Distrarsi a Messa
di Marco Pappalardo | 07 maggio 2018
Più volte il passeggino con la bimba e la carrozzella con la signora si incrociano, fino a che quegli occhioni e una dolce risata strappano il sorriso. Facendo risuonare dentro di me le parole di Gesù «perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena»

Capita a tutti di non riuscire a concentrarsi durante la Messa e, nonostante il desiderio di partecipare al meglio, di distrarsi facilmente. Ci sono domeniche in cui le difficoltà aumentano e quest'ultima non è stata da meno: vado in una parrocchia in cui non ero mai stato, dunque tutto ciò che mi circonda è nuovo e da vedere a livello artistico, architettonico, umano; arrivo nell'orario in cui c'è anche la celebrazione di un Battesimo, quindi liturgia più lunga e, ad una prima occhiata, parte degli invitati non molto avvezzi alle cose di Chiesa; ci sono diversi bambini, alcuni con i catechisti, altri più piccoli con i genitori, e di conseguenza il movimento è assicurato.

La Messa comincia con il suono dell'organo al massimo, che sveglia la bimba da battezzare, che giustamente si fa sentire coprendo quasi il canto del coro, grazie pure alla sorellina un po' più grande che si accoda al pianto strillante. Un distinto signore dietro di me inizia a lamentarsi dicendo al vicino che "i bambini dovrebbero tenerli a casa e non portarli in chiesa a questa età" ed io penso tra me e me "e se fosse rimasto lui oggi a casa alla sua età?". La Liturgia della Parola procede senza troppi intoppi e il Vangelo sull'amore e l'amicizia mi rasserena. Poi l'omelia, il momento più impegnativo, in alcune parti troppo "alta" per il tipo di assemblea, in altre tocca il cuore ma si ferma poco prima di entrare nella vita quotidiana, peccato!

Intanto uno dei bambini gioca lungo la navata laterale con un'automobilina rossa che sfreccia alla grande sui marmi; ma così è troppo facile ed anche faticoso, visto che deve andare a recuperarla ogni volta. Comincia allora a lanciarla in aria e a farla volare dal gradino di un altare laterale con un certo rumore; mentre i genitori cercano di fermarlo inutilmente con lo sguardo, dal quadro sopra l'altare San Giuseppe sembra guardarlo sorridente! Nel frattempo nella stessa navata, proprio accanto a me, una signora - ancora giovane ma visibilmente ammalata - giunge trasportata da una parente sulla sedia a rotelle; mi colpiscono lo sguardo triste della signora e le carezze della parente nel momento in cui il sacerdote ricorda "che non c'è amore più grande"!

Non c'è niente da fare, nessun sorriso, neanche quando mi avvicino - spostandomi appositamente parecchio dal posto - per scambiare il segno della pace. Proprio quando sto pensando "almeno ci ho provato!", un altro bambino inizia a passare tra me e lei, lungo la navata, spingendo il passeggino con la sorellina; il gioco piace alla piccola, visto che il fratello aumenta la velocità sotto gli occhi vigili dei genitori, e sorride con degli occhioni straordinari. Più volte il passeggino con la bimba e la carrozzella con la signora si incrociano, fino a che quegli occhioni e una dolce risata strappano il sorriso alla signora, e poi un altro ed un altro ancora, che coinvolgono pure la parente e me che, distratto durante il ringraziamento, osservo commosso la scena.

Distratto? Direi meglio "attratto"! Sì, perché il mio ringraziamento è stato aiutato da quei bambini, da quella signora, dall'amorevole parente, facendo risuonare dentro di me le parole di Gesù "perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena".

