Oltre l'autoreferenzialità: l'unica vera riforma
di Giorgio Bernardelli | 22 marzo 2018
Riflessioni sull'ennesimo psicodramma della comunicazione ecclesiale sfociato nelle dimissioni di mons. Viganò

Dov'è la notizia? E a chi stiamo davvero parlando?

Di fronte all'ennesimo psicodramma vissuto in queste ore dal mondo della comunicazione ecclesiale - con il pasticcio mediatico sfociato ieri nelle dimissioni di mons. Dario Viganò dalla guida della Segreteria per le comunicazioni - non riesco a non pensare che anziché dall'infinito derby sulle riforme di papa Francesco sia da queste due domande che occorrerebbe ripartire. Due domande che sono poi quelle che in teoria ci insegnano come l'abc della comunicazione, ma che puntualmente tendiamo ad archiviare, troppo presi dai nostri progetti mirabilanti. Ecco, a me piacerebbe che tentassimo oggi di uscire dai personalismi per provare a dirci sul serio che cosa non funziona nel mondo della comunicazione ecclesiale.

Perché lo stesso casus belli di questa vicenda - la sciagurata storia della lettera chiesta a Benedetto XVI sugli undici volumi dedicati alla teologia di papa Francesco - lo dice in maniera impietosamente chiara: è l'autoreferenzialità la vera malattia della comunicazione ecclesiale; la corsa a creare pagine ed eventi chiusi dentro le nostre logiche, lontani anni luce dalle domande di chi ci circonda. Non mi interessa qui entrare nel ragionamento su chi ha scritto o cancellato che cosa. Il problema sta a monte, nell'aver pensato che un dibattito tutto interno al mondo ecclesiale meriti undici volumi di analisi e - tirando dentro il Papa emerito - ambisca a diventare «la» notizia del giorno su papa Francesco.

Certo, è ingeneroso ridurre la gestione Viganò della Segreteria per le comunicazioni a questo episodio, per quanto mediaticamente devastante per l'immagine della Santa Sede. Ma il punto oggi è chiedersi più in generale: perché non decolla la riforma dei media vaticani? Perché - dopo piani ambiziosi, corsi di formazione, travagli vari - ci ritroviamo un portale come Vatican News che agli occhi di chi lo apre oggi appare più autoreferenziale ancora dei vecchi siti di Radio Vaticana e di News.Va? Il problema sta solo nelle lotte intestine o sotto non c'è anche una crisi più profonda, che ha a che fare con un'idea tutt'altro che chiara sul ruolo dei media vaticani oggi?

Perché il punto resta sempre lo stesso: che cosa vuole comunicare il Vaticano e a chi? Vuole comunicare se stesso - come fa qualsiasi azienda che vuole diffondere il proprio brand e raccontare la straordinaria visione sul futuro dell'amministratore delegato - o il cuore del suo messaggio sta altrove? Vuole partire dalle proprie logiche, dai propri organigrammi, dalla propria agenda di appuntamenti o vuole innanzi tutto giocare di sponda con la vita delle persone, per raccontare che la Parola di Dio può diventare carne anche nella vita del mondo di oggi?

Questa è la riforma dei media vaticani di cui abbiamo bisogno. Che, certo, passa anche da accorpamenti, gestioni più efficienti, apertura alle nuove frontiere tecnologiche del mondo dei media. Ma se non ribaltiamo la prospettiva, se non entriamo davvero nell'idea che anche la comunicazione ecclesiale oggi o è in uscita oppure parla da sola allo specchio, finiamo per mandare in onda solo le nostre rughe in formato 4K. E questo è un problema che va oltre Viganò sì o Vigano no: resterà con chiunque domani si troverà a guidare il dicastero.

La mia impressione è che alla comunicazione ecclesiale servano meno registi e manager e più cronisti curiosi. Gente che sa che la ricchezza del Vaticano non sta in un luogo o in un ruolo ma nel suo essere crocevia. Gente che - per esempio - se per la prima volta ci sono 300 giovani in Vaticano in rappresentanza delle Chiese di tutto il mondo in vista di un evento inedito come il Sinodo, non  li racconta solo il giorno in cui il Papa va a incontrarli, ma ne indaga a fondo «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce»  tanto per usare un celebre adagio. Invece oggi chi apre il portale VaticanNews fa fatica a trovarli. Oppure gente che in un tempo in cui decine di migliaia di persone affollano puntualmente ogni grande mostra su Caravaggio si fa venire in mente che magari durante la Settimana Santa basterebbero poche righe o un breve video efficace su un quadro al giorno tra i tanti dei Musei Vaticani per provare a parlare in un altro modo della Pasqua a chi le omelie del Papa nei riti non ci pensa neanche lontanamente ad ascoltarle.

