Un nuovo piccolo catechismo sul peccato
di Gilberto Borghi | 25 giugno 2018
Parole come peccato, male, redenzione, castigo, merito, giudizio... possono essere rilette mettendo al centro davvero la misericordia di Dio?

«Per me è un segno dei tempi il fatto che l'idea della misericordia di Dio diventi sempre più centrale e dominante (...) Papa Francesco si trova del tutto in accordo con questa linea. La sua pratica pastorale si esprime proprio nel fatto che egli ci parla continuamente della misericordia di Dio». Il titolare di queste parole è il papa emerito Benedetto XVI, nel libro-intervista, pubblicato nel 2016, dal titolo: "Per mezzo della fede".

Era da un po' che riflettevo proprio su questa centralità, sempre più evidente, della misericordia di Dio, ma la lettura del libro di Ratzinger mi ha dato la spinta necessaria per cercare di rispondere ad una domanda che mi frullava nel cuore: dal punto di vista della misericordia di Dio, che cos'è il peccato? Come possiamo tentare di riesprimere tutta la grande e perenne tradizione della Chiesa sul male e dintorni, partendo dalla prospettiva della misericordia di Dio?

La domanda è legittima, perché anche a chi non è avvezzo a questioni di teologia, balza immediatamente agli occhi come una serie di "interpretazioni" teologiche del tema del male e dei concetti connessi, che tradizionalmente albergano nella Chiesa, non partono certo dalla misericordia di Dio.

Da secoli esistono tracce teologiche e ancor più catechistiche e omiletiche, che leggono il male e i suoi derivati, a partire da una prospettiva "giuridica" del rapporto con Dio, che spesso nasconde uno strisciante "manicheismo" di fondo e produce una spiritualità del "marketing della salvezza". Qualche esempio: "Dio è offeso dal nostro peccato", come se Lui reagisse a noi come un essere bisognoso di riconoscimento, che quando non ce l'ha si offende; "noi possiamo acquistare meriti", come se la Salvezza fosse una gara a punti, in cui vince chi ne guadagna di più. Ancora si parla di "lucrare una indulgenza", come se si potesse ottenere un credito, un bonus, da spendere poi adesso, o nel giudizio finale, per sé o per altre persone; "Gesù paga il debito di Adamo", come se Dio, o il Demonio, debbano essere ripagati per il peccato commesso dalla prima coppia; "applicare i meriti della Passione di Gesù" come se Lui avesse "guadagnato" un bonus infinito, in barba all'organizzatore del concorso a punti.

E ancora: "Dio giudicherà per dare a ciascuno il premio e la pena che ognuno avrà meritato", come se per tutta la vita Dio si fosse atteggiato a misericordioso, poi all'improvviso cambi faccia e divenga arbitro di una giustizia finale retributiva. Oppure: "L'inferno è l'esclusione definitiva dalla presenza di Dio", come se potesse esistere un luogo in cui la presenza di Dio non c'è! E infine: "pregare ci ottiene da Dio la misericordia", come se l'uomo che non prega non fosse amato da Dio pure lui!

C'è poi tutta una spiritualità, che oggi sembra in ripresa, che nella vita spicciola e ordinaria dei fedeli spinge fortemente a pensare e sentire che è la "sofferenza in quanto tale" a salvarci dal peccato, non l'amore. Chiediamo di essere "conformati ai patimenti di Cristo per partecipare alla sua Gloria", quando in realtà dovremmo chiedere di essere conformati al suo amore! Le penitenze sono spessissimo viste come strumento per "pagare" il debito creato col peccato, quando invece dovrebbero essere il modo per imparare ad amare di più, liberando così maggiormente le nostre buone inclinazioni. Nella confessione continuiamo spesso a dire che è il dolore dei peccati commessi, la cosiddetta "contrizione del cuore", l'elemento essenziale per poter ricevere l'assoluzione degli stessi, spingendo potentemente il peccatore a guardare solo a sé stesso. Invece dovrebbe essere la "conversione del cuore" il riconoscimento cioè del bene che avrei potuto fare, che sarei stato in grado di fare, guardando a Dio, ad aprire la strada verso la sua misericordia.

Sono solo alcuni esempi, per me evidenti, di come ancora oggi, molto della concettualizzazione del male e dei suoi derivati non abbiano certo la misericordia di Dio come centro ispiratore e categoria interpretativa di fondo su cui ricostruire una teologia, una catechesi, una omiletica e una spiritualità diverse.

Così ho deciso di tentare un azzardo, presuntuoso certamente, ma spero anche provocatorio nel senso etimologico, cioè di suscitare voci, accendere discussione. Vorrei cioè provare, in una serie, di post di cui questo è l'introduzione, a offrire un "nuovo piccolo catechismo sul peccato". Parole come peccato, male, redenzione, castigo, merito, giudizio, senso di peccato, ecc... possono essere rilette mettendo al centro davvero la misericordia di Dio? Oppure possono solo essere abbandonate?

