ROBE DI RO.BE.
Caselli, Andreotti e i cattolici davanti alla mafia
di Roberto Beretta | 31 maggio 2018
Almeno secondo il dettato processuale non è mai stata chiusa la domanda su certi compromessi normalmente inconcepibili per un credente accettati come "male minore" o comunque con l'illusione di poterli governare e sempre in nome di un bene superiore per la nazione

Il libretto è smilzo, il contenuto pesantissimo. L'ex magistrato Gian Carlo Caselli, insieme al collega Guido Lo Forte, vi racconta «La verità sul processo Andreotti» (Laterza): ovviamente dal suo punto di vista, cioè di uno che quel maxi-processo l'ha vissuto in prima persona e dall'altro lato del banco, come procuratore capo a Palermo in quegli anni.

E l'intento, documentato a suon di atti processuali, è uno solo: smentire la vulgata di un Andreotti innocente. Perché, alla fine dei tre gradi di giudizio (celebrati dal 1995 al 2004) per associazione a delinquere con Cosa Nostra, la sentenza ha dichiarato piuttosto che il «reato commesso fino alla primavera 1980 (è) estinto per prescrizione». «Estinto» ma «commesso»: assoluzione (o non punibilità) dunque tecnicamente sì, per il senatore, ma reato compiuto, accertato, provato.

Da quel processo perciò non è risultata l'innocenza dell'«uomo politico più potente dei primi quarant'anni della Repubblica italiana» - come spesso è stato detto e scritto e ancora in gran parte si pensa - bensì un giudizio (politico e morale) molto differente, come scrive Caselli: «Fino al 1980 (cioè fino all'assassinio di Piersanti Mattarella, presidente dc della Regione Sicilia, ndr.) l'imputato viene riconosciuto responsabile di associazione a delinquere con Cosa Nostra... Possiamo affermare senza tema di smentita che Giulio Andreotti non è stato assolto».

Il libro ripercorre precedenti e seguiti di quel maxi-processo e si diffonde nel precisare i contatti tra politica e mafia documentati nel dibattimento, delineando responsabilità agghiaccianti a carico non solo dell'imputato ma più in generale della sua corrente, del suo partito e di tutto un sistema di «criminalità dei potenti» che ha afflitto il nostro Paese: ovvero descrivendo «le modalità nascoste con cui alcuni segmenti della classe dirigente hanno gestito il potere nel corso degli ultimi decenni».

Ma perché ne parliamo qui, in un blog di temi religiosi? Perché sia Caselli, sia Andreotti sono due cattolici, anzi cattolici "impegnati", e dal libro non può non emergere con stridore una domanda morale: il medesimo retroterra cultural-spirituale ha espresso posizioni storiche completamente diverse, persino opposte. Né si tratta di questione da demandare solo alle singole coscienze: Caselli accenna esplicitamente a come la Chiesa italiana nel suo complesso abbia a lungo chiuso gli occhi sulle collusioni con la mafia che risultavano utili in funzione anti-comunista, o comunque per mantenere il controllo sociale. Un tema che l'annunciata visita di papa Francesco a Palermo il 15 settembre rilancia in tutta la sua attualità.

Quanto al "divo Giulio", che andava a messa ogni mattina, resta quanto meno l'enigma di un uomo che avrebbe accettato, almeno secondo il dettato processuale, certi compromessi normalmente inconcepibili per un credente come "male minore" o comunque con l'illusione di poterli governare e sempre in nome di un bene superiore per la nazione. Se questo fu davvero il caso di Andreotti, se la vedrà lui nelle sedi competenti (più alte di qualunque maxi-processo); ma a noi, cattolici italiani delle seconda metà del XX secolo, tocca riflettere sugli esiti civili e sociali a cui come Chiesa abbiamo contribuito.

 

 

03/06/2018 11:24 Yolanda
Niente di nuovo. Quel che lascia sbigottiti e' come il tema lasci indifferenti e silenti. Le conseguenze di quel periodo sono così nefaste e ci toccano da vicino ma non smuovono alcuna autocritica o assunzione di responsabilità. Eppure per guardare avanti e offrire un futuro migliore alle nuove generazioni non si può,anzi non si deve stendere un velo pietoso sugli errori del passato se non si vuole proseguire sulla stessa strada.


01/06/2018 11:15 PietroB
Grasso👹


01/06/2018 09:32 PietroB
Di Grassi dice niente!


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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