Il '68 capovolto dei giorni dell'Aquarius
di Riccardo Cristiano | 13 giugno 2018
Il dato politico dei conflitti oggi produce non una capacità di ingerenza umanitaria, ma una richiesta di ordine, di autorità, illudendoci che sia l'emergenza a determinare il rigetto, fino alla tristezza di negare che ogni uomo sia a immagine e somiglianza di Dio

Perché siamo così infelici? Qual è la radice del nostro malessere?

Le ragioni per cui il cardinale Ravasi si è trovato subissato di insulti per aver scritto "ero straniero, non mi avete accolto" vanno ricercate lontano, sono le stesse per cui il rosario in Polonia è stato ridotto al ruolo di cortina che cinge il Paese chiudendolo a chi vi potrebbe cercare riparo. L'inerzia europea nel cercare una soluzione ai conflitti che hanno spezzato il Mediterraneo, l'incapacità di affrontare il nodo-Libia con una costosa operazione di institution building, l'indisponibilità a varare una politica di quote davanti alla trasformazione dell' "emergenza profughi" in "costante profughi" hanno prodotto una guerra all'umanitario che non nasce certo domenica scorsa, visto che l'idea di proibire l'attracco nei porti italiani alle navi delle ONG è di molto precedente. Che il tutto si possa risolvere con l'impossibile idea di fare con la Libia come con la Turchia, che ospita milioni di profughi a carico dell'Europa, ha fatto breccia per tanti motivi, ma non basta il dato oggettivo a spiegare tutto il malessere.

Ovviamente il processo di recupero e inserimento di centinaia di migliaia di persone in fuga non può essere scaricato sui più deboli; occorre onestà, capacità manageriale e solidarietà dei vicini, ma cosa è successo dai tempi di Mare Nostrum, quando l'intervento italiano per salvare in mare era guardato con simpatia? Perché la politica riesce ad esprimere solo rabbia? Perché solo la rabbia ci convince? Il messaggio globale dell'Europa, soprattutto dell'Europa unita, si riduce ad accettare qualsiasi barbarie purché quel barbaro fermi i profughi? L'Europa non sa avere un "estero vicino" nei confronti del quale esercitare cooperazione, influenza, azione politica e se necessario quell'ingerenza umanitaria invocata da Giovanni Paolo II ai tempi dell'assedio di Sarajevo?

Il fallimento europeo davanti a queste sfide epocali ha prodotto 50 anni dopo un nuovo '68, ma capovolto. Come nel '68 c'era una guerra, quella del Vietnam, a fare da collante a un moto "rivoluzionario" che muovendo dal rifiuto del colonialismo arrivava a mettere sotto accusa l'autoritarismo universitario, scolastico, rivendicando un nuovo rapporto docenti-studenti che si riverberava sulle relazioni sociali, così 50 anni dopo ci sono due guerre, quella che è divampata nel Levante, tra Siria e Iraq, e quella libica, che con la forza globale dell'Isis ci hanno convinto che sia in corso una guerra di civiltà. Gli esodi biblici determinatisi da quelle terre, esportando il morbo dell'Isis in terre attigue, hanno però lasciato quei popoli raminghi, senza una terra promessa; più che alla fuga di Mosè sono stati associati alle scorrerie di Gengis Khan.

Il '68 capovolto che stiamo vivendo si è esteso, come il '68 di cinquant'anni fa, dal dato politico relativo al conflitto producendo non una capacità di ingerenza umanitaria, ma una richiesta di ordine, di autorità, illudendoci che sia l'emergenza a determinare il rigetto, portandoci alla tristezza che è propria di chi si scopre costretto a negare che ogni uomo sia a immagine e somiglianza di Dio. E così, grazie al capolavoro perverso del terrorismo dell'Isis, è tornata la contestazione di massa, l'uomo in rivolta del nuovo '68 è in una sorta di rivolta metafisica da credente che rifiuta la Sua paternità dell'Altro e quindi la sua rivolta, in realtà è nichilista, non può sognare "la fantasia al potere", bensì è in rivolta contro la fantasia ritenuta responsabile di questo disordine. E' dunque il nichilismo dell'Isis e dei suoi sponsor che ci ha conquistato, determinando in noi un nichilismo che si crede antinichilista, fingendosi anti islamico. Ma lo sappiamo tutti che non è tale: eritrei, romeni, rom, arabi cristiani, sono travolti nello stesso rigetto. Questa infelicità è figlia della tristezza di chi non può ammettere di non avere più identità, e la rivolta diviene un uragano perché è in essa che si riscopre il noi grazie al rifiuto dell'Altro. Ecco l'infelicità, il noi esiste perché è contro; come spiegarsi altrimenti che chi rigetta Aquarius in nome di una più equa distribuzione dei profughi in ambito europeo abbia scelto il fronte che avversa una revisione del trattato di Dublino per consentire una migliore distribuzione degli stessi profughi?

