Il tema del mese
Ma ci sono anche i "troppo credenti"...
di Roberto Beretta | 07 giugno 2018
Nonostante il secolarismo e il disincanto spesso professati dall'opinione pubblica dominante nei confronti delle religioni, tanti fedeli si affidano ancora a un'adesione acritica al sacro; e non è detto che sia la maniera migliore per credere.

La giovane guida ci accompagna nel museo cittadino, piccolo ma interessante, e descrive con cura i reperti romani o medievali, premurandosi di specificare più volte come alcune delle teorie che ci illustra non siano ancora «certificate» (dice proprio così) dagli studiosi specialisti. Commendevole scrupolo.

Poi si esce in città per la parte "religiosa" della visita, che comprende un paio delle chiese più illustri del luogo. Il quale - ci viene spiegato - ha per patrona una delle pie donne che seguivano Gesù e che venne fin qui dopo la passione di Cristo per convertire i locali, morendovi; ma grazie a un sogno miracoloso le sue ossa vennero poi ritrovate intorno al Duecento sotto il pavimento di uno dei templi suddetti. Il tutto raccontato così, senza l'ombra di un condizionale o almeno l'appello a un'antica tradizione; e pazienza se la stessa pia donna avrebbe trovato sepolcro anche in una ben più rinomata località francese...

Quando però, davanti al tesoro del duomo, la solerte guida aggiunge che la patrona ha portato qui anche due schegge della croce di Cristo, non riesco a trattenermi: ma come? Già è improbabile, se non impossibile, che una palestinese del I secolo d.C. sia venuta in una località secondaria d'Italia (o di Francia, a seconda delle leggende) per predicare il Vangelo; ma pensare che già a quell'epoca i cristiani potessero venerare lo strumento di supplizio del loro rabbi è semplicemente antistorico. Una persona giovane e acculturata dovrebbe per lo meno dare queste informazioni con maggior spirito critico, no?

No. La guida anzi è seccata per la mia osservazione: queste sono le informazioni che possiede e, se uno non ci vuol credere, è padrone di farlo; ma «per chi ha fede» non ci sono né devono essere problemi ad accettare la storia per come è stata tramandata!

Preferisco non replicare, ogni dibattito sarebbe del resto stucchevole -­ anche perché siamo in pubblico. Di certo la volonterosa guida ripete qualcosa che altri le hanno trasmesso, ma evidentemente con due registri diversi, e la differenza è palmare: la storia laica ha bisogno (giustamente) di essere «certificata» da studi e documenti, quella religiosa invece dev'essere «creduta» punto e basta. Forse metterla in discussione sembra un delitto di lesa maestà verso una venerata patrona o una lunga tradizione o - chissà - un attentato all'identità stessa della cittadina.

Non so. Mi fa riflettere e mi stupisce però quest'adesione acritica, per di più in un giovane dei nostri disillusi tempi, al "sacro". Vorrei capire meglio cosa c'è dietro e quanto incide poi sul modo di vedere tutta la fede. Se è vero -­ come dice il "tema" posto a dibattito questo mese - che ci sono tanti «praticanti non credenti», mi pare che anche credere "troppo" non sia la maniera migliore di praticare.

 

 

Questo articolo fa parte della serie dedicata a questo tema:

Praticanti & non credenti: che cosa resta della fede nell’ordinario delle nostre parrocchie ordinarie?

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14/06/2018 01:19 Sara
"per "l'aspetto religioso" i "dettagli" non servono" forse non servono nei limiti di una visita guidata perché la guida non ha la competenza per entrare troppo nei particolari. Potrebbe essere un segno anche questo di secolarizzazione (in fondo si da per scontato che il racconto religioso abbia le sue regole e stop).
Non c'ero e quindi non so, mi baso su altre esperienze dove in effetti ho notato anche io questa difficoltà a raccontare l'aspetto più mitico di un monumento. (come se fosse un mondo a parte difficilmente inquadrabile rispetto al sentire comune).

Sui medici: negli ultimi anni ho avuto problemi di salute e ho avuto a che fare (purtroppo) con medici e ospedali. E' vero a volte ti trattano come una bistecca, però anche il paziente può mantenere la sua umanità nei confronti del personale sanitario, soprattutto se ti rendi conto di quanto siano oberati di impegni e pensieri.

Non è facile per nessuno, volevo solo dire questo.



13/06/2018 22:34 gilberto borghi
Angheran
La questione è per un verso molto più semplice e per un altro molto più essenziale. Il cristianesimo sta in piedi su un fatto storico? Si. Quale? La resurrezione di Cristo. Questo dato storico arriva a noi per mezzo della catena di testimonianza scritta e orale, originata da coloro che l'hanno effettivamente visto risorto.
Io ho semplicemente sostenuto che questa testimonianza oggi corre il rischio di ridursi ad una mera trasmissione del dato, senza che sia accompagnata sufficientemente dalla "corposità" della vita di chi ci da questa informazione. Per cui spesso succede che la umana necessità di garanzia di verità di ciò che ci è stato detto non sia sufficientmente soddisfatta. Allora i casi sono due: o nella vita spirituale del credente questa garanzia di verità trova corpo attraverso la relazione diretta tra lui e Cristo fino a comprendere che la fede sta in piedi anche al di là della autenticità vita del testimone, oppure il credente andrà a ricercare altri dati "materiali" a cui chiedere di fare da sostegno alla propria fede, dati che allora non possono essere ritenuti non storici, pena il rischio che la propria fede cada.
Ritengo che fino a 40 anni fa circa quello che faceva la differenza tra una fede credibile e una no era la verifica storica, logica, e scientifica (ove possibile) dei dati creduti. Oggi non funziona più così. La garanzia è assunta sulla base della percezione emotiva che l'impatto con dato "materiale" ci regala. Per questo motivo il rischio è che sia più facile, oggi, credere alla storicità di dati materiali in cui leggiamo la presenza di Dio, piuttosto che credere alla sorgente storica della fede, cioè la resurrezione di Cristo.
Perciò la strada per evitare un fideismo acritico è che la notizia di Gesù risorto porti con sè una testimonianza di vita tale da suscitare un impatto emotivo sulla persona che autogiustifichi ai propri occhi chi parla. Solo dopo sarà possibile recuperare anche il valore della ricerca storica, logica e scientifica, fino ad arrivare a percepire che se anche i dati materiali a cui guardiamo, tranne la resurrezzione di Cristo, fossero riscontrati non storici, la nostra fede starebbe in piedi lo stesso.

Sara
Sono molto daccordo che lo sguardo di misericordia va portato anche sugli operatori che abitano le istituzioni che dovrebbero prendersi cura della persona (in questo caso l'infermiera). E giustamente sottolinei che a non guardare così queste persone è proprio l'istituzione stessa che non li mette in grado di svolgere il proprio servizio con serena presenza. Temo che ciò non derivi solo o tanto da un problema di scarsa possibilità economica o di mala organizzazione, ma dalla strutturale idea che l'istituzione garantisce la cura sul piano del "protocollo" e perciò l'umanità dell'operatore non è richiesta.



13/06/2018 21:52 Roberto Beretta
Appunto: per "l'aspetto religioso" i "dettagli" non servono. Basta crederci. O no?


13/06/2018 15:28 Sara
" Il quale - ci viene spiegato - ha per patrona una delle pie donne che seguivano Gesù e che venne fin qui dopo la passione di Cristo per convertire i locali, morendovi; ma grazie a un sogno miracoloso le sue ossa vennero poi ritrovate intorno al Duecento sotto il pavimento di uno dei templi suddetti. Il tutto raccontato così, senza l'ombra di un condizionale o almeno l'appello a un'antica tradizione; e pazienza se la stessa pia donna avrebbe trovato sepolcro anche in una ben più rinomata località francese..."

"No. La guida anzi è seccata per la mia osservazione: queste sono le informazioni che possiede e, se uno non ci vuol credere, è padrone di farlo; ma «per chi ha fede» non ci sono né devono essere problemi ad accettare la storia per come è stata tramandata!"

Io non c'ero e non so come sia andata però di solito queste guide imparano un testo stabilito e lo ripetono a rullo ad ogni giro senza particolare trasporto. Può essere che di fronte ad un turista più precisino abbia solo voluto dire: io questo so e mi basta, dando per scontato che si trattava di un racconto legato all'aspetto puramente religioso in cui in fondo non spettava a lei entrare nei dettagli.

L'impressione che ho avuto leggendo.



13/06/2018 14:53 Sara
Forse Angheran vuole dire che quella guida considera dato storico quei datiperchè di quella storicità ha bisogno per credere. (mentre il supercristiano non dovrebbe aver bisogno di nulla).

In ogni caso questi racconti lasciano un po' il tempo che trovano,primo non ho capito bene in effetti cosa sia successo (non essendo presente), secondo perchè danno l'impressione che sono racconti funzionali solo al rafforzamento della propria posizione. (nel caso di Beretta il solito attacco contro i cattolici conservatori).

Riprendendo la storia di Borghi e l'infermiera: potrei dire (avendo amiche che esercitano tale professione) che anche loro non se la passano bene, causa tagli continui e sono spesso in affanno:, non meritano di essere guardate con la stessa umanità che si richiede?

Il rischio è di finire sempre nei soliti errori, manicheismo, fariseismo, divisione in buoni e cattivi ecc.



13/06/2018 14:22 Roberto Beretta
@Angheran
Mi permetto ancora di intervenire perché vedo che non ci siamo. Il tema non è "coloro che ancora si affidano al dato storico sarebbero fautori di un cristianesimo ancora bisognoso di un supporto leggendario", bensì "coloro che si affidano al supporto leggendario trascurando il dato storico"... Quella guida (cfr. articolo) riferiva una tradizione insostenibile da qualunque punto di vista (storico, teologico, religioso...), nient'affatto un "dato storico". Almeno per quello che intendiamo oggi storico.



13/06/2018 10:14 M Angheran
Avevo in testa il commento di Borghi più che la vicenda dell'articolo, ma in sostanza il tema mi pare sarebbe questo: Coloro che ancora si affidano al dato storico sia esso scritturale o materiale sarebbero fautori di un cristianesimo ancora bisognoso di un supporto - tangibile o leggendario - che metta d'accordo un po'tutti. La gran parte dell'insegnamento postconciliare ha avuto invece come fine più o meno dichiarato la lotta senza quartiere a questo atteggiamento , sulla scia del cattolicesimo adulto (di segno sia progressista che conservatore). Ma questo supercristianesimo è proprio quello che ha permesso se non la dissoluzione quanto meno la liquefazione della presenza cristiana , fallendo al tempo stesso il compito di "depurazione" della fede dalle "scorie" costantiniane. Ma ecco che stranamente il sacro unito alla storia ma privato del suo spazio naturale, quello teologico, riaffiora nelle forme profane , fino a quello delle vere e proprie invenzioni religiose o della religiosità fai da te. Su quelle invenzioni scatta poi la reprimenda "illuminista" , lo sberleffo cinematografico ad es. di un Ammanniti, non senza qualche ragione. Ma non si guarda mai al peccato originale, l'aver ridotto il messaggio cristiano a un vago 'volemose bene'sottraendogli non solo la dimensione epica ma buona parte di quella spirituale.


13/06/2018 07:51 Francesca Vittoria
G.B. A me sembra che definire la fede volerla giudicare se è giusta o sbagliata sia cosa che sfugge a ragionamento qualsiasi.Anche io ho sentito un prete dire di quella fede che è come andare al mulino e ci si infarina, l'altro giorno un politico ha detto che lui porta la corona in tasca in tono molto convinto, e c'è chi dubita sull'immacolata concezione, c'è quella cristiana che ho conosciuto che al capezzale del piccolo figlio morente si è rivolta a una santa della fede Teresina pregandola tutta la notte in ginocchio e al mattino al medico della mutua che era passato così come magari allora avevano cuore di fare gli chiede se fare una iniezione di canfora non sarebbe stato utile? Il medico che si trovava impotente al caso, per farla contenta dice di andare pure alla farmacia a prenderla, così dopo aver fatto l'inutile , la madre ha notato che il bambino muoveva le labbra, insomma è vissuto è diventato grande,tutti hanno visto la fede senza la presenza della Santa. Se io mi domando della Sindone io la ritengo Vera si per quanto è stato constatato da referti scientifici ma molto più da quanto risponde alle scritture è ancora di più perché effettivamente è un segno di resurrezione logico, naturale, come la pietra spostata, un segno come potrebbero essere gli indumenti bagnati di uno che si butta in acqua. E poi, in ultimo che "nulla è impossibile a Dio". Io credo che ognuno ha una fede sé vera o falsa saranno le sue opere a dimostrarlo a Dio per primo. Dico che non averla per niente e una grande disgrazia perché è vivere la vita come era Paolo prima gli si aprissero gli occhi! Non là si può imporre la fede, deve essere una cosa cercata e che Dio fa trovare nel modo che Lui crede, l'esempio e anche nella risposta di Gesù ai discepoli quando stupiti e scandalizzati gli hanno riferito che uno che non era dei loro faceva miracoli come loro...Per ognuno la risposta è personale...
Francesca Vittoria



12/06/2018 19:28 Alberto Hermanin
Ma perchè è di troppo, eh, Giuseppe Risi? Cosa c'è di così orribile nella ingenuità della pietà popolare? Cosa? Non mi pare che ci siano pronte delle scomuniche per chi non crede a leggende sui santi, no?
Questo accanimento io proprio non lo capisco: spero di non offedere nessuno ma mai sa tanto di intellettualismo: e se permettete, penso che proprio l'attuale Pontefice ne avrebbe di cose da dire in materia.....



12/06/2018 17:27 Giuseppe Risi
Condivido le preoccupazione dell'articolista. Aggiungo che mi sembra che la Chiesa, anche oggi, non distingua abbastanza le verità e le dimensioni fondamentali della fede, che sono poche e su cui si dovrebbe concentrare tutta la nostra attenzione di credenti, dagli orpelli inutili e, forse, dannosi che pure alimentano da sempre la religiosità popolare e il tradizionalismo in generale, della teologia e della devozione. Tradizioni improbabili, regole e regolette devozionali o morali di cui non si comprende il senso, rigidità teologiche (anche su questioni secondarie) fondate sul "si è sempre fatto così", storie di santi discutibili e quantomeno dubbie apparizioni di madonne, dogmi solennemente dichiarati su questioni che, francamente, non sembrano centralissime (vedi quelli proclamati negli ultimi 150 anni) ecc... Son tutti aspetti che, ho l'impressione, allontanano o distraggono i nostri figli ventenni, invece che portarli a confrontarsi con gli elementi centrali della fede: Dio, rivelato in Gesù, che seguiamo nella Chiesa (ciascuno nella fedeltà alla propria vocazione) verso la vita eterna. Tutto il resto è di troppo. G.R.


12/06/2018 15:19 Roberto Beretta
@Angheran
Apprezzo sempre l'ironia, però devo farle notare che è proprio il contrario: quello che si chiedeva era appunto di "apprezzare il dato storico", quello reale, senza dar credito alle leggende, visto che abbiamo tutti i mezzi di farlo. Grazie per l'attenzione



12/06/2018 11:29 M Angheran
E' veramente deplorevole che ci siano ancora credenti ancorati al dato storico.
Se poi sono anche giovani ciò è ancora più grave. Vuol dire oltre che mezzo secolo di demolizione accademica non è bastato , ci sono ancora rigurgiti di fede viva.



11/06/2018 09:33 Teresa Benedini
Non mi sorprende la " incredulità" mascherata della giovane guida.Purtroppo è assai diffusa la religiosità senza fede. Lo si vede anche nei risvolti della vita civile . Chi si crede cristiano ortodosso, sostiene il partito della Lega , perchè difende la famiglia.....poco importa che si lascino in mare 800 persone a marcire !! Però la famiglia " tradizionale" ( ??? ) è salva . Non parliamo di fede....siamo atei mascherati di religiosità !! Credenti increduli , appunto .


10/06/2018 10:09 gilberto borghi
Temo che anche questa giovane guida rischi di essere un praticante non credente, in realtà, e non credente eccessivo. Mi spiego.
L'adesione acritica ad una "storia", che tramanda un dato ritenuto significativo, e perciò non opinabile, dechiara per rovescio la fragilità di quella fede. Se quel dato storico venisse meno, nella sua verità, la fede di quella persona rischierebbe di crollare. Perciò, forse, non è tanto la relazione personale, vissuta e percepita, ricercata e coltivata, discussa e riveduta, con Gesù Cristo a fare da pilastro essenziale su cui stare in piedi nella fede, ma l'esistenza di "fatti storici" in cui si leggono inevitabilmente le tracce dell'intervento di Dio, e per questo non possono essere messi in dubbio.
In realtà, la fede sta in piedi certamente su un fatto storico, ma non su questo, o suoi suoi simili, bensì sulla resurrezione di Cristo. Per altro, pure su questo la possibilità di verificazione storiografica e scientifica è ammessa e doverosa. Ma è sintomatico che spesso, in queste persone, sia molto più facile credere a questi fatti storici (vedi le varie apparizioni mariane), piuttosto che alla realtà effettiva delle resurrezione di Cristo.
La motivazione credo vada ricercata nel bisogno, ormai evidente e non più negabile, che la fede non stia più in piedi su un "ragionamento", su un lavoro della testa, perchè proprio il disincanto della post modernità inabilità questa via. Piuttosto stia in piedi invece su una esperienza, su un lavoro del cuore e ancor più del corpo. E' proprio la mancanza del corpo nella proposta di fede attuale che spinge queste persone a "compensare" questa mancata esperienza con uno sproporzionato investimento su quello che di corporeo si può vedere, toccare sentire circa la fede.
E allora siamo rimandati al centro della questione. Dov'è che si vede oggi la resurrezione, dove la si tocca con mano? Ecco perchè Francesco insiste "a proposito e a sproposito": gioia, servizio, accoglienza, misericordia, gratuità, giustizia. Se siamo risorti li si vede.



09/06/2018 12:13 Giuliano Sambusiti
Ho assistito in diretta all'evento descritto e dietro la malcelata irritazione della giovane guida, si vedeva chiaramente l'imbarazzo di essere stata 'smascherata' nelle sue affermazioni peraltro confutate proprio da oggettivi fatti storici e quindi colta in fallo proprio sulla propria competenza specifica. L'affermazione insistita e finale a chiudere che 'chi ci crede ha il diritto di farlo e io di sostenerlo anche in quest'ambito' ha poi dato il colpo finale alla sua credibilità e forse professionalità. L'episodio è di per se banale ma effettivamente si è percepita l'insistenza di dare testimonianza della propria appartenenza alla tradizione locale che di per se è una cosa buona ed anche lodevole ma evidentemente strumentale quando viene portata ad evidenza storica. La percezione che la devozione si mischia alla tradizione rituale che diventa fede, alimenta certamente qualche dubbio circa sua autenticità.


07/06/2018 18:38 Alberto Hermanin
Effettivamente è un problemaccio. Rischia di farci fare cattiva figura in questi nostri tempi disillusi.


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