di prendere un po' di voti. Chiamatela, se volete, civiltà".

Perché la "rivoluzione" è in atto e non si potrà fermare, se non - ma a che prezzo? - per qualche anno, anche qualche decina se vogliamo, non di più. Quei bambini nati in zone rese inospitali (da noi!) o se hanno avuto la sfortuna di nascere in zone di conflitto, dovranno giocoforza spostarsi altrove, ma dove se non in territori più fortunati dal punto di vista geografico ed economico? Del resto non si stanno già spostando i nostri figli, quelli "fortunati", semplicemente per trovare migliori opportunità di studio o di lavoro?

Una valanga o una frana, quando si è messa in moto, non la fermi più (la legge di Newton non perdona), ma non sarebbe accaduto in presenza di un'azione competente da parte dei tecnici al fine di tenere sotto controllo il territorio, anche il più difficile.

Non che non si levino voci in tal senso. Sono sempre più frequenti gli appelli di quanti, cristiani (anche in questi giorni), ci richiamano alla responsabilità (alla lettera: capaci di assumersi il peso) per il futuro del pianeta e dei suoi abitanti. Un'azione in termini di fatti concreti o di educazione delle coscienze.

Per coincidenza il 19 luglio è anche l'anniversario della tragedia del crollo dei bacini di Stava: il pianeta l'abbiamo ricevuto in dono e abbiamo il dovere di passarlo a quanti verranno dopo. «Entro il 2050, vi saranno 150 milioni di persone disperate per la mancanza di un bicchiere d'acqua. Vaste aree dell'Asia e dell'Africa vedranno un riscaldamento globale a livello apocalittico, che causerà guerre per l'acqua, guerre per il cibo» ha detto nei giorni scorsi l'arcivescovo di Yangoon, il cardinale Bo, che ha continuato: «I poveri saranno le vittime principali. La vita delle democrazie sarà in pericolo a causa delle guerre per le risorse all'interno dei Paesi e attraverso i continenti. Milioni saranno i rifugiati ecologici».

Come dire: non illudiamoci, siamo solo all'inizio di una valanga che non abbiamo saputo prevenire, seriamente. E dire che sono anni che i nostri missionari (e papi) ci avevano avvisato. Il cardinale Coccopalmerio suggerisce di inserire nel Codice di diritto canonico un nuovo canone dedicato alla difesa del pianeta e dei suoi abitanti.

Perché forse non dovremmo ignorare che un giorno ci verrà chiesto cosa abbiamo fatto per quel bimbo numero 7 miliardi e mezzo e tutta la sua schiera di parenti lontani: 7 miliardi e mezzo di fratelli, un numero ben maggiore di quelli "vicini".

Si potrebbe, si diceva sopra. Ma per quel giorno possiamo immaginare che sarà un condizionale a salvarci?

 

24/07/2018 23:40 Sara

Per Sara: forse occorre ricordare la differenza tra etica e diritto.

Penso di conoscerla ma non risolve il problema. In teoria il diritto è più costrittivo dell'etica, tanto più che non sempre coincidono (vedi leggi razziali) però nel caso della Chiesa non c'è una polizia una prigione una forza coercitiva che ti imponga di seguire un codice del diritto canonico se non vuoi. (come avviene nello stato)
La Chiesa non può vedere se metti il preservativo, se fai la raccolta differenziata, se voti un partito favorevole all'accoglienza piuttosto che uno contrario.
Quindi torniamo al punto di partenza: a che serve inserire un canone se non ti riconosci nell'etica cattolica? E anche nella sua struttura più o meno gerarchica?
Qualche sera fa sul blog della Queriniana leggevo questo:
" Le conferenze episcopali, per esempio in Svizzera, Austria e Germania, si richiamavano alla dottrina della coscienza dei fedeli. Oggetto di discussione fu continuamente anche il fatto che la dottrina della contraccezione non veniva recepita dai fedeli – e non per debolezza, ma per convinzione. Qui, accanto alla questione della coscienza, si trattava della questione del sensus fidelium nella formazione morale all’interno della chiesa.
Decenni di mancata ricezione di una proibizione che entrava molto nei dettagli dovrebbero bastare per prendere in considerazione una revisione."

Che è appunto il succo dei discorsi fatti da voi nei giorni scorsi: appello alla coscienza, sensus fidelium che rifiuta la norma e la disattende, revisione della norma in base alle disattese generali dei fedeli".
A questo punto perché vi aspettate che non possa avvenire lo stesso con una norma ecologica di vario genere?
In democrazia ovviamente questo non è un problema perché la democrazia (salvo i principi costituzionali) è un contenitore vuoto, chi vince le elezioni può ribaltare velocemente il lavoro del suo predecessore (vedi legge sui vaccini) è assolutamente lecito.
In un sistema Chiesa non democratico invece in base a cosa pensate che un canone inserito abbia qualche pretesa di essere attuato?
Lo chiedo seriamente, perché a me onestamente pare assolutamente inutile. (sopratutto con un Papa come Francesco che predica contro lo legge un giorno si e l'altro pure).




24/07/2018 22:35 Maria Teresa Pontara Pederiva
Per Sara: forse occorre ricordare la differenza tra etica e diritto.
Per Francesca Vittoria: hai ragione, ma non dimentichiamo che ci verrà chiesto cosa abbiamo fatto a livello personale senza alibi di sorta (il che non esclude il livello comunitario e politico).