Ma questo nuovo '68 capovolto è segnato anche da una dissoluzione del dato sociale che fa dilagare a macchia d'olio il malessere dentro di noi. Basta osservarci al tavolino del ristorante, mentre seduti con gli amici a cena seguitiamo a cliccare sul telefonino: forse alla caccia di quanti like abbia ottenuto l'ultimo post su Facebook, o di quello di compagne o compagni di studi, in caso di più tenera età. La realtà che viviamo ogni giorno è sempre più quella virtuale, disconnessa da quella reale, familiare o sociale. Ha perfettamente ragione Papa Francesco a richiamare i fedeli o i preti che durante la Messa o subito dopo si concentrano sul telefonino. Questa atomizzazione della nostra vita liquida disabitua alle relazioni reali e spiega l'infelicità, il malessere italiano e anche europeo. I social media ci portano tra le fake news che ci corrispondono, e ci esaltano solo se siamo i più aggressivi, mai i più pacati, in qualsiasi ambito di pensiero la nostra azione si svolga. Io sono il mio telefonino. Questa trasformazione interiore si unisce all'inutilità della politica. Surclassata in velocità dall'economia, la politica non ha risposte ai nostri malesseri, alla perdita di senso dello stare insieme. La religione così diviene una religione civile, o, purtroppo, incivile.

Tra le macerie della Siria bande di giovinastri pronti alla razzia cantano uno slogan che ognuno presto potrà reinterpretare a seconda del proprio paese di nascita: "Allah, Siria, Bashar e basta!" Tutto è nell'unicità: unicità del Dio senza aggettivi, clemente e misericordioso ad esempio nel Corano, unicità della patria, unicità del leader, senza compromessi o "inciuci"... e basta! Niente società, niente discorsi, niente confronti. In un mondo di ladri, dove tutto prosegue come decidono i mercati, io posso solo affidarmi all'unica autorità che da sola rappresenta il mio muro. Tutto questo indica che il vero problema è l'evangelizzazione della nostra cultura, la cultura delle élite e quella del popolo. L'incapacità gestionale europea si è riversata sovente sui più deboli causando una guerra tra poveri e creando sacche di manovalanza e criminalità, ma quando davanti a cento bambini soli, senza affetti, senza famiglia, stipati da giorni tra altre centinaia di disperati sul ponte di una nave a due passi da noi non ci viene in mente di dire "dobbiamo fare qualcosa per loro" ma solo "se ti interessano tanto prenditeli tu", vuol dire che l'urgenza riguarda l'oggi, non il domani.        

 

 

17/06/2018 19:58 PietroB
Ale, sono il meno titolato x ... ma il mio intervento nn vuole mai essere ad Personam ma solo indicare e LA via..
Che nn è nè 1€ x cad o 1nero x ogni Chiesa.
Si chiama istaurare un rapporto, una relazione con quel Lui, il prossimo vicino di cui si parla... già .. dove??



17/06/2018 17:40 Sara
In ogni caso Riccardo Cristiano non ha risposto, ha scritto altro:

http://formiche.net/2018/06/barabba-chiesa-immigrazione/

a volte mi chiedo che senso abbia scrivere articoli che mostrano stupore per la situazione attuale se non ci si ferma mai veramente a parlare con le persone.

