Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società. È caporedattore del quindicinale Il Regno per la sezione Attualità e direttore del mensile I Martedì; insegna Giornalismo religioso al Master “Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale” dell’Università Cattolica di Milano e partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all’interno dell’UCSI. Nel 2010 ha pubblicato presso le EDB di Bologna la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo .
leggi gli articoli »Quella appena trascorsa (29 gennaio - 4 febbraio) è la mia quarta settimana di pesca nel fiume dell'informazione religiosa sui quotidiani laici italiani, e, come speravo, oltre al «pescato» si comincia a scoprire qualcosa d'altro.
Ad esempio, che la quantità dei temi toccati è stabile: si direbbe che, dall'Epifania in qua, non ci siano state, da un sabato all'altro, più di quaranta faccende attinenti alla religione meritevoli di un articolo di giornale (meritevoli... si fa per dire: sono poi così significative, per dire, le ripetute coincidenze di date che legano i matrimoni di casa Windsor alla beatificazione di Giovanni Paolo II?).
Varia invece la quantità dei titoli: se c'è una notizia che attecchisce (in questo mese: il Rubygate) si arriva anche a 300 titoli; se no, come in questa settimana in cui lo stesso Rubygate non è arrivato a 50, si scende anche alla metà: 148 titoli, con qualche evidenza, oltre che per le prese di posizione ecclesiali sulla crisi politica e istituzionale italiana, anche per gli ecclesiastici coinvolti nell'inchiesta Anemone-G8 (il card. Sepe e il cosiddetto don Bancomat: 12 titoli), il ruolo dei gruppi religiosi, specie quelli islamici, nella crisi egiziana (15 titoli), il mancato accordo tra i 27 ministri degli esteri UE sulla mozione di condanna alle violenze contro i cristiani (10 titoli).
Una settimana così quieta è una buona occasione per rilanciare qui su Vino Nuovo, che è parte in causa, la riflessione su un tema - quello della stampa e in genere direi del giornalismo cattolico - che non si identifica con quello dell'informazione religiosa sui grandi mezzi ma gli è contiguo: perché talora l'uno è fonte per l'altra, perché si danno casi in cui la stampa cattolica non fa solo informazione religiosa e perché spesso i giornalisti religionisti sono cattolici e dai media cattolici provengono.
Lo aveva già fatto, lo scorso ottobre, il Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, con un convegno di cui Il Regno (chiedo scusa per il conflitto d'interessi) ha pubblicato alcuni importanti interventi; lo torna a fare, riferendosi con libertà alla neo-apologetica di cui è padre, Vittorio Messori su La bussola quotidiana del 2 febbraio, e lo hanno fatto le «Journées d'études François de Sales» svoltesi il 27 e 28 gennaio ad Annecy, in Francia, e delle quali L'Osservatore romano ha pubblicato il 2 febbraio, riprendendolo da La Croix del 28 gennaio, l'intervento di Jean-Claude Guillebaud.
Un gran bel pezzo, questo: quando leggo cose di questo tipo, trovo personalmente tanta consolazione rispetto al mio quotidiano impegno professionale.
Vi si afferma ad esempio che se pensiamo «che il messaggio evangelico abbia molte cose da dire agli uomini di oggi, inclusi i non credenti, allora l'utilità della stampa cattolica è indubitabile», perché «in confronto al tumultuoso sistema mediatico» essa si fonda (o almeno dovrebbe fondarsi) «su logiche diverse da quelle che governano troppo spesso il mondo dei media».
È (o almeno tende a essere) «meno sottoposta alla stretta logica della competizione, alla fretta febbrile della caccia allo scoop». È (o almeno tende a essere) «meno prigioniera dell'informazione mercificata, più restia all'incessante bricolage di una "ricetta" adeguata a un mercato». È (o almeno tende a essere) «abitata dall'idea di progetto e conserva una fedeltà ostinata al concetto di senso». È (o almeno tende a essere) «naturalmente più disposta a far prevalere la duplice natura dell'informazione: "merce", certo, ma anche produzione della mente indissolubilmente legata a una ricerca di verità».
E tutto questo è «un vantaggio, ma è anche una sfida che bisogna, giorno dopo giorno, raccogliere. Sfida che esige da essa non meno professionalismo giornalistico, ma di più; implica che sia altrettanto rapida, altrettanto completa, altrettanto leggibile - e persino "competitiva" - ma con un sovrappiù di esigenza etica».
L'articolo procede, va letto per intero. Io lo sottoscrivo.
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