ROBE DI RO.BE.
Se il foglietto degli avvisi disinnesca le fake news
di Roberto Beretta | 28 giugno 2018
La questione migranti vista dall'editoriale di un parroco nel cuore della Brianza: un discorso equilibrato, saggio, non privo di critiche ma che mantiene toni profondamente umani e cristiani

Raccatto come al solito, in fondo alla chiesa, il foglietto settimanale degli avvisi della mia Comunità pastorale: iniziative estive, feste, anniversari... Ma c'è sempre un editoriale del parroco, ed è spesso interessante.

Stavolta parla dei migranti. Niente di originale, si dirà; ma per il prevosto di una borghese città della Brianza, ben consapevole che la gran parte delle sue pecorelle la pensa come Salvini o giù di lì, già la scelta dell'argomento non è affatto scontata. E meno ancora lo sono le parole usate, che pur non trinciando mai giudizi "contro" i parrocchiani catto-leghisti (sarebbe anche questa un'esclusione, no?) e men che meno facendo politica, esprimono una posizione quanto mai chiara. Evangelicamente e civicamente.

«Da tempo conviviamo con la realtà dell'immigrazione - parte il sacerdote -, dove si intrecciano meravigliose vicende di accoglienza con episodi e atteggiamenti di chiusura e di gratuita cattiveria. Forse ciò che sta cambiando radicalmente negli ultimi anni è l'atteggiamento interiore con cui guardiamo all'immigrazione: sempre più duro, sempre più chiuso, in difesa di sacri valori che di solito però ci scaldano poco, di una cristianità più sbandierata che vissuta, di un Vangelo che però mi sembra ci spinga a ben altro atteggiamento. È triste servirsi del Vangelo, magari senza neanche conoscerlo; è triste vedere che stiamo perdendo una tradizione di accoglienza, di disponibilità, e anche di carità cristiana che ci ha sempre contraddistinto, sia pure con fatica ed errori».

Il pastore cita poi Mattarella («Lo spirito di umanità che contraddistingue il popolo italiano») e la Costituzione («Mi addolora che una nazione la modifichi mettendo fuori legge l'emigrazione per motivi economici»), quindi torna a parlare al cuore: «Sarà sempre troppo tardi quando capiremo che non è più possibile tenere lontani i poveri, che oggi una frontiera, per chi ha fame e non ha nessuna speranza per il futuro, può non voler dire proprio nulla. Sarà sempre troppo tardi perché troppo male ormai sarà stato inflitto, troppe mamme e papà piangeranno la morte dei figli, le mogli dei mariti». Chi non sa «incrociare lo sguardo dell'uomo sofferente, sentirlo amico, fratello» finisce per lasciarsi «vincere dalla paura, alimentata ad arte, e vedremo nemici dappertutto perché ci saranno sempre nemici che premeranno ai confini, che in un modo o nell'altro insidieranno il nostro benessere, i nostri privilegi».

Un discorso equilibrato, saggio, non privo di critiche ma che mantiene toni profondamente umani e cristiani: niente di più ma anche nulla di meno. Poi sarà la politica, con le sue alchimie e ideologie, a dover risolvere il problema, e lì magari ci divideremo; però da queste salde basi un credente, comunque voti, almeno sa di non doversi discostare.

Trovo confortante che il mio parroco abbia avuto il coraggio di rimarcarlo pacatamente, e ne riporto qui volentieri l'esempio perché ben corrisponde all'idea di come si potrebbe «fare sanctuary» per i più deboli cominciando dal ribaltare i luoghi comuni dell'opinione pubblica, e quella di noi cristiani per primi. La paura irrazionale, le fake news dei manipolatori interessati, le tattiche emozionali di distrazione di massa si contrastano pure spendendo la propria autorevolezza  per richiamare le persone ai doveri della loro umanità e - per chi ce l'ha - della fede. Persino col foglietto degli avvisi parrocchiali.

 

02/07/2018 21:05 giovanni g.
Parole superficiali che non tengono conto dei disagi. Nel mio quartiere gli immigrati sono il 35% e quello a cui assisto da parte delle parrocchie è il progressivo scivolare nell'insignificanza di fronte all'ondata islamica e evangelica. Forse questo parrco vorrebbe trasferire l'Africa da noi: perchè accogliere solo quelli che riescono a sbarcare? Perchè non tutti quelli che sono bloccati in Libia? Ma anche perchè non tutti quelli che dall'Africa vogliono venire in Europa?
Suvvia siamo seri!



30/06/2018 09:01 Maria
Cara Sara
I padri della Chiesa fecero sintesi con una certa cultura greco-Romana, la cultura filosofica platonica di altissimo valore morale e spirituale, con cui per altro avevano fatto sintesi prima dei cristiani anche una parte degli ebrei come Filone d’ Alessandria e i Settanta che tradussero la Bibbia ebraica in greco. E questo perche’ i concetti platonici si attagliavano perfettamente alla Fede in un unico Dio, un Essere Supremo, l’ Intelligenza che regge il cosmo, la Provvidenza che lo guida.
i padri della Chiesa si guardarono bene dal fare sintesi con tanta parte della civilta’ Greco-Romana, dai giochi dei gladiatori alle le orge sacre di Dionisio, dalle statue che rappresentavano nudi maschili e femminili all’ Altare della Dea Vittoria contro cui si batte’ il Vescovo Ambrogio. E soprattutto non avevano verso la cultura greco-Romana quella “ cattiva coscienza” quel senso di colpa che noi oggi abbiamo verso l’ Africa. Essi sapevano che la Verita’ e’ Cristo e non pensavano che credere in Cristo o nella Dea Iside o Cibele fosse la stessa cosa.
Perche’ l’ Europa oggi , rinunciando alla propria cultura per un malinteso senso di colpa, dovrebbe per fare sintesi culturale” con la SHARIA, l’ infibulazione, i matrimoni di bambine di 12 anni, la poligamia, la magia nera africana? Perche’ dovremmo festeggiare come cattolici il Ramadan?
E molto piu’ terra terra perche’ dovremmo accettare il fatto che nelle grandi citta’ le ragazze non possano uscire la sera tardi vestite succintamente senza correre rischio di stupro o peggio? Forse perche’ come hanno detto in Germania per giustificare le molestie dei migranti “ dobbiamo capire la loro cultura” e chiudere un occhio ?
Non scomodiamo per favore i padri della Chiesa che se vivessero ora sarebbero i piu’ strenui difensori della verita’ della unica vera Fede e non certo i paladini dell’ indifferentismo religioso.