Detto ciò a me personalmente i modi di Salvini spiacciono molto e non riesco a condividere questo approccio così aggressivo , ho cercato di votare per evitare la formazione di questo governo, se si fosse dato ascolto un po' di più al disagio che saliva dal basso forse non saremmo arrivati a questo punto.



17/06/2018 09:48 Francesca Vittoria
Per parlare di questo problema apertamente. Queste persone che vengono sbarcate hanno fatto un lungo viaggio, quello che magari non avrebbero desiderato, se li vogliamo considerare uomini come noi. Cosa li aspetta? Certamente la diffidenza, non cercati-non voluti se si cita un paragone come certa adozione ha comportato in difficoltà. Ora si dice che per ognuno di loro la CEE versa 35 euro al Paese ospitante, come vengono usati? Queste persone hanno un nome registrato, un luogo di provenienza certo e le aspirazioni del richiedente asilo trovano risposta dal ricevente circa le possibilità che il paese ha da offrire, compresa la cruda realtà dei camping di attesa la quale è senza tempo , e l'eventuale altra soluzione che è quella di altro viaggio in altro luogo? Se il cittadino è considerato uno di noi questo è quello che si dovrebbe fare in primo contatto oltre che sandali e vestiario. Abbiamo paesi abbandonati nel nostro territorio, non si è mai sentito che si esamini si sia fatto un censimento su quante possibilità di offrire soluzioni e abitative e di sussistenza lavorata su un minimo di terra da dare e lavorare per la propria sussistenza, come del resto è stato nel passato e hanno vissuto famiglie! Questa opportunità che magari ancora il territorio può offrire a nativi e non potrebbe essere cosa da valutare e attuare per dare slancio economico al paese tutto, altro che lasciarlo alla fatalità dell'incendio per trascuratezza! Si consideri di quanta mano d'opera c'è bisogno per riportare in sicurezza le zone danneggiate da annose e anche improvvisi disastri a causa del clima e dello sperpero in opere lasciate dimenticate. Quindi non si può dire che non ci sia bisogno di braccia! Ma al tavolo CEE si deve anche ipotizzare altre soluzioni, come interessare i Paesi di origine di tanto popolo e, diversamente dal passato fare in modo che questi "uomini senza terra" abbiano la loro, con la loro storia e possano costruire da uomini civili e padroni di se la loro vita e non rimanere schiavi subire la povertà in libertà che comunque rimane loro da emigranti. Sarebbe una grande ingiustizia se si favorisse l'abbandono dei loro territori perché questi servono altri interessi se come è stato riportato vi sono Paesi ancora ricchi di risorse dal sottosuolo ma con moltissima povertà e ricchezza di pochi. L'Europa può fare e progettare altro modo per risolvere questi problemi ma se fa considera la generosità anziché il profitto e pone e rilegge quanto i padri fondatori hanno lasciato in memoria circa il come essere farò di civiltafra le nazioni.
Francesca Vittoria



17/06/2018 00:34 Ale.
"Le ns bricciole" (sic) "sono da loro desiderate". "Mai incontrato un loro sguardo, così, x strada??"

Lo incontro ogni giorno, nei mendicanti africani che si avvicendano alle porte della chiesa o del supermercato e a cui non faccio mancare il mio euro, mentre loro si profondono in ringraziamenti e io cerco di rassicurare la mia coscienza dicendomi che se ogni passante desse loro un euro (una briciola) al giorno, avrebbero risolto il problema della sopravvivenza.

Ma sarebbe davvero una soluzione??
Poiché di chiese e supermercati in Italia ce ne sono centinaia di migliaia, di conseguenza ci sarebbe posto per centinaia di migliaia di questuanti, tali sine die ??
E' davvero questo ciò che intende papa Francesco, quando parla di "accogliere, proteggere, promuovere e integrare"??
Oppure anche queste "sono solo parole"??



16/06/2018 11:50 PietroB
x riflettere capire agire basterebbero le parole del “ricco epulone” :
Le ns bricciole sono da loro desiderate. Tutto il resto densità crisi sono solo parole.
Mai incontrato un loro sguardo, così, x strada??



