La crisi e l'Italia nella bolla
di Giorgio Bernardelli | 30 maggio 2018
Sovranisti o europeisti? Resteranno entrambe caricature finché questo Paese continuerà a pensare che quanto succede fuori dai nostri confini sia un problema di qualcun altro

Mi pare ormai assodata l'impossibilità di stare dietro alle giravolte di questa crisi politica infinita che le elezioni del 4 marzo hanno aperto. Ormai non ho la più pallida idea di quale sarà il suo sbocco e come ci arriveremo. Però c'è un aspetto che mi pare chiaro ma di cui non mi sembra abbiamo tratto fino in fondo le conseguenze.

Questa crisi si gioca principalmente su un punto: quello dei rapporti tra l'Italia e ciò che sta intorno a noi. A fronteggiarsi sono due posizioni: da una parte i sovranisti - come si dice oggi - secondo cui la priorità è difendere l'Italia (la sua indipendenza nelle scelte economiche, i suoi confini...); di qui lo slogan «prima gli italiani» (che poi altro non è che la traduzione dell'America First di Donald Trump). Dall'altra gli europeisti, secondo cui - pur con tutti i distinguo del caso - la priorità è rimanere fedeli all'orizzonte europeo (la sua moneta, le sue regole di bilancio, le sue forme comunque fragili di integrazione...) e farlo a qualsiasi prezzo. Si tratta di un confronto tutt'altro che banale e su cui è giusto discutere. Ma c'è un problema: come si fa a discuterne in maniera seria se come Paese abbiamo eliminato dal nostro orizzonte tutto ciò che accade fuori dai nostri confini? In base a che cosa discutiamo se è meglio seguire la strada di quest'Europa o avventurarci in proprio su un percorso nuovo se quanto accade nel mondo non ci interessa? Di quale tipo di sovranità parliamo se persino un posto essenziale per la nostra collocazione geopolitica come la sponda sud del Mediterraneo nelle cartine geografiche del politico italiano medio è tornata ad essere contrassegnata dall'«hic sunt leones meglio starne alla larga»?

Questi tre mesi sono stati la quintessenza di questo atteggiamento. Da marzo a oggi sono capitati fatti destinati a incidere pesantemente sul futuro di tutti: l'uscita degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare iraniano con nuovi venti di guerra in Medio Oriente, le tensioni a Gerusalemme, l'atteggiamento di Erdogan in Turchia, la guerra dei dazi, nuove gravi carestie in alcune aree dell'Africa, la crescita dell'estremismo islamico in Estremo Oriente con l'attentato alle chiese di Surabaya in Indonesia che è solo l'ultimo campanello d'allarme... Su tutte queste cose in tre mesi non abbiamo sentito una parola da un Paese che pensa di vivere dentro una bolla con al centro Montecitorio e il Quirinale. Basta leggere la scarna paginetta dedicata agli Esteri nel contratto del «governo del cambiamento» per rendersi conto della pochezza del dibattito sul mondo: un colpo al cerchio e uno alla botte su fedeltà all'Alleanza atlantica e rapporto con Mosca. Con due principali preoccupazioni (tutte interne): la fine delle sanzioni alla Russia che indeboliscono le imprese italiane e la riduzione delle missioni militari all'estero (sempre per ragioni di spesa, non di visione politica). Nulla sull'Africa: del famoso slogan «aiutiamoli a casa loro», quello su cui a parole siamo tutti d'accordo, neanche l'ombra. Ma il bello è che nelle critiche a questo programma da parte dei suoi oppositori questo capitolo è stato tra i meno gettonati. Perché - in fondo - non è che dall'altra parte sulla nostra collocazione nel mondo si abbiano idee molto più chiare.

Ecco allora il punto: in un contesto del genere sovranismo ed europeismo diventano inevitabilmente la caricatura di se stessi. Perché in un Paese che si illude di vivere in una bolla, la traduzione pratica del sovranismo diventa un isolazionismo velleitario. Diciamo di voler «difendere i nostri interessi», ma nel mondo di oggi da soli siamo destinati inesorabilmente a perdere. Però senza una riflessione seria su quale tipo di rapporti internazionali vogliamo costruire anche l'europeismo diventa una caricatura e lo stiamo vedendo chiaramente anche in queste ore. L'Europa non è un oracolo ma un progetto rimasto incompiuto. E senza una visione solidaristica forte al suo interno finisce per essere solo una grande banca con tutti i suoi limiti.