24/07/2018 19:52 Francesca Vittoria
Ma difesa del pianeta e dei suoi abitanti.....una volta scritto in un libro canonico? Vuole il proseguo pratico, e siamo di nuovo da capo, è necessario pianificare tutto quanto serve a invertire l'attuale andamento . L'a costante tensione di capi di governo di guardare a non essere superati in potenza e ricchezza gli uni con gli altri, a esibire sempre la propria potenza e in armi e in conquiste di nuove fonti di energia necessarie a incrementare i mercati li costringe a competere reciprocamente e questo significa insicurezza per le popolazioni sempre costrette a mantenersi e in armi e a non vivere in serenità come la persona comune vorrebbe, con un lavoro che consenta di guardare al futuro .
Forse questi progetti andrebbero ridisegnati secondo le nuove esigenze del pianeta, prima di tutto, stiamo subendo dei cambiamenti climatici che creano gravi danni alla salute e ai territori! Il menefreghismo a questa realtà evidente non sembra intelligente e, si direbbe, urge il richiamo al loro dovere di verificare se corrispondano queste decisioni al benessere dei loro popoli. Sembra invece che i più grandi mirino a continuare una storia vecchia , che si pensava superata, il cui obiettivo per non avere rivali in potenza e attuare il detto secondo cui " il pesce grosso mangia il piccolo!, Quindi il timore qui espresso di un an overcrowded world , semplicemente non sarà semplicemente perché molta gente morirà in guerre reciproche , e non so chi si salverebbe con le armi atomiche di cui tutti dispongono!,,,, E' triste che ancora ca Gerusalemme, la città della Pace, regni costante una discussione sul territorio che effettivamente sarebbe ideale venisse governato insieme Visto che ognuno rivendica la paternità del territorio!, Sembra difficile pensare a un futuro di pace con il metodo delle armi, il territorio è troppo piccolo e non sembra giusto diventi campo di battaglia da parte di altri Paesi. Le Chiese che sono unite dal riferirsi al l'Unico Dio, dovrebbero fare ogni sforzo di intromissione, e questo a nome del popolo che a Lui si rivolge il quale se non erro, ha mandato il Figlio a liberare i prigionieri, e come se non facendoli tornare ognuno alla propria Casa, seNza spargimento di sangue, senza mostrare i muscoli di chi è il più forte!,,,,Forse c'è tanto popolo che pensa così che vuole vivere, non morire, amar non odiare, coltivare lo stesso ulivo per vendere l'olio della stessa terra, e il succo del melograno a brindare per una pace duratura!,,,,. Ogni angolo del pianeta ha risorse e cibo adatto ai suoi cittadini, solo che si voglia la Pace, la fratellanza tra tutti
Francesca Vittoria



23/07/2018 17:24 Sara
"Il cardinale Coccopalmerio suggerisce di inserire nel Codice di diritto canonico un nuovo canone dedicato alla difesa del pianeta e dei suoi abitanti."

Applicando i principi espressi nei giorni scorsi, discernimento soggettivo, sensum fidelium che nella prassi si allontana dalle indicazioni etiche eteronormative, non pensa che inserire un codice in più alla fine non risolverebbe assolutamente nulla?

Ha senso cambiare il codice se si da valore al fatto di avere un codice altrimenti è solo carta buttata.



23/07/2018 16:56 Maria Teresa Pontara Pederiva
Avete ragione Pietro e Giulio Maria: la situazione evoca scenari che si vorrebbero superati nel Terzo Millennio. Tuttavia sembra proprio che "anche" i cristiani vivano in una bolla dove non vedere, non pensare, non agire ... salvo rifiutare, respingere, incattivirsi e soprattutto non riconoscere il prossimo e la responsabilità che ci deriva da quella preghiera "Padre Nostro ...". Farsi carico «dei problemi, delle sofferenze e delle difficoltà del nostro prossimo» ci ha richiamato Bergoglio solo ieri, leggi responsabilità per tutti i fratelli. Le modalità sono diversificate, ma non possiamo dire di non essere informati.

gg. molti la pensano come te, indubbiamente, ma secondo la Banca Mondiale o la Fao nel mondo le risorse ci sono, per tutti. Il problema è l'ingiusta divisione che abbiamo creato tra "noi" e "loro" dei Paesi impoveriti. Non chiedersi le cause delle migrazioni significa continuare a vivere in una bolla dove ciò che importa è solo il mio interesse egoistico e ben delimitato dai muri della propria casa. E l'altro diventa un "nemico fastidioso", anche da eliminare: un'idea non proprio evangelica, non credi?



22/07/2018 22:30 g g
Provare a fare meno figlio, no?


19/07/2018 17:22 Giulio Maria Bianco
La situazione è tragica all'interno dei nostri stessi Paesi Occidentali, in cui le élite politiche e commerciali hanno una sempre maggiore fetta delle risorse economiche dei Paesi, come la curva dell'elefante di Milanovic illustra, un processo che non intende fermarsi. Solo combattendo all'origine questo mostruoso accentramento della ricchezza potremmo mettere fine a tutto ciò.


19/07/2018 12:02 Pietro Buttiglione
"il nostro mondo, così perverso, è capace di trasformare le vittime in carnefici pur di salvare la propria coscienza o cercare di prendere un po' di voti. Chiamatela, se volete, civiltà".

Mi ricorda una storia del secolo scorso... raccontata da Carlo Levi...



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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