Dopo il 4 marzo/5
Gli artigiani
di Gilberto Borghi | 15 maggio 2018
Quelli che anche in politica continuano a essere uomini tra gli altri, tenendo come unico riferimento la regola d'oro evangelica: fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te

L'ultimo gruppo di politici cattolici che mi sembra importante mettere sotto la lente lo definirei quello degli "artigiani". Essi riconoscono il cambiamento in atto, ma non si lasciano sconvolgere più di tanto da esso, né nel bene, né nel male, perché credono che in qualsiasi condizione della realtà sia sempre possibile lavorare in essa per l'umano, secondo il vangelo.

Chi appartiene a questo stile non si chiede subito quale sia il senso ideale della sua azione politica, tentandone eventualmente una risposta diretta, razionale, strutturata. Prima di questo cerca di imparare a muoversi in questo universo liquido, in cui la politica vive. Se vuoi girare il mondo in bici, impara come si usa e come funziona la bici, prima di decidere dove andare! E lui lo impara attraverso un apprendimento esperienziale, non attraverso una scuola per "politici cattolici", e nemmeno attraverso il rispetto di principi fermi e presi come assoluti. Quindi non un filosofo della politica, un ideologo del cattolicesimo, un politico teologico, ma un "artigiano" che "impara" la politica facendola, e che "fa" la politica vivendola.

In secondo luogo poi, il suo operare politico si muove dai problemi reali delle persone, percepiti nel contesto in cui lui vive, per permettere che gli strumenti e le possibilità del vivere umano si allarghino sempre più verso tutti, come il vangelo chiede. Crede cioè potentemente che Cristo oggi si trovi nelle persone in carne ed ossa, e lì vada servito. Quindi è il contatto reale con le persone reali della vita, che fa sì che gli strumenti che l'esperienza politica via via gli insegna diano corpo ad una direzione del suo agire a favore della collettività. Continua cioè ad essere e sentirsi un uomo tra gli altri, tenendo come unico riferimento la regola d'oro evangelica: fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te.

Il bisogno centrale attorno a cui tutto il suo operare politico sta in piedi è quello di vivere, nel senso più largo della parola. Non tanto di tenere il punto etico, di apparire "cattolico" o sopravvivere politicamente. Per farlo ha imparato a vivere con un baricentro "medio" e dinamico. Il suo centro è il piano emozionale, dove resta un tono di fondo essenzialmente ottimista, che probabilmente è l'origine della vera differenza con gli altri stili visti in precedenza. La razionalità svolge un servizio organizzativo della realtà e verità percepita nel suo "cuore". La dimensione corporea è il luogo prioritario in cui avviene il coinvolgimento vitale con la realtà e le persone reali. Le sensazioni, le percezioni, infatti, sono la base della possibilità di stare nel qui e ora.

Soprattutto però resta fondamentale, per un "artigiano" la dimensione relazionale, quella che si vive nella vita quotidiana di tutti i giorni. È uno che va a farsi la spesa da solo, si prenota le visite al Cup, fa la fila alla posta come tutti. E non lo fa per spirito di povertà o di "sfoggio" egalitaristico. Lo fa perché è lì che lui sente e percepisce i problemi reali delle persone, quelli a cui, da decenni, la politica italiana non sa più rispondere e, spesso, nemmeno mette più in agenda. Poi non si nasconde che la percezione collettiva è sicuramente influenzata dai messaggi "mass mediatici". Ma la sua "sensibilità" umana gli consente di cogliere fino a che punto tale influenza sia da seguire o no. Sul piano spirituale sembra poco aperto alla dimensione esplicita della trascendenza, dei valori. È un uomo a "testa bassa nella vita": occupato a rispondere positivamente al qui e ora. Ma dentro lui "sente", più che saperlo razionalmente, che un senso "alto" alla dimensione politica c'è, inteso come orizzonte globale di senso delle singole azioni politiche prodotte nel del qui e ora.

È attirato sicuramente dalle formazioni politiche "di rottura", di cambiamento, ma non ne sposa mai una a priori. Sa stare ovunque, e lì spendersi assieme a chi davvero vuole il bene di chi vive in Italia, per ricostruire un "fondo umano" in cui ci si possa di nuovo riconoscere come società. Un fondo che lui sa non poter più essere targato "cristiano" come prima, ma che, non per questo, debba essere per forza "anticristiano". Per questo sa anche "uscire" dai ranghi quando percepisce che il suo gruppo politico non sta lavorando per l'umano, in questo Paese.

Mentre scrivo queste riflessioni Di Maio e Salvini stanno ancora provando a costruire un governo. Ecco, un artigiano non è tanto interessato a vedere come andrà a finire. Non gli riesce di leggere la politica in termini di vinti e vincitori. Perciò è disposto a collaborare con chiunque voglia davvero il bene delle persone presenti in Italia. Fino a che la realtà delle cose gli mostrerà come poter operare concretamente. È un tipo, perciò, che se siede in Parlamento, non lo fa con la testa piena di valori astratti, col portafoglio da riempire ancora di più, con il sorriso irriverente di chi si permette di "staccarsi" dal mondo umano della gente comune, né col malcelato orgoglio di chi sa di essersi sistemato per la vita, attraverso tutti i privilegi a lui riservati. Lo fa davvero per servire l'umano, in nome di Cristo.  