Questa povertà di idee non può non chiamarci in causa; è uno spazio importante per una testimonianza da cattolici dentro a questa crisi. Siamo chiamati a chiamare il bluff di chi si illude di poter sfidare i mercati globali ma tenendoci stretti i vantaggi che quella stessa economia globale fondata sulle diseguaglianze ci ha garantito. È un'illusione: non può funzionare e alla fine anche in Italia a pagare il prezzo finiranno per essere i più deboli. Dobbiamo invece aiutare a ritrovare uno sguardo davvero «cattolico», cioè capace di tenere insieme. Passare dall'orizzonte della globalizzazione a quello dell'interdipendenza, come il magistero sociale della Chiesa già dai tempi di Paolo VI ripete. Mettere all'ordine del giorno le questioni vere che attraversano il mondo di oggi: la mancanza di regole finanziarie globali serie nonostante la lezione della crisi del 2008 (che poi sono quelle che amplificano gli effetti degli attacchi speculativi come sta succedendo in queste ore), i paradisi fiscali, la sfida di una gestione equa e sostenibile a lungo termine delle materie prime e delle fonti energetiche, le condizioni di lavoro di chi dall'altra parte del mondo produce a prezzi insostenibili gli oggetti che compriamo al negozio sotto casa, il boom del mercato delle armi che alimenta i conflitti (comprese quelle «non prettamente belliche» che - con una definizione singolare - compaiono come un settore strategico per il «made in Italy» anche nel contratto del «governo del cambiamento»). Ma sono tutte sfide che ci chiedono prima di ogni altra cosa di uscire dalla bolla. Di smettere di continuare a pensare che quanto accade ad appena poche centinaia dai nostri confini sia un problema di qualcun altro.

«Prima noi». Alla fine si tratta solo di decidere che cosa significa davvero la parola «noi».

 

 

 

 

04/06/2018 21:06 PietroB
Credevo che il pekenino di cosa è “cristiano” fosse obsoleto..😇
A quando ci mettiamo a discutere se è Cristiano astenersi o non votare.. già.. Ruini..
Che ⚽️🏐🏀🏈⚾️🎾🎱🏉



04/06/2018 18:54 Alberto Hermanin
Yolanda, conoscevo già l'esistenza del diritto alla libera espressione del proprio pensiero. Io volevo sapere se viene considerato un atteggiamento anticristiano dirsi oppositori del governo. Sulla base per ora del suo programmma (che io non condivido). Che razza di criterio sarebbe quello di aspettare a vedere cosa faranno, come dice qualcuno qui? Forse che quelli che li hanno votati hanno aspettato di vedere cosa avrebbero fatto per votarli? Ma non era - se lo dicono loro! - il programma quello che conta, anzi, il "contratto"? Che si deve fare, astenersi per principio? Certo: se quando la legislatuta finirà tutto sarà meraviglioso come dicono, di certo smetterò di oppormi. Ma intanto uso la logica, e visto che il loro (delirante) programma non mi piace, e non mi piacciono nè gli accanimenti forcaioli nè tanto meno gli annunci roboanti sulla fine della "pacchia per i migranti" (pacchia un par di palle, se permettete),intanto mi oppongo. Che sia lecito e costituzionale opporsi ad un governo lo sapevo già. Vi chiedo, ditemi se sono troppo cattivo ad oppormi, se per caso non ho un atteggiamento abbastanza aperto e misericordioso (il loro, di lingaggio, invece, è sempre così meolodiosamente soave: sarà per questo che hanno preso non so più quanti milioni di voti cominciando con i vaffanculo day). Eh? Cmq, chi ha vinto governa, e chi ha perso si oppone. Ma allora, è cristiano anche chi si oppone o no?


01/06/2018 14:52 Yolanda
Tutto si può dire Alberto. Mi domando perché visto che non hanno ancora giurato e ovviamente fatto nulla.


01/06/2018 13:30 PietroB
Mi basterebbe che nn si parlasse male dei nuovi PRIMA che abbiano “fatto”,
e che si parli BENE dei vecchi dopo quello che hanno “fatto”.



01/06/2018 12:25 Alberto Hermanin
Sarà anticristiano e poco dialogante definirsi oppositori del governo che sta nascendo? Si può?