 

(1. continua)

28/06/2018 15:33 pietroB
Alcuni "?"
!) si è perso Dio. PERCHE'? CHI lo ha ucciso? Dio morto. Sì. Ma QUALE DIO? Chiederlo a Nietsche.
2) Perchè Lo si è voluto CARICARE DI ATTRIBUTI?? Quando Lui: " Io sono". full stop.
Chiederlo a certi catechismi...
( e così l'Onnipotente ed il Misericordioso sono andati in testa coda con la Shoah...)
3) Ma cerrrrrtamente che ci sarà IL Giudizio! Mi pare che nessuno lo voglia mettere in dubbio!! SE si fosse capito quel passo della zizzania...aahhhhh(( ATT.NE!! il SUO Giudizio, al quale noi ogni momento cerchiamo di sostituirci: vedere qui intorno..))
4) Il peccato è solo contro Dio. Perciò il Giudizio è solo Suo.Che pena quei confessionari con le domandine personali, le preghierine ma senza alcuna domanda sulla RELAZIONE con Dio!!
Gesù, che il Suo Nome sia sempre in cima ai ns pensieri e in fondo ai ns cuori, ci ha insegnato che Lui è via/verità/vita. Siamo nel peccato, quindi volontariamente lontano da Dio, ogni volta che ci mettiamo CONTRO la vita, contro la verità ( Spirito santo), contro di Lui.
5) Nessuna requisitoria, nessun processo, nessun pubblico ministero.. ce lo ha insegnato la Parola ( x chi la conosce..)
La Sua è SOLO una proposta. La nostra è la scelta, responsabile ma LIBERA.
Questi, in sintesi, i pilastri della mia Fede.



27/06/2018 08:44 Maria
Non si tratta di giustizia retributiva ma dell'evangelico separare il grano dalle erbacce. Nel Vangelo Gesu'dice ai suoi discepoli che in questo mondo grano ed erbacce non sono divise,crescono insieme, a'volte le erbacce sopraffanno.le buone sementi. Ma alla fine si operera'il giudizio e la divisione. Le erbacce saranno bruciate nelfuoco.
Qualsiasi contadino sa che lasciare che erbe parassite rovininoil proprio raccolto non e'misericordia e'stoltezza.Il Giudizio sara'purificazione. Ma l'uomo occidentale di oggi non riesce neppure piu'a capire il concetto di purificazione. Eppure il Vangeli lo.dice "I puri di cuore" vedranno Dio"
Non si tratta nelGiudizio Universale di giustizia retributiva ma come hanno insegnato tutti i santi , che l'uomo non puo'godere della vita eterna se e'carico dimale e di peccati. E questo vale anche per l'uomo moderno che si sente.talmente al centro del mondo da pretendere, come ha detto Ratzinger, che sia Dio a giustificarsi di fronte all'uomo. Si e'persa completamente la nozione diDio, riducendolo ad un sentimentale fantoccio che puo'e deve solo perdonare.



27/06/2018 04:12 Francesca Vittoria
È' il dolore dei peccati commessi ,la contrizione del cuore, a le entrò essenziale per la assoluzione, e questo spingendo il penitente a guardare verso se stesso età. Quando Pietro ha negato di aver conosciuto Gesù, in quel momento lui ha negato di essergli amico, di essere stato tra i suoi ,di aver creduto in quella Parola che Gesù aveva loro insegnato è tutto quanto in quel tempo aveva visto e conosciuto di Lui. Era una testimonianza di solo bene che quelli apostoli hanno potuto vedere seguendolo, in sostanza avevano fatto esperienza di Dio, cosa che noi con tuttiquelli d.c. conosciamo attraverso le parabole! Pietro dunque , preso da paura per se si è messo ha pensato a se stesso, ha negato e rinnegato (tre volte) di non conoscerlo. Poi si è fatto strada il pentimento, passato il pericolo o la paura o anche perché il rimorso si è fatto strada, o anche perché ha negato la verità . Ha pianto amaramente e si è ricordato della predizione del Maestro, quel "mi rinnegherai tre volte" , ma dopo questo fatto, non prima! Il che fa riflettere circa le definizioni che la Chiesa ancora si ancora , peccato, male, etc. Per invitare la persona a guardare dentro se stessa, a capirsi di quanto così facendo ha recato danno a se stesso e agli altri. Solo capendo a partire da se stesso, dal provare dolore per essersi comportato così Pietro è diventato quello che è la pietra fondante la Chiesa. Dopo questa esperienza di persona contrita nel cuore, A me sembra che la Chiesa, attraverso i suoi discepoli anche di oggi, non possa proprio che ricalcare il Vangelo, anzi da non lasciarsi andare ad altre interpretazioni seguendo l'aria del tempo, in quanto non tutti i confessori sono profondamente illuminati, nessuno di loro e Gesù Cristo che pur avendo previsto l'accaduto e anche avvisato l'incredulo, non è bastata la fede che Pietro aveva fino all'ora maturato Altro caso cui riferirsi e tanto ripetuto in quanto vero e l'esistenza del demonio, quante persone vittime Gesù è intervenuto a liberare. Anche questo è importante considerare e cioè soltanto Cristo libera dal male, è più forte di questo visto che l'ha provato allora! Infatti seguendo Cristo non si fa il male, ma il bene perché Cristo e l'Amore fatto persona. Anche qui la Chiesa ha ragione di parlare secondo le Scritture di Giudizio di Dio, perché sta scritto e la Parola è eterna. Il perdono, la rimessa del peccato e dono, e potere assegnatogli da Cristo, cosa grande , e come rinascere in Lui, come è stato per Pietro e quindi riconversione del cuore, tutto vero. Però come per Cristo così anche per la Chiesa, non è lei da sottoporre a giudizio, in quanto non parla con parole desuete, ma sempre le stesse come lo stesso e la mente e il cuore dell'uomo che cerca di salvare se stesso dalla morte di se stesso. Oggi si comprende benissimo cosa è male e bene, in coscienza, dipende dall'averla, dal sapere scegliere se cercare il medico dell'anima come quello del corpo. Non c'è un alibi dire che il linguaggio non è quello giusto oggi è neppure che manchino gli esempi che Cristo e vivo in mezzo a noi. E, inoltre come mai anche per Maria, malgrado la provata sua presenza, tanta gente non crede? Eppure ha lasciato segni tangibili. Per me dipende dalla responsabilità personale, dalle scelte di vita se essere di Cristo oppure no, come difendiamo la vita?
Francesca Vittoria



