Nella musica pop
La Pasqua di Babalù e Maddalena
di Sergio Ventura | 02 aprile 2018
Se non nelle intenzioni probabilmente dissacranti di Mannarino, che almeno le nostre di intenzioni annuncino una santità che rompe le ipocrisie economiche, giuridiche e mediatiche dei sacri poteri di ogni tempo

- Professore, l'ha visto il nuovo video di Babalù, l'ultima canzone di Mannarino? Secondo lei è un caso che sia uscito in questi giorni? -. Così domandava lo scorso anno Michele, durante la Settimana Santa. Risposi brevemente ed evangelicamente: - Sì, sì, l'ho visto; no, non è un caso! - .

Era infatti troppo presto, per me e per loro, proseguire oltre. All'apparenza troppo anticlericale il cantautore romano, ma al contempo troppo intriso di riferimenti alla religione - cristiana nello specifico, per non rendere potenzialmente equivoco ogni avvicinamento culturale, in quanto sarebbe stato molto forte il rischio di 'battezzarlo' o 'condannarlo' con altrettanta fretta.

Negli stessi giorni, poi, Marco mi chiedeva sottovoce vicino alla cattedra e con un po' d'imbarazzo: - Prof., ma che ne pensa della Maddalena di Mannarino? E' blasfema? - . - Mmh...forse sì, forse no - balbettai questa volta poco evangelicamente davanti ad uno studente ben istruito dal punto di vista religioso e biblico, ma che evidentemente stava conoscendo una ragazza in grado di farlo 'sbarellare'...

Nacque allora, probabilmente, la decisone di porsi in ascolto di una porzione di mondo - perché un cantautore non rappresenta mai solo lui stesso - che mi sembra infine alla ricerca di qualcuno che, da Serenata lacrimosa a Vivere la Vita, sappia veramente 'incarnare' l'esistenza e 'fare' l'amore, ma al contempo, da Deija ad Apriti cielo per Al monte, 'sappia' anche del profumo proveniente dalle stelle...

Come spesso capita, solo dopo un lungo ascolto è stato possibile accostare la Maddalena 'apostola' dei Vangeli - tra le prime annunciatrici del risorto - alla Maddalena del cantautore romano, in modo tale da non essere immediatamente fulminati da qualche sacro custode dell'ortodossia fideista o laicista.

 

 

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E' così inverosimile, infatti, che vi siano stati dei poveri Giuda ai quali, in nome della "santità" e di "Dio", "presero la casa ed il giardino" e "la moglie"? Costringendoli, di fatto, a giocare "a nascondino/con lo specchio e con la dignità", per poi - come il blasfemo di De André, condannarli "a morire nella notte/per il vino, per le donne e per le botte"?

No, non è inverosimile. Mentre è verosimile pensare - con i Cremonini, i Dalla e i De André - che in questi casi disperati la salvezza venga proprio dall'amore di una donna, magari una prostituta, o almeno una passionale e pasionaria: "lo raccolse per la giacca Maddalena/che viveva alle baracche allo sfacelo/in mezzo a una comune di ubriaconi/che credevano in un regno su nel cielo".

Certo una rilettura immaginaria - ma non negativa alla luce dei tanti in vino veritas cantati da Mannarino - della visionaria compagnia di Gesù. Una rilettura - soprattutto - volutamente ambivalente quando tocca il tema della 'passione'.

Vicenda potente, come hanno testimoniato le meditazioni dei giovani sulla via crucis, perché "ingiusta" (I^; IV^) e "insostenibile" da "vedere" (XII^-XIII^) nella sua "imperfezione" (VI^); perché è "difficile pensare" (IX^) e "avere fede" (III^) che quell'uomo "nudo" (X^) e "abbandonato" (V^) "nella polvere" (VII^) sia Figlio di Dio e Re; perché questo Gesù ci "sollecita" (VIII^), ci "critica" (XI^) e perciò una parte di noi vorrebbe "correre lontano" da Lui (XIV^).

Per quale motivo, allora, dovremmo sorprenderci se l'allora trentenne Mannarino cantò la scissione - nel Giuda che è in noi - tra la "rivoluzione" e l'"amore", tra i "discorsi sulla strada" e la "vita piena", tra un "sermone" e le "urla dolci della Maddalena", tra il paradiso lassù nel "cielo" e il paradiso "qua" nei "tuoi fianchi/seni dolci per occhi stanchi"?

