«Oltre il muro di incomprensione con gli adulti»
di Luca Bortoli | 25 maggio 2018
L'appello dei giovani al vescovo di Padova: «Dateci testimoni credibili, stabili, sereni, coerenti», con cui poter parlare di tutto»

«A volte sembra che contiamo qualcosa solo se prestiamo un servizio in qualche forma».

I giovani padovani non ci vanno per il sottile e nella Lettera al vescovo Cipolla e alle comunità della loro diocesi, al temine del Sinodo durato due anni, hanno deciso di dire la loro in modo chiaro e incisivo.

In questo passaggio citato - ma è solo uno dei molti esempi che si potrebbero cogliere - puntano il dito contro una delle contraddizioni più evidenti delle comunità cristiane di oggi. Il rischio è concreto: vivi la parrocchia solo se occupi uno spazio (vi ricordate l'Evangelii gaudium?), se hai un tuo giardinetto da coltivare, che ti faccia sentire bene con te stesso, un "cristiano impegnato". Togli il servizio e il palco traballa pericolosamente. Come se "essere" un cristiano non bastasse, bisogna "fare" qualche cosa. Vuoi vedere che, se non daremo una sterzata decisa, avremo un futuro di comunità composte da soli addetti ai lavori, non sempre competenti, semmai in competizione per non perdere il loro posticino al sole?

Intendiamoci: ogni parrocchia (e, all'interno di essa, ogni gruppo) fa storia a sé. Ma queste non sono parole qualsiasi. A scriverle nero su bianco, in un documento sottoscritto da vescovo Claudio, sono stati 160 under 35 dell'Assemblea sinodale che le hanno consegnate alle loro 459 comunità dopo un discernimento durato da gennaio a dicembre su 600 relazioni inviate in diocesi da 5 mila ragazzi che si sono incontrati a gruppetti da dieci tra ottobre e dicembre.

Insomma, avete presente quel darsi di gomito, quel chiacchiericcio sottotraccia che spesso si sente nel brusio di fondo delle comunità nei riguardi di chi declina una responsabilità, o non vi dedica tutto il suo impegno una volta assunta? Ecco, sotto processo è proprio questo.

È una questione generazionale: adulti e anziani, quando non parlano male del parroco, ci danno sotto con l'assenza dei giovani, senza considerare peraltro che le generazioni nate dopo l'80 valgono demograficamente la metà di quelle degli anni '50 e '60. I ragazzi padovani parlano infatti di «muro di incomprensione», di «pregiudizio reciproco», ma anche di «eccesso di protagonismo» e «dinamiche di potere arroccato» da parte degli adulti. Ma non è tutto qui. Infatti - nella loro Lettera che risponde alla domanda "Cosa secondo te vuole il Signore per la Chiesa di Padova?", posta da mons. Cipolla alla Gmg di Cracovia nel 2016 - gli under 35 veneti manifestano anche «il bisogno di trovare nelle nostre comunità adulti che abbiano incontrato Gesù, capaci di trasmetterci fiducia nella vita». Non solo, sottolineano «l'urgenza di individuare in ogni contesto comunitario delle figure adulte di riferimento capaci di accompagnarci personalmente», e in questo non fanno distinzione tra sacerdoti e laici. Se chiedono persone così, significa che ne hanno incontrate. Che non tutto della Chiesa va buttato, e infatti si dicono grati dell'esperienza fatta finora. Si tratta forse di non accontentarsi si sfiorarsi in parrocchia tra una riunione e l'altra, ma di incontrarsi per davvero, uno a uno, per condividere la fede e aprirsi a un altro incontro, quello con la "I".

Insomma, ci vogliono «testimoni credibili, stabili, sereni, coerenti», con cui parlare di tutto, specie di affettività (e in questo campo di sessualità, omosessualità, separazione, divorzio, convivenze), spiritualità, sociale e ambiente, lavoro e povertà: i giovani vogliono capire quale strada traccia la Chiesa per poi compiere un percorso consapevole di discernimento. Un appello che coinvolge tutto il mondo adulto. Ma una richiesta particolare, rivolta al vescovo, c'è: «Metta i nostri preti nella condizione di poter svolgere il loro compito di pastori - si legge nella Lettera - sgravandoli da incombenze e preoccupazioni gestionali che spesso li rendono manager e trasmettono a noi l'idea che non hanno tempo per ascoltarci e accompagnarci spiritualmente».

Senza pretendere riforme del Codice di diritto canonico per rendere i laici legali rappresentanti delle parrocchie - prospettiva quanto meno remota - appare chiaro che il futuro della parrocchia sarà roseo solo se saprà andare all'essenziale: mettere la condivisione della fede prima delle iniziative, delle strutture (soprattutto mentali) che oggi danno ai cristiani impegnati l'idea di affogate tra le incombenze, puntando indici fallaci su chi "non fa".

