Quella campagna abbonamenti fuori stagione
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 20 aprile 2018
Se le famiglie non cercano più la "buona stampa" forse è giunto il momento di individuare nuove vie per l'Annuncio, senza dimenticare che non esiste solo la parola scritta, pur così importante

Sarà capitato anche a voi. Da parte mia fatico a trovare una giustificazione: ad oltre metà aprile ho ricevuto l'ennesima richiesta abbonamento ad una rivista.

Certo non è una novità: due giorni fa al cancello c'era chi voleva vendere il solito aspirapolvere (ma non gli avevo già ripetuto che certe marche come quella che possiedo durano almeno una dozzina d'anni?), ieri mi avvisavano per telefono delle offerte di un mobilificio e la posta elettronica mi recapitava due diverse proposte di costituzione di nuovi soggetti politici in vista delle elezioni provinciali ...

Differenze a parte, qui siamo davanti però ad un'anomalia evidente: una volta la campagna abbonamenti (quella consistente) iniziava in autunno e si concludeva al massimo a fine gennaio. Dopo era solo affidata alla buona volontà dei singoli lettori. Adesso no, si va avanti.

E non solo in termini di calendario. Perché sono giunti solleciti anche ai figli, impegnati in dottorati di ricerca, per ... riviste da bambini e preadolescenti (?!). Ma qualcuno pensa che si possa andare avanti a oltranza?

C'è un denominatore comune che lega queste (accorate) richieste: la matrice cattolica, radice di quella che una volta era detta "buona stampa". Chi non ricorda il "banchetto" all'uscita di chiesa con il pressante invito ad una lettura estiva? (oggi da noi sostituito dai dolci locali per i turisti a offerta per le missioni ...).

Confesso che a casa nostra (anche nelle rispettive famiglie d'origine) di buona stampa i postini ne hanno sempre recapitata a fasci - riviste settimanali, mensili, bimestrali, libri allegati ... - al punto che rimettendo in ordine le case dei nonni abbiamo rinvenuto di tutto, e intendo anche cose interessanti, salvo che ben poco si può tenere, ovvio.

Da piccoli i figli hanno avuto le rivistine che potete immaginare, da quelle strettamente missionarie a quelle più esplicitamente educative: come ogni famiglia di genitori cattolici della nostra età. Adesso tutto è cambiato e i catechisti nelle parrocchie faticano a trovare bambini e ragazzi che le conoscano (quelle rimaste in vita), men che meno abbonati. Una docente di lettere in una scuola media cattolica mi racconta che nel triennio tutti i ragazzi erano abbonati ad una nota rivista educativa (noi fratelli all'epoca eravamo stati tra i primi abbonati, e rimasti fino al termine del ginnasio), ma, una volta alle superiori nessuno aveva rinnovato e neanche aveva chiesto copia saggio di un'analoga rivista per giovani.

Non è un giudizio di merito: solo la constatazione che un'epoca è finita e le famiglie, anche quelle cattoliche, di oggi pensano ad altro (senza dimenticare il consiglio degli esperti ai genitori all'ultima edizione di Educa a Rovereto: "Ai vostri figli regalate una bicicletta, non un cellulare!").

Ora, se i genitori (adulti) non abbonano più i figli (ma una volta erano anche i nonni che offrivano un "dono che dura 12 mesi" come recitava un noto "giornalino"), si può immaginare che lo facciano altrettanto raramente per se stessi. I motivi sono diversi e le indagini stampa li rilevano da anni.

In Europa siamo il fanalino di coda per quanto riguarda la lettura di libri: in Scandinavia il 97% delle donne e l'89% degli uomini ha letto almeno 1 libro all'anno, in Francia siamo al 90, in Spagna al 62 ... Da piangere il nostro dato: vedere per credere.

Come dire: il target per cui si pubblica è ridotto, ridottissimo.

Che non sia forse il caso di cambiare? La "buona stampa" aveva (diciamo ancora "ha") un'unica ragion d'essere: la diffusione dell'Annuncio. Bene, ma nessuno pensa che forse oggi le strade (il mezzo) potrebbero essere diverse? Che esistono altri modi di comunicare? Per esempio il web?