15/06/2018 23:12 Ale.
Di migrazioni oggi si riempiono tutti la bocca, ma su troppe bocche trionfano l’ideologia o il riduzionismo.
Quasi nessuno affronta l’argomento nei suoi molteplici aspetti e implicazioni.
A cominciare da chi equipara le migrazioni di oggi con quelle del passato, in tempi totalmente diversi da ora.

Senza risalire agli spostamenti di intere popolazioni a piedi o a cavallo, le emigrazioni anche dei nostri avi avvenivano verso Paesi in cui vi era una possibilità di inserimento e di sviluppo.
Vogliamo mettere gli immensi territori dell’Argentina o del Canada, lo sviluppo industriale degli USA ecc., nel periodo a cavallo tra ‘800 e ‘900 o dopo la 1.a guerra mondiale, quando da noi c'erano povertà e carestia?
O le società in pieno sviluppo economico di Germania, Francia, Svizzera in questo dopoguerra?

E’ la crescita a dare un’opportunità di lavoro a tutti, o anche un territorio in cui potersi insediare.
Quando anche da noi si cresceva, molti immigrati hanno potuto inserirsi dignitosamente.
Ma dov’è, qui e adesso, la crescita? Dove abbiamo spazi di territorio in cui gli immigrati possano inserirsi in piena dignità? Possiamo offrire solo delle soluzioni-tampone. Oppure li abbandoniamo alla mercé di ignobili sfruttatori. Senza contare la realistica diversità delle culture di appartenenza, che a volte rende difficoltosa persino la convivenza (certe strade, certi quartieri divenuti pressoché invivibili).
Sono tutte problematiche che non si possono dimenticare, e che andrebbero affrontate in modo non ideologico né demagogico. Anche gli aspetti più difficili non vanno taciuti, ma esaminati cercando una soluzione.

Poiché le migrazioni proseguiranno indipendentemente da tutto, e visto che siamo stati miopi – se non rapaci – in passato, ma non possiamo rimediare in breve tempo “in loco” alla cecità di secoli, occorre uno sforzo COMUNE di tutto il mondo “occidentale”: decidere se perseguire un’accoglienza “inclusiva” di lungo periodo, o soltanto una sorta di “campo-profughi” temporaneo. E, nel primo caso, stabilire un’accoglienza da parte di tutti i Paesi in rapporto non solo alla quantità di popolazione (come si sente dire), ma anche alla sua densità: dove vi è più spazio a disposizione, minore sarà l’insofferenza e maggiori le possibilità di sviluppo creativo.

Nel frattempo, se i Paesi cui fanno capo le varie ONG si facessero carico (come NON hanno fatto finora) degli esseri umani che doverosamente raccolgono in mare, anziché “smollarli” tutti all’Italia, non sarebbe una cattiva idea.
Meglio tardi che mai.
Eppure, nonostante l’evidenza, c’è qualcuno – anche qui – che ancora non ha capito che la finalità dell’intervento traumatico dell’Aquarius era proprio sollevare questo problema, e si stupisce se vengono accolti ulteriori migranti (il doppio dell’Aquarius) salvati da una nave ITALIANA.

Senza contare l’enorme giro d’affari illegale che si è prodotto sulla pelle di questi infelici.
Non è certo una questione di approccio e soluzione facile, ciò che sta accadendo, per cui se si parlasse di meno ma si cercasse di riflettere, capire e agire di più non sarebbe affatto una cattiva idea.



15/06/2018 14:34 Sara
C'è da dire che l'attuale presidente del consiglio non viene certo dal tradizionalismo, anzi

https://www.huffingtonpost.it/2018/05/22/circolo-villa-nazareth-giuseppe-conte-si-e-formato-nel-tempio-del-cattolicesimo-democratico_a_23440384/

Quando Bassetti reclama la presenza dei cattolici in politica forse dimentica che molti politici degli ultimi anni sono cattolici: Del Rio, Renzi, Martina, Conte, Di Maio, e via via.

Il problema è: che significa essere cattolici oggi? C'è qualche cosa che accomuna la presenza dei cristiani? Secondo me no, né a destra né a sinsitra vince in entrambi casi il partito a cui ci si sottomette senza offrire particolari contribuiti.