26/06/2018 18:45 Sara
Su questo concordo al 100% anzi lo trovo urgente, volevo solo dire che il problema del passaggio da un tipo di religiosità più formale ad uno più personale non è stato difficile solo perché si voleva la "rigidità" al posto della misericordia, ma proprio che ad un certo punto l'uomo non ha avuto più nemmeno il desiderio della misericordia.

Parlare di misericordia vuol dire parlare delle proprie debolezze, vuol dire mettersi in una condizione di dipendenza da un'altro e non è detto che tutti lo vogliano.

In quell'intervista Ratzinger ha colto bene il cambio di prospettiva.

"Per l’uomo di oggi, rispetto al tempo di Lutero e alla prospettiva classica della fede cristiana, le cose si sono in un certo senso capovolte, ovvero non è più l’uomo che crede di aver bisogno della giustificazione al cospetto di Dio, bensì egli è del parere che sia Dio che debba giustificarsi a motivo di tutte le cose orrende presenti nel mondo e di fronte alla miseria dell’essere umano, tutte cose che in ultima analisi dipenderebbero da lui. A questo proposito trovo indicativo il fatto che un teologo cattolico assuma in modo addirittura diretto e formale tale capovolgimento: Cristo non avrebbe patito per i peccati degli uomini, ma anzi avrebbe per così dire cancellato le colpe di Dio. Anche per ora la maggior parte dei cristiani non condivide un così drastico capovolgimento della nostra fede, si può dire che tutto ciò fa emergere una tendenza di fondo del nostro tempo. Quando Johann Baptist Metz sostiene che la teologia di oggi deve essere «sensibile alla teodicea» (theodizeeempfindlich), ciò mette in risalto lo stesso problema in modo positivo."
https://www.avvenire.it/agora/pagine/facciamoci-plasmare-da-cristo-


In ogni caso riflessioni teologiche importanti ci sono secondo me, è che non si riesce a tradurle in linguaggio corrente, quotidiano.



26/06/2018 17:22 Giuseppe Risi
Provo a spiegarmi in un altro modo. Il giovane medio del 2018, che viene in contatto con la Chiesa nelle mille forme in cui questa si esprime e si presenta e che è ormai lontanissimo dalla concezione "retributiva" della salvezza dei nostri padri/madri, immagino che si ponga una semplice domanda (magari inconsapevolmente): la fede e la vita cristiana (fatta anche di dogmi e di regole morali, di virtù da esercitare e di peccati da evitare) ti fanno godere la vita fino in fondo, nella verità o nella ricerca della verità, oppure ti rovinano l'esistenza terrena in attesa e nella speranza di un al di là mitico di cui non c'è alcuna garanzia?
Per questi giovani, che sono legittimamente alla ricerca del "centuplo quaggiù", credo sia utile uno sforzo di traduzione di concetti/verità che la Chiesa ha per anni declinato in modo quantomeno strabico e che oggi (giustamente) i nostri giovani non accettano più a scatola chiusa.
Sbaglio?
GR



26/06/2018 15:03 Sara
Non è che non ha saputo educare al Dio misericordioso è che ad un certo punto è cambiato tutto: come disse Ratzinger nella stessa intervista citata da Borghi non è piu stato l'uomo a dover essere giustificato da Dio ma Dio e doversi scusarsi con l'uomo per la presenza del male nel mondo.
Negli anni '60 poi ci sono state correnti teologiche molto radicali (ad esempio quella della morte di Dio): io mi sento piu figlia di quel tempo che del vecchio sistema e non è facile.



26/06/2018 13:07 Giuseppe Risi
Concordo sulla urgente necessità di ridare un senso corrente (nel senso di comunemente comprensibile) alle parole che ancora e spesso sentiamo nella predicazione e, immagino, nella catechesi: salvezza, peccato, redenzione, grazia… Semplificando al massimo: fino a tutti gli anni sessanta del secolo scorso, i nostri nonni/genitori sono stati educati dalla Chiesa ad una logica semplicemente retributiva della salvezza, in cui l'obiettivo del cristiano era obbedire a delle norme per guadagnarsi il paradiso. Poi il castello teologico (almeno quello sopradescritto comminato al popolo) è caduto totalmente e la Chiesa non è più stata in grado di educare il popolo cristiano alla logica del Dio misericordioso, e il popolo oggi non ha più i riferimenti teologici minimi per ridare senso alle parole chiave della fede cristiana.
Volenti o nolenti, credo che da qui occorra ripartire.
Ben venga il tentativo di ritradurre la fede oggi del prof.Borghi. Leggerò con interesse.
GR



26/06/2018 09:13 Sara
"Ancora si parla di "lucrare una indulgenza", come se si potesse ottenere un credito, un bonus, da spendere poi adesso, o nel giudizio finale, per sé o per altre persone; "Gesù paga il debito di Adamo", come se Dio, o il Demonio, debbano essere ripagati per il peccato commesso dalla prima coppia; "applicare i meriti della Passione di Gesù" come se Lui avesse "guadagnato" un bonus infinito, in barba all'organizzatore del concorso a punti."

