Il tema del mese
"Alfa e Omega": quelli del secondo annuncio
di Gilberto Borghi | 09 giugno 2018
L'idea è che oggi è necessario ricominciare daccapo, ancora una volta, ad annunciare la gioia del risorto, perché il cambio epocale che attraversiamo implica la necessità di parlare a persone ormai post-cristiane, che hanno già ricevuto un primo annuncio, ma che non ne sono state "toccate" profondamente.

L'esperienza di Alpha e Omega (A-O) credo possa essere una risposta alla domanda sul tema del mese di giugno. E' una esperienza dalle radici lunghe. Figlia diretta del concilio. Siamo alla fine degli anni'70, a Roma. Alla luce della riflessione sull'esortazione apostolica "Evangelii Nuntiandi" di Paolo VI (1975), un piccolo gruppo di laici matura l'idea di annunciare in modo esplicito la gioia di aver sperimentato la relazione vitale con Cristo come una persona e non come una dottrina. Prende corpo così gradualmente un metodo di "primo annuncio" centrato sull'annuncio di Gesù morto e risorto. L'esperienza crea entusiasmo e da allora cresce e si espande come tutte le cose belle: Modena, Bologna, Pescara, Verona...

Da allora molte cose accadono: l'associazione viene riconosciuta a livello ecclesiale nel 1987 e nel 1997, con un aggiornamento nel 2016. Il percorso interno dell'associazione cresce. Si delinea una insistenza maggiore sul rapporto diretto con Cristo rispetto al semplice rapporto con l'esperienza ecclesiale tradizionale. Nasce in ogni diocesi toccata una comunità che cerca di incarnare il carisma di Alfa-Omega in comunione con la Chiesa locale. Dal 1992 ad oggi vengono vissuti cicli di esperienze di formazione, tutte mirate a trovare le forme più vere e rispondenti al mondo che cambia per rendere efficace l'evangelizzazione. Fino all'ultima, ancora in atto, in cui fratel Enzo Biemmi sta accompagnando questo gruppo nell'approfondimento del cosiddetto "secondo annuncio" e delle sue prospettive.

L'idea cioè che oggi è necessario ricominciare daccapo, ancora una volta, ad annunciare la gioia del risorto, perché il cambio epocale che attraversiamo implica la necessità di parlare a persone ormai post-cristiane, che hanno già ricevuto un primo annuncio, ma che non ne sono state "toccate" profondamente, pur avendone assorbito mentalmente i contenuti.

Ma cosa fanno concretamente gli evangelizzatori di A-O? All'interno del tessuto parrocchiale che di volta in volta si è chiamati a "visitare" dalla comunità parrocchiale e in collaborazione con essa, si dà vita ad un periodo di "missione territoriale", in cui la visita alle famiglie è il nucleo centrale operativo; in ogni casa in cui si entra viene presentato un brano del Vangelo come traccia del dialogo che si terrà, centrato sempre sulla salvezza di Dio per l'uomo, compiuta nella persona di Gesù Cristo. Contemporaneamente alla visita alle famiglie, in parrocchia vengono curati momenti di preghiera, di adorazione eucaristica e di formazione, per sostenere i missionari nel loro servizio di evangelizzazione e perché la comunità condivida lo spirito dell'evento.

Prima di questo, però, c'è un periodo di preparazione alla missione, centrato sulla motivazione e formazione di un nucleo di promotori, fra le persone più attive della comunità parrocchiale. Questo perché A-O vuole radicarsi come strumento di servizio alla vita delle parrocchie e per permeare tutte le attività parrocchiali; si tende a formare una mentalità positiva verso la missione anche in chi già vive una fede ordinaria e non ha mai pensato che l'aspetto missionario debba e possa essere potenziato con attività specifiche e precise. Così facendo, il periodo della missione vera e propria è realizzato sia da responsabili di A-O, sia dal nucleo dei promotori parrocchiali, che possono così imparare la missionarietà concreta e mantenerla poi come esperienza ulteriormente possibile.

Il periodo successivo alla missione è il più complesso e delicato. Chi si è mostrato interessato al "primo annuncio" viene invitato a continuare il cammino nei piccoli gruppi che vengono formati nelle case. Iniziano così gli incontri di "Lettura del Vangelo" settimanale o quindicinale come itinerari di rivisitazione della fede e per una più fruttuosa partecipazione all'Eucaristia domenicale. Dopo qualche anno, in cui ogni gruppo è animato da un membro di A-O, si individuano persone che, con una prima formazione spirituale e metodologica, inizino a guidare i gruppi stessi: è fondamentale che tali guide siano libere da altre responsabilità pastorali. La parrocchia diventa così comunione di piccole cellule di evangelizzazione presenti nel territorio, che sono lievito per discernere i carismi emergenti per il servizio nella comunità e come seme di nuova evangelizzazione.

Ultimamente poi, oltre al progetto parrocchiale, l'associazione percorre anche altre strade per l'evangelizzazione, perché si è resa conto della necessità urgente di uscire dallo stretto ambito della organizzazione ecclesiale per essere "in uscita", secondo l'espressione di Francesco. Così è nata l'esperienza della lettura del Vangelo presso il carcere di Modena, o quella, ancora in fase di decollo, con persone non credenti.

