L'intervista multipla
Il coraggio del discernimento
di Sergio Ventura | 07 luglio 2018
«Ci vuole coraggio a conoscere e soprattutto accogliere la parte più profonda di noi stessi, quella più vera e a volte più spaventosa, quella che rivela realmente chi siamo»

Caravaggio, La vocazione di San Matteo

 

Siamo giunti alla fine, dunque! Ed è un bel risultato esserci arrivati integri - o quasi. Il percorso di ascolto portato avanti con i nostri giovani ha richiesto - come mi è stato confidato - "una bella dose di coraggio e riflessione". Ancor più per l'ultimo tema affrontato - dedicato al discernimento, riguardo al quale bastino queste parole: «Piuttosto doloroso! Non so se ringraziarla o sgridarla!». Il perché sarà chiaro leggendo quanto 'estratto fuori' da Marta, Giovanna, Giulio ed Alice...

SERGIO VENTURA: «La Chiesa ha sempre affermato l'importanza, nell'ambito delle scelte personali, di un processo chiarificazione degli eventi della propria vita attraverso i segni contenuti in essi. Cosa significa, che senso ha per te il discernimento della propria vocazione?»

MARTA: «Sul vocabolario Treccani il discernimento è definito come: "Il discernere con i sensi o con l'intelletto. Più spesso, la facoltà e l'esercizio del discernere, cioè del distinguere il bene e il male, e per estensione giudizio, criterio". Se si intende il discernimento come l'utilizzare un criterio nelle decisioni, è fuor di dubbio che sia uno strumento da cui non si possa prescindere, mai. Tutti abbiamo un criterio nel decidere, tutti attuiamo un discernimento. La differenza reale sta, secondo me, nel "discernere con i sensi o con l'intelletto". In ogni caso, però, discernimento è innanzitutto visione d'insieme. Visione d'insieme di me stessa e del mio percorso, dei miei desideri, dei miei progetti. Delle mie preferenze. Imparare ad accettarmi e ad accettare le mie caratteristiche, acconsentendo a prendere decisioni che mi rispettino, a disegnarmi un percorso che sia ambizioso, ma alla mia portata; che mi faccia stare bene, ma rispettando le mie fragilità. Il discernimento nelle decisioni e nella nostra vita in generale è fondamentale, ma altrettanto tremendamente doloroso».

GIOVANNA: «Fino ad oggi ho vissuto questo processo di chiarificazione esclusivamente in un senso laico e solo recentemente mi sono approcciata alla possibilità di viverlo anche in senso religioso. Perciò, non sono ancora molto esperta, sia da un punto di vista sentimentale (vissuto interno) sia da un punto di vista teorico (dottrina concordata). So che il discernimento è inteso come quel lungo processo che comincia con un'intuizione, per poi proseguire con una fase più riflessiva e 'silenziosa' mediante cui la persona cerca di intercettare e poi interpretare alcuni indizi o segnali della presenza di Dio nella propria vita, per metterli in pratica infine attraverso delle scelte concrete di vita. Sono abbastanza sicura, però, dell'esistenza di un presenza che in qualche modo ha cura della mia esistenza. Tuttavia, c'è un mio difetto che rende difficile questo discernimento: una certa abitudine - da scardinare!- di vedere le cose solo dal mio punto di vista e non riuscire a vederle dall'alto, come in un romanzo corale. Penso infatti che sia necessario ricordarsi che quello che io - un singolo personaggio del romanzo - sento e penso è solo qualcosa di parziale rispetto alla situazione globale - la storia costituita dalla coralità dei personaggi. Immagino poi alcuni 'rischi' da evitare se uno è inesperto come me. Intanto il pericolo di deresponsabilizzarsi, affidando ogni scelta a cause esterne senza riconoscere che invece ogni scelta (anche una non-scelta) non può che essere interna. E poi il rischio di scivolare in una posizione tipo - è giusto perché me lo ha chiesto Dio - che può essere estremamente pericolosa dal momento che ciò che Dio 'ha chiesto' è pur sempre l'uomo ad averlo interpretato, fino agli estremismi religiosi. Credo che questa posizione sia propria di persone non esperte di discernimento (e quindi 'sagge') e derivi proprio dell'incapacità di avere una visione dall'alto».

GIULIO: «Credo che il discernimento, inteso come riflessione volta a cercare il bene, sia una preghiera sincera e bellissima. Con il discernimento mi prendo il tempo di riflettere, di rimettere in discussione le scelte compiute e la vita passata cercando di capire cosa posso fare oggi per camminare con Dio, ovvero per mettere in pratica le cose in cui credo. Alla fine ognuno è responsabile delle sue azioni e conosce i casi della propria vita, quindi il discernimento è essenziale per non cadere in un cieco bigottismo o in un altrettanto cieca indifferenza».

ALICE: «Per me il discernimento è un percorso di ricerca, scoperta e accettazione di noi stessi, di ciò che veramente siamo e che spesso è in contrasto con ciò che abbiamo sempre creduto di essere. In questo senso chi siamo è una vocazione, una chiamata, perché essa non si può scegliere o trovare, ma è lei stessa a scegliere e trovare noi. Noi aspettiamo la vocazione e lei aspetta noi. Non so perché ma mi vengono in mente questi versi dei Coldplay: "I feel my time, my time has come let me in, unlock the door I've never felt this way before (sento che la mia ora, la mia ora è arrivata fammi entrare, apri la porta non mi sono mai sentito così prima d'ora) / For you I'd wait 'til kingdom come until my days, my days are done and say you'll come and set me free just say you'll wait, you'll wait for me (Per te aspetterei fino alla fine dei miei giorni finché i miei giorni i miei giorni non saranno conclusi dimmi che verrai, e mi libererai dimmi solo che aspetterai, mi aspetterai)" (Til kingdome come)».