A proposito del lucrare, ieri sera mi sono improvvisamente ricordata di una cosa:

"Il linguaggio paolino più frequente è di origine non solo profana ma addirittura commerciale e consiste variamente nel sostantivo apolytrosis, riscatto, affrancamento, redenzione (Rom 3,24 8,23 Cor 1,30) e nei verbi exagorazein comperare acquisire (Cor 6,20 Gal 3,13) ed eleteheroun liberare (Rom 6,18, 8,2 Gal 5,1). Il loro impegno nella grecità implica normalmente o l'atto di un acquisto sulla piazza del mercato o la pratica della manomissione di schiavi e della liberazione di prigionieri o in generale il recupero delle cose che stanno più a cuore. Questi concetti descrivono essenzialmente l'operato di Cristo come una sottrazione a una precedente proprietà, il cui possessore non è mai designato come il Diavolo /Demonio ma è qualificato di volta in volta come la carne la legge il peccato, oppure la maledizione e la paura che schiavizzano l'uomo: in definitiva si è sottratti a se stessi".


Romano Penna (Parola fede e vita. Stimoli dal Nuovo Testamento, Borla, 2013 pag. 196-97).

Noi possiamo oggi snobbare l'immagine del comprare, ma Paolo quando parla di comprare la libertà parla ad uomini che sanno cosa significhi essere schiavi e quanto possa essere esaltante che qualcuno compri (letteralmente) la tua libertà.

Il problema quindi non è l'uso di questo linguaggio ma come far comprendere la bellezza di non essere schiavi in un periodo in cui consideriamo la nostra libertà come un prerequisito e un dato di fatto della nostra esistenza.


Quindi: dato che voi qua dentro siete tutti dei professionisti (chi insegna, chi scrive per la Cei e L'Osservatore ecc. ecc.) perché non abbandonate le solite polemiche e non cominciamo a discutere su quale sia lo stato reale della discussione su questi temi?


Anche per dare qualche spunto interessante a chi fa catechesi...



26/06/2018 06:40 PietroB
Aria Nuova su VN🤡!
Bello!
Grazie Gil😇...
Senza volermi contrapporre:
Dio AMA ( azione meglio di sostanza...)
Solo nell’AMORE, vissuto in vita, viviamo ancora con i ns cari
( ieri abbiamo celebrato le esequie della mia unica sorella)



25/06/2018 23:45 gilberto borghi
Grazie Marco, lo peggerò con attenzione!


25/06/2018 22:41 Mauro Antonio Calò
Vediamo. Passaggio da conoscere Dio come padrone e giudice, che ha bisogno solo di schiavi obbedienti a conoscere Dio attraverso il Figlio come Padre che ama ogni suo figlio e non vuole che nessuno sia perduto. Passaggio da sudditi alla libertà dei figli, liberi anche di sbagliare ( vedi fratello giovane della parabola del padre misericordioso). Chè se non ci avesse creati così , con la libertà dei figli amati, saremmo solo delle macchine telecomandate e non avremmo un cuore di carne. La misericordia di Dio verso ogni uomo è il suo amore carnale ( dalle viscere) di padre e madre (ricorate papa Giovanni Paolo I ?).
Amore che liberamente il Padre sceglie fino a donare suo Figlio, ma non per condannare , ama per salvare, per indicare che l'unica strada da seguire è quella dell'amore . GIovanni : Dio è Amore
Come si concilia con il peccato ? il giudizio alla fine ? Chi non ascolta ( ascolta Israele) e mette in pratica questa Parola che è all'interno del cuore di ogni uomo si esclude da questo amore. E quale inferno è più triste e lugubre di una vita senza amore, passata ad invidiare, odiare e fare violenza agli altri nella illusione di salvare così la propria vita destinata comunque a spegnersi su questa terra? "Chi crede di salvare la propria vita in questo modo la perderà". Il peccato contro lo Spirito Santo è il non credere che Dio è Padre di tutti gli uomini , anche quelli di un altra religione, di altro colore della pelle, anche dei nostri nemici che infatti ci invita ad amare, forse più degli altri.
Il Vangelo è la pienezza della vita, come la vita di Gesù, Dio fattosi debole , maltrattato, oltraggiato, obbrobbrio, Dio perdente per indicarci la Via, la Verità e la Vita.
Un catechismo che fa della vita una prigione di regole legalistiche allontana dalla Buona Notizia di salvezza, un catechismo che ci svela il Volto amorevole del Padre ribadisce che esista una sola PAROLA: AMARE DIO SOPRA OGNI COSA E IL PROSSIMO COME TE STESSO. Non serve altro



25/06/2018 22:39 Anna Maria Palma
Ho letto alcuni commenti e debbo dire che se ci atteniamo davvero al Vangelo il Giudizio finale sarà solo sull'amore perchè Matteo, al cap.25, dal versetto 31 esplicita su cosa saremo giudicati: se avremo, cioè, riconosciuto nel prossimo il Signore. Ecco riconoscere il Signore è accettare che i fratelli siano davvero fratelli e non altro da me. Ed è questo quello che è davvero difficile: se siamo ancorati al solo al giudizio come possiamo sentirci liberi nell'accettare l'altro come se stessi? "Ama il prossimo tuo come te stesso" Ama, è imperativo il Signore!