(5. fine)

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Sui cattolici in politica dopo il 4 marzo 2018

Apocalittici, tecnetici e cosmopoliti: i «nuovi» cattolici in politica

Gli spaesati

I neointegralisti

20/05/2018 00:33 Francesca Vittoria
Ma le parole “il mio regno non è di questo mondo” non significa non vivere in questo mondo, anzi è proprio questo il mandato di fare cose, di impegnarci a perseguire quegli scopi che sono costruttivi di quel regno ma da realizzare di qua per il di la. E’ lavorando per questo che noi costruiamo anche quello, costruendo questo dove abitiamo. E’ vero, in politica bisogna contare, ma per contare bisogna esserci e quando si è dentro, è fondamentale avere idea di che cosa è la verità, è fondamentale che si veda per quali fini si opera, è fondamentale possedere le qualità e le capacità per esercitare, conquistare la fiducia, il sostegno , per avere il consenso anche di patner che non sono cattolici, Ma essere cattolici significa per forza essere in politica , altrimenti chi si occupa del pross!!imo, non distribuendo assistenzialismo soltanto sarebbe una povera politica La Costituzione è stata scritta e firmata da un insieme di uomini e di idee, che insieme l’hanno pensata si sono trovati d’accordo per il solo fatto di non aver pensato a se stessi. . I contratti sono per gli affari, che convengono sulla base di quanto dare per avere, nel guadagno condiviso , E’ ben altra cosa che governare un Paese!!,Senza cercare il cattolico, ma quali sono gli aspiranti di oggi illuminati e degni e aventi quei requisiti che si presume debba avere un cittadino che presieda il governo di un Paese!!! E quello che come cittadini stiamo vedendo non è proprio convincente, non lascia intravvedere una idea politica ispirata da certi principi che corrispondano alle necessità del Paese!!!. A me sembra, che se vogliamo ispirarci o richiamare le parole di Gesù Cristo Lui abbia agito da persona molto con i piedi per terra, è stato un politico , ha guardato in faccia la realtà, ha manifestato le sue idee, scelto partendo dalla categoria che meno contava, mettendo in luce le ingiustizie con dei ragionamenti parlando in verità, ha insegnato a dei fratelli tra i quali viveva e per prima cosa li ha resi consci di che cosa significasse essere uomini, a quali diritti aspirare. Non ha detto di non pagare le tasse ma che uso farne stabilendo l’agire secondo giustizia , la retta condotta, Una bella scuola quella che non era il distribuire il pane della carità, oggi e “del diman ,non v’è certezza” ma costruire un mondo più giusto. pù umano,e e se si riflettesse sul significato di bene comune, si vedr.ebbe quanto siamo distanti dal realizzarlo con le proposte che abbiamo davanti. Il problema è non domandarsi o aspettarci che vi siano dei cattolici in politica, ma diventare noi cittadini che ci riteniamo convinti della bontà della ispirazione cristiana a manifestare ogni qualvolta siamo chiamati a farlo in nome e a sostegno di questo vangelo, non il silenzio. C’è molto silenzio che annulla la presenza, non basta la voce del Papa per quanto degna persona e goda di considerazione…..deve esserci anche il gregge per contare in politica


17/05/2018 14:09 Marco Ferri
Belle e commoventi parole, ma come disse Gesù Cristo "il mio regno non è di questo mondo" quindi la politica non è come disse il buon Paolo VI un esercizio della carità, ma la lotta per il potere. Quindi se abbiamo u partito cattolico a difendere i nostri legittimi "interessi" bene se no artigiani sparsi non servono a nulla.


15/05/2018 13:47 Francesca Vittoria
Da cittadino che pensa in libertà, per stare in argomento vedo un solo artigiano degno di questa categoria, come San Giuseppe, ed è il Presidente Mattarella il quale sta portando avanti questo fantomatico governo, con una calma lavorativa che effettivamente là si può accumunare a quella dell'attività o usando gli strumenti del ruolo che gli compete avendo a cuore che l'opera sua vada a beneficio di tutti gli italiani, non solo ma che il Paese non venga escluso da quella unità che con altri paesi europei , costata sforzi di intelligenza e buona volontà negli anni è stata costruita, per il bene quale la libertà delle frontiere, del commercio, della conoscenza reciproca, dello sviluppo comune e di un costante obiettivo a mantenere la "pace". Se posso dire, questa crisi è servita molto , speriamo, a far capire che limitarsi a vedere soltanto la soluzione del proprio problema non è sufficiente se non anche capire tutti i problemi nei quali il cittadino è coinvolto, e che sono anche degli altri, non contro perché è il bene comune che fa avanzare il Paese e che il Paese di conseguenza diventa voce europea. Onorare il debito vuol dire anche onore di ciascun cittadino, distribuire equamente la ricchezza significa dare slancio a nuove imprese, ad aiutare le piccole, in una exhibition quale quella di Milano, perché tra le cucine di eccellenza non vi è anch quel la piccola realizzazione di un artigiano che non può accedere alla costosa vetrina. La chiamo non solidarietà ma interesse più ampio verso il progredire del nostro paese. È' dal lavoro di tutti che viene anche il benessere a tutti. Ho letto su la Stampa che qualcuno pensa buona cosa far lavorare l'anziano a part ti e affiancandogli un giovane. Mi pare che in Germania sia già stato applicato questa idea. Insomma non i soliti quattro nomi, che moltiplicano in ricchezza, ma con questi grappoli di artigiani da trascinare e, naturalmente per condividere l'ascesa. Il nostro Paese può aspirare a fare il grande salto per la fantasia e le idee, ma come il Presidente Mattarella e tutti quelli che lo hanno preceduto nello stesso ruolo, sono e sono stati, onorevolmente artigiani nell'essere presenti a livello internazionale portando l'originalità del prodotto , capolavoro, italiano
Francesca Vittoria



15/05/2018 07:42 Pietro Buttiglione
Fuori i nomi, pls😇


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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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