Il tema del mese
La prima responsabilità è della coppia
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 11 luglio 2018
Già all'epoca la ricezione dell'enciclica venne ricondotta da interi episcopati e moltissimi preti come un tema eminentemente legato alla "coscienza" dei due partner. Oggi il "discernimento", fulcro dell'Amoris laetitia, rappresenta un passo avanti.

Un'amica medico e sessuologa, cui rinnovo l'invito a scrivere, qualche anno fa nel corso di un incontro di pastorale familiare, sottolineava non senza ironia come riguardo al tema della responsabilità della procreazione esistano due categorie ben distinte: quelli che hanno certezze e quanti si dibattono in un mare di dubbi.

Alla prima appartengono tutti i celibi, e tra questi ben saldamente in testa molti preti e religiosi, forti - a dir loro - della conoscenza che deriverebbe dall'esperienza del confessionale, all'altra, manco a dirlo, tutte le coppie in età fertile che potremmo chiamare "gli addetti ai lavori". La battuta aveva suscitato una certa ilarità, ma ben presto un confronto tra i presenti realizzava che fosse proprio questo il sentire comune.

Al di là della forte contraddizione, alcuni si spingevano oltre: qualche dato sulla frequenza al sacramento della riconciliazione e un richiamo a don Matteo e la "fuga delle quarantenni" finiscono per vanificare la rappresentatività del campione che alcuni uomini consacrati ritengono essere realtà diffusa.

Questo non significa affatto che fra loro non esista un certo numero fortemente prossimo alla vita delle famiglie e in particolare delle coppie che considerano una risorsa con cui collaborare non un terreno da arare (parroci sensibili, animatori di pastorale familiare, di gruppi giovanili ...).

Pensando a questi viene in mente la battuta nel periodo sinodale del cardinale di Vienna, Christoph Schönborn, uno che le famiglie le incontra e, con la collaborazione dei suoi ausiliari, le va anche a visitare nelle loro case. «Quando entro in una casa generalmente vengo fatto accomodare in cucina o in soggiorno, non mi verrebbe mai in mente di fiondarmi in camera da letto!». L'arcivescovo, fine teologo, intendeva proprio alludere al fatto che le questioni legate alla sessualità della coppia rappresentano questioni non sue, ma appunto, di altri. Perché la sessualità di una coppia fa storia a sé e, se ogni partner sa bene che, nonostante l'intimità, resterà sempre un mistero mai del tutto svelato per l'altro, ancor più per chi si ferma "sulla soglia".

Questo per dire che parlando a 50 anni dall'HV in termini di "riscoperta di un messaggio" (che è quello della fecondità della coppia che va ben oltre la generazione dei figli, come sperimentano coloro cui i figli restano solo un desiderio struggente), ma anche di "fine di un conflitto" perché oggi, come emerso anche da numerose riflessioni avviate in occasione dell'anniversario nel corso di incontri, interventi e anche pubblicazioni di carattere teologico, sarebbe improponibile imporre stili di vita "dall'esterno" e il conflitto, di fatto, non esiste più.

Per il semplice motivo che è la coppia che sceglie a "quale" esterno rivolgersi e la realtà parla di una richiesta primaria a livello medico: nella stragrande maggioranza il ginecologo di fiducia, ma si fa strada anche il ricorso all'andrologo per problemi specifici (i più giovani superano finalmente la storica ritrosia dei loro padri). Un confronto con il proprio medico si allarga in una riflessione a due che potrà, ma solo successivamente farsi condivisione con un prete amico dei due (ma se torniamo ai dati di realtà, questo accade in un esiguo numero di casi).

In quest'ottica si riconduce facilmente nel suo solco la questione sui metodi cosiddetti "naturali" in termini di conoscenza e soprattutto applicabilità concreta (e qui sarebbe lungo analizzare tutte le variabili in gioco) perché solo chi è al di fuori dell'esperienza di coppia (a meno che non si chiami Cartesio) può pensare che il corpo umano sia da considerarsi alla stregua di una macchina (e in fin dei conti un guasto può sempre accadere nella piccola utilitaria come nel bolide di Formula 1). E, poi, come sottolineato in un commento ad un post, esiste tutta la discussione medica sul fatto che, se applicati con rigore, questi rientrino o meno in quanto contemplato da HV.

Come dire che, se già all'epoca la ricezione dell'enciclica venne ricondotta da interi episcopati e moltissimi preti, in linea con GS, come un tema eminentemente legato alla "coscienza" dei due partner, oggi il "discernimento", fulcro dell'Amoris laetitia rappresenta un passo avanti nella stessa direzione: la risposta (non "istruzioni per l'uso"!) del magistero papale all'unicità e responsabilità primaria della coppia com'è riconosciuta 50 anni dopo. Anche per quelle coppie che hanno consacrato la propria unione davanti a Dio e alla Chiesa.