01/06/2018 11:25 Francesca Vittoria
La Bolla

E la bolla sta volando come un aerostato, le idee non si improvvisano se non quando non ci sono e allora si diventa creativi di qualcosa di nuovo. E’ stata una esperienza costruttiva per i cittadini perché tra gli alti e bassi ci ha fatto vedere e conoscere chi sono le persone che ora formano il governo, proprio negli scontri e verbali e comportamentali, finalmente sono emersi i veri volti che hanno raggiunto l’agognato obiettivo: dirigere il paese, dimostrare agli increduli e riottosi a pensare che occorra esperienza per mettersi ai posti di comando, alti profili di ideali da perseguire, comportamenti all’altezza a essere degni di cittadini di un Paese complesso come è l’Italia dai mille volti e che proprio per questo applaude a chi con serenità si è prestato servo “utile a diventare inutile”. Un grazie sentito al Presidente che ha dimostrato uno standing out a insulti e forzature mantenendosi fermo a quei principi che tanta italianità ha condiviso e incoraggiato a sperare. Ma ciò che fa sperare, al di la di questo governo, è che si sono affacciate all’onore non solo dei video ma per lavoro portato a termine egregiamente, persone nuove come l’ex ministro Calenda , la schiettezza, l’onesta voglia di misurarsi con i problemi e le idee circa quanto di bene vi sia spazio di realizzare nel nostro Paese!!! Veramente una boccata d’aria fresca, veramente una energia buona a che si fa carico della storia che Uomini hanno scritto e lasciato esemplare traccia. Ci uniamo a questo entusiasmo, perché essere cristiani veri significa anche saper attendere lavorando nel silenzio, nella discrezione ma avendo e perseguendo obiettivi di alto intendimento dove in tanti e insieme si goda di quel benessere che aspira a essere condiviso anche tra popoli. Essere cristiani però ha anche un costo, non mancano il sacrificare molto di se all’occorrenza, il non scendere a compromessi che umilino l’umanità , la dignità, la coscienza di ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi. Non si può restare indifferenti se si vede che un diverbio fuori dall’ospedale sfocia in schiaffi a una madre perché voleva stare in ospedale…può succedere in ogni ambito dove sfocia la violenza , essa crea dolore,ferisce,umilia, e il senso umano prova ribellione , e non si può restare indifferenti, mentre si vede un mondo che passa oltre, non vuole vedere,pensa ad altro a ciò che più gli interessa, e perchè no, a godere del proprio benessere.
Ecco che fa paura la povertà di idee di chi detiene il potere, perchè certe idee possono concretizzarsi in tanti modi, sono le conseguenze a chiamare in causa chiunque ritenga di dare il proprio apporto e avendo a sostegno la fede nel Vangelo cristiano, tutti indistintamente nel proprio ambito dobbiamo sentirci coinvolti nel realizzare il bene che deve abbracciare il vicino e il lontano, nella famiglia come nella società, con fedeltà e fidando della Parola come via da seguire sicura di non sbagliare, attivarci all'occorrenza a erigere paletti perché la vite che curiamo cresca ben sostenuta e non vadano in rovina i suoi frutti.
Francesca Vittoria



01/06/2018 11:24 PietroB
Spero anch’io ( ho scommesso su loro🤡)..
Cosa temo? Che si prodighino a tappare buche e buchini senza riuscire a gestire le transizioni epocali tipo globalizzazione/robottizazione/informatizzazione/europeazizzazione/ che richiedono una visione di lungo termine, strategica ancor più che politica.
PS. nn vorrei essere accomunato alla pletora degli esclusi Cassandri! Il mio è solo un WARNING!



31/05/2018 23:23 Yolanda
Abbiamo un governo finalmente. Bello o brutto non importa. Non se ne poteva più di questa perenne campagna elettorale. Di spazio per guardare al mondo non ne era rimasto più. Le campagne elettorali da noi non finiscono mai e presto si riprenderà per le europee. Di cose da fare ce ne sono una marea. Vediamoli all' opera e vediamo se il parlamento comincia a lavorare. Ci sarà tempo per le valutazioni e per verificare se lo sguardo sia più o meno ampio. Ci sono tante facce e voci nuove e per lo più sconosciuti ai più. C'È di nuovo che si è cominciato ad approfondire temi. Non c'è più spazio per gli slogan .per forza anche la lega dovrà guardare all'Africa se vorrà "rimandarli a casa" per esempio. Chissà forse invece che parlare alla pancia degli italiani si dovrà per forza affrontare la complessità e speriamo che questo influenzi anche il piano culturale degli italiani .Facile parlare ma ora i problemi sono nelle loro mani. Tanti auguri allora a questo governo e soprattutto agli italiani e agli ultimi per risorse e provenienza. Speriamo che il nuovo porti qualcosa di buono.


31/05/2018 11:29 Dario Busolini
Concordo, ma sembra che un ragionamento come questo sia diventato troppo complesso per la nostra opinione pubblica, compresa quella cattolica. Alla riforma dell'Europa dovremmo aggiungere quella dei social media che stanno abituando le persone a comunicare (se si può definire comunicazione... ) solo attraverso troppo facili slogan contrapposti.


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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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