ROBE DI RO.BE.
Il sacro è semplice
di Roberto Beretta | 26 aprile 2018
Ho partecipato alla messa in una comunità monastica e non ho potuto fare a meno di pensare che sarebbe bello se quella o altre simili comunità si spostassero ogni domenica tra le nostre parrocchie

Semplice, cioè solenne. Ho partecipato alla messa in una comunità monastica (si tratta di un monastero di obbedienza benedettina, ma di recente formazione) e non ho potuto fare a meno di pensare che sarebbe bello se quella o altre simili comunità si spostassero ogni domenica tra le nostre parrocchie, per far vedere in diretta come si celebra: basterebbe questo, secondo me, per far riflettere - se non convincere - moltissimi fedeli e anche parecchio clero...

Da una parte è stata infatti una celebrazione senza alcuna enfasi, nemmeno nei momenti considerati "topici" dalla liturgia così come oggi è in voga: la consacrazione, la predica, l'offertorio... Tutto si è svolto con toni piani e assolutamente "normali" (la predica addirittura è stata letta): perché non c'è bisogno di calcare la mano per suscitare sentimento, non occorre esagerare con la pompa per esaltare il mistero. Il sacro è semplice.

Dall'altro lato, il rito non è mai scaduto nella sciatteria. Canti sobri e ispirati ai salmi o ripresi direttamente dalla liturgia; spazi di attesa vissuti in silenzio senza alcuna fretta (ma anche senza esagerazioni "pensose"); gesti misurati e ancora una volta "normali", pur se tanto lontani - in sé - dal quotidiano. Una partecipazione dignitosa, da uomini adulti e consapevoli, vissuta "in piedi" (non a caso non c'è mai stato un momento in ginocchio) come si deve da parte delle creature di fronte al loro Dio. Il sacro è semplice.

Ognuno ha il suo stile, certo, e forse non si può pretendere che questo sia l'unico del celebrare. Tuttavia sono convinto che portare un esempio del genere nelle parrocchie, anche una tantum (non si celebrano del resto messe "etniche" o in latino?), sarebbe estremamente istruttivo; non tanto e solo per la qualità che si può attribuire alla liturgia migliorandone lo svolgimento, ma proprio per il senso profondo della messa come sacrificio e come comunione.

Come sanno i lettori più pazienti, insisto da tempo sulle "deviazioni" (intimistiche ovvero festaiole, devozionali o collettiviste) che si sono accumulate sopra il rito eucaristico, snaturandone - a mio parere - gran parte del significato. Ecco, partecipando a quella messa monastica ho avuto davvero l'impressione di essere vicino a ciò che dovrebbe essere.

Il prete per esempio mi è apparso veramente "ministro", ovvero al servizio del culto comune, e non il protagonista - come spesso avviene grazie a una solennità cercata attraverso la profusione degli addobbi, l'aggiunta di gesti "magici", l'esaltazione della parola personale. D'altra parte l'assemblea ha potuto manifestare la sua coralità senza necessità di espressioni eclatanti o fantasiose, semplicemente prendendo parte alla composta serenità dell'insieme. Il sacro è semplice.

 

30/04/2018 12:22 maria rosaria Maione
Concordo con lei."Il sacro è semplice ".Ho avuto modo di provarlo a Barcellona ,città da evangelizzare ,in quanto le chiese dei quartieri periferici sono nei giorni feriali vuote ,ma la Domenica la Chiesa è frequentata da veri credenti .Semplicità di gesti spontanei ,canti diversi da noi ,non omelie roboanti anche se inerenti alle letture sacre del giorno,ma ripetitive e solenni che la gente ascolta ,ma che quando è fuori è sempre la stessa e i fatti lo dimostrano .Gli stessi celebranti ne vengono fuori ,si fermano a parlare ,sempre ,con le stesse persone di argoment che esulano dalla celebrazione,mentre altri si sentono estranei ed esclusi .Un'atmosfera che non ha della Messa il vero significato di Messa ,come da lei definita come "sacrificio e comunione .Il sacro semplice deve permettere che i partecipanti escano arricchiti e nuovi sempre di più in modo da essere testimoni sempre più credibili da parte di quelli che sono fuori.Non è sufficiente esprimere giudizi :E' stata una bella Messa ,che bravo il celebrante ,che bella predica...