Chiuso a Pentecoste il Sinodo dei giovani nella diocesi euganea, vedremo che cosa emergerà dal Sinodo dei vescovi sui giovani che a ottobre si aprirà in Vaticano. In questo senso, un elemento significativo della documento finale padovano (scaricabile da www.giovanipadova.it) è la lontananza che confessano da «riti e momenti "tradizionali"», come la Messa, «a cui molti di noi non partecipano più». Chiedono un «cantiere sulla liturgia» perché non ne comprendono più i gesti. Chiedono Messe ben preparate con omelie concrete e attuali. E poi chiedono di essere formati alla Scrittura, che «ci appare distante», e di imparare a pregare. Ebbene, ci sembra che per dei vescovi, qui il lavoro non manchi...   

 

 

30/05/2018 04:44 Francesca Vittoria
Dateci testimoni credibili.......si direbbe che per i tempi difficili che stiamo attraversando non ci sia più da chiedere ma ...da offrirsi per un qualsiasi bisogno che vi sia necessità di dar "man forte" se si è studenti quanto lavoro nel proprio ambito....Suppongo che ci siano coetanei in difficoltà di qualche materia, o da collaborare in parrocchia spontaneamente dando voce a una altra voce, essere a lato del sacerdote nel servizio della messa, anche questo è testimonianza attiva, vuol dire agli altri "io credo" e non importa quanto di religione sai, perché se si apre il Vangelo, questo è fatto di segni anche analoghi, si comincia dalle nostre possibilità non importa quale livello, ognuno ha il suo come cuore e sentimenti e non è che uno è più grande di un altro quello lo giudica Dio che a quanto pare apprezza ogni più piccolo slancio e si fa conoscere da chi "lo cerca con cuore sincero" Si parte sempre dalla carità, dai più vicini, dal nostro ambito di lavoro, semplicemente, perché è Dio il datore dei doni e risponde ai nostri quesiti e ci guida senza che ce ne accorgiamo, anzi e dai risultati che noi lo conosciamo e si fa voler bene e proviamo umanamente quella fiducia in Qualcuno che compensa le nostre delusioni...
Francesca Vittoria



29/05/2018 08:19 Sara
Il problema è che anche i giovani devono imparare ad essere protagonisti nella fede senza aspettare sempre le giuste condizioni al contorno che forse non ci saranno mai.
In questi due anni di preparazione ho letto spesso di richieste al mondo degli adulti ma poche proposte. L'eterna indecisione è la caratteristica dei loro tempi, ogni tanto buttarsi con un po' di coraggio...



28/05/2018 13:20 grazia parisi
il punto è forse 'se si prende sul serio la parrocchia come comunità': vedo e penso che per i giovani che tentano di credere, la parrocchia non sia la stessa realtà vitale che è stata per due generazioni fa. Sono figli di famiglie spesso che per prime hanno vissuto la comunità come dispenser di servizi, e come luogo dove si poteva sempre 'dissentire dalla predica' (lo scrutatore non votante, di S.Bersani). Misuriamo la fede dei ragazzi troppo su quanto dicono di si a servizi vari, ma alla domanda di testimoni gioiosi e credibili, ben pochi adulti si prestano. Stare con i giovani richiede tempo, carismi, gioia, amore, pazienza ed essere pronti ad essere 'abbandonati'. Vale però per qualunque incontro nella Fede. Siamo tutti, giovani adulti e vecchi, in cammino con i nostri peccati che fanno male alla Chiesa, ma stiamo lievi e pronti a trovare modi e luoghi diversi per parlare della Buona Novella. La Messa è punto faticoso, ma meta splendida di incontro se la si capisce, ed è vero dolore essere in pochi, perché lì c'è Dio, ma si continua ad amare e a parlarne..ovunque e con chiunque.