 

Questo articolo fa parte della serie dedicata a questo tema:

50 dell'Humanae Vitae: quale bilancio?

Vuoi dire la tua su questo tema? Scrivi all'indirizzo mail iltemadelmese@gmail.com.

 

 

 

 

16/07/2018 09:46 Sara
E' comunque criticare i talebani, i paolotti e gli arretrati da parte di chi si è autoproclamato profeta del futuo a volte sa anche di cattivo gusto:

http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=2993

Prendi questo articolo di maria Teresa Pontara Pederiva: è vero che una volta i fedeli (quelli semplici così disperezzati) compravano le riviste dei religiosi. In casa mia mio nonno aveva l'abbonamento a Jesus, Famiglia Cristiana; popoli e missioni, il piccolo missionaria, il Giornalino e via via.
Sosteneva i dehoninai (presso cui lavoro Maria Teresa Pontara Pederiva) e ho ritrovato pure numeri di Aggiornamenti Sociali.

All'improvviso si sono svegliati e si sono accorti che ops, non le compra più nessuno, perché in Chiesa non ci va più nessuno e quei pochi che ancora ci vanno non hanno più il senso della comunità e del bene comune.


Del resto li hai mai sentiti dire grazie ai fedeli normali (talebani Paolotti ecc.) che gli mantenevano il lavoro?

Io lo dico sempre che si vuole la botte piena e la moglie ubriaca...



16/07/2018 09:27 Sara
Caro Pietro vuole un esempio di approccio soggettivo (che fa più chic) ad un precetto oggettivo??
Il pagamento dell'imu sulla seconda casa. Vivo in un posto di mare, tutti gli appartamenti sul lungomare chiusissimi d'inverno sono prime case: basta far portar la residenza alla zia Giuseppina, alla nipote Pasqualina e alla proprozia Evelina e io le tasse non le pago. Lo so perché ho fatto la rilevatrice per due censimenti e li riconosci subito quelli che si arrampicano a dire: non mi hai trovato perchè non ero in casa, vengo da un mese di ospedale, non lo sapevo, le cavallette....

Poi io in realtà sono mollacciona proprio, altroché rigida figurasi, e non mi scandalizzo per niente, però questo, secondo il Vangelo, è il vero fariseismo. Trovo la scappatoia legale per farmi i caxxi miei e sto a postissimo con la coscienza anzi se me lo fai notare ci rimango pure male e cado dalle nuvole.

Secondo me abbiamo bisogno di incoraggiare questo atteggiamento (che viene spontaneissimo non è che serve un corso accelerato di modernità soggettiva per arrivarci perché pagare rompe le scatole a tutti) quanto di veder cadere un asteroide gigante dal cielo, ma che ci vuoi fare? Fare il proprio dovere è così antiquato....



16/07/2018 07:15 PietroB
@sara
Dalle mie esperienze di corruzione “ relativa”:
. Se un cliente ti chiede espressamente € x affidarti una commessa e qs salva la tua ditta dalla chiusura..??
. Tutte le forniture x energia & trasporti costa/vano ben più del costo effettivo.. Lo sapevano tutti ma ci lavoravano tutti . Condannabili?
. Idem x i vari cartelli al fine di controllare i prezzi.. Che fai?
. ho conosciuto un solo ingegnere ( di Sesto s. Giovanni/ Ercole Marelli) che x evitare il problema chiese ed ottenne il trasferimento ad altro incarico .. era un focolarino😇



15/07/2018 20:00 gilberto borghi

Sara, le chiedo scusa se sono stato presuntuoso e pungente in questo dialogo. Mi perdoni se può e se vuole preghi per me perchè io possa dire meno baggianate. Io pregherò per lei perchè veda che c'è sempre una versione soggettiva delle indicazioni morali, in ogni ambito, e riconoscerlo non depotenzia nulla della oggettività etica, come GPII e BXVI hanno chiarito. Un caro saluto




15/07/2018 13:48 gilberto borghi
Peccatucci.. ah, va bene Sara. Ma mi scusi, allora perchè tutto questo can can... se sono peccatucci che ci possiamo permettere senza l'autorizzazione papale?
Ad indebolire l'oggettività è proprio chi continua a dire che la doppia morale va bene così.
Auguri! E Buona domenica



15/07/2018 11:29 Sara
"Sono pure moralmente illeciti: la speculazione, con la quale si agisce per far artificiosamente variare la stima dei beni, in vista di trarne un vantaggio a danno di altri; la corruzione, con la quale si svia il giudizio di coloro che devono prendere decisioni in base al diritto; l'appropriazione e l'uso privato dei beni sociali di un'impresa; i lavori eseguiti male, la frode fiscale, la contraffazione di assegni e di fatture, le spese eccessive, lo sperpero. Arrecare volontariamente un danno alle proprietà private o pubbliche è contrario alla legge morale ed esige il risarcimento."


