Nell'arte
Il servizio e la tenerezza, prima di tutto
di Gian Carlo Olcuire | 25 marzo 2018
Nella scelta delle immagini, Gesù non teme quelle perdenti, tanto più se sono significative e se gli servono per dire da che parte stare.

GESÙ ENTRA IN GERUSALEMME

(Salterio di Eadwine o di Canterbury, 1160 ca., Cambridge, Trinity College)

 

«Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito». Mc 11,1-10

  

Non tutti i particolari dei Vangeli vengono resi dall’arte in modo fedele allo scritto e, quando sono ininfluenti, talvolta si omettono. Non in questo caso, però: ci sarà una ragione – avrà pensato l’artista – se Gesù vuole proprio quei due asini... assicurandone la restituzione dopo l’uso.

Invece la maggior parte dei suoi colleghi evita di restituirceli per intero. E l’antefatto dei due animali mandati a prendere «nel villaggio di fronte» di solito si sfronda, a vantaggio delle fronde degli alberi sventolate dai ragazzi. Ma poiché tre evangelisti su quattro fanno pesare quell’antefatto, Eadwine, il monaco amanuense che nel XII secolo illustra il Salterio della Cattedrale di Canterbury, decide di dargli spazio (lo stesso, né più né meno, che riserva agli osannanti della scena successiva).

Certo, insistere su una cavalcatura dalle lunghe orecchie, ribadite da quelle del suo piccolo, dà quasi l’idea che Gesù non curi l’immagine. O, al contrario, che voglia dare di sé proprio quest’immagine di re debole, amico di chi non conta e amante della pace (in groppa a un animale da soma, usato per portare carichi e per giunta accompagnato dal puledrino, un condottiero non solo non va in battaglia ma nemmeno si mostra in giro).

Gesù vuole comunicare che, nella sua scala di valori, il servizio e la tenerezza vengono prima della forza e della bellezza. La sua è una scelta di campo – non di mediazione, per cercare di mettere tutti d’accordo –, analoga alle due che farà tra poco, di cacciare i mercanti dal tempio e di seccare il fico. Ma assai apprezzata dai ragazzi, che, sentendo Gesù dalla propria parte, gli tributano onori da stadio.

È come quando si parla di “Chiesa dei poveri”: ovvio che qualcuno non ne sia felice (e, per depotenziarla, sostenga che «siamo tutti poveri»). Allo stesso modo, la scelta dell’asina e dell’asinello è stata spesso maldigerita dagli stessi artisti (o dai loro committenti), che li fanno vedere poco perché non li vogliono vedere. La censura alla verità avviene in più modi: o nascondendo l’asinello (persino Marco lo chiama “puledro” senza dire che è figlio d’asina), o facendo a mamma asina orecchie da cavalla, o mettendo Gesù a gambe divaricate in groppa all’asina. Mentre è più vero Gesù che monta all’amazzone, con entrambe le gambe da una parte, a sottolineare come sia tutto meno che un conquistatore.

 

 

 

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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