Che cosa è rimasto della speranza dei movimenti?
di Agostino de Lieto Vollaro | 29 gennaio 2011

Quando, tra tre mesi o tre anni, sparirà Berlusconi non credo che vi sarà un sistema politico in grado di arrestare il declino del paese.
Tutto ciò che ha una rilevanza essenziale per il futuro del Paese viene completamente rimosso per far posto alle serate di Arcore e alle furibonde e indecenti liti tra schieramenti. Ma la crisi non ha origine e fine con il politico Berlusconi, è pervasa in tutta la società e bisogna essere ciechi e sordi per non accorgersene.

La crisi della Chiesa è ancora più grave ed assiste ignava, anzi ha preceduto, il crollo etico e morale dell’Europa laica e non più cristiana almeno da alcuni decenni. Quando parlano i Vescovi il loro stile antistorico, felpato e camaleontico (spacciato quando non elogiato per moderazione e prudenza) mette tutti d’accordo, non vi è una persona che non possa dire: “è proprio vero”, nessuno si sente toccato, incoraggiato o rimproverato.
Esempi di autentica fede, troppo lontani nel tempo e nello spazio, non bastano (è nei fatti) a indicare la strada all’uomo di oggi.

La crisi ha colpito anche i Movimenti sorti negli ultimi decenni, un tempo vitalissimi e autentica speranza e presenza delle Comunità ecclesiali.
Cosa è rimasto ad esempio in CL dell’intelligenza, della gratuità, dell’accoglienza, del disinteresse ai beni materiali, della creatività, dell’amicizia, della condivisione, della missione nel posto di lavoro e soprattutto del rischio di abbandonarsi stupiti ad un esperienza sconvolgente e inaspettata. Un pugno di amici e 34.000 imprese aderenti alla Compagnia delle Opere.

Cosa fare dunque?
Questa epoca ricorda in maniera impressionante la dissoluzione dell’impero romano, ma proprio in quell’epoca San Benedetto pose le basi di una unità tra barbari e latini e avviò la fondazione dell’Europa. San Benedetto inorridito dalla decadenza sociale dell’antico impero fece diventare eroico il quotidiano e il quotidiano eroico e fu il ”Padre dell’Europa”. Il declino si può fermare solo con la responsabilità di ciascuno di noi; siamo chiamati a rispondere ogni giorno delle nostre azioni piccoli o grandi che siano i loro effetti, piccoli o grandi che siano le loro conseguenze. Le nostre azioni potrebbero sembrare una piccola inutile goccia ma come ci insegna Madre Teresa di Calcutta il mare è fatto di gocce.

Lavorare con intelligenza e con grande senso etico perchè questo modo di porci ci riempie di soddisfazioni e ci appassiona, ma senza stare in silenzio, stare in silenzio oggi significa essere omertosi se non complici.

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