Sempre dal catechismo: ecco lei caro Borghi mi da la versione soggettiva di queste indicazioni morali?

Ad esempio se è moralmente illecita l'appropriazione e l'uso privato dei beni sociali di un'impresa, la frode fiscale, le spese eccessive e lo sperpero, come deve superare la divisione artificiosa tra soggetto e oggetto il sacerdote (ma anche il catechista o l'insegnate) che dovesse ricordarne l'imoralità?

Visto che ogni mattina ci alziamo e ne leggiamo sui giornali?

Smetto e vado che poi Yolanda mi caccia un'altra vota e avrebbe anche ragione. Buona Domenica a tutti.



15/07/2018 10:18 Sara

"I. La destinazione universale e la proprietà privata dei beni
2402 All'inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell'umanità, affinché se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti. 282 I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano. Tuttavia la terra è suddivisa tra gli uomini, perché sia garantita la sicurezza della loro vita, esposta alla precarietà e minacciata dalla violenza. L'appropriazione dei beni è legittima al fine di garantire la libertà e la dignità delle persone, di aiutare ciascuno a soddisfare i propri bisogni fondamentali e i bisogni di coloro di cui ha la responsabilità. Tale appropriazione deve consentire che si manifesti una naturale solidarietà tra gli uomini.
2403 Il diritto alla proprietà privata, acquisita o ricevuta in giusto modo, non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio.
2404 « L'uomo, usando dei beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri ». 283 La proprietà di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della provvidenza; deve perciò farlo fruttificare e spartirne i frutti con gli altri, e, in primo luogo, con i propri congiunti.
2405 I beni di produzione – materiali o immateriali –, come terreni o stabilimenti, competenze o arti, esigono le cure di chi li possiede, perché la loro fecondità vada a vantaggio del maggior numero di persone. Coloro che possiedono beni d'uso e di consumo devono usarne con moderazione, riservando la parte migliore all'ospite, al malato, al povero.
2406 L'autorità politica ha il diritto e il dovere di regolare il legittimo esercizio del diritto di proprietà in funzione del bene comune. 284

A me caro Borghi sembra che lei faccia questo ragionamento: la morale riguarda il sesso e non può essere oggettiva, ognuno faccia un po' come crede, poi esiste la carità che anche lì sta alla sensibilità del singolo.
Invece la morale è una sola: infatti la HV non parla solo di sesso ma anche di tecniche di controllo delle nascite da parte dello stato soprattutto nei paesi poveri ecc.
Sono due approcci molto diversi per forza non ci si intende.




15/07/2018 10:07 Roberto Beretta

Interessante che esistano peccatucci che ci si può prendere la responsabilità di commettere... una concezione del cristianesimo molto all'italiana, tipo le regole esistono per essere trasgredite. A metà tra formalismo della "immagine" e saper vivere dei furbetti




15/07/2018 09:38 Sara
Che peccati individuali e sociali vadano insieme lo ha capito perfettamente la nuova destra sovranista composta (da Trump in giù) quasi esclusivamente da pluridivorziati moralmente libertari.


15/07/2018 09:26 Sara
Scusi Borghia ma non è già considerato immorale non soccorrere chi ha bisogno? I paragrafi sulla destinazione universale dei beni non ci sono nel catechismo, non esistono? Non sono vincolanti? Quando chiediamo perdono per le omissioni all'inizio della messa a cosa alludiamo?
E quando GPII nella valle dei templi disse: convertitevi che verrà anche per voi il giorno del giudizio pensava alla masturbazione?
Questa storia del soggettivo e oggettivo mi sembra una gran cavolata onrstamente, anche impraticabile, e trovo profondamente irresponsabile che si voglia indebolire la morale "oggettiva" per peccatucci sessuali che ci si può prendere la responsabilità di commettere senza aver bisogno dell'autorizzazione papale.



15/07/2018 09:05 Franco
@Gilberto davanti a una spiegazione così, posso dire solo una cosa: magistrale!


