Nell'arte
Alle altezze di Dio, coi piedi per terra
di Gian Carlo Olcuire | 13 maggio 2018
Nel far festa al Figlio che si riunisce al Padre, il popolo di Dio sa di averli sempre accanto, mentre cerca di vivere il Vangelo

 

L'ASCENSIONE DEL FIGLIO

(scuola di mastro Gilduino, inizio XII secolo, Tolosa, Basilica di San Saturnino)

 

«Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro...» (Mc 16,15-20)

 

Più che un librarsi in volo, nella lunetta e nell'architrave della porta viene rappresentata una tensione verso l'alto. Un'ascesi, più che un'ascesa. Che ha qualcosa di unico, perché è di tutti: non solo di Gesù e degli angeli, ma pure di chi resta in basso.

Nelle Ascensioni dell'arte, è raro trovare le teste degli apostoli così piegate all'indietro per guardare in su. È un modo per far capire che la comunione del Figlio col Padre è partecipata con grande trasporto dall'intera Chiesa, non è un fatto a due.

E sebbene il ricongiungimento non venga mostrato, non c'è - nell'opera - chi non si senta rapito da ciò che sta per avvenire. È come se lo scultore romanico riproducesse il momento della Messa, all'inizio del prefazio, in cui il celebrante esorta ad avere «in alto i nostri cuori» e noi rispondiamo che «sono rivolti al Signore». Oppure il momento in cui, al Padre nostro, chiediamo «Venga il tuo Regno», per dirgli quanto lo desideriamo.

Va, tra l'altro, notato il particolare dell'unico con entrambe le braccia protese verso l'alto: è Gesù, che, come un bambino, vuol farsi prendere dal Padre.

C'è, infine, da rilevare un aspetto paradossale: il fatto che, a raccontare l'Ascensione, sia, tra le arti figurative, la meno adatta a rappresentare un'ascesa. O, detto in altra maniera, la più incline a far percepire la gravità, ad ancorare a terra. A meno che non si tratti di un effetto voluto, per ricordare che, pur potendo arrivare alle altezze di Dio, cioè a renderci santi, siamo chiamati a farlo assieme alle persone che ci sono poste accanto, nel tempo e nel luogo che ci sono stati dati da vivere.

Prendiamo, insomma, questi bassorilievi come un invito a stare in cielo mantenendo i piedi per terra, nella certezza che il Padre e il Figlio sono sempre con noi e che con loro «ci vediamo dopo...».

 

 

17/05/2018 05:07 Francesca Vittoria
Uomini di Galilea perché state a guardare il cielo.....colui che è asceso ...i un giorno tornera.....Per non perdere la speranza, per non sentirsi soli ..anche e questa la situazione di quegli uomini che erano abituati a vederlo, a incontrarlo per ascoltarlo e nel bisogno faceva il miracolo. Pero non li ha lasciati soli perché agli apostoli è stato dato lo spirito e anche loro vivendo da fratelli secondo Cristo, operavano , facevano i miracoli. Oggi ci si domanda se Lui esiste come viene detto e se e al nostro fianco! Perché nel bisogno non è facile incontrare quella solidarieta , l'amicizia è più rara l'egoismo è molto diffuso, il denaro se ne hai molto ti fa vivere un paradiso di soddisfazioni, e la tentazione di averlo anche in modo illecito, anche togliendolo ad altri, e all'origine delle guerre che oggi continuano a sorgere, spenta una se ne apre un'altra e se solo si riflette hanno tutte come obiettivo il "prendere" all'altro quella cosa che serve ad aumentare il potere non importa se a scapito di impoverimento,se si ruba, se si sacrificano vite umane! Denaro e Potere. oggi, di qua con i piedi per terra guardandosi d'intorno, altro che a "quel cielo" perché oggi al cielo ci si arriva con le navicelle spaziali, e poi anche per cercare là nuove materie prime a costruire tanto di mondo artificiale!, che si sta facendo largo nel nostro spazio vitale . Il robot tino può essere realizzato come comodità, aiuto, sollievo della fatica, ma la medaglia non è miracolosa, toglie anche il lavoro , può creare disoccupazione , altra faccia della medaglia, dipende sempre dagli scopi che ci si prefigge di raggiungere. E, in definitiva, se non si guarda ai cieli alti e altro, tutto quanto sembra nostro miracolo diventa è si trasforma a nostro danno, al pane che non c'è per tutti, alla vita stessa che viene sacrificata e non solo salvata!! . È' necessario guardare in alto per essere capaci di realizzare quei miracoli che Cristo era capace perché era con l'amore e non altro che questi si compivano, e davano gioia non paura, pane da avanzarne e non fame , cieli aria pulita e non inquinamento , miseria, Un bassorilievo che si fa leggere.
Francesca Vittoria



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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