Robe di Ro.Be
Il "quadrato" dove siamo tutti fratelli
di Roberto Beretta | 05 luglio 2018
Non coltivare una ragionata fiducia negli altri non solo contrasta col Vangelo e genera un'umanità povera, ma contraddice i princìpi stessi di cui la società ha bisogno per svilupparsi e crescere.

Vado per puro caso a vedere un film che c'entra con il nostro discorso sul "sanctuary". Si intitola The square, "la piazza" o anche "il quadrato", è del giovane talento svedese Ruben Östlund e ha vinto la Palma d'oro al Festival di Cannes 2017. E' un lavoro enigmatico e difficile da interpretare, comunque si presta a vari livelli di lettura: la crisi dell'arte contemporanea, i vizi del mondo intellettuale, le disparità di una società senza misericordia, le ridicolaggini del politically correct, eccetera...

Ma c'entra con il nostro "sanctuary" perché the square è appunto un'installazione luminosa, un quadrato di 4 metri inciso nel porfido di una piazza di Stoccolma, e nelle intenzioni dell'artista dovrebbe costituire - ­ come testualmente sta scritto anche in una targa collocata in loco - «un santuario di fiducia e altruismo, al suo interno tutti condividiamo uguali diritti e doveri»; chi vi entra e chiede aiuto, lo deve ricevere. Si tratta appunto dell'idea di costituire un'«isola» nella quale applicare una garanzia di "salvezza" per chiunque in base a princìpi umanitari.

Il problema è che fuori dal "quadrato" la vita continua a svolgersi con la consueta spietatezza: cecità davanti alle scene di miseria metropolitana, tentativi per farsi giustizia da soli, uso strumentale delle relazioni con le persone, indisponibilità a prestare aiuto a chi lo chiede, diffidenza generalizzata... Paradossalmente (ma nemmeno tanto) gli unici a mostrare fiducia nel prossimo sono proprio i più poveri, gli emarginati.

In effetti, ciò che mi ha sempre colpito è come una società quale la nostra, che si proclama fieramente "liberale" e aperta a tutti i tipi di scambio, votata alla libera concorrenza e alle ragioni matematiche della domanda e dell'offerta, quindi a relazioni apparentemente improntate a un "contratto" chiaro tra pari, possa e voglia fare a meno della fiducia tra persone che è assolutamente necessaria in un simile rapporto, anche dal punto di vista soltanto economico. Siamo infatti obbligati a fidarci dell'assegno firmato da uno sconosciuto, del valore più o meno stabile della moneta, della banca che protegge i nostri risparmi e così via, però contemporaneamente diffondiamo un clima di diffidenza e paura dell'altro che contrasta in maniera abnorme con quello che dovrebbe essere l'humus psicologico e culturale del liberalismo.

E' come una squadra di calcio che si schiera in feroce difesa: applica il catenaccio, marca gli avversari a uomo, mette infinite barriere davanti alla porta (ai porti...); però ­- oltre a rischiare sempre e ugualmente il gol - come farà ad avere poi la mentalità vincente che gli è necessaria per conquistare gli spazi (i mercati) altrui, per sviluppare il colpo di genio con cui sbaragliare le difese della concorrenza, per generare l'ottimismo grazie al quale superare le inevitabili difficoltà?

Non coltivare una ragionata fiducia negli altri non solo contrasta col Vangelo, non solo genera un'umanità povera, ma contraddice i princìpi stessi di cui la nostra società ha bisogno per svilupparsi e crescere. E' impossibile chiedere e dare fiducia al cliente, al consumatore, al cittadino, e poi praticare la diffidenza più assoluta e predicare la paura in altre occasioni. Il "quadrato-santuario" è uno spazio necessario alla salute della vita comune.