14/07/2018 23:00 gilberto borghi
Sara, io sono certo, dentro di me, che la verità etica indicata da H.V. è vera e i suoi dettami morali sono ancora validi. Eppure la questione della gradualità della legge, connessa alla gradualità della condivisione e della considerazione della “situazione” nella dimensione etica non le ho inventate io.
Familiaris consortio 9: “E' richiesta una conversione continua, permanente, che, pur esigendo l'interiore distacco da ogni male e l'adesione al bene nella sua pienezza, si attua però concretamente in passi che conducono sempre oltre. Si sviluppa così un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio e delle esigenze del suo amore definitivo ed assoluto nell'intera vita personale e sociale dell'uomo”.
Famliaris consortio 34: “L'ordine morale non può essere qualcosa di mortificante per l'uomo e di impersonale; (…) l'uomo, chiamato a vivere responsabilmente il disegno sapiente e amoroso di Dio, è un essere storico, che si costruisce giorno per giorno, con le sue numerose libere scelte: per questo egli conosce ama e compie il bene morale secondo tappe di crescita. (…) Anche i coniugi (…) non possono guardare alla legge solo come ad un puro ideale da raggiungere in futuro, ma debbono considerarla come un comando di Cristo Signore a superare con impegno le difficoltà. Perciò la cosiddetta "legge della gradualità", o cammino graduale, non può identificarsi con la "gradualità della legge", come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse”.
Benedetto XVI (Luce del mondo): “vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità”.
Non credo che GPII e BXVI fossero relativisti. E’ che la realtà non si può eludere. Personalmente credo che la Chiesa dovrebbe avere il coraggio di uscire dalla separazione dei due piani oggettivo e soggettivo della morale. Perché, al di là dei buoni pronunciamenti, è quello che si è fatto e si continua a fare. Dal pulpito si dice la verità oggettiva e nel confessionale poi si applica quella soggettiva. E questo non crea disorientamento?
E se davvero vogliamo essere oggettivisti: come mai allora non c’è una definizione così minuziosa dell’etica sociale o economica? Ad esempio, potrebbe essere definibile come oggettivamente immorale che un cristiano lasci un barbone per strada, senza attivarsi per condurlo al centro di aiuto più vicino. O che una nel bilancio di una diocesi la quota destinata a fini “direttamente” caritativi sia inferiore al 50%. Sarebbe carino vedere di nascosto l’effetto che fa. O abbiamo paura che la definizione oggettiva resti lettera morta per la stragrande maggioranza dei cristiani e delle diocesi? Ma non è forse quello che è successo con H.V.?
Come ho già detto credo che se non avremo il coraggio di riconoscere l’incarnazione fino in fondo, non salveremo né la dimensione sessuale umana, né tantomeno quella sociale o economica. Il presidente dei moralisti italiani, Don Basilio Petrà lo dice così: “il soggetto è responsabile nel suo agire morale solo dinanzi al bene che gli appare doveroso e possibile nell’orizzonte della sua consapevolezza o coscienza morale”.



14/07/2018 18:46 Sara
"Gentile direttore,
mercoledì 11 luglio su 'Avvenire' è apparso (a pagina 23) a firma di Luciano Moia un articolo che riferisce del recente libro di monsignor Marengo 'La nascita di un’enciclica' e in cui si offre un’interpretazione della De nascendae prolis apparentemente opposta a quella fornita da un altro giornale, 'Il Resto del Carlino' (a pagina 29), nell'articolo curato da Giovanni Panettiere. A meno che sia io in colpa per non capire ciò che i due giornalisti scrivono... nel qual caso sarei pronto a porgere le mie scuse più sentite! Posso sperare in un chiarimento, probabilmente desiderato anche da altri lettori? Naturalmente, in contemporanea, sto scrivendo anche al direttore dell’altro quotidiano. Con vivi ringraziamenti e cordiali saluti."

Presa oggi da Avvenire


Giusto per chiarire che le domande sono molto più terra terra perché non si capisce proprio di cosa si stia parlando e cosa si stia dicendo.

E non solo su questo ma in generale, basti pensare al caso Cileno.



14/07/2018 18:36 Sara
"(a Trento l’aveva spiegata a più riprese il cardinale Poupard davanti ad un piatto di canederli nel corso delle sue numerose visite)"

Premesso che non tutti hanno la fortuna di frequentare alte gerarchie e andare a convegni e scrivere su rivista importanti ecc. ecc. io personalmente non ho mai sminuito nella maniera più assoluto il ruolo della coscienza quindi non comprendo il motivo della risposta.

Semplicemente penso sia corretto sapere, anche in modo piuttosto banale, se quelle indicazioni sono ancora valide o se sono da considerare superate.

Perché da come si sta impostando il dibattito non si capisce bene. Proprio perché siamo adulti, coscienziosi e tutta quella roba li credo che si dovrebbe parlare con noi come persone adulte e coscienziose e dire le cose con un pizzico di chiarezza in più e qualche gesuitismo in meno.

E' così terribile?

Perché a volte pare diventata tutta un'enorme fake news.



