La squadra di casa
di Giorgio Bernardelli | 17 marzo 2018
Sui (tanti) giovani italiani che parteciperanno alla riunione pre-sinodale da lunedì in Vaticano. E sulla necessità di un mandato vero nei loro confronti

Perché la Cei non racconta chi sono i giovani italiani che da lunedì prenderanno parte alla riunione pre-sinodale in Vaticano? Me lo chiedevo da qualche giorno confrontando il suo con i siti internet di tante altre Conferenze episcopali di tutto il mondo, dove da settimane compaiono articoli in cui si racconta chi sono e che cosa si aspettano i ragazzi e le ragazze che da lunedì parteciperanno a questo evento inedito voluto da papa Francesco. Nei canali di comunicazione della Chiesa in Italia nessuno sta raccontando ai giovani italiani chi li rappresenterà; l'attenzione è invece incentrata sulle modalità social attraverso cui da casa ogni giovane è invitato a far sentire la propria voce. Con tutta la fiducia nelle nuove tecnologie, mi sembra un atteggiamento un po' bizzarro: sappiamo tutti che essere presenti a un evento di persona o con qualche tweet non è la stessa cosa. E allora perché non raccontare anche noi chi sono i giovani che - tra i 315 provenienti da tutto il mondo - rappresenteranno le nostre realtà giovanili?

Ieri - quando la segreteria del Sinodo ha pubblicato l'elenco completo dei partecipanti - credo di aver capito il motivo: perché i giovani italiani alla riunione pre-sinodale saranno molti di più rispetto a quelli degli altri Paesi. Accanto ai tre designati dalla Cei al pari delle altre conferenze episcopali, ce ne saranno infatti un'altra trentina in rappresentanza di associazioni, movimenti e comunità, scuole e università cattoliche, altri ambiti vari. Aggiungiamoci poi anche i due italiani nel gruppo dei giovani religiosi e religiose e otteniamo una squadra decisamente folta, un po' stucchevole da presentare uno ad uno in formazione completa. Con una battuta si potrebbe dire che alla riunione pre-sinodale ci siamo presi la rivincita sui numeri del collegio cardinalizio, dove con papa Francesco gli italiani continuano a scendere...

Una presenza così folta non sorprende più di tanto: anche in tante grandi manifestazioni sportive, per esempio, la squadra che «gioca in casa» è più numerosa. Non fosse altro che per una questione banale: se non devi pagare un volo intercontinentale per iscriverlo un atleta in più non ti costa più di tanto. Ben venga dunque questa opportunità, mi auguro davvero che la presenza di così tanti giovani italiani a un evento inedito per la Chiesa universale sia una scossa per il nostro Paese. Che alla fine di questa settimana ci aiutino a far salire nel nostro Paese la febbre per il Sinodo dei giovani che mi pare invece ancora piuttosto bassa (come scrivevo qui già qualche settimana fa). E soprattutto che confrontarsi con i giovani di tutto il mondo faccia loro capire che è ora di portare anche sotto i nostri campanili - anche a costo di sgomitare un po' - la freschezza di esperienze che si respira in realtà meno ricche e meno strutturate della nostra, dove però i giovani non sono il domani ma il presente della Chiesa.

Perché un timore comunque mi resta: che rimaniamo ancora una volta prigionieri del paradosso dell'abbondanza. Siamo stati abituati ad avere molto a disposizione nella pastorale giovanile; e quando si ha molto si fa più fatica a scegliere. Ecco: non vorrei che per questi giovani italiani chiamati a un'esperienza così forