Nell'arte
La Messa in comune
di Gian Carlo Olcuire | 03 giugno 2018
Il pane e il vino ci ricordano che, per costruire relazioni, dobbiamo essere anche noi – come Gesù – corpo che si spezza e sangue che si versa

 

L'ESEMPIO DI GESÙ

(avorio del primo quarto del XII secolo, Salerno, Museo Diocesano)

 

«Prendete, questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue...» (Mc 14,12-16.22-26)

 

È una bella intuizione l'accostamento, sulla stessa tavoletta, di tre momenti: la moltiplicazione dei pani, l'ultima cena e la lavanda dei piedi. Con la scena centrale illuminata dalle altre due, a suggerire lo stile con cui andare verso i fratelli.

Resta impressa, del primo riquadro, la condivisione del pane quotidiano, distribuito a gruppi ordinati, con le figure via via più piccole: dove si capisce che, al di là dell'organizzazione, ciò che conta è l'impegno ad arrivare a ogni uomo, facendo in modo che nessuno si senta escluso dal dono o in subordine rispetto ad altri.

La stessa cura si percepisce nella scena della lavanda dei piedi, posta in basso: un servizio che ha valore solo se strettamente personale e che, come il precedente, si realizza chinandosi verso il fratello.

L'attenzione a ciascuno è ribadita nel racconto dell'istituzione dell'Eucaristia, quando in tre occasioni si accenna alla preparazione: della sala, della cena e della Pasqua. Per la quale è immaginabile che non si pensasse solo alle cose da fare.

E ancor oggi l'Eucaristia, se da una parte è memoriale di qualcosa che è successo, dall'altra è segno preparatorio, anticipatore di Qualcuno che verrà. Infatti, oltre che rimandare a un avvenimento passato - l'ultima cena -, ne fa fare esperienza diretta: quell'avvenimento, dunque, non è chiuso in un libro, come un fatto storico, ma è continuamente rifatto, risignificato e reso nuovo da chi vi partecipa, in ogni Messa celebrata sulla Terra.

Più volte il magistero della Chiesa ha ricordato come l'Eucaristia non sia un gesto simbolico, poiché nell'ostia e nel vino Gesù continua a essere presente nel tempo, per cui chi riceve l'Eucaristia riceve il Signore e il suo amore come li ricevettero gli apostoli nell'ultima cena.

Ma il dono del Signore ci deve impegnare - invece che a discutere con quale parte del corpo toccare l'ostia - a capire come, a nostra volta, possiamo essere corpo che si spezza e sangue che si versa per gli altri. Perché ciò che il Padre ha chiesto a Gesù, in ogni Eucaristia Gesù lo chiede a noi.

Alla diocesi di Roma, di recente, papa Francesco ha raccomandato che «le nostre comunità diventino capaci di generare un popolo - questo è importante, non dimenticatelo: Chiesa con popolo, non Chiesa senza popolo -, capaci cioè di offrire e generare relazioni nelle quali la nostra gente possa sentirsi conosciuta, riconosciuta, accolta, benvoluta, insomma: parte non anonima di un tutto. Un popolo in cui si sperimenta una qualità di rapporti che è già l'inizio di una Terra Promessa, di un'opera che il Signore sta facendo per noi e con noi» (14.5.2018).

 

 

 

09/06/2018 00:55 Francesca Vittoria
Soltanto personale riflessione...Gesù Cristo con questa sua offerta di essere nel pane e nel vino, ha voluto materializzarsi, farsi realmente presente, ben consapevole che avremmo avuto bisogno, come Tommaso, di toccarlo per renderci conto che effettivamente Lui è il risuscitato, vivo è vero, Si è quasi imposto per essere presente sempre nei secoli, di generazione in generazione, un "Io sono qua ti conosco, ti ascolto," Quale altra religione può vantare una tale vicinanza! Naturalmente significa fare e vivere secondo i suoi insegnamenti e qui significa impegnarci e anche questo non è sempre facile. Questa sera è stato trasmesso in una rete TV Don Ciotti, uno del seguito di Cristo, si può dire, che si distingue outstanding proprio per la passione oltre che quanto lavora , quella passione che anche era in Carol Wojtyla al quale in questo tanto somiglia! Combattenti per un ideale,Cristo per i fratelli, come Cristo per tutti e ogni uomo. Ecco perché la Chiesa e grande presenza malgrado le manchevolezze anche gravi di certi suoi pastori che non si sono presi cura e hanno danneggiato il loro gregge. Giuda è esistito però la Chiesa sta ancora in piedi grazie a questi Uomini coraggiosi e anche a tanti che sono nella scia e vivono lo stesso zelo. Questo filmato di vita di un sacerdote in frontiera, ci dice anche di un vero cittadino italiano, uno che ama il proprio Paese , che ha scelto un terreno difficile per parlare di giustizia, di rispetto delle leggi per la dignità verso quei cittadini che vogliono vivere in libertà e serenità. Un grazie a questo onorevole cittadino che pur non sedendo in uno di quei scranni fa sentire la voce di un popolo che soffre da schiavo e ha bisogno di essere aiutato. Anche noi tutti dobbiamo dividere/spezzare il nostro pane, sentirci impegnati perché l'Unione fa la Forza come la preghiera chiede aiuto Dio
Francesca Vittoria



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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