14/07/2018 14:24 Pietro Buttiglione
@Sara
Devo averglielo già scritto, in un ns ping/pong:
Io sono qui in cerca di verità.
Non rimarrò un secondo di più quando non troverò più nulla da imparare, qui.
D’altra parte il mio lato scientifico ( e l’odiato Hegel..) mi hanno insegnato che la ricerca procede formulando tesi in attesa di antitesi, non certo di asserzioni dogmatiche🤡



14/07/2018 13:03 Maria Teresa Pontara Pederiva
E’ molto triste e ancor più pericoloso vanificare il ruolo della coscienza. Troppi e funesti sono gli esempi lungo la storia, anche della Chiesa: e lo sanno bene i santi, i martiri e tutti coloro che hanno agito (e pagato a caro prezzo!) in nome di quella voce interiore che nessun uomo potrà mai mettere a tacere, nonostante tutto, dall’esterno.
Dio ci ha donato la libertà di “figli” e rispetta in pieno la libertà umana. Dio ha un disegno per la nostra vita, ma per realizzarlo chiede il nostro sì libero. Al fondamentale tema della coscienza aveva dedicato i suoi studi alla Gregoriana Karl Golser poi vescovo di Bolzano-Bressanone che aveva poi lavorato, come teologo morale, una decina d’anni a fianco del prefetto Ratzinger. E sul ruolo della coscienza, e relativa responsabilità, ha dedicato tutte le sue energie pastorali, di prete-docente (anche presidente ATISM) e di vescovo: una luce per chi l’ha conosciuto.
Non per nulla è sul tasto della coscienza e del discernimento che, come ha giustamente sottolineato Gilberto, si sono incentrate le maggiori critiche ad AL, fino all’apice dei famosi “dubia” dei cardinali (ma anche lettere di laici …). Brucia ad alcuni non arrogarsi il diritto di imporre ad altri norme tanto oggettive, quanto asettiche e lesive della dignità dei figli di Dio: non è certo a loro che AL chiede di “accompagnare” le persone nel discernimento. Occorrono accompagnatori umanamente maturi, liberi e responsabili.
La genesi di HV è oltremodo significativa di un travaglio (a Trento l’aveva spiegata a più riprese il cardinale Poupard davanti ad un piatto di canederli nel corso delle sue numerose visite) e anche il testo finale, ma esistono almeno due elementi da non sottovalutare, oltre alla premessa del diverso contesto 50 anni dopo:
1. Paolo VI non ha posto l’infallibilità e aveva anche promulgato: “Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità numerosi problemi morali, che sorgono tanto nella vita privata quanto in quella sociale" (GS 16).
2. Un atto coniugale può essere deliberatamente infecondo senza ricorso al alcunché e questo lo sanno bene le coppie, anche di talebani, almeno quelle di mia conoscenza. Il giudizio morale è identico, se restringiamo, ingiustamente, il concetto di fecondità a pochi gradi di ampiezza (come nota altrettanto opportunamente PB).
E allora di quali certezze stiamo parlando?
Ritorno alla tesi del post: ogni coppia fa storia (sacra!) a sé. Si tratta di due coscienze che hanno deciso, in piena libertà, di procedere in tandem e, per chi ha optato per il matrimonio cristiano alla costante presenza di Dio (che comunque è presente anche tra chiunque altro perché è lui stesso la fonte dell’amore umano).
E questo basta, con buona pace di chi è contrario a priori e l’abbiamo visto anche con le reazioni ad AL. Perché la voce della coscienza, di laico o consacrato, “il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo dov’egli è solo con Dio”, resta ineludibile. E non solo in camera da letto, s'intede.



14/07/2018 11:33 Sara
Certo che essere come lei deve essere una fortuna strastoferica Pietro: praticamente è convinto di essere l'unico esser umano nell'emisfero terrestre ad avere sempre indiscutibilmente, insindacabilmente ,irremovibilmente ragione. Alla faccia dell'elogio al dubbio di Maria Teresa Pontara Pederiva.

Ci credo che le diano fastidio i riferimenti "oggettivi"...


Buon Domenica



14/07/2018 09:20 PietroB
Probabilmente Gil frequenta la Parola...
e con le etichette si resta dalke parti di certa politica👹



13/07/2018 23:32 Ale.
"Quello che Dio apprezza è che uno si avvicini a lui più di quanto è lontano ora. A lui non interessa a che punto oggettivo del cammino sia l'uomo...".
Ho sempre considerato con un certo stupore la sicurezza che Borghi dimostra, non solo in questo post, di conoscere il pensiero e le preferenze di Dio.
Beato lui! Lui sì che è già santo, evidentemente.



