Il 25 aprile dei «ribelli per amore»
di Sergio Di Benedetto | 25 aprile 2018
Oggi, in un momento in cui l'amore per la polis vede una profonda crisi, in cui l'Italia si dibatte tra speranze e tensioni, tra emigrazioni di giovani e lotte tra poveri, troviamo un momento per recitare la preghiera dei 'ribelli per amore', composta durante gli anni della guerra da Teresio Olivelli

C'è una parola che risuona assai retorica in relazione alla patria (già termine in disuso), anche per l'uso funesto che ne si è fatto nel corso della storia, ed è la parola 'amore'.

'Amor di patria' è un'espressione che risuona sinistra nelle nostre orecchie, perché è stata ostaggio di ideologie di morte e violenza che oggi, 25 aprile, ricordiamo sconfitte.

Eppure, c'è chi, per combattere la dittatura nazifascista, non esitò a definirsi 'ribelle per amore', e in quel cammino di 'ribellione' seppe trovare il percorso di una vita di eroico sacrificio. È il caso del beato Teresio Olivelli (1916-1945), recentemente salito alla gloria degli altari (3 febbraio 2018). Teresio, esponente dell'Azione Cattolica, giovane alpino in Russia durante la drammatica campagna militare del '42-'43, fu anche partigiano. Arrestato, come molti, all'indomani dell'8 settembre, riuscì a fuggire, diventando membro della Resistenza cattolica bresciana, dando anche vita al giornale clandestino Il ribelle, nome quanto mai emblematico. Venne catturato nell'aprile 1944 e inviato in Germania, dove morirà nel campo di concentramento di Hersbruck il 17 gennaio 1945.

Tra i tanti spunti che la vita di Teresio Olivelli può far nascere, val la pena ricordare, proprio oggi, che egli seppe fare del momento più buio del Novecento italiano il tempo propizio della sua testimonianza cristiana, che assunse i connotati della 'rivolta', ma non contro qualcuno, non animato dall'odio, ma per amore: amore all'Italia, amore a Cristo. Non altrimenti si può comprendere l'azione e il sacrificio di un giovane di 29 anni: è nell'amore inteso come servizio alla verità, alla libertà e alla pace che Olivelli consuma la sua esistenza.

Oggi, in un momento in cui l'amore per la polis vede una profonda crisi, in cui l'Italia si dibatte tra speranze e tensioni, tra emigrazioni di giovani e lotte tra poveri, troviamo un momento per recitare la preghiera dei 'ribelli per amore', composta durante gli anni della guerra da Teresio Olivelli. E ricordiamoci, almeno oggi, che c'è stato un tempo in cui molti hanno scelto la strada del sacrificio per tutti, contro l'individualismo e la violenza, per un'idea di bene comune.

Nella certezza che non tutte le scelte sono uguali.

 

Signore, che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo oneroso e crudele che in noi e prima di noi, ha calpestato Te fonte di libere vite, dà la forza della ribellione.

Dio, che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi: alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura.

Noi Ti preghiamo Signore.

Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell'ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria: sii nell'indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell'amarezza. Quanto più s'addensa e incupisce l'avversario, facci limpidi e diritti.

Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare.

Se cadremo fa che il nostro sangue si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti a crescere al mondo giustizia e carità.

Tu che dicesti: "Io sono la risurrezione e la vita" rendi nel dolore all'Italia una vita generosa e severa. Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia Tu sulle nostre famiglie.

Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare.

Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore.

 

 

 

25/04/2018 18:49 Alberto Hermanin
Molto bello. Grazie.


Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, insegnante di Lettere, è ora assistente di Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it