25/06/2018 20:11 Marco Pappalardo
Carissimo Gilberto, se può essere utile, condividendo in pieno la tua riflessione, mi permetto di suggerire un mio sforzo in questa direzione, partendo dai bambini e quindi dalla catechesi; è un libretto dal titolo "L'esame di coscienza spiegato ai bambini", edito da Il pozzo di Giacobbe. Grazie!


25/06/2018 19:21 Sara
"Questa forma di linguaggio sarà tramontata, ma credo che la sostanza non cambi. "

Secondo me tramontato quel linguaggio non c'è stato un rinnovamento sul tema, né nella forma né nel contenuto, per cui bisognerebbe partire un po' da capo. Almeno per quello che vedo nelle parrocchie che frequento.



25/06/2018 19:06 Sara
"Per parlare più semplice rispetto alla mia risposta dovrei arrivare alle lallazioni ma potrei sembrare fuori luogo"

Lo so che anche noi che commentiamo sembriamo selvatici però negli anni è stato fatto notare moltissime volte che nella predicazione solita è praticamente scomparso il tema della punizione (per fortuna dico io), puntuale invece ritorna sempre il post in cui leggi che :

"Chiediamo di essere "conformati ai patimenti di Cristo per partecipare alla sua Gloria", quando in realtà dovremmo chiedere di essere conformati al suo amore! Le penitenze sono spessissimo viste come strumento per "pagare" il debito creato col peccato" citando come abituale un linguaggio che penso sia scomparso da almeno 40 anni.

In realtà sarebbe interessante l'argomento, magari partendo dal dato reale....



25/06/2018 17:53 Ale.
"Ad esempio quanti 15enni... conoscono l'espressione " "Gesù paga il debito di Adamo"? Oppure: "applicare i meriti della Passione di Gesù"? Sono reminiscenze di un linguaggio tramontato già da molto tempo".
Questa forma di linguaggio sarà tramontata, ma credo che la sostanza non cambi.

Adamo si è ribellato alla volontà di Dio, ha voluto divenire lui arbitro del bene e del male (come stiamo facendo noi). Per questo è stato punito.
Gesù si è inchinato alla volontà del Padre, ha offerto se stesso anche se gli costava fatica e dolore. Per questo è il Salvatore, l'Agnello della nuova Alleanza.
Oppure tutto questo non vale più?

Io credo che dobbiamo sempre partire dal Vangelo, senza escludere nulla né tirarlo dalla nostra parte.
Proprio recentemente vi abbiamo letto che "il peccato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato".
Lui stesso disse agli apostoli: "Ciò che scioglierete sarà sciolto, ciò che legherete sarà legato nei cieli".
Questo, a mio avviso, presuppone che un Giudizio ci sarà, e Lui ci ha anche detto su che cosa si baserà: "Sarete giudicati sull'amore".
Quell'amore che, come giustamente nota Stefania, molte volte non si respira neanche in questo blog, a partire dalle risposte impermalite alle obiezioni di chi - con ogni diritto - esprime un pensiero diverso.
A volte la forma diventa sostanza.
E, mentre ringrazio Alberto e Stefania per la forma e la sostanza dei loro interventi, aspetto con curiosità le prossime puntate di Borghi.



25/06/2018 17:28 Maria
Cara Stefania, ha proprio ragione IN TEORIA il tuo parroco: e’ veramente difficile peccare contro questo Dio che ci ama , che ci ha creato, che ci ha dato il dono inestimabile della vita. Eppure NELLA PRATICA noi vediamo che sia noi stessi che tanti , anche cristiani, anche sacerdoti, peccano contro questo Dio cosi’ buono. Non parlo solo di assassini e ladri, ma dei nostri peccati quotidiani, su cui sorvoliamo come se fossero “ veniali”.
Tutta una vita di peccatucci veniali puo’ portare cosi’ lontano da Dio quanto un unico grande peccato mortale.
Riflettendo sulla vicenda di questi giorni di Mons. Capella, condannato a cinque anni per possesso di materiale pedopornografico, mi chiedo: come e’ possibile che un sacerdote, un consacrato cada in questi peccati che non solo allontanano da Dio ma avvicinano al Demonio?
E’ purtroppo possibile. Dostoevskji, credo nei Fratelli Karamazov, riflette sul fatto che in ciascuno di noi c’ e’ un peccatore, e nessuno di noi puo’ pensare che mai nella sua vita potra’ accadere che possa uccidere, rubare, stuprare...E’ prprio Cosi’ , nessuno di noi puo’ presumere di essere giusto e nessuno puo’ presumere di essere salvo. Fino all’ ultimo noi non sappiamo . Ma certo c’ e’ il pentimento e il perdono. Chi si pente, anche in punto di morte, anche se ha compiuto leccati orrendi viene perdonato.
Ma per pentirsi di un peccato bisogna sapere che e’ un peccato. Se si presume che di default Dio perdoni tutti, che le nostre azioni siano tutto sommato cancellate da un “ colpo di spugna” senza un vero pentimento, si fa il gioco del demonio
Secondo me la Chiesa moderna ha troppo frettolosamente “ rimosso” la sola idea della dannazione, trovando,a forse paurosa ed insopportabile. La religione cattolica da sguardo lucido e realistico sull’ uom9 e sul suo destino eterno e’ scivolata in un sentimentalismo un po’ effemminato, in una religione di donne e bambini che si devono tener buoni con discorsi teneri e dolci.
Un commentatore prima ha citato la frase di Gesu’ “ via da me MALEDETTI nel fuoco eterno” . Gesu’ ha maledetto qualcuno? Oh cielo, questo potrebbe spaventare le donne e i bambini! I preti moderni si guardano bene dal citare questo versetto evangelico.



