Nell'arte
Piccolo è bello… perché poi diventa grande
di Gian Carlo Olcuire | 17 giugno 2018
Un seme, per quanto minimo, ha – grazie a Dio – una forza straordinaria di crescita, indipendentemente da chi lo semina.

DAL SEME ALL’ALBERO

(immagine tratta da www.sermonview.com, Stati Uniti)

 

«È il più piccolo di tutti i semi… ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto…». Mc 4,26-34

 

Se per una volta non si ricorre all’arte, è perché questa non si mette nemmeno in gioco quando il protagonista non si lascia vedere bene, essendo piccolo e nascosto. O quando il racconto è minimale e privo di intoppi: nella parabola del seme c’è appena l’elenco delle fasi di crescita della spiga e, in quella del granello di senape, ci sono soltanto un prima e un dopo, senza nulla in mezzo.

Ed è perciò che si attinge dalla fotografia e dalla grafica, più capaci di dare immagine al granello di senape, dopo essere andati a curiosare in un sito che fornisce, a pagamento, figurine prêt-à-porter per evangelizzatori e catechisti. Un luogo pieno di loghi e illustrazioni di brani della Scrittura, dove, fra tanta fuffa, si trovano talvolta delle cose interessanti.

L’immagine scelta – come ogni immagine, peraltro – dà una propria forma alle parole di Gesù, omettendo dei significati e facendone cogliere di nuovi. Uno dei quali è, ad esempio, che, per essere grandi, si comincia con l’essere piccoli. Ma vi si può pure leggere che chi ha in mano il seme ha in mano l’albero. La figura, infatti, oltre a creare un rapporto tra il seme e l’albero, lo crea tra il seme e l’uomo, sommando la potenza del seme (che cresce pure quando l’uomo dorme) all’accortezza di chi sa che cosa farci, perché sa vedere lontano. E così fa ricordare la responsabilità dell’uomo.

Viceversa, a dire che l’immagine è insufficiente se non è accompagnata dalla Parola, la foto non reca traccia di Dio, né mostra gli uccelli del cielo che fanno il nido all’ombra dell’albero…

È paradossale che, al di là di qualche incisione del Seicento, l’arte non conservi memoria di queste due parabole. Eppure il granello di senape è di straordinaria prolificità, non solo a livello vegetale: fra tutte le metafore di Gesù, è forse quella che ha dato più frutto, fornendo il nome e il logo a una miriade di associazioni di volontariato, consultori, scuole, asili, teatri, librerie, parchi-giochi e persino caffè e b&b (per verificarlo, basta andare su Google, digitare “parabola del granello di senape” nelle varie lingue e cercare tra le immagini).

A cosa si deve tanto successo? Alla convinzione che il minuscolo non deve mai deprimersi, poiché spesso – per l’intervento di Dio – cova il maiuscolo. Basta buttare gli occhi nella Bibbia per accorgersi di quanto sia frequente il ricorso alla figura del germoglio, col messaggio che tutto ciò che è piccolo può contenere un grandissimo valore: dalla profezia di Isaia alla storia di Davide, primo frutto del gigantesco albero di Jesse, arrivando fino alla profezia di Michea («E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele…»). Per questo è credibile – e dobbiamo crederlo – che anche la parola di Dio sia un seme che darà frutto.

 

22/06/2018 02:21 Francesca Vittoria
dalseme un albero, dal seme non anche l'uomo? La grande creatura di Dio, --...eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, gli hai dato potere sulle opere delle tue mani....3) con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari.....Si è proprio a cominciare dal piccolo seme. Ma perchè non si vuole comprendere la grandezza di questo piccolo seme? perchè ancora, malgrado l'evidenza di quanto grande possa diventare un uomo, anche secondo la conoscenza scientifica, non si ammette per stupida supponenza , per una supposta egoistica padronanza fatta discendere dal proprio volere, il quale è orbo nel riconoscere che la vita è solo ed esclusivamente data e stata creata da Dio, questa cosa perchè piccola viene gettata, disprezzata,ripudiata, mon riconosciuta essere come un piccolo albero, che ha radici per crescere, che la sua linfa è l'amore del quale si deve nutrire per diventare grande. Questo significa rimanere, essere uomini vecchi, destinati a restano piccoli, ,per una propria egoistica ragione un malinteso senso della libertà, si ammira un dipinto di Leonardo, ma un piccolo uomo Leonardo si può gettare. Di quanto silenzio è circondato il seme vivo della vita, solo attorno a un prodotto creato da mano d'uomo, euforicamente innondato di luci e suoni,,salutato come albero della vita, ma tale non è , quando queste si spengono resta una cosa morta, senza vita, Questo prodotto artigianale non ha bisogno di cure per crescere, di amore percrescere, diventare grande, non ha vita, basta un ciak e si illumina o si spegne resta sempre così,una cosa. E' una creazione nata dalla fantasia della mente dell'uomo, che vorrebbe si diventare come Dio,
Francesca Vittoria



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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