13/07/2018 09:18 Sara
"Più mi sforzo e più trovo parole e azioni di Gesu' nel Vangelo riguardo all'aiutare il prossimo e non trovo parole sulla contraccezione. Chissà perchè."

Detto sinceramente: meglio questa posizione chiarissima che le arrampicati di specchi con i riferimenti a coscienza e gradualità ecc. ecc.

E' un'enciclica criticatissima e pochissimo applicata (a parte i talebani) decidesse la Chiesa che farne, però non è corretto che pochi ne portino il peso e altri facciano come si pare perculando pure quei pochi che ci credono.



12/07/2018 23:13 Mauro Antonio Calò
Più mi sforzo e più trovo parole e azioni di Gesu' nel Vangelo riguardo all'aiutare il prossimo e non trovo parole sulla contraccezione. Chissà perchè.


12/07/2018 19:00 Sara
Più che la gradualità nel cattolicesimo esiste la confessione: nel senso che quando commetti un errore puoi sempre ricominciare da capo,

Però Paolo Vi è chiarissimo:


"In verità, se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali. È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda."

Mi sembra che GPII abbia distinto tra legge della gradualità e gradualità della legge.


In fondo il succo di Veritatis Splendor è che il fine non giustifica il mezzo, qualsiasi fine io voglia ottenere il mezzo deve essere giusto altrimenti vien meno pure il fine.

Il male minore è un po' diverso.



12/07/2018 16:26 gilberto borghi
Maria, se applico la sua lettura del vangelo lei è già santa, oppure non ancora converita, perchè non esiste gradualità. Scelga lei dove vuole stare.


12/07/2018 13:31 PietrB
Quando Martini parlava di continuità tra credenti/poco credenti/non credenti coglieva la realtà, quella che sfugge a Maria.


12/07/2018 11:15 Pietro Buttiglione
Citavo d’Espinosa xchè seguii tutto il famoso processo alla “Zanzara” in cui era imputato Tobagi.
La tesi vincente non si attaccó a codicilli.. bensì sl fatto che la legge andava letta ed interpretata nel contesto sociale in cui il giudice la stava applicando! La mia tesi quindi è che neanche x la giustizia civile esistono automatismi e certezze pre/costituite. Tale format lo puoi applicare solo in ambito di robot&similia, cioè tralasciando l’UMANO. Stai chiedendo a dio di farlo??👹



12/07/2018 09:01 Maria
La questione della “ gradualita’” nel non compiere un peccato e’ un sofisma modernista . . E’ come se un ladro dicesse non posso smettere dall’ oggi al domani di rubare, oggi rubero’ un po’ meno di ieri , e poi pian piano gradualmente vedro’ Se riesco a non rubare piu’ . Un adultero dovrebbe dire mi ’ colla mia amante un po’ meno, magari una volta alla settimana, poi una volta al mese e poi speriamo gradualmente di non vederla piu’ .
Proprio perche’ il rapporto con Cristo un rapporto personale di adesione alla Verita’ , non si puo’ fare i sofisti , e rimandare la scelta al momento futuro.
Nel Vangelo Gesu’ pone gli uomini con cui si incontra di fronte a delle scelte precise: Vieni, seguimi. Lascia tutto quello che hai , e seguimi. Nessuno, tranne il giovane ricco, traccheggia e pospone , la sua istantanea conversione. “Da quel giorno lo segui’ “ riportano le parole evangeliche dei discepoli di Cristo, non gradualmente .
Il moto della “ conversione” e’ una scelta netta: la vita di prima non c’ e’ piu’ c’ e’ una vita nuova. Questa concezione di convertirsi dal peccato “ gradualmente” e’ antievangelica.
L’ enciclica a a Humanae Vitae fa scandalo nel mondo di oggi perche’ il distacco che propone fra la legge di Dio e la nostra situazione concreta e’ netto. E’ una enciclica profetica è altamente spirituale, non moralistica. . Dimostra proprio che la dimensione spirituale dell’ uomo nn e’ quella dei suoi comodi piccolo-borghesi, della sua mediocrita’ ben consolidata, dei suoi interessi materiali.
Tutti i ragionamenti gradualistici e tutti i sofismi sonoantievangelici. Il vostro parlare sia si sì no no. La Humanae Vitae ha detto chiaramente no alla contraccezione artificiale, alle pillole che staccano la sessualita’ dalla riproduzione non per moralismo, ma per una profonda ragione spirituale. I gradualismi alla Gilberto Borghi dicono , ma pero’ forse........riducendo proprio al quel moralismo di bassa lega che riduce tutto a si puo’ fare , non si puo’ fare, magari con le attenuanti, in certe circostanze, pian piano ....



12/07/2018 00:10 Sara
Non solo le leggi dello stato Borghi; lei come professore sa che deve giudicare i suoi alunni con criteri oggettivi e non soggettivi, Deve valutarli per quello che fanno a scuola non sulla base delle sue personalissime simpatie e antipatie.
E' la base di ogni deontologia professionale non si cura un paziente se è bello e piacente ma pure se è vecchio puzza e non pagherà mai, si accolgono i rifugiati non perché raccolgono i pomodori o ci pagano le pensioni ma perché è un dovere morale farlo e si può continuare all'infinito...

Una visione un po' kantiana lo ammetto.



11/07/2018 23:30 Sara
Anche nella legge esistono attenuanti, codicilli ed interpretazioni. Ricordo De Espinosa: la legge va interpretata ed attualizzata.

Infatti l'ho scritto: (e anche lì il concetto di attenuanti è un concetto abbastanza oggettivo alla fine, si riscontra anche nella società civile).

Con criteri oggettivi intendo che le attenuanti non sono soggettive ma specificate chiaramente (insomma siamo più o meno d'accordo su cosa consistano non mi sveglio la mattina e me le invento).

nella fattispecie:


Le attenuanti comuni sono: (da Wiki)

-l'essere motivati da un alto valore morale o sociale
-aver agito per ira derivata dal comportamento altrui
-aver agito per suggestione di una folla in tumulto
-nei delitti contro il patrimonio, l'aver provocato un danno patrimoniale tenue, con un evento dannoso o pericoloso tenue
-aver soltanto concorso all'omissione del reale colpevole del dolo
-aver riparato il danno con risarcimento o restituzione, o aver concorso ad attenuarne gli effetti


Nel diritto canonico esiste il concetto di epicheia (di derivazione aristotelica).


Le attenuanti però non possono cancellare l'oggettività della colpa, se io uccido mia suocera perché mi tratta sempre male un giudice generoso può prendere in considerazione il mio stato di prostrazione psicologica ma non può cancellare quello che ho fatto.

Sinceramente non comprendo in che modo una morale totalmente soggettiva debba essere meglio di una più oggettiva.

Se io Pietro domani la denuncio inventandomi qualche fatto (magari che mi ha molestato 10 anni fa visto che adesso va di moda) lei come fa a discolparsi? Deve per forza portare all'attenzione dei giudici qualche fatto che sia riscontrabile da tutti no?

Nel caso contrario il mio pensiero (la mia accusa) ingloba anche la sua vita senza che lei possa farci niente.



11/07/2018 19:00 PietroB
Sara, nn con-vengo.
Anche nella legge esistono attenuanti, codicilli ed interpretazioni. Ricordo De Espinosa: la legge va interpretata ed attualizzata.
Se uccido uno x salvarne altri, ad es. dove sta questa oggettività?? Un bravo giudice nn applica il codice come uno SPIC&SPAN ma cerca di accertare e verificare la responsabilità individuale. Che fine fa essa nella tua visione meccanicistica? L’uomo viene trattato da automa: quale differenza??
Invece invece:
In ogni decisione responsabile l’Uomo capisce e valuta i pro e i contro, xché ogni sua azione comporta conseguenze di bene ma anche di male
e NON esiste pekenino o CCC in grado di fornirti l’equazione di scelta.. Davvero credi che il buon Dio ci misuri con il bilancino, che ci tratti come precetti/azioni enon come attori responsabili? Che merito senza responsabilità? Come patito della Parola mi basterebbe ribadire con tutta la critica biblica moderna ( ne ha parlato recentemente anche Francesco..😇) che i 10 komandamenti non sono affatto prescrizioni/comandamenti, bensì....



11/07/2018 18:33 gilberto borghi
Sara
È molto significativo che tu prenda come esempio la legge dello stato. Non c'è nulla che renda strutturalmente diversa l'etica cristiana e l'etica di uno stato? Se fosse sul serio cosi il cristianesimo sarebbe una ideologia e la grazia solo un buon esempio.
L'etica cristiana sta in piedi sulla fede e sul rapporto reale con Dio. Perciò la scelta etica effettiva di chi crede è sempre traduzione del suo stato di fede in Dio. Perciò l'oggettività della regola non basta. E perciò la coscienza è il primo vicario di Cristo che nella situazione concreta mi dice cosa è giusto o no che io faccia.
L'etica cristiana traduce il grado di amore che ho per Dio. E questo è sempre questione di gradualità. La questione non è rendere permesso per qualcuno ciò che per un altro è sbagliato. La questione è da quale lontananza etica rispetto a Dio si muovono le persone. Quello che Dio apprezza è che uno si avvicini a lui più di quanto è lontano ora. A lui non interessa a che punto oggettivo del cammino sia l'uomo. Questo è un problema nostro non di Dio.