29/06/2018 14:55 Sara
Maria quando si parla di Europa sia che si faccia riferimento alle radici cristiane che a quelle illuministiche e greco-romane ci si riferisce sempre a culture universalistiche e tutto sommato tolleranti e dialoganti nei confronti delle altre realtà.

Se i padri della Chiesa non avessero saputo fare sintesi con la cultura greco-romana in cui vivevano non avremmo avuto il medioevo, la Chiesa e la civiltà europea così come la conosciamo.



29/06/2018 09:56 Maria
"Trovo irresponsabile, barbaro e delinquenziale, stabilire il principio dell’accoglienza come fondamento etico dell’Italia, dell’Europa, dell’Occidente. Piuttosto è il loro affondamento. E invece accendi la tv e ti somministrano sei volte al dì la Pappa del cuore, con la faccia di Bergoglio, di Mattarella, addirittura di Macron (il più cinico), più la solita mucillagine della sinistra spappolata. Trasformando l’impulso nobile e quasi spontaneo di aiutare chi sta male in sistema universale e legge d’accoglienza, si criminalizza chi vede con realismo il dramma dell’invasione, della sostituzione e dell’alienazione. Non è solo questione, pur rispettabile, di paura.

La tv, i media, le sinistre sparse, ti pongono solo casi personali, ti fanno vedere un bambino, una faccia, una mano tesa e ti dicono: e tu non vuoi dargli una mano? Ma certo che vuoi aiutarlo, ti guarda con quegli occhi, è una persona, non vedi che ha bisogno? Il problema è che dà un’immagine singola, da un impulso emotivo, da una faccia e una mano tesa, non puoi passare a una massa infinita di persone e a un’apertura incondizionata ai flussi. Così si sfascia una civiltà, si riduce un paese in un campo profughi, una nazione in un corridoio umanitario, si rende invivibile ed estranea una città ai suoi abitanti…

(Marcello Veneziani - Il Tempo)



29/06/2018 02:01 Giulio Maria Bianco
Si cert, siamo perfettamente d'accordo. C'è troppa autoassoluzione in giro per opporsi efficientemente a questa barbarie.


28/06/2018 16:52 Sara
Concordo al 200 % però in questo sito non ho mai letto critiche su quello che si è fatto negli anni scorsi. Dall'articolo 18, alla costituzione passando per Minniti si è chiuso gli occhi e basta. Allora, dopo una legnata di queste proporzioni un po' di autocritica invece di calarle sempre dall'alto non guasterebbe.

Autocritica non significa cedere agli umori del moneto, autocritica significa dire: non sarà anche un pizzichino colpa nostra se ci sono "i barbari" alle porte???



28/06/2018 16:13 Giulio Maria Bianco
Non andava bene neppure quando lo faceva Minniti, e chi si è coperto dei crimini maggiori è probabilmente lui. Però il seme dell'odio che è stato gettato nel cuore delle masse sta fiorendo come non mai. Minniti ha agito in modo spregiudicato se non proprio crudele, ma non spettacolarizzava il sacrificio degli ultimi per "la gente", ponendo le basi di una nuova ( vecchia ) morale. È solo questione di tempo prima che la quantità di sacrifici umani, sempre maggiore perché nessuno sta pensando ai problemi su tutto lo spettro politico, si allarghi fino a noi.
Fra quanti anni saremo messi sull'altare davanti ai nostri conoscenti esultanti?



28/06/2018 09:49 Sara
Quando Minniti lasciava i profughi nei campi libici invece andava bene? Non ricordo che qualcuno su vino nuovo l'abbia mai fatto notare. (tranne me in una risposta alla Spirighetti)


" «Da quanto mi viene raccontato è l’effetto combinato di due accordi. Le coste sono pattugliate e bloccate sia dalla guardia costiera tripolina, fedele al governo Serraj, e che da quella di Tobruk che risponde al generale Haftar. Ma pochi parlano del blocco effettuato a sud dalle tribù che in aprile hanno siglato a Roma il patto con il ministro Minniti. I profughi finiscono in oltre 50 centri di detenzione aperti per imprigionare decine di migliaia di persone. La maggior parte proviene dall’Africa occidentale, quelli provenienti dal Corno saranno in questo momento 15 mila al massimo». Le condizioni di detenzione in questo Paese che non ha mai voluto sentir parlare della Convenzione di Ginevra e per cui i migranti sono tutti clandestini, sono immutate rispetto alle galere del colonnello Gheddafi. «Sono inumane», conclude don Zerai. Lo conferma Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Alto commissariato Onu per il Mediterraneo Centrale. «Non ci sono campi o centri per i migranti in Libia, solo prigioni, alcune controllate dalle autorità, altre da milizie e trafficanti, e vi sussistono condizioni orribili. Chiunque venga sbarcato sulle coste libiche torna in queste carceri».


https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-don-zerai-denuncia-libia-centri-detenzione-inumani



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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