25/06/2018 17:18 Stefania Corrias
"Se lei ha studiato teologia ed insegna è sicuramente più preparata di noi non crede? Siete voi che dovete parlare semplice verso noi comuni mortali del piano di sotto"
Per parlare più semplice rispetto alla mia risposta dovrei arrivare alle lallazioni ma potrei sembrare fuori luogo, credo si sia capito il senso della mia idea... Il Vangelo è estremamente attuale, non credo ci sia bisogno tanto di rinnovazione, tanto piu dovremmo imparare ancora ad applicare il comandamento dell'amore, applicabile senza esclusione di colpi a tutti...



25/06/2018 16:44 Sara
" me la sono posta spesso questa domanda fra il binomio peccato/punizione/inferno versus misericordia e nonostante gli studi di teologia mi è rimasta dentro tanto che quest'anno ho azzardato il dubbio al mio prete durante la confessione... partendo proprio da uno dei miei salmi preferiti: il 138. "


"Sara, Maria e commentatori vari perdonate il lessico poco ricercato"

Se lei ha studiato teologia ed insegna è sicuramente più preparata di noi non crede? Siete voi che dovete parlare semplice verso noi comuni mortali del piano di sotto...

In ogni caso l'appunto era solo sulla sopravvivenza del linguaggio giuridico, Ad esempio quanti 15enni secondo lei conoscono l'espressione " "Gesù paga il debito di Adamo"? Oppure: "applicare i meriti della Passione di Gesù"? Sono reminiscenze di un linguaggio tramontato già da molto tempo.

Ecco: se si vuole rinnovare bisogna rinnovare partendo da quello che gira per strada oggi non da quello che girava 50 anni fa non crede?

:-)



25/06/2018 16:06 stefania corrias
Ammetto Sara che di commentatori in questo blog ce ne sono ben pochi, forse spinti dal fatto che piuttosto che il dialogo e il poter ragionare sui punti di vista differenti in maniera fraterna, spesso si assista alla gara di chi ha la "pietra più grande da scagliare" o chi ha la verità migliore in tasca...e sinceramente è un po scoraggiante l'idea di mettersi a litigare con i propri fratelli cristiani.... detto questo... ci sono davvero tanti lettori silenziosi che apprezzano il taglio delle domande poste e magari ci ragionano nelle proprie giornate.
Posso dire come insegnante primaria di avere un po la colpa di giocare con i miei alunni, di parlare di come Gesù possa essere stato amico, confidente, portatore di pace... e spesso il catechismo della chiesa cattolica me lo leggo egoisticamente io, tuttavia, li trovo molto provocati dall'idea di un Dio che punisce e non ne hanno timore. Sono rimasti piuttosto contrariati quando abbiamo analizzato la struttura del padre nostro alla lettura del "e non indurci in tentazione" (ma come maestra ci dici che ci ama e poi ci fa cadere inei tranelli?)
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/ii-padre-nostro-ecco-come-cambia-in-italiano

Ritornando al tema dell'articolo posso dire in tutta umiltà e senza complicazioni che io stessa me la sono posta spesso questa domanda fra il binomio peccato/punizione/inferno versus misericordia e nonostante gli studi di teologia mi è rimasta dentro tanto che quest'anno ho azzardato il dubbio al mio prete durante la confessione... partendo proprio da uno dei miei salmi preferiti: il 138.
"Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo.Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie; la mia parola non è ancora sulla lingua e
tu, Signore, già la conosci tutta...."
Dopo tutto questo amore, questa discesa continua di Dio nei confronti della sua creatura, che spazio ha il peccato? laddove Dio sa tutto di me e mi ha creato a sua immagine e somiglianza, conoscendo anche le mie debolezze(che comunque ha voluto fossero parte di me) come può non tornare alla misericordia davanti ai miei sbagli? Oppure anche solo leggendo il Padre misericordioso o il brano della pecorella smarrita, come non essere certi di un Dio così amorevole che mi prende al balzo ogni volta che cado, piango e lo chiamo?
Ecco il mio prete mi ha risposto davvero questa volta, ed è andato oltre a tutti i libri, i manuali letti fin'ora, perchè ha scosso la testa e con uno sguardo fraterno mi ha detto " eh si, è davvero difficile riuscire a peccare con un Dio buono e misericordioso come il nostro, ci vuole dell'impegno".
Ora: anche il mio prete legge il blog e non commenta, sicuramente la mia risposta vi farà sorridere per la sua semplicità, ma aimè lavoro con i bambini della primaria e dell'infanzia, sono abituata a stare piegata all'altezza dei loro occhi e uso le loro parole, quindi Sara, Maria e commentatori vari perdonate il lessico poco ricercato, è solo una provocazione per dire che siamo in tanti, tutti fratelli e che sarebbe bello poter confrontarsi in maniera più civile e fraterna... un po come fanno i miei bimbi della materna.