Conosco famiglie (in parte anche noi, confesso) che negli anni scorsi hanno continuato a sottoscrivere abbonamenti a riviste cattoliche, diciamo per motivi affettivi o con l'intento di "sostenere".

Ora questo continua laddove le pubblicazioni hanno optato anche, o esclusivamente, per l'edizione online, ma il cartaceo è ben più costoso e peraltro (non fosse per motivi di spazio) sembra più destinato agli archivi di comunità religiose, seminari, studi teologici che, del resto hanno digitalizzato tutto ... E poi una famiglia stila un elenco di priorità del sostegno e basta guardarsi in giro (è vero che se una rivista chiude ne va di posti di lavoro, ma più spesso si tratterebbe solo di un cambio di mansioni).

Personalmente al fruscio delle pagine preferisco quello delle foglie (di piante salvate dalle cartiere), ma per chi proprio non può farne a meno (esistono pur sempre i nostalgici) c'è la biblioteca più vicina. Un bel risparmio su costi di carta, telefonate accorate, e-mail che finiscono nel cestino ...

L'Annuncio si diffonde altrimenti. Talvolta occorre il tasto Reset e il coraggio di "lasciare" e rinnovare (che non significa "abbandonare"!). Senza dimenticare che non esiste solo la parola scritta, pur così importante.

Creatività (cattolica) cercasi.

 

 

 

23/04/2018 16:11 Maria Teresa Pontara Pederiva
A leggere l’ultimo commento, oltre che ringraziare tutti, mi viene da pensare che la creatività si troverebbe se solo si avesse il coraggio di allargare il campo d’azione e sollecitare le idee.
Perché è vero che se ne discute da anni, ma “dall’interno” perché quanti di noi sono giornalisti a tempo pieno e dalle riviste traggono il sostentamento per la propria famiglia sanno bene cosa significa vivere su un terreno “franoso” (c’è chi ha dovuto cambiare, chi ha ridotto lo stipendio, chi è nell’ansia quotidiana per le entrate che non arrivano, c’è chi si mette sul mercato laico per arrotondare lo stipendio …), ma sono volutamente rimasta nel vago pensando più a persone laiche e cristiane che vedono la cosa “dall’esterno” (e lo spunto me l’ha dato proprio una breve discussione all’uscita da un incontro parrocchiale “tu che sei nel ramo spiegaci un po’ come è possibile …”).
Certo qui si parla di marketing, e ben diffuso, perché comunque dall’esterno nessuno vede che sia cambiato nulla in questi anni, di crisi. Non fanno marketing le riviste pubblicate da movimenti e associazioni, che spesso sono pagate dalla quota associativa: se fai parte di una comunità ti senti automaticamente in gioco. Come non fanno marketing per i giornalisti o comunque gli autori che vi scrivono (che spesso ricevono come - quasi - unico compenso l’abbonamento gratis). Una rivistina che abbiamo fondato come gruppo di amici la pubblicizziamo dal 1981 a livello personale quando, discutendo, trovi “affinità elettive” ed è nata anche una casa editrice. Ma si tratta, come diceva un commento, di nicchie che non risolvono il problema.
Non credo esista l’opzione cartaceo/creatività online: la creatività è da cercarsi a 360°. La riduzione del cartaceo è imperativo morale, se prendiamo per buona la LS, e avrebbe diversi altri vantaggi: per una rivista, per esempio, significa un risparmio non da poco, che viene evidenziato con la riduzione, spesso sostanziosa dell’abbonamento, ma un’altra via è la semplice richiesta di un contributo a piacere … Esistono giornali ormai prevalentemente online o solo online, come pure la maggior parte degli articoli scientifici si reperisce attraverso piattaforme/abbonamento (e lì devi fissare eccome contenuti e citazioni).
Pochi centesimi a copia, articoli appaltati all’esterno, diceva un altro commento, poche pagine, dicono altri: dipende, ma capite che cambia allora tutta l’impostazione che vige da anni? E che è fatta di redazioni e persone? E di precisi standard di contenuti? ... forse occorrerebbe chiedere in giro cosa si vorrebbe trovare nella buona stampa (o anche attorno alei) ... per decidere un abbonamento.