26/05/2018 13:03 Francesca Vittoria
Sono del parere che precede. In effetti sembra proprio che i giovani siano visibili in orari diversi dai parrocchiani adulti, mai presenti come seri vizio durante le messe per adulti, meno che meno infrasettimanali, Ma a Natale e Pasqua hanno la precedenza - mezzanotte e veglia i momenti forti. Non ho mai sentito le loro voci in coro o a supporto di quelle debOli. Troppo occupati a diventare grandi? Risale a un passato dimenticato quando la scuola di catechismo in preparazione della prima comunione non c'era bisogno del disegnino a specchio per fare il segno di croce, e in prima elementare si preparava il quaderno scritto per la conoscenza della stori
A sacra con impegno a illustrarlo di figurine, così come oggi fanno per i giocatori, senza contare che per far pratica non si raccoglievano soldi per passatempi ma ci parlavano di altri come noi in difficoltà invitando e insegnando ad accorgerci non di chi crede o non crede ma di chi è in una qualche sofferenza. Inoltre , a scendere nel quotidiano, mentire era cosa da non fare , copiare non corretto e questo con la debita spiegazione. Ai più piccoli veniva spiegato le cose che sarebbero dispiaciute a Gesù è così via. Non teoria, non esibizione non l'imparare per far bella figura o per un solo obiettivo da raggiungere ma qualcosa che doveva rimanere in serbo per il futuro, a sapere che cosa è bene e che cosa è male. Questo significa non solo indottrinare ma dotarlo di una comprensione a quanto lo circonda e anche, perché no?, il mezzo che la conoscenza interviene alla autodifesa, vivendo in una società dove non vi sono più limiti , dove come oggi si nota neppure le persone preposte a ruoli di responsabilità non sanno vedere i propri outcomings, .! Imparare da piccoli, perché dopo è sempre troppo tardi per i danni a se stessi e agli altri che tale mancanza di morale conoscenza va a danno della società tutta. Inoltre mi domando se non sia bene pensare e fare rete tra parrocchie più bene con altre più disagiate anziché raccogliere monete per luoghi di altri continenti che magari viene fatto meglio e in modo consistente è mirato dalle istituzioni centrali. Nel nostro Paese c'è questa presenza di povertà che si può raggiungere e anche visitare. Già avviene con la nave della legalità di Don Ciotti, ma la rete là si può fare in tanti fili con tanti gomitoli a seconda di chi dispone e di chi riceve.

Francesca Vittoria



26/05/2018 11:41 Ale.
“Come se "essere" un cristiano non bastasse, bisogna "fare" qualche cosa”.
Ma come? Papa Francesco non ci esorta sempre a testimoniare l’essere cristiani non solo con le parole, ma soprattutto con i fatti?

Se si prende sul serio la Parrocchia come comunità, è giusto impegnarsi nel “fare” qualcosa. Significa rendersi presenti.
Chi ha mai detto che collaborare in parrocchia voglia dire avere ‘un tuo giardinetto da coltivare, che ti faccia sentire bene con te stesso, un "cristiano impegnato"’? Non è per sentirsi bene con se stessi che si collabora, ma per dare il proprio contributo alla comunità, se davvero si “è” cristiani.
Io trasecolo quando sento che l’impegno in parrocchia servirebbe solo “per non perdere il proprio posticino al sole”: hanno idea di quanta fatica invece si fa nel rinunciare al proprio (poco) tempo libero per compiere fedelmente gli impegni assunti?

E’ vero, ogni parrocchia fa storia a sé, ma - sarà stata fortuna? - nella mia non ho mai incontrato qualcuno che si senta importante o “superiore” perché collabora in qualche modo (Caritas, coro, liturgia, catechesi…).
Mi piacerebbe sapere se questi giovani hanno esaminato anche se stessi, la loro apertura anche solo a partecipare alle attività parrocchiali non organizzate direttamente da loro.
Sempre nella mia esperienza, erano state organizzate in parrocchia alcune interessanti serate a tema, invitando tutti, ma i giovani brillavano per la loro assenza. E anche nelle serate di riflessione per i catechisti, i pochi catechisti giovani erano assenti, c’erano solo gli adulti.

Sembra che i ragazzi preferiscano stare tra loro, dedicarsi alle attività “loro” magari con entusiasmo, ma senza mescolarsi con gli altri parrocchiani. Se non si è aperti all’incontro, non ci si può poi lamentare di “incomprensioni”.
E se il “pregiudizio” – come dicono - è reciproco, si può sempre fare il primo passo per cambiare, visto che si è fatta la diagnosi. I virgulti giovani sono maggiormente in grado di modificarsi, e potrebbero poi accorgersi che nell’incontrare e conoscere meglio le persone si possono avere delle belle sorprese. Quantomeno si vivrebbe la gioia di rendersi utili, se davvero la collaborazione viene data con generosità e in spirito di servizio.
Altrimenti sembra che l’unica domanda che i giovani si pongono sia “Che cosa devono fare gli altri per me?” anziché domandarsi seriamente: “Che cosa posso fare io per gli altri?” (domanda che ogni cristiano, di qualunque età, dovrebbe porsi…).



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Luca Bortoli

Luca Bortoli, giornalista del settimanale diocesano di Padova, La Difesa del popolo, e socio di Azione cattolica. Ama Sabrina, la poesia e la sua tromba.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it