 

 

15/05/2018 00:47 giovanni g

Don Raciti, lei non è il proprietario della chiesa e neppure colui al quale noi fedeli delighiamo la rappresentatività dei nostri sentimenti. Lei sarà felicissimo di avere bambini in chiesa che urlano, a me invece rompono! Il mio sentire e il suo hanno PARI dignità.
Il fatto di non avere figli, non fa di me un fedele di serie B e quindi la risposta che lei ha dato a quel nonno è di una cretineria da manuale.
Chiediamoci: quei genitori porterebbero i loro figli che schiamazzano ad un concerto di musica classica, in una biblioteca, in un teatro, ad una conferenza...credo proprio di no ( e se lo facessero verrebbero buttati fuori). Perchè allora li portano in chiesa? O almeno, perchè li portano in chiesa e lasciano fare loro tutto quello che vogliono o quasi? Francamente ne ho piene le scatole della retorica del "lasciate che i piccoli vengano a me" e dei genitori maleducati che non si pongono neppure il problema che i loro figli disturbano.




08/05/2018 00:23 Francesca Vittoria
Sono cresciuta in un tempo e luogo dove in chiesa non era un sacrificio stare in un luogo cioè di preghiera e così è stat o per i miei figli, basta prendersi la responsabilità di insegnare , a tutte le età si impara . Certo che se si pensa di improvvisare a farlo una volta tanto anche i l bambino non capirebbe perché rinunciare alla sua libertà, ignaro come è di fare eccezione. La persona Gesù Cristo entrava in famiglia da appena nato non alla prima elementare, inoltre i bambini non sono proprio così stupidì, se guardano un adulto lo imitano, se poi sono istruiti seguono ben issino senza troppo sacrificio . Inoltre il genitore manca nei confronti degli altri partecipanti, perché avendo luogo un servizio religioso chi è in Chiesa ha buon motivo di seguire la messa che comunque non è un ritrovo salottiero , interessa molto in genere seguire le letture, il dialogo con la divinità e magari capita che proprio perché durante la settimana molti non possono trovare altro tempo che quello domenicale. È quindi è doveroso il rispetto e del luogo e delle persone.
Francesca Vittoria



07/05/2018 18:33 Alberto Hermanin
Concordo con l'articolo e anche con don Raciti. Ma certo non sarebbe male, se con gradualità non repressiva i genitori (lo sono anche io di figli ormai grandi) insegnassero ai figli un contenimento della loro naturalissima vivacità. Per esempio, noi avevamo detto con grande serenità e senza eccessiva solennità che potevano muoversi quanto volevano, ma non facessero rumori molesti. Mio figlio si fece avanti e dietro l'intera navata laterale della Chiesa non so più quante volte e alla fine il celebrante si complimentò affettuosamente e argutamente con noi per avere un figlio podista. Sarà per quello che poi Papa Francesco lo ha fatto cardinale?


07/05/2018 14:27 Giuseppe Raciti
Avere i bambini a Messa è per me parroco una gioia, la loro gioia e goliardia affascina e mi rallegra il cuore: dico sempre ai genitori che a me non distraggono i bambini a messa anche quelli che gironzolano per l'aula celebrativa e qualche volta qualcuno si spinge anche oltre salendo i gradini del presbiterio, mi distraggono i genitori o gli adulti che si distraggono a motivo dei bambini o per rimproverarli con un sono ssssss che dovrebbe invitare al silenzio il bambino mentre distrae tutti. Anche a me è capitato una volta un signore di una certa età, che mi richiama, stizzito, al mio dovere di parroco di far stare zitti i bambini o di rimproverare i genitori che si portano i bambini piccoli in chiesa e schiamazzano solitamente in fondo alle chiese. io molto candidamente dopo aver pregato il Signore di farmi mantenere la calma e la pazienza davanti a quel parrocchiano, gli domando: scusi lei è nonno? e lui mi risponde (ovviamente per me!) no! Ed io a lui: si vede! Se fosse nonno non mi avrebbe fatto questo rimprovero! Quel signore, parrocchiano ha cambiato orario di Messa.(Don Giuseppe Raciti)


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Marco Pappalardo

Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".

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