23/04/2018 05:28 Francesca Vittoria
E perché non ridurre il numero di testate per arricchire di più titoli di interesse basati su fatti quotidiani che con l'estendersi dell'informazione portino a riflessioni sulla Parola quanto la vicinanza o la lontananza da questa ha riflessi positivi e negativi sulla società di cui si fa parte. Non solo, ma perché non deve essere distribuita anche in modo capillare, dai ragazzi se è attualizzata per la loro vita quotidiana,magari anche redatte da loro,stampate da loro a tiratura senza spreco con la stampante parrocchiale ma che sia vita vera , dove tutti si sentano "in" così da educare e far crescere e diffondere il pensare da cristiani . Coinvolgere il più possibile le persone anche alla porta della chiesa, anche facendo pagare pochi centesimi il necessario per divulgarla,. Un giornalino, foglio stampato si fa leggere se tocca la vita delle persone, Ci sono persone sole che aleggerebbero certa stampa che da loro il coraggio a sentirsi in compagnia con altri, anche nei problemi, più alleggeriti sapendo che altri sopportano , che però Dio e con ognuno, Un riempire e arginare il vuoto che si è venuto a creare con l'allontanamento di Dio, dalla fede nella sua esistenza Ci si inventa tanti servizi come quello dei pony express per tante cose a chi non si può muovere da casa, perché non anche un servizio di lettura , anche non solo di recapito del foglio stampato, anche per altre vie tutt'e quelle che le occasioni suggeriscono. Pochi centesimi, contatto umano, interesse collettivo e che la Parola esca dalla chiesa dai pochi tanti che la frequentano, Un Natale io ho fatto questo esperimento con i libri "Gesù di Nazareth " e altri di Papà Ratzinger alla porta della mia parrocchia, e sono stati richiesti-venduti, così potrebbero fare dei ragazzi diventando autori, pubblicisti informatori disegnatori articolisti , insomma la buona stampa torni z circolare a essere fatta circolare , se poi vi fosse richiesta tanto di positivo sarà Gesù Cristo a circolare anche così e siamo sicuri che la sua Parola diventa seme , pane quel pane che oggi la società ha tanta necessità , sopra tutto perché i sacerdoti sono pochi e si deve spezzare anche il pane della Parola.
Sono idee, Francesca Vittoria



21/04/2018 14:59 Pietro Buttiglione
Ma il MKTG aiuta a valutare le possibili circolazioni... i bacini di interesse, ecc
Imo si tratta di nicchie tali da non giustificare riviste ma al max FORUM ..
Ad es io nn vedo probls a reperire info nei vari campi di mio interesse..
Mentre mi piacerebbe entrare in contatto con persone su un comune interesse specifico..quindi “relazioni” più che informazioni...



20/04/2018 17:41 Giorgio Bernardelli

È un tema su cui discutiamo da anni.
Per quel poco che ne ho capito io credo che il punto non sia andare avanti a discutere su abbonamenti cartacei o creatività on line come due alternative: sono due cose che possono andare avanti solo insieme. Anche l'on line da solo non funziona e - con buona pace dei pay-wall - non è sostenibile economicamente.
Alcune esperienze significative invece dicono che là dove si ha coraggio di cambiare e di scegliere modelli che creano community di lettori incontrati in forme diverse (on line ma anche eventi, incontri con testimoni, esperienze forti...) lì poi tornano anche gli abbonamenti cartacei. Perché in questo caso il gesto di abbonarsi non è più solo far entrare in casa una rivista, ma aderire a un progetto più grande nel quale anche il cartaceo ritrova una sua utilità fissando qualche idea/esperienza in maniera più stabile.
Non è facile per nessuno oggi ma più si va avanti più questa mi sembra l'unica strada percorribile.
Pensare invece velleitariamente che si possano tappare le falle col marketing non porta da nessuna parte.




20/04/2018 07:29 PietroB
👍ma anche tropppppa stampa cattolica x così pochi cattolici!


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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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