25/06/2018 15:38 Maria
Caro Gilberto Borghi la leggero'volentieri purche'il suo "nuovo piccolo catechismo sul peccato "non sia la solita edulcorazione e censura di aspetti della religione cattolica considerati troppo duri o insopportabili per l'uomo moderno. Oggi si pensa che insegnare che chi pecca contro Dio e non si pente corre il rischio dell a dannazione, e' troppo spietato e che i giovani non potrebbero sopportare tale crudo parlare. Eppure e'vero esattamente il.contrario:il parlare evangelico non e'mieloso e politicamente corretto, il.p arlare dei santi neppure. Pensiamo a San Francesco d Assisi che alla fine del Cantico delle creature scrive "Guai a quelli che morra'ne lepeccata mortali"
Ecco io.penso che anche ai giovani di oggi si possa e debba dire "Guai a chi.muore nel peccato mortale".Nonbisogna pensare che d siano.incapaci di sopportare la verita'.La religione come oppio dei popoli, come rassicurante illusione che ogni uomo.si salva, non e'la verita', e'una pietosa menzogna.
Chi stima i giovani sa che.non di pietose bugie hanno bisogno ma di coraggiose verita'.



25/06/2018 15:22 Pietro Buttiglione
Ma chi presume di sapere??
Quelli del 3 veniali=1 mortale, quelli che qui e loro condannano o santificano sostituendosi a Lui,
che pontificano di soteriologia .. o quelli che credono nella Sua misericordia? Che si affisano al salmo:
Se fosse x i peccati...?



25/06/2018 13:24 Sara
"Vorrá dire che non le sará chiesta la fatica di leggermi." è vero Borghi, ci sono troppi lettori e commentatori in questo sito, fossi in voi ripiegherei su WA che è più intimo e selezionato.


25/06/2018 13:06 Alberto Hermanin
Maria deve aver torto: effettivamente ai ragazzi del catechismo in tutte le parrocchie che conosco non si parla d'altro che di peccato, e non parliamo del Giudizio! I poveri giovani vengono atterriti da solenni minacce di finire nella Geenna; è un continuo ricordargli che potrebbero sentirsi dire "via da me maledetti" (dove l'ho sentita questa frase così poco misericordiosa?).
Davvero è proprio ora che si passi ad altro....ciao, eh?
Io concordo con l'abbandono dell'eccessivo peso di una mentalità "giuridica": ma visto che non sono quasi mai daccordo con Maria, stavolta sottoscrivo la sua frase: "La misericordia di Dio e’ sempre unita e non disgiunta dalla giustizia. Come questo avvenga e’ un mistero per la mente umana , ma proprio in questo caso dovremmo dire Chi sono io per giudicare il giudizio di Dio o per conoscere il mistero della misericordia di Dio?"
"Parole come peccato, male, redenzione, castigo, merito, giudizio, senso di peccato, ecc... possono essere rilette mettendo al centro davvero la misericordia di Dio"? Questo mi sembra un tentativo interessante, beato chi sente di avere la capacità di addentrarsi in temi simili, aspetto con interesse.
"Oppure possono solo essere abbandonate"? Risponderei con quella poco urbana frase sopra citata: "Via da me maledetti". Abbandoniamo pure quella?
Non si sdegni, Borghi: io per prima cosa sono convinto della sua buona fede; come seconda cosa non sono affatto certo di non essere fra quelli cui quella frase verrà detta. Beati quelli che sono tranquilli anche quaggù! Gli uni perchè pensano, come lei scrive, di avere acquistato un bonus con i fioretti, gli altri perchè tanto Dio è misericordioso quindi lo posso anche prendere per i fondelli. Ce ne sono anche di questi, sa? Anzi, io mi annovero fra questi. Talvolta però mi sovviene quella frase fastidiosa, e allora corro a fare fioretti.....scriva, scriva, la leggerò con attenzione.



