La grotta, i ragazzi e il miracolo di una nazione che prega
di Chiara Bertoglio | 10 luglio 2018
Mentre c'era chi faceva tutto il possibile per salvarli, con l'attrezzatura, le competenze e l'intelligenza, in Thailandia c'era anche tanta altra gente che - apparentemente - "perdeva tempo", ma ha contribuito in modo determinante al salvataggio

"Dove l'avete posto?", chiese lui. "Vieni e vedi", rispose la sorella del morto. E fu in quel momento che il Figlio di Dio scoppiò a piangere. Perché nulla dà meglio la percezione della morte che una pietra che chiude una caverna. Tutte le civiltà hanno collocato nelle grotte l'ingresso dell'Ade, del regno delle ombre; e quello stesso Figlio di Dio, che Giovanni chiama "luce" fin dal prologo del Vangelo, ha voluto illuminare il mondo da una grotta. Una caverna come quella del mito di Platone, in cui gli uomini si aggirano ciechi e bui, le loro menti all'oscuro come i loro occhi. Ed è da una grotta scavata nella roccia e chiusa da un pesante masso che il Figlio di Dio ha voluto risorgere, quasi a sfidare con la sua vita senza fine il potere della morte proprio là dove essa alberga.

Tutti i bambini hanno paura del buio. Tutte le streghe abitano in antri foschi e cupi. E dodici bambini tailandesi, con un ragazzo di poco più grande, hanno trascorso in un luogo di buio, di morte, di freddo e di solitudine più di due settimane.

Ora sono fuori. Ed è un po' un ripetersi di quel "Lazzaro, vieni fuori!" che l'Uomo in lacrime rivolse al suo amico morto. Come diceva Ezechiele, dando voce a Dio, saprete che Io-Sono quando aprirò le vostre tombe, popolo mio.

Qui il miracolo c'è stato, indubbiamente. Miracolo di trovarli tutti vivi; miracolo di riuscire a farli uscire, sani e salvi, nonostante i monsoni, nonostante fossero debilitati, nonostante non solo non fossero subacquei esperti, ma in molti casi non sapessero nemmeno nuotare.

È un miracolo in cui tanti uomini e donne generosi, abili ed eroici hanno fatto la loro parte, lavorando con intelligenza, abilità e senza sosta per far uscire i "cinghialotti" dal ventre della terra. Miracolo in cui i ragazzi stessi hanno avuto grande parte: nello stringersi gli uni agli altri, nel farsi coraggio e forza nei lunghissimi giorni di isolamento in cui la disperazione era pronta come un avvoltoio a ghermirli e togliere loro la capacità di lottare e tenere duro, nell'affrontare quei cunicoli bui e allagati che avrebbero terrorizzato qualunque adulto.

Ma, lasciatemelo dire, è anche il miracolo di una nazione in preghiera. Continuamente, la televisione ci ha mostrato le immagini dei parenti, ma anche degli amici, dei compagni, degli insegnanti, persino degli uomini politici che pregavano per i ragazzi. Mentre c'era chi faceva tutto il possibile per salvarli, con l'attrezzatura, le competenze e l'intelligenza, c'era anche tanta altra gente che - apparentemente - "perdeva tempo", ma in realtà ha contribuito in modo altrettanto determinante al loro salvataggio.

Dio è amore, lo sappiamo, e certo non aveva "bisogno" che qualcuno lo smuovesse a prendersi cura di questi ragazzini. Dio li ama più di quanto qualsiasi genitore, anche il più appassionato e tenero, possa mai amare ognuno di loro. Ma Dio guarda anche con particolare dolcezza, premura e attenzione alla preghiera di chi lo invoca: dove due o tre... lì sono in mezzo a loro. Dove due o tre pregano, sono uniti dall'avere un obiettivo comune (in questo caso la salvezza dei ragazzi) e nel riconoscere che esso non dipende solo dalla buona volontà umana, ma anche da qualcosa o Qualcuno di più grande, lì si baciano l'umano e il divino. E questo è Cristo, il bacio fra Dio e l'uomo.

Non importa quale sia la divinità invocata da chi prega; quando un uomo prega, Cristo prega in lui, in lei, in loro, perché Lui è il Sommo Sacerdote, l'unico mediatore fra l'umanità e Dio. E ora che i ragazzini sono tutti fuori, sono tutti salvi, possiamo davvero festeggiare: perché "il nostro Dio è un Dio che salva", e ha liberato dalle tenebre e dall'ombra di morte.

 

 

12/07/2018 11:58 fab
Se l'uomo a un certo punto non avesse cominciato a "perdere tempo" non sarebbe nata la civilità umana e la razza umana serebbe rimasta un bipede animalesco.
E' perchè ha voluto "perdere tempo" che abbiamo fantastiche raffigurazioni rupesti del paleolitico.
E' perchè ha voluto "perdere tempo" che abbiamo iniziato a indossare collane fatte di conchiglie.
E' perchè ha voluto "perdere tempo" che abbiamo iniziato a guardare con gli occhi in su in cielo stellato e
a farci domande che non erano utili alla sopravvivenza della specie.
E Dio... ha giocato "perdendo tempo" con la creazione... e alla fine fu soddisfatto come un bimbo che gode dei giochi che inventa.



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Chiara Bertoglio

Chiara Bertoglio è una giovane concertista di pianoforte, musicologa, scrittrice e docente italiana. Laureata e dottore di ricerca in musicologia, ha scritto diversi libri e numerosi saggi per riviste specialistiche italiane ed internazionali, partecipando come relatrice a convegni prestigiosi (ad Oxford, Londra, Roma etc.).

Impegnata nell'approfondimento dei rapporti fra musica e spiritualità cristiana, ha pubblicato libri sull'argomento; inoltre, scrive articoli e libri non musicali per diffondere storie positive di speranza. Svolge intensa attività didattica privatamente ed in importanti istituzioni italiane ed estere, sia come docente di pianoforte sia come musicologa.

Gli articoli che pubblichiamo su Vino Nuovo sono tratti dal suo blog. Per conoscere meglio (e anche ascoltare) la sua attività di musicista www.chiarabertoglio.com

 

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