29/04/2018 10:31 Francesca Vittoria
Da casalinga: se devo preparare il pranzo, i fornelli e tutto deve essere pulito, in ordine anche i tegami lucenti. Se durante la messa chi canta è stonato meglio pregarlo, per esempio è molto consentito lo stare seduti, ma quando il sacerdote si rivolge a Dio viene istintivo alzarsi in piedi, Devo dire che niente mi sembra troppo bello per la celebrazione o se vogliamo dire semplicemente il dialogo che il sacerdote apre rivolto a Dio. Del resto leggendo la Bibbia Dio stesso detta come i suoi sacerdoti devono presentarsi a Lui e mi pare che tutto tenda al magnifico , Io ammiro molto quando il Papà celebra , e tanto di bello è l'altare. Questo fa sì che si esalta la divinità a nome di tutta la cristianità, di ogni continente tradizione , siamo tutti in quei colori, negli oggetti esibiti arte ispirata a Lui. Se però è la persona che si auto esalta, esibisce se stesso nel gesto, nella parola e anche il paramento ricercato , e questo lo si nota, allora è altra cosa. Credo non sia facile però qui si parla con entusiasmo di come si è partecipato con soddisfazione a una messa, . La cosa importante in definitiva è che uscendo di Chiesa uno porti con se qualcosa di quello che ha visto, sentito, provato. Come lo sarà stato quando Gesù Cristo parlava, e tanta gente lo cercava, alla fine ognuno si fa una propria immagine di Lui ed è questo ciò che conta, di una persona , viva , e presente in casa nostra, a tavola come nella vita.
Francesca Vittoria



28/04/2018 17:39 Alessandro
"Non a caso non c'è mai stato un momento in ginocchio". Peccato è bastata questa incidentale a rovinare completamente un articolo che nel complesso era molto buono (avrei anche io qualche riserva su addobbi e gesti eclatanti... ma potrei ammettere che c'è chi esagera in quello, anche se non l'ho mai visto).
Lo stare in ginocchio è previsto dalla rubriche è un segno di adorazione (sul quale papa Benedetto ha insistito molto), qui mi sembra lo si svaluti a cosa del passato dicendo "in piedi, da adulti" quasi che non sia da persone serie mettersi in ginocchio davanti al Mistero di Dio che si fa presente. Si sta in piedi di fronte ad un pari.



27/04/2018 15:14 Ale.
Per chi desidera un serio approfondimento sul tema "liturgia":

http://www.aldomariavalli.it/2018/04/26/per-una-retta-liturgia/



26/04/2018 20:01 Alberto Hermanin
Anche io condivido in parte come Fab: mi sta bene tutto ma non la necessità di stare in piedi sempre. Si tratta di usi,, si capisce, e possono cambiare. A me piace inginocchiarmi e senza farne una tragedia mi spiacerebbe che tale uso - che riterrei abbastanza antico e consolidato - decadesse. Il tutto senza anatemi, ovviamente: nè da una parte nè dall'altra.


26/04/2018 11:04 fab
Condivido in parte le osservazioni: si a quelle sull'esperienza vissuta come esempio da portare nelle parrocchie. Si anche al protagonismo che spesso in nostri riti e ministri hanno e a questo proposito non è del tutto peregrino o infondato l'argomento per cui l'orientamento "ad populum" nel post-concilio del sacerdote facilita la trasformazione dell'altare in un teatro.

No però alla critica generalista sugli addobbi o l'aggiunta di gesti "magici". Anche gli addobbi possono esprimere una bellezza al pari della loro assenza che invece testimonia sobrietà. Non dobbiamo essere "out-out" ma siamo cattolici: evviva dunque l'et-et, questo e pure quello perchè entrambi hanno un senso.

Non d'accordo invece con l'argomento dei gesti magici: qui mi pare ci sia una proprio una carenza di formazione liturgica: essi rappresentano invece la riproduzione di gesti compiuti da Gesù e hanno significati molto precisi che solo conoscendoli (ma non solo nozionisticamente ma iniziaticamente) e meditandoli li si può apprezzare davvero.

Quando ero al catechismo da bambino ricordo una volta una suora, dopo la messa, si mise dietro l'altare e "riprodusse" tutta la messa spiegando dettaglio per dettaglio, i gesti, le parole, il senso.... fu molto efficacie tanto ancora me la ricordo.



26/04/2018 10:10 Andrea Turchini
Grazie. Sono molto d'accordo su questa sottolineatura anche se mi rendo conto che non è facile portarla nelle nostre comunità parrocchiali. Da tempo credo che abbiamo molto da imparare dalle comunità monastiche (quelle autentiche), finanche lo stile della missione che prevede il permeare di presenza autenticamente evangelica il luogo in cui si vive senza, necessariamente passare di casa in casa o di piazza in piazza (che è un altro modo).


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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