SERGIO VENTURA: «Hai mai provato ad ascoltare silenziosamente e a far affiorare alla luce il 'gusto' di emozioni, affetti e desideri prodotti dagli eventi della vita e che si agitano e lottano dentro la tua interiorità profonda? Cosa è avvenuto? Cosa è emerso?»

GIOVANNA: «Certo che l'ho fatto. Ho cominciato terapia individuale sette anni fa e lì ho imparato esattamente questo: far emergere le emozioni, sentirne il 'gusto' - che bella espressione! - e cercare di capire cosa di profondo esse ci comunicano, andando al di là della pulsione effimera e liberticida per poter invece esercitare una libera scelta, autodeterminandosi, senza fare del male ad altri e al contempo cercando la massima congruenza con sé stessi e quindi la felicità o serenità, o posatezza, o solidità - o come ciascuno sa meglio declinare il concetto. Spero quindi di continuare a farlo anche in futuro, allenando questa capacità come un muscolo che altrimenti rischia di atrofizzarsi».

GIULIO: «Sì, ci ho provato spesso, prima riflettendo e fantasticando, poi, una volta cresciuto, appunto, pregando. Non so rispondere cosa sia emerso, mettersi in ascolto del magma di sentimenti, paure, speranze e cercare di rapportarlo con la propria religiosità non è facile. In generale sono emerse le mie difficoltà e incongruenze fra la morale cristiana che voglio applicare e la vita che conduco, ma anche la consapevolezza che finché ci sarà impegno da parte mia ci sarà speranza del perdono».

MARTA: «Penso che le decisioni che ho preso con più convinzione (che in quanto tali non sono state più di tanto sofferte) derivassero da un ascolto della parte profonda di me che in quei casi fortunati suggeriva lo stesso percorso sia da un punto di vista razionale, sia emotivo. In altre parole: quando i segnali della vita, del corpo e la propria lucidità suggeriscono la stessa cosa, il discernimento è immediato e piuttosto facile, e soprattutto indolore. Tuttavia, purtroppo, come penso tutti noi tante volte nella vita, ho vissuto la reale tragicità del discernimento tutte le volte che i sensi mi suggerivano qualcosa e l'intelletto qualcos'altro. Non necessariamente questo accade in maniera definita: per lo più mi si è manifestato sotto forma di sensazioni confuse, di incertezza, e (almeno per me) di grande sofferenza. Ovviamente, derivando questa sofferenza da un dissidio che coinvolge anima e cuore, si manifesta con una sofferenza emotiva ma anche corporea. Così mi sono a volte trovata in balia delle mie emozioni e di crampi allo stomaco incontrollabili, nausea, debolezza. Ecco, l'incapacità di discernere in me provoca questo. L'ha sempre provocato. Nausea, crampi e angoscia. E' la cosa più difficile da fare; ma anche l'unica che ci salva, che ci fa valutare tutti gli aspetti delle decisioni e le loro conseguenze».

ALICE: «Come tutte le persone, credo, anch'io vivo in cerca della mia vocazione, di un qualcosa che dia senso a tutto e che solo una volta trovatala possa dire di vivere veramente. Non credo, però, sia importante l'entità di questa vocazione - ognuno ha la sua e non ne abbiamo nessun merito né colpa, ma l'importante è rispettarla e rimanere fedeli ad essa. È qualcosa di personale, forse la cosa più intima in ciascuno di noi. Solo che spesso è più facile rinnegarla, anche se non la si può cancellare: "ce l'hai dentro e quando chiama, chiama vocazione rivoluzionaria / sta nell'aria e quando chiama, chiama vocazione rivoluzionaria" (99 Posse feat. Enzo Avitabile). Perché è nascosta, profonda, è presente in noi fin dall'inizio, ma ha bisogno di tempo e pazienza per essere scovata, scoperta, accettata e curata. E forse proprio per paura non la si tira fuori e - spesso e volentieri - neanche la si cerca. Ci vuole coraggio, infatti, a conoscere e soprattutto accogliere la parte più profonda di noi stessi, quella più vera e a volte più spaventosa, quella che rivela realmente chi siamo: un viaggio alla scoperta di un 'io' nascosto, un viaggio tortuoso ma tanto gratificante da valere la pena compierlo».

 

 

 

09/07/2018 16:16 PietroB
Antonio ha aggiunto un altro punti di discernimento:
4) ascolto gli altri e cerco do “accordarmi” con loro?
Negli incontri di preghiera RNS così si dovrebbe pro-cedere🤡
Si matura quando si capisce che Lui parla a me anche x bocca del prossimo..



09/07/2018 09:51 Antonio
https://www.cittanuova.it/unita-discernimento-percorsi-sinodalita/


07/07/2018 08:02 Pietro Buttiglione
Discernimento ha almeno tre facce:
1) CHI sono io?
2) COSA devo fare io?
3) sono capace di “ fiat voluntas Tua”?? e SO quale essa è?



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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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