25/06/2018 10:46 Francesca Vittoria
Perché peccando ho meritato il tuo castigo.......perché peccando ho meritato il castigo, perché peccando mi sono allontanato dalla Tua via, dal tuo Vangelo , ho seguito il mio istinto, la mia debolezza di uomo invece di seguire , avere a mente per esempio, non fare agli altri.....età, Se io non avessi spezzato questo filo di ragioni che mi tenevano unito al Bene di Cristo, io non avrei ucciso il mio fratello.....Avendo fatto questo, sono io perduto per sempre? Il giorno, i mesi dopo, magari, mi dispero per la condizione in cui sono venuto a trovarmi, magari se fosse così, e provo dispiacere di aver ammazzato quella persona, non per la condizione che mi trovo a "pagare" il che sarebbe la cosa giusta, ma la prima più profonda che mi fa provare dispiacere, a questo punto appellarsi alla misericordia, sperare che questa via esista, e pensare che Dio esiste se è anche, non solo giusto, ma Il Misericordioso, che non abortisce il figlio che ha sbagliato, ma visto che ha compreso l'errore è in cuor suo è pentito, può da Dio di Amore anche concedere la sua misericordia e abbracciare il figlio che ritorna a casa, che è "contrito di cuore" non vorrebbe aver fatto quello che ha fatto. Ma tutto questo non avviene, da un giorno all'altro, non si può pretendere che le cose si svolgano come un servizio giornalistico a domanda, risposta che sia consolante per chi legge e ascolta e poi si gira pagina come se niente fosse stato!. Quindi la Chiesa si esprime con definizioni alle quali seguono azioni, nel modo umano tra Dio e l 'uomo che ha davanti, prende dalle parole del peccatore, legge fino ad un certo punto la loro verità d quanto si ha coscienza del male fatto. Il sacerdote, anche se Papà,può essere tratto in inganno da furbizia, da poca sincerità, da un essere dispiaciuto, ma solo in parte, perché vi è stata una buona ragione a spingerlo a
Gesto estremo!,. Sono chissà quante le ragioni impossibili a essere lette nel cuore umano vicine o lontane da quella verità che solo Dio conosce! Senza contare che una conversione ha bisogno di tempo per maturare, sempre che avvenga, cosa che solo Dio può vedere e giudicare. Per cui ciò che la Chiesa ha costruito nel tempo dalla sua esperienza umana resta basilare, visto che l'uomo contemporaneo è uguale, anzi ha perso del tutto il senso di cosa è bene e male da quando il concetto di libertà fatto e vissuto ai nostri giorni e anche ben radicato nell'animo, tanto che la parola "peccat" quasi non ha senso, si è disciolta in "auto perdono " per la buona ragione che ha motivato e dato origine al gesto delittuoso. Se qualcosa, si vuole pensare e partire da questo ragionamento di uomo senza Dio e cercare di fargli conoscere quello di Dio coinvolgendo cuore e sentimenti, se esistenti e non solo sopiti, e se per caso si fa strada un minimo di desiderio al riscatto ecco che l'esistenza della Misericordia, diventa salvezza per la persona. Chiedo scusa per l'esempio estremo, ma è anche vero che questi fatti si stanno verificando così quasi quotidiani da fare impressione, anche per le vittime e le conseguenze degli incolpevoli. Ma anche, e qui credo tutti ci si dovrebbe interrogare, non fa più né caldo né freddo che questi crimini accadano non attribuiti neppure alle condizioni economiche.....caso mai fossero un alibi! Non solo da parte della Chiesa, si dovrebbe caricare la domanda ma proprio alla società laica, con le sue leggi pensate con leggerezza, senza la saggezza della lungimiranza e conseguenze! Si pensi al libero mercato di certa droga, se perfino si trascura il parere dello scienziato, che mette in guardia il legislatore cha ne ignora magari incapace di valutare la gravità vede soltanto il vantaggio di un buon mercato, che soddisfa il ricreativo e non anche il pericolo implicito.
Francesca Vittoria



25/06/2018 09:33 gilberto borghi
Mi fa piacere Maria che sia giá tutto chiaro a lei ció che avrei intenzione di scrivere. Vorrá dire che non le sará chiesta la fatica di leggermi.


25/06/2018 08:15 Maria
Credo che piu’ che scrivere un nuovo catechismo sul peccato, bisognerebbe conoscere il Catechismo della Chiesa Cattolica, cosa che non avviene ormai per la maggioranza dei cristiani. Quali giovani oggi sono istruiti dai catechisti sul peccato e sui Novissimi ? I miei figli in tanti anni di catechismo e lezioni di religione a scuola non ne hanno mai sentito parlare!
Parole come peccato , male , redenzione , castigo , giudizio, non possono essere abbandonate se non coll’ abbandonare del tutto la fede cattolica. Non sono infatti concetti inventati dai teologi ma le basi della nostra fede, a partire dal primo libro della Bibbia, dal peccato originale . Possono essere approfondite ma non possono “ evolvere” in senso storicistico ne tantomeno essere eliminati come alcuni vorrebbero. Certi termini usati nel passato che danno fastidio a Gilberto Borghi come castigo, riparazione, sacrificio, meriti della passione di Cristo, sono termini tipici delle epoche passate e possono essere sostituiti, ma la realta’ del peccato, del male, della redenzione, del castigo del giudizio non puo’ cambiare perche’ e’ una realta’ sostanziale. Puo’ alle orecchie moderne dar fastidio il termine “ castigo” perche’ si crede che se Dio e’ misericordioso non possa castigare nessuno. Ma secondo la fede Dio castiga PROPRIO perche’ e’ misericordioso. Secondo Dante le porte dell’ Inferno sono state fatte “dalla Divina Potestate, la Somma Sapienza e il Primo Amore” .
Oggi in certi confessionali si trova una versione edulcorata dell’ Atto di dolore senza la frase “ perche’ peccando ho meritato il tuo castigo “ .
Ma almeno il Credo non e’ ancora stata cambiato.
Nel Credo proclamiamo che crediamo che Gesu’ tornera’ per “ giudicare i vivi e i morti” , proclamiamo che crediamo “ in un solo battesimo per il perdono dei peccati”ed aspettiamo la resurrezione dei morti e la vita nel mondo che verra’ .
Presumere di sapere come stanno le cose “ dal punto di vista della misericordia di Dio” sono queste si’ elucubrazioni mentali.
Se poi vogliamo negare l’ esistenza dell’ Inferno dovremmo sconfessare le apparizioni della Madonna a Fatima, e tante rivelazioni private a santi di tutti i tempi da Santa Ildegard di Bingen a Padre Pio.
Certo le rivelazioni private e le apparizioni mariane non sono un dogma di fede, ma venti secoli di Tradizione cattolica vi sono confermati.
La misericordia di Dio e’ sempre unita e non disgiunta dalla giustizia. Come questo avvenga e’ un mistero per la mente umana , ma proprio in questo caso dovremmo dire Chi sono io per giudicare il giudizio di Dio o per conoscere il mistero della misericordia di Dio?



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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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