Perché stupirsi poi se questo Giuda, per salvare l'amata Maddalena dal "male", tradisca Gesù, accusandolo di aver portato "tutto l'oppio dall'Oriente"? Perché meravigliarsi, se infine torni da lei con "sette amari", "un marsala" e finiscano - di fronte al "nuovo film davvero commovente" della crocifissione - per nascondersi in un "buio" angolo a "scopare"?

D'altronde, 'accoppiarsi' - più che amarsi - di fronte alla morte possibile, o per fuggire alla morte nel cuore, non è una novità per la Bibbia, da Adamo (Gn 4,1) e Caino (Gn 4,17) in poi. E non è una novità per la stessa Bibbia la proiezione umana in Dio della "furia" e dell'"invidia" di ogni "potente curia", a fronte del cui "far tacere" il giovane Mannarino oppone l'urlo della Maddalena - piccolo Giobbe al femminile: "Dio non mi fai paura/tu che hai fatto un figlio senza far l'amore/che vuoi capirci di questa fregatura? Lascia stare Giuda e guarda altrove/Ecco, guarda la mia scollatura".

Certo questo modo di parlare - come dice Francesco - non vincerà "il premio nobel per la prudenza", anzi forse è più di uno "schiaffo", ma è una costante dei testi e quindi dell'esperienza vitale del cantautore romano quella di vivere il fare l'amore - sul fiume, nel mare, sul monte sotto le stelle - come ciò che gli ha dato e gli dà forza per stare "su una barchetta che va controcorrente": "Quando hai un rapporto d'amore forte e serio, specialmente quando fai l'amore con la donna che ami, acquisti un vigore simile a quello di un bambino appena nato che ciuccia il latte dalla mamma che lo fa crescere e gli dà energia ... Io non lo so cos'è, ma quando due corpi e due anime si uniscono, lì ci dev'essere qualcosa di straordinario e magico che ti rende davvero potente".

Non commettiamo, quindi, l'errore di confondere questo linguaggio sì sfrontato e spesso canzonatorio con l'incitamento ad uno sfrenato edonismo. Non a caso alla domanda provocatoria e un po' volgare di un giornalista - "quindi concludiamo l'intervista con il consiglio di trombare?" - Mannarino risponde a tono con un secco "Sì, scopate di più! Ma con amore. Non deve essere una roba di merce, tipo: - devo avere il mio orgasmo quotidiano -. Ma vaffanculo se la pensi così! Quando si uniscono, due persone diventano due capolavori, due realtà profondissime".

Non a caso, il misterioso protagonista della canzone Babalù - che nelle dichiarazioni (6:07-7:00) del cantautore romano tale resterà - può essere riferito anche ad un'importante divinità afroamericana (Babalù Ayé, il padre della terra), fornita sì di una grande energia sessuale, ma che viene impiegata solo per il male e perciò finisce per essere punita da Olorun, padre degli déi.

 

 

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Questa vicenda in realtà, anche alla luce del video, può essere letta non solo a partire dalla figura di Gesù, ma quasi come la storia di un qualsiasi dio o idolo (esistenziale, politico e artistico - forse Jim Morrison?) alle prese con un (in)successo potenzialmente suicida, con un'incoronazione dall'esito mortale: "Babalù ha una corona che fa male alla testa", perché "lo volevano ammazzar/tutti gli abitanti della città".

Certo a questa morte segue, come spesso avviene nella storia delle religioni, una qualche forma di risurrezione - "Babalù è stato forte/Babalù è andato oltre il giorno della proprio morte" - con ascensione in cielo ed annessa speranza di ritorno glorioso: "Babalù non torna più/in un fascio di luce sta arrivando in paradiso ... Babalù non torna più e forse se ritorna ci porterà lassù".

A guardare l'opera successiva di esaltazione ed entusiasmo - perché "in città son tutti pazzi di Babalù" e "adesso che non c'è più/non fanno che parlare bene di Babalù" - sembra proprio di trovarsi di fronte ad una sorta di descrizione antropologico-religiosa della creazione del sacro. Con conseguente invasione e possessione da parte del nuovo dio della nostra parte razionale ed emozionale, del nostro corpo: "Babalù sta nel mio cuore/anche il mio cervello è pieno zeppo di Babalù ... Una tribù degli Zulù/si sta radunando per mangiare Babalù/Babalù sangue di vino".

