Il tema del mese
Noi cattolici, webeti come gli altri
di Fabio Colagrande | 16 maggio 2018
Non siamo riusciti a emergere dalla bolgia social e a imporre uno stile di dibattito mite, rispettoso e fecondo. Un modo di comunicare con l’altro che punti alla verità non solo come veridicità, ma come valore che migliora la vita di tutti e arricchisce nel dialogo gli interlocutori.

Non scordiamoci che quando guardiamo agli sviluppi di VinoNuovo non stiamo riflettendo sulla crescita del dibattito reale che c’è fra i cattolici italiani. Il nostro blog è solo un riflesso digitale, sicuramente importante ma non esaustivo, delle capacità comunicative e della volontà di confronto fra coloro che si sentono parte della Chiesa italiana. Se quindi ci voltiamo indietro per cercare di ricordarci com’erano le discussioni di otto anni fa per confrontarle con quelle odierne dobbiamo ammettere come il dato più evidente sia l’esplosione degli scontri fra cattolici sui social.
Sbaglierebbe infatti, secondo me, chi attribusse la vivacità e la frequenza delle polemiche su temi dottrinali, pastorali, liturgici, financo canonistici, in ambito cattolico, solo alla rivoluzione bergogliana. Un peso determinante ce l’hanno avuto la crescita vertiginosa degli utenti di Facebook e dell’universo social in genere e il proliferare di alcuni stilemi anche negativi nella comunicazione che li caratterizza come il cosiddetto “hate-speech” e le “fake news”, ovvero i discorsi che propagano odio e le notizie false. Lo prova il fatto che le contrapposizioni sterili, le risse, le aggressioni di massa, i fenomeni di bullismo, la creazione di “eco-chambers” in cui risuonano sempre le stesse opinioni, sono diffuse in rete anche quando non si parla del Papa, di Bibbia, immigrati, aborto o eutanasia.
A stupire, forse solo in parte, è che noi cattolici non siamo riusciti a emergere dalla bolgia social degli webeti e a imporre uno stile di dibattito mite, rispettoso e fecondo. Un modo di comunicare con l’altro che punti alla verità non solo come veridicità, ma come valore che migliora la vita di tutti e arricchisce nel dialogo reciprocamente gli interlocutori.
Otto anni dopo la nascita di VinoNuovo in rete proliferano le fake-news su Francesco e i cattolici sono schierati su sponde contrapposte su ogni tema: dal gender, all’accoglienza dei profughi, ad Alfie Evans. E il nostro blog? Che ruolo si sta ritagliando? Ambito di approfondimento, testimonianza, riflessione e conversazione pacata? O spazio paludato e statico dove alcuni cattolici si illudono di  poter guidare un dibattito che intanto impazza liberamente altrove?
Questa mi pare la domanda ineludibile, oggi.
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Questo articolo fa parte della serie dedicata a questo tema:

8 anni fa nasceva VinoNuovo, per creare uno spazio di confronto tra cattolici sulle cose cattoliche.
Come è cambiato il dibattito nella Chiesa in questi anni?

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16/05/2018 20:30 Sara
Io seguo poco ma mi pare il 5 o 6 articolo sulle fake news (fino all'anno prossimo chi parlava di verità era considerato un buzzurro reazionario tra l'altro); è proprio necessario dover seguire sempre la corrente?


16/05/2018 11:02 Pietro Buttiglione
Lucido, come sempre, Fabio.
Dal mio piccolo pdv vedo “assatanati” che PRESIDIANO i siti e i temi “religiosi” in gruppi agguerriti onnipresenti in modo che sembrino più della zatterina sulla quale si muovono... e, sempre dal mio piccolo pdv, vedo gli altri che NON si vedono affatto! Infatti hanno capito da tempo che è inutile e poco cristiano abbassarsi al loro livello e preferiscono dedicarsi ad ATTIVITÀ meno stupide, tipo quelli descritti da GIL nel suo ultimo intervento. Mi chiedete “ E VN??” I primi sanno che x loro nn tira aria buona .. quindi “rari”...🤡
I secondi? Imo nn si vedono ma ci sono, seguono..Cosa ci dicono le stats degli ultimi 5 anni?



16/05/2018 08:54 Giovanni Tridente
Attenzione, però, perche i numeri sembrano dire altre. Quindi due sono le cose: o siamo troppo chiusi dentro le nostre bolle pensando che il mondo è tutto e solo ciò che la bolla ci fa vedere, oppure siamo noi cattolici quell'infima percentuale di odiatori che popolano la rete (Facebook). Vedi questi dati: http://www.datamediahub.it/2018/05/16/i-social-non-sono-pieni-di-hate-speech/#axzz5Fe1VIqAY


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