Come ovviare a ciò non saprei, vedo che la frammentazione aumenta ogni giorno e me ne dispiace tutto qua.



15/06/2018 12:04 PietroB
C’è chi usa il Rosario.. e chi usa Romani 13 x giustificare la separazione delle famiglie di immigrati:
https://www.theguardian.com/us-news/2018/jun/14/sarah-sanders-bible-trump-immigration-border-policy



15/06/2018 11:09 PietroB
Il gioco ( perverso )dei social:
Thought you might like this article from The Economist:
http://discovery.economist.com/openfuture/do-social-media-threaten-democracy?kw=all&csid=socialoffb&ref=openfuture&aid=



14/06/2018 14:57 PietroB
Aiuta a capire:
https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2018/06/henry-kissinger-ai-could-mean-the-end-of-human-history/559124/



14/06/2018 10:14 Sara
"pretendendo che si possa continuare a mantenere gli stessi livelli di vita, sicurezza e identità di prima dell'inizio del fenomeno"

Tra l'altro messa così può essere anche una visione conservatrice quasi più del populismo, se ad esempio gli stipendi si riducono a causa delle delocalizzazioni è giusto parlare di semplici "pretese"?

Riprendendo la Caritas in veritate:

"25. Dal punto di vista sociale, i sistemi di protezione e previdenza, già presenti ai tempi di Paolo VI in molti Paesi, faticano e potrebbero faticare ancor più in futuro a perseguire i loro obiettivi di vera giustizia sociale entro un quadro di forze profondamente mutato. Il mercato diventato globale ha stimolato anzitutto, da parte di Paesi ricchi, la ricerca di aree dove delocalizzare le produzioni di basso costo al fine di ridurre i prezzi di molti beni, accrescere il potere di acquisto e accelerare pertanto il tasso di sviluppo centrato su maggiori consumi per il proprio mercato interno. Conseguentemente, il mercato ha stimolato forme nuove di competizione tra Stati allo scopo di attirare centri produttivi di imprese straniere, mediante vari strumenti, tra cui un fisco favorevole e la deregolamentazione del mondo del lavoro. Questi processi hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale in cambio della ricerca di maggiori vantaggi competitivi nel mercato globale, con grave pericolo per i diritti dei lavoratori, per i diritti fondamentali dell'uomo e per la solidarietà attuata nelle tradizionali forme dello Stato sociale. I sistemi di sicurezza sociale possono perdere la capacità di assolvere al loro compito, sia nei Paesi emergenti, sia in quelli di antico sviluppo, oltre che nei Paesi poveri. Qui le politiche di bilancio, con i tagli alla spesa sociale, spesso anche promossi dalle Istituzioni finanziarie internazionali, possono lasciare i cittadini impotenti di fronte a rischi vecchi e nuovi; tale impotenza è accresciuta dalla mancanza di protezione efficace da parte delle associazioni dei lavoratori. L'insieme dei cambiamenti sociali ed economici fa sì che le organizzazioni sindacali sperimentino maggiori difficoltà a svolgere il loro compito di rappresentanza degli interessi dei lavoratori, anche per il fatto che i Governi, per ragioni di utilità economica, limitano spesso le libertà sindacali o la capacità negoziale dei sindacati stessi. Le reti di solidarietà tradizionali trovano così crescenti ostacoli da superare. L'invito della dottrina sociale della Chiesa, cominciando dalla Rerum novarum [60], a dar vita ad associazioni di lavoratori per la difesa dei propri diritti va pertanto onorato oggi ancor più di ieri, dando innanzitutto una risposta pronta e lungimirante all'urgenza di instaurare nuove sinergie a livello internazionale, oltre che locale.

La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio. Conseguenza di ciò è il formarsi di situazioni di degrado umano, oltre che di spreco sociale. Rispetto a quanto accadeva nella società industriale del passato, oggi la disoccupazione provoca aspetti nuovi di irrilevanza economica e l'attuale crisi può solo peggiorare tale situazione. L'estromissione dal lavoro per lungo tempo, oppure la dipendenza prolungata dall'assistenza pubblica o privata, minano la libertà e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale. Desidererei ricordare a tutti, soprattutto ai governanti impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo, che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: “L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale” [61]."



