Nella letteratura
Pasqua è un Regno di comunione
di Sergio Di Benedetto | 01 aprile 2018
L’annuncio della gioia di Pasqua acquista valore solo è fondato sulla relazione e sulla comunione, come intuisce anche uno scrittore non credente come Emmanuel Carrère.

 

La Resurrezione non è questione individuale, ma di comunità. È questa la legge del Regno, “l’andare due a due”, che anche la Pasqua sancisce come Costituzione: è assai significativo che tutte le manifestazioni del Risorto, ad eccezione dell’incontro con la Maddalena, sono rivolte a più persone, dalla coppia al gruppo. E la liturgia di oggi ci ricorda proprio che i primi discepoli ad accorrere al sepolcro, Simon Pietro e il discepolo amato (Giovanni?), corrono in coppia. Certo, con velocità diverse: uno arriva prima dell’altro. Ma l’esperienza che fanno è per due cuori, non per uno; lo spettacolo che vedono è per quattro occhi, non per due.

L’annuncio della Pasqua acquista pieno valore se si radica in una comunità: il cristianesimo non è una buona novella per il singolo chiuso, ma per una relazione. Al centro dell’annuncio non c’è l’ego, c’è il noi. L’irradiazione della notizia di vita che il Cristo è risorto abbraccia l’uomo perché esca da se stesso e si apra agli altri: a Dio e ai fratelli. Al sepolcro si corre in due, ai segni misteriosi del Risorto si guarda in due.

Il Regno di Dio che con la Pasqua afferma la sua mite vittoria, la sua misteriosa esistenza, il suo fondamento di speranza è un Regno che si fonda e vive nella comunione. Ed è lì che la testimonianza del cristiano diventa vera e umana.

Questa è l’intuizione che Emmanuel Carrère riesce ad avere dopo pagine e pagine di ricerca sulle tracce dei primi apostoli, di cui dà un resoconto ne Il Regno, intrecciando indagine storica, vicende personali, dubbi e ricordi di un’antica fase della vita attraversata da credente, vista ora con gli occhi del non credente.

E il Regno del quale cerca i segni viene visto, per un istante, in un gesto che l’intellettuale ricco e colto considera inizialmente con superficialità, a conclusione di un ritiro spirituale che si chiude con un canto di gruppo:

Il giorno seguente, domenica dopo pranzo, il ritiro finisce. Prima di separarci e tornare a casa, cantiamo tutti un canto religioso del tipo ‘Gesù che sta passando’. La deliziosa signora che si occupa di Élodie, la ragazza down, ci accompagna alla chitarra, e siccome è un canto allegro tutti cominciano a battere le mani e i piedi a tempo, a dimenarsi come in discoteca. Con tutta la buona volontà del mondo, sinceramente non riesco a prendere parte a un così intenso momento di Kitsch religioso. Canticchio vagamente, con la bocca chiusa, mi dondolo prima su un piede poi sull’altro, aspetto che finisca.

L’atteggiamento di sufficienza dello scrittore è scardinato da un inatteso incontro, quello con Élodie, una simpatica ragazza down che con un libertà unica coinvolge Carrère nella danza: qui, nell’incontro tra due umanità, una segnata dalla fragilità e l’altra dalla chiusura, appare la vera essenza del Regno, vestito di gioia, libertà, fiducia nell’altro, vita, presenza di Dio:

Improvvisamente sbuca accanto a me Élodie, che si è lanciata in una specie di farandola. Mi si pianta davanti, sorride, getta le braccia in aria, ride di cuore, e soprattutto mi guarda, mi incoraggia con lo sguardo, e nel suo sguardo c’è una tale gioia, una gioia così pura, così fiduciosa, così abbandonata, che comincio a ballare come gli altri, a cantare che Gesù mi sta passando accanto, e mi salgono le lacrime agli occhi mentre canto, ballo e guardo Élodie che intanto si è scelta un altro partner, e devo ammettere che quel giorno, per un attimo, ho capito che cos’è il Regno.

La Pasqua è la vittoria del Cristo, è la fondazione del Regno di Dio, la cui legge è il Vangelo e la cui condizione è sempre la relazione tra due volti. Anche quando, come nel caso di Carrère, non si arriva a una vera conversione. Ma il seme è gettato.

Dal mattino di Pasqua in cui Pietro e Giovanni corrono al sepolcro alla danza di Carrère con Élodie, non c’è annuncio di Resurrezione che non riguardi due sguardi e due vite.

Se oggi vogliamo correre al sepolcro vuoto, non dimentichiamoci che il cammino non è mai solitario: è così che il Risorto vuole accostarci; è così che spezza le pietre delle nostre vite e si manifesta. Dai due discepoli che corrono alla tomba ai due di Emmaus: non c’è Resurrezione senza fratello.

Buona Pasqua a tutti, che sia una Pasqua di gioia condivisa.

 

 

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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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