11/07/2018 14:14 Sara
Voglio dire: non è che l'oggettività sia propria della Chiesa perché medioevale e arretrata, anche la società laica è basata su una visione oggettiva: una volta approvato aborto, divorzio e testamento biologico lo si è approvato per tutti, nessun legislatore può dire, dipende da come ti senti, da quanti soldi hai o da come ti svegli la mattina.

Se una cosa è proibita è proibita per tutti se è lecita è lecita per tutti.

Questo significa oggettivo. Diverso il caso della direzione spirituale dove lì si possono tenere in considerazione tante variabili che attenuano il grado di colpevolezza. (e anche lì il concetto di attenuanti è un concetto abbastanza oggettivo alla fine, si riscontra anche nella società civile).

Sinceramente voi che siete professori quali motivazioni razionali potete offrire per negare agli uni quello che (per via soggettiva) permettereste agli altri?



11/07/2018 13:29 Sara
" Perchè la norma oggettiva diventa, senza alcuna mediazione, ciò che dice alla persona ciò che è giusto o sbagliato in tutte le situazioni. "

Però funziona così anche per la legge statale; se io ti vengo addosso con la macchina è oggettivamente una colpa non è che se io ti sono venuto addosso ma nel mio intimo volevo solo divertirmi vale meno. Se evado le tasse evado le tasse, non è che se nel sacrario della mia esistenza ho evaso perché volevo in realtà tenere i soldi per donarli a qualche bisognoso non ho evaso.

L'oggettività serve anche per capirsi in un mondo fatto di soggettività diverse altrimenti è la Babele.

Tra parentesi tutta l'attuale polemica sulle fake news e sul post truth parte da queste considerazioni.

Secondo la mia modestissima opinione la parola discernimento in sè non significa nulla, ha senso solo in riferimento ad un determinato ventaglio di valori, il discernimento è la capacità di applicare un valore ben preciso (oggettivo) nel concreto della mia vita, se quel valore viene scolorito a che serve discernere?

Quindi se il Papa vuole cambiare l'HV è giusto che lo faccia apertamente, perché se la pillola è valida per la coscienza del coniuge X perché non dovrebbe esserlo per quella del coniuge Y? o tutti o nessuno non è che il più furbo arriva prima e frega gli altri.

Per cui, ammettessero di aver sbagliato, ci chiedessero scusa per averci raccontato frottole per 50 anni e la facessero finita con questi teatrini. (Offensivi per la nostra intelligenza)



11/07/2018 12:15 Paolo Basso
Condivido totalmente il post di MTPP.
La fecondità della coppia cristiana, quando si sta assieme una vita, non deriva dall'assunzione del rischio di una gravidanza in ogni atto sessuale, ma dalla scelta responsabile e ponderata di apertura alla vita, a 360°, non solo sul numero dei figli (rispetto al quale è comprensibile l'arrabbiatura di quei "talebani" che per rigoroso rispetto dell'HV si ritrovano ora con 6, 8, 10 figli "venuti al mondo come conigli"!).
PB



11/07/2018 11:23 gilberto borghi
E' la questione da cui è nato tutto il polverone su amoris... se si dice che le circostanze e le condizioni reali in cui le persone vivono, compresa la propria storia personale, non possono avere influenza sulla determinazione del bene e del male, la coscienza non ha alcun valore etico. E diventa perfettamente inutile affermare nei documenti magisteriali che la coscienza "è il primo di tutti i vicari di Cristo" (CCC 1778). Perchè la coscienza è proprio la voce di Dio che in quella determinata situazione dice alla persona concreta cosa è giusto e cosa no. Se la situazione non può modificare mai il precetto etico oggettivo, la coscienza stesa si svuota di significato. Perchè la norma oggettiva diventa, senza alcuna mediazione, ciò che dice alla persona ciò che è giusto o sbagliato in tutte le situazioni.
O ci decidiamo ad accettare che eiste una gradulaità della morale oggettiva, che ogni singola coscienza declina come può in rapporto alla realtà effettiva, oppure, soprattutto in campo sessuale, la legge oggettiva resterà sempre più una regola morta.



11/07/2018 00:46 Sara
"Alla prima appartengono tutti i celibi, e tra questi ben saldamente in testa molti preti e religiosi"

Ieri può essere ma oggi penso a Costanza Miriano, i neocatecumenali e il popolo della famiglia: sono loro i più tenaci difensori di HV, tanto più che l'anno scorso hanno lanciato un boicottaggio dell'8 per mille in segno di protesta contro le gerarchie.

Un po' è comprensibile, negli anni magari hai avuto 5 o 6 figli (o 9 come il ministro Del Rio) poi ti senti dire che non bisogna fare discorsi astratti, ci sta che ti girino..



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