Sono le prime due idee che mi vengono in mente. Le più banali. Ma sono le cose più facili quelle che nella comunicazione ecclesiale non ci decidiamo mai a fare. Sempre in attesa della riforma che verrà.

 

 

 

 

 

 

23/03/2018 17:12 Alberto Hermanin
Interessante come sempre il contributo di Bernardelli, che andrebbe ascoltato. Divertenti alcuni commenti quali "uno stato veramente miserando. Indegno di semplicemente sopravvivere" che richiama il "contro il papato fondato dal demonio". E poi "Vedrete che batosta dell' 8 x 1000". Il successo nella raccolta dei denari non mi pare un buon criterio per giudicare l'efficacia del governo ecclesiastico.
Quanto all'esere indegni: che vergogna e che schifo, davvero. E dopo aver arrotondato le erre nella denuncia che facciamo? Assaltiamo il Palazzo d'Inverno sotto la guida del "discernimento"? Curioso di saperlo.
Certo che citare solo una parte e non l'altra è proprio roba da geni greci.....



23/03/2018 09:07 Albi Icardi
Due parole sulla quele è possibile costruire una strategia coinvolgente i fedeli e le persone di buona volontà. In molti stanno creando il grande vuoto di consensi nei confronti della Chiesa, a volte solo per dabenaggine a volte perchè è moda e a volte perchè coinvolti, opinionisti molto pagati, nelle varie attività della comunicazione gestita, utilizzando tutti i media sopratutto in tv e in web, qui la Chiesa dovrebbe essere a mio avviso più presente agendo con molti "attivisti", scusate il termine, persone che si muovano al pari del lavoro fatto dai partiti politici, leader di stato, organizzazioni finanziarie, ecc ossia che ha le leve della gestione mondiale... Ovviamente per voi con lo stile adeguato e la grande cultura sociale, religiosa, scientifica, che la chiesa rappresenta da 2000 anni. Rispondete agli attacchi con la grazia del vostro ruolo attraverso alla voce di laici e di religiosi preparati a divulgare il vangelo
offrendo la visione di una Chiesa pesente ed amica di tutte le espressioni, ripeto:culturali, economiche, scientifiche, del mondo di oggi con iil lessico, le parole, del mondo di oggi che le persone vogliono sentirsi dire. è la tecnica della comunza io ti dico ciò che voglio nei termini in cui tu vuoi sentirli. Volentieri metto a disposizione le mie esperienze in comunicazione poichè sono sempre stata attenta alla voce della Chiesa, ho lavorato con importante ruolo da consulente esterno per la Società San Paolo nel rinnovo della loro immagine e marchio, anni fa.



22/03/2018 22:59 Boato
Quelli che dovrebbero essere i pastori sono lupi travestiti da agnelli.
Gli agnelli non si fidano più' hanno fiutato il pericolo.
Questa chiesa autoreferenziale e' destinata alla disfatta: gli agnelli mano mano li abbandonano.
Vedrete che batosta dell' 8x 1000.
I preti moderni si guarderanno in faccia tra loro: non avranno più' gregge a cui predicare.
Nessuno li stara' piu' a sentire.
Non hanno parole di vita eterna.sono morti che seppelliscono i morti.



22/03/2018 19:02 PietroB
Da chi ha avuto i tagli il Magister?

Da chi ha tagliato?

Non verosimile.

Meglio: dall’entourage di chi ha scritto.

Girala come vuoi, da Nuzzi a Peyrefitte..uno stato veramente miserando.
Indegno di semplicemente sopravvivere



22/03/2018 16:37 Marco Sanavio
Riflessione interessante, anche se mi sentirei di aggiungere

1 > La riunione dei 300 giovani è blindata dagli organizzatori stessi anche per i giornalisti del Vaticano. Esce solo quello che loro stessi raccontano nei social media

2 > La Santa Sede e il Papa, in particolare, sono già di per sè un contenuto ghiotto, sempre attuale, assolutamente esclusivo anche nel suo sguardo ripiegato all'interno. Non penso sia compito del Vaticano fare pastorale nella sua comunicazione, anche se la nascita di una branca dedicata della Segreteria rivela questa attenzione.
Forse ci vuol tempo, tanto tempo, per flettere professionalità e creatività verso un unico obiettivo.



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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