 

 

05/07/2018 12:56 Francesca Vittoria
Non so niente di calcio però quando come in questi giorni il torneo e fra nazioni , né mi interessa. Apprezzo la bella squadra, non Quella incattivita che ricorre ad ogni scorrettezza buttando a terra l'avversario magari anche ferito e non accidentalmente, per cui un bel goal insperato all'ultimo secondo come quello della Germania, anche se non ha proseguito la tenzone, e l'Inghilterra che ha vinto con tenacia e, mi sembra meritatamente, ai rigori, ecco la cosa bella, avevo pensato all'inizio a sostenere l'opposta Columbia ma tutta quella violenza esibita secondo Macchiavellica teoria, mi ha disgustato. Vincere, sembra la parola a cui tutti portano rispetto, ma sono molti quelli fuori di questi è così vanno nelle piazze a consolarsi tra canzonette che riflettono il loro sentire e per questo poco incoraggianti, condite da saltelli acrobatici dei cantastorie, fumi luci, suoni esaltanti tanto per lasciare l'impressione che q ualcosa è servito il biglietto pagato. Il recinto, la piazza, mi pare che anche Gesù Cristo abbia fatto cenno, ma lui passava, la Sua parola passava, come è passata ieri la lettura del profeta Amos, ero lettrice e a messa finita uno viene a chiedermi quale era stata la prima lettura, il leggio all'ambone era ancora aperto, ha fotografato la lettura aggiungendo che l'aveva colpito perche quelle parole sembravano essere dirette a lui. Devo dire che mi è sembrata una cosa molto bella, di aver partecipato a questo successo della Parola. Allora mi domando se non sia arrivato il momento di gridarla, questa parola che non si fa pagare, fuori, visto che avvengono i furti di microfoni in chiesa!
(sempre di ieri la novità) , forse svegliare l'attenzione verso ciò che conta, io insisto, bisogna superare le librerie che chiudono, e dare la parola gratuita, cammin andando, fare in modo da incuriosire far togliere tutti quegli auricolari di cui ogni testa si incorona per sfuggire alla solitudine imitando così il bozzolo del baco da seta che si chiude, ma gli resta il desiderio di uscire....Fosse paura, e qualche cosa di peggio, e non sperare in niente, una insensibilità costruita per non sentirsi turbati, un essere senza sentire il bisogno di vivere......che peccato....Bisogna opporsi anche alla politica suadente del ricevere perché si fa pena, NO, cerchiamo in tutti i modi di pretendere attività, dignità nel lavoro, non sudditanza, e sopratutto apprezzare di dare la mano al vicino, convincendo che soltanto insieme si fanno cose grandi e future, non rompere il filo ma trovarne altri possibili e se occorre trovare il coraggio di opporsi al più forte, al più arrogante che pretende di essere verità per se e per gli altri in virtù del fatto di sentirsi il più forte. Mi sembra che anche di questo si parli nei sacri librfrancesca Vittoria



05/07/2018 10:22 Sara
Giusto: è come se io provassi a convincere Pietro della bontà di Humanae Vitae: potrei scrivere 200 messaggi al giorno sono certa che non lo smuoverei di un millimetro.

Bisogna cercare punti di intersezione e ricostruire un minimo di tessuto sociale che sappia far freno all'ansia generalizzata.
E ricostruire purtroppo richiede tempo e pazienza, bisognava pensarci prima di distruggere...



05/07/2018 10:10 Dario Busolini
Ma continuare a ripetere alla gente che ha paura (indotta o spontanea, giusta o sbagliata che sia questa paura resta il fatto che è un dato reale) "tu non devi avere paura" è come ostinarsi a dire alla persona depressa "non ti devi abbattere": non serve ed anzi produce l'effetto contrario. Dobbiamo trovare le parole e le azioni per rassicurare, almeno un po', chi ha paura in modo tale che cali parte di questa febbre e al "catenaccio" ostinato possa aggiungersi, come sarebbe naturale se non si vuol perdere la partita a priori, qualche veloce e brillante azione di contropiede. Non vedo altra soluzione possibile in questo momento. Un Paese (anche un'Europa) invecchiato e impaurito come il nostro non ha più i mezzi e la voglia per fare squadra all'attacco. Può solo difendere, ma c'è quadrato e quadrato: da quello di Stoccolma a quello di Villafranca.


Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it