14/06/2018 09:36 Sara
"Molti italiani reagiscono a tale bivio rifiutando di affrontarlo e pretendendo che si possa continuare a mantenere gli stessi livelli di vita, sicurezza e identità di prima dell'inizio del fenomeno."

Forse il problema è che il livellamento è stato verso il basso, e il prezzo l'han pagato i ceti sociali più fragili a tutto vantaggio di una ristretta élite che ne ha approfittato per arricchirsi.
L'immigrazione è un fenomeno naturale, ma le distorsioni che produce possono scatenare una guerra tra poveri di cui si avvantaggia logicamente la destra se la sinistra fallisce nel suo compito.

In ogni caso che ci fosse questo malessere si sapeva, sono anni che si scrivono commenti dello stesso tenore anche su Repubblica e Corriere che ci si stupisca oggi delle parole dette a Ravasi mi pare lunare. (e anche un po' irresponsabile, molti come Spadaro ed Enzo Bianchi si sono limitati a cancellare i commenti critici illudendosi che bastasse, speriamo che questa sberla serva per farli risvegliare e ripartire).



14/06/2018 07:57 gilberto borghi
Le migrazioni sono un dato storico che è sempre esistito e che varia da epoca ad epoca in termini numerici e geografici. Le persone si spostano essenzialmente per sopravvivere o per vivere più umanamente.
Oggi, le migrazioni dai paesi africani e mediorientali verso l'europa non fanno eccezione. In quei paesi, per guerre, malattie e condizioni ambientali ed economiche sfavorevoli le persone cercano di andarsene per sopravvivere o vivere più umanamente.
Noi europei abbiamo da alcuni decenni raggiunto un livello di vita che indubbiamente garantiva sopravvivenza a lungo e vita più umana. La globalizzazione anche dei mezzi di comunicazione ha fatto si che in quei paesi fosse chiaro che in europa la vita era migliore.
Le migrazioni in atto sono perciò un processo inarrestabile fino a che una parte consistente della differenza tra il nostro livello di vita e di sicurezza e il loro non viene almeno ridotta.
Questo porta noi di fronte ad un bivio: cedere livello di vita per avere in cambio sicurezza e una nuova identità culturale più ecumenica, o al contrario cedere sicurezza per mantenere livello di vita e identità culturale acquisite.
Molti italiani reagiscono a tale bivio rifiutando di affrontarlo e pretendendo che si possa continuare a mantenere gli stessi livelli di vita, sicurezza e identità di prima dell'inizio del fenomeno. Molti politici, per interessi di parte, pensano bene di cavalcare questo sentimento.
Purtroppo per questi italiani e per questi politici la storia andrà avanti anche contro di loro e, su tempi lunghi, saranno perdenti.
Nel frattempo però i morti aumentano e la rabbia sociale sale. La domanda allora è: lo sguardo cristiano su questa vicenda mette al primo posto la garanzia del proprio livello di vita da mantenere o la sicurezza della sopravvivenza del maggior numero di persone coinvolte? Perchè è la realtà ad incaricarsi di dirci che il bivio non può essere evitato. E la realtà, fino a prova contraria, per un cristiano è il luogo in cui vivere la preaenza di Dio.
Forse sarà un mio modo di leggere il vangelo, ma tra cercare di mantenere il proprio livello di vita a prescindere da ciò che succede attorno e dar possibilità di sopravvivenza al maggior numero possibile di persone non ho dubbi.
Forse questa vicenda ci viene a dire che non possiamo senplicemente continuare ad essere cristiani comodi, grantiti, socialmente e sanitariamente protetti, senza darsi da fare perchè anche altri lo possano essere. E questo significa cedere parte del nostro livello di vita.
E non ha molto senso invocare l'aiuto dell'europa perchè la frantumazione di essa è giá una parte del cedimento del nostro livello di vita. Ogni paese è troppo preoccupato di garantirsi sicurezza, identità e livello di vita per cedere qualcosa. Ci si esce solo accettando che il nostro mondo debba cambiare verso una direzione che nessuno ancora sa vedere chiaramente.
Sono decenni che questo va avanti. Da un lato si mettono in campo strumenti per limitare e controllare i flussi, dall'altra si lasciano spazi per i soccorsi umanitari di emergenza. E nessuno ha trovato altre soluzioni. Salvini stesso blocca Acquarius ma due giorni dopo lascia che la nave Diciotti con mille migranti attracchi a catania... la storia continua inevitabile



