Due sposi insieme «fin sotto la cima»
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 03 maggio 2018
In un libro la storia di Maria e Alessandro, medico e promotore del Servizio per le cure palliative morto di cancro alle soglie dei 62 anni

«Arriva un momento in cui si può anche immaginare, vedere, sperimentare che il nostro essere relazione può andare oltre un corpo fisico. Una malattia o una vecchiaia che limitano tante possibilità di vita su un piano possono schiudere esperienze di relazione - e perciò di vita - su altri piani, più liberi e liberanti. Quanti hanno camminato con me, si sono chinati su di me, mi si sono seduti accanto nella fatica anche in modo non fisico! Tutti voi mi avete sospinto insieme oltre "l'avere relazioni", verso "l'essere in relazione". Ora mi ha chiamato Colui che è RELAZIONE e sono scivolato dolcemente, facilmente, dalle vostre braccia alle Sue».

Sono le parole scritte da Alessandro nel mese di ottobre 2013 e lette al termine del suo funerale il 20 marzo 2014.

Chi era Alessandro? Un cristiano, uno sposo e un padre, un medico che «ha creduto che la vita è dono e va donata, si è lasciato affascinare da questa possibilità luminosa che tutto riscatta, ha camminato nella certezza di una direzione precisa, di un approdo che non era semplicemente oltre, ma dentro tutto quello che viveva; anche la malattia non è stata vissuta come l'interruzione di un percorso deciso, ma piuttosto come un'accelerazione di questo cammino, più in profondità, più al largo, più vicino a tutti, più vicino a se stesso, più vicino a Dio». Don Renato, un amico di famiglia che si dichiara «solo spettatore» della vicenda umana di Alessandro e della moglie Maria ama sottolineare i risvolti impensati della forza del rapporto di coppia, ma anche quello che, riferito ad Alessandro, definisce il «lasciare via via pezzi di sé per custodire meglio l'interiorità".

Non immagini che possa capitare a te, nonostante il tuo lavoro ti metta continuamente di fronte l'inesorabile della malattia: ad Alessandro è accaduto. Eppure è «una storia come tante», dice Maria - insegnante di lettere a Trento e co-autrice di un volume (per le edizioni del settimanale diocesano) - che la racconta attraverso una serie di e-mail collegate da brevi commenti cui hanno contribuito anche i 3 figli e numerosi amici.

E' la storia di un amore promesso un giorno lontano (1982). Alessandro, medico internista e reumatologo, già volontario in Africa per il CUAMM, è stato fra i pionieri del Servizio dell'Azienda sanitaria trentina per le cure palliative (di cui è stato responsabile prima all'ospedale Santa Chiara di Trento poi al Santa Maria del Carmine di Rovereto), ma fu anche promotore dell'Associazione famiglie affidatarie e impegnato con determinazione per dotare la città di Trento del suo primo Hospice, il "Cima Verde", che l'ha voluto costruire alle pendici più soleggiate della collina est. Sì, il dott. Fedrizzi, insieme ad alcuni colleghi, era fortemente convinto della necessità di avviare quelle cure palliative di cui si è parlato nei giorni scorsi per la vicenda del piccolo Alfie: «cure che non curano», nel senso che non guariscono, spiegano i sanitari, ma contribuiscono ad alleviare il dolore e «accompagnano» malati e familiari verso l'inevitabile (un Servizio attivo e normato solo in alcune regioni del Nord, pressoché ancora sconosciuto nel resto del Paese).

E dopo essersi tanto adoperato con alcuni colleghi per approntare da anni un tale Servizio, forte della positiva esperienza inglese, ai primi di giugno 2012, appena compiuti i 60 anni, il verdetto: glioblastoma. Così come tanti, ma fuori dall'ordinario è la reazione a caldo che sta tutta in quell'abbraccio alla moglie accompagnato da una sola espressione «Perdonami!». Neanche 2 anni di faticoso cammino che si concluderanno il 17 marzo 2014, ma saranno anche 2 anni di vita, di relazioni intense con gli amici all'insegna di speranza e tanto coraggio. A 60 anni ti affidi ai colleghi per un intervento perché lo devi alla tua famiglia, ma poi sai fermarti e accettare. Non perché la medicina non sa guarirti - quante volte lo si ascolta in giro - ma perché, da medico, sai che non sempre è possibile.

E l'hanno accettato anche Maria, i 3 figli e gli amici vicini sino alla fine (una figlia ha pure anticipato il matrimonio a febbraio per avere la presenza del papà ..).

Un libro per quanti si interrogano sul senso del vivere e del morire, che parla ai malati e ai loro familiari, ma anche alle coppie e alle famiglie. Perché la storia di "Ale e Maria" - è questa la firma - è una storia d'amore, e la capiranno forse solo gli sposi. «Arriveremo insieme con Ale sotto la cima, in tanti. Lui lo sa e questo lo fa sorridere. Certo l'ultimo stacco sarà suo e solo suo, ma il suo cuore volgendosi indietro un'ultima volta sarà colmato di sguardi di vero amore. La forza giovane e fiduciosa di una promessa di amore per la vita si è intrecciata alla forza salda e provata di un amore di sposi che sfida il segreto passaggio della morte».

Maria e Alessandro Fedrizzi, Nell'inverno un calicanto, Edizioni Vita Trentina, Trento 2018, pp. 144, € 9,00.

 

 

 

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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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