Si vede bene come A-O non abbia arretrato davanti al cambiamento epocale che ha lasciato in molti la sensazione di dover invece ricominciare daccapo, abbandonando il concilio. Hanno, invece, continuato a cercare forme sempre nuove e aggiornate affinché l'incontro con Cristo potesse continuare a risuonare attraente anche in un mondo profondamente diverso da quello di 40 anni fa.

 

Questo articolo fa parte della serie dedicata a questo tema:

Praticanti & non credenti: che cosa resta della fede nell’ordinario delle nostre parrocchie ordinarie?

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12/06/2018 12:00 Francesca Vittoria
.Io ho partecipato a questi incontri in famiglia, ma o sono prima studiati nel metodo di come avviare il discorso rapportandosi alle persone partecipanti, per esempio dalle loro osservazioni, domande o finisce che il” catechista” commenta il vangelo secondo una sua ottica, oppure non ha una mente aperta o filosofa e molto colta per saper entrare in comunicazione con quel pubblico, sempre lo stesso anche oggi, che aveva Gesù Cristo, anche lui ha chiesto ai suoi “cosa la gente pensasse di chi Lui fosse”. Ci sono quasi sempre le stesse persone che vanno alla messa, e quindi non voglio essere io a dire poche o tante tutti lo vediamo eee per messa intendo quella domenicale. Il rosario poi, tanto raccomandato dalla Vergine Maria, credo sia molto seguito quello da Lourdes dalle persone che non si muovono da casa perché infrasettimanale , nella mia parrocchia ci si impegna per un giorno la settimana, ma sono pochissime le presenze. Forse bisogna pensare qualcosa di nuovo o di già fatto nel passato. Quando c’è l’evento come la “settimana di spiritualità nei luoghi dove ha luogo la conferenza, arriva il pienone , la gente che non certo frequenta è curiosa di sentire “persone di cultura?” sta di fatto che la chiesa è pienissima e si sono anche procurati eventualmente l’invito , forse anche per Email?. Sta di fatto che io non l’avevo e ho dovuto dire che era la mia parrocchia quella, per cui sono entrata e accomodata. Quella volta c’era il priore di Bose e una teologa la quale ha intrattenuto l’assemblea su un tema un po’ difficile, per non iniziati e magari i più possono averlo trovato difficile. Secondo me sta qui il problema Il metodo e la scelta della Lecture , se questa si adatta al pubblico presente, se il tema è studiato per essere compreso da tutti, allora la partecipazione è assicurata, e magari all’offerta finale di intervento non vi è il silenzio perché dubita di non fare domande all’altezza, per non rischiare una poco clemente risposta. Eppure, mi ricordo, che ani fa era venuto un predica tore intorno alla quaresima, magari allora la gente era diversa, eppure la chiesa era affollata da stare in piedi, e alla fine quanti si sono messi in fila perché avevano domande in merito e certamente li riguardava!!Allora, io mi domando se non è il caso di rispondere alla domanda fatta 2000 e più anni fa!!Altro pensiero in merito. Non so se si è notato quanta gente si toglie la vita, e non solo per disperazione ma per tanti motivi e tutto viene chiuso con la malattia del secolo “depressione”, impulso da fuori di testa, poi …era seguito dall’assistenza ma…..e via dicendo e nessuno prova quel sentimento di altruismo, che viene esibito per i migranti, quasi una normalità della nostra società oggi. Ecco dunque un terreno che dovrebbe interessare la Chiesa, forse se si parlasse di più dell’uomo che ha fame di spiritualità e non lo sa, non bastano i meeting tra i Dottori di Filosofia Religiosa, i Maestri Professori, questa cultura dimenticata dell’uomo che può vivere in eterno perché sia essere corporale che spirituale, questa verità che se non esistesse non vi sarebbe motivo di credere neppure nel migliore dei Profeti, questa verità e ora che venga detta, perché come vien fatto finora sfugge alla comprensione, non lo sanno quelli che non entrano in chiesa e magari non ci credono neppure loro!!!!A cosa serve vedere una Sindone, un uomo chissa chi, quanti vengono fatti a pezzi oggi! Brutto parlare così ma l’abbiamo visto , accade, e si pensa che è per inciviltà, o altra fede!!No la cattiveria è nel cuore di tutti e quando esplode è terribile di quanto sia capace,. Ecco perché c’è bisogno di Dio, e bisogna dare la Sua Parola per certa, sicura, ma bisogna anche mettere il dito su queste piaghe perché tutti le vediamo e che c’è un unguento per anche fasciarle a che si guarisca, la speranza che solo è in Dio il quale esiste e vi è un altro mondo dove le persone care non sono morte ma sono ancora vive!!!!!
Francesca Vittoria



09/06/2018 07:11 Pietro Buttiglione
Sono convertito a Dio e al Cattolicesimo da 40 anni.
Ho letto e sono stato abbonato a buona parte della cosidetta “buona stampa”.
Domanda:
A COSA serve la valanga dei media cattolici se poi x sapere di realtà come questa devo capitare su UN msg di UN fratello GIL di UN blog come VN, non certo istituzionale, poco letto a detta di Sara??



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