Il problema, però, è che questa umana religiosità non è costituita solo di preghiere volte a liberarci dal male, di invocazioni a Babalù perché "il mostro non ritorna più"; oppure solo di una altrettanto umana necessità di protezione divina che ci spinge a sistemare Babalù "sul cruscotto", "sopra il letto", "sopra il monte", "nel dolore". Il problema è che essa finisce per diventare funzionale al potere - "in tribunale/appeso al collo del piede piatto" e "sulle antenne" - e al sistema economico ad esso legato: "Babalù sta sopra al piatto", "Babalù sta al distributore", "Babalù sta tatuato sopra il braccio di Babalù".

Ed allora, se non nelle intenzioni probabilmente dissacranti del cantautore romano, che almeno le nostre di intenzioni - successive a questa e ad ogni Pasqua - siano veramente desacralizzanti, ossia volte all'attesa dell'apparizione e del ritorno di un Dio morto risorto e asceso al cielo che plachi pure la nostra umana fame - e sete - di protezione e di liberazione dal male, ma che nella sua santità non sia infine funzionale alle ipocrisie economiche, giuridiche e mediatiche dei sacri poteri di ogni tempo.

 

 

05/04/2018 09:32 M. Angheran

Non c'è posto per i cattolici nella Chiesa in uscita , ma ci sono tappeti rossi per tutte le sfumature di ateismo e anticlericalismo, meglio se con un pizzico di blasfemia. Ecco quindi la profondità di Mannarino , le vignette di Staino , la sensibilità de "La forma dell'acqua" , le mirabolanti non interviste con Scalfari , per i più pedanti la ricca collezione del Cortile dei Gentili (opera nata per far avvicinare i lontani e divenuta al solito parterre della lontananza senza barlumi di conversione). Ma il gran revival sarà appunto l'operazione Maria Maddalena , già preparata con cura in libreria e ormai pronta per essere acclamata sul grande schermo. Dan Brown a confronto sembrerà un dilettante. Sarà lei a riscattare la casalinga che brucia le patate.




03/04/2018 13:30 Francesca Vittoria
Ma, io non so se si può commentare questo modo di vivere e cantarlo come menestrello dei giorni nostri, tutti i giorni questa realtà ci viene partecipata dalle pagine dei giornali, realtà che interroga e sembra precludere ogni speranza di futuro , perché merita meditare su quanto precede in questa pagina quando ci sono morti dappertutto causati da insana violenza, sesso, droga, strategie machiavelliche a perseguire potere e ricchezza, ad aumentare i beni già accumulati con insaziabile fame , "will" originati da fame di emozioni, dalla ricerca di un eden dove non ci siano veti alle passioni che sono desiderate, sognate a colmare il vuoto di altri ideali, obiettivi criticabili ma che importa uno non è libero di pensare la propria vita come vuole?!!!............E invece c'è , ci sono uomini che vanno al lavoro e non tornano più a casa a fare Pasqua con i famigliari, incidenti di lavoro anche frequenti , non meriterebbero queste persone qualche riflessione anche se non sono famose anzi anonimi uomini che in gran numero ormai accettano qualsiasi condizione di lavoro anche mai prima sperimentato, sconosciuto , pur di guadagnarsi il pane quotidiano. E non lascia perplessi che in luogo di un lavoro dalle nuove leve in politica e aspiranti a dare nuovo "slancio al Paese" sia una politica che elargisce denaro come gesto di promessa mantenuta e riconoscimento di quanto ingiusta sia la povertà? Quale riconoscimento viene dato alla persona povera se non è quello di restituirle la dignitàpromuovendo anzitutto la giustizia ? A che serve accendere un cero di rimpianto è il battimani se non ci si fa concreti in più dignitoso aiuto come subito il sostegno alle loro famiglie? Ecco che cantare queste storie di oggidi mi parrebbe più prendere sul serio l'esistenza dell'uomo di oggi a confrontare ciò che di Gesù Cristo si conosce, il suo pensiero sull'uomo/donna, la considerazione daLui dimostrata nei confronti dei più trascurati, come anche erano le donne di quell' l'era , uguale edi poco sinceramente cambiata fino ad oggi , ma redente conquistate da ciò che Egli predicava, spiegava, invitava a essere, . Ha ridato quella dignità che era sparita in forza delle leggi create dall'uomo , la supremazia e grandezza dei sentimenti del cuore e ha indicato la via da viverli perché c'è un perché, darci quella dignità di persone che sanno vivere e rendere la vita una cosa bella, da farne un nostro capolavoro , quello di saper amare di quel l'amore che vive in eterno
Francesca Vittoria



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