13/06/2018 21:00 PietroB
Ottimo panel della dissoluzione sociale ( certo nn opera della CC, cui si chiede di cambiare msg👹 x adeguarsi!)...
E se poi due forze lontane e diverse cercano di far un programma condiviso, quindi di unirsi.. ecco le critiche di chi più divisi di cosi nn potrebbero essere..👹
NO. Il consiglio alla mia Chiesa è la Profezia senza scendere in campo!



13/06/2018 10:50 gilberto borghi

In maniera forse più psicologica, ma credo, reale, il dilemma che abbiamo davanti mi suona così: vogliamo mantenere e se possibile aumentare il nostro livello di vita (=benessere), o vogliamo avere la sicurezza sociale di una identità chiara? La richiesta di unicità che nega la differenza con l'altro nasce proprio dal renderci conto lentamente e drammaticamente che le due cose non stanno insieme: o livello di benessere o sicurezza e identità sociale. Lega e soci, e gran parte degli italiani, sono ancora lì a sperare che questi due obiettivi politici possano essere slavguardati congiuntamente. Fanno parte di un presente che non vuole ammettere di essere già passato. Se volgiamo manetenere benessere dobbimao accettare di ridurre identità e sicurezza, e ovvimanete a rovescio. Allora dla mio punto di vista la domanda è: lo sguardo cristiano quali di questi due poli deve mettere davanti?




13/06/2018 02:10 Sara
"Le ragioni per cui il cardinale Ravasi si è trovato subissato di insulti per aver scritto "ero straniero, non mi avete accolto"

le ragioni per cui il cardinal Ravasi è stato subissato di insulti è che la Chiesa (e il Papa soprattutto) non ha capito che la secolarizzazione può andare tranquillamente a braccetto anche con la destra.

per 5 anni si è continuato a pensare: destra=bigotti=baciapile sempre con il catechismo in mano e invece non è affatto così e il cardinal Ravasi se n'è accorto (e spero finalmente anche il Papa).

Vorrei vedere la Cei spedire a casa i questionari per aggiornare la dottrina sociale al nuovo sentire, visto che il vecchio evidentemente non piace più. Oppure vorrei vedere fare una riflessione sullo scollamento che c'è tra la narrazione ecclesiastica attuale e la realtà delle cose: il Papa ha parlato per 5 anni di migranti e in questo momento abbiamo Salvini come ministro degli interni che tiene ferma una nave in mezzo al mare con più di 600 persone.

Cosa ampiamente prevedibile se qualcuno si fosse preso la briga di leggere i commenti ai principali quotidiani.




"Ma questo nuovo '68 capovolto è segnato anche da una dissoluzione del dato sociale che fa dilagare a macchia d'olio il malessere dentro di noi."

Se è un '68 capovolto forse più che continuare ad insistere sulle rivoluzioni (perché anche questa attuale giustamente è una rivoluzione in atto) non sarebbe meglio cominciare a parlare di ricostruzione? (non restaurazione ma ricostruzione passo passo).

p.s. scommettiamo che non risponde nemmeno lei?

Buona notte.



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Riccardo Cristiano

Riccardo Cristiano, giornalista ed esperto vaticanista, fondatore dell’associazione Giornalisti amici di padre Dall’Oglio, è stato a lungo inviato in Medio Oriente e poi coordinatore dell’informazione religiosa di Radio Rai. Autore di numerosi libri ha recentemente curato per Castelvecchi il volume a più voci «Solo l’inquietudine dà pace. Così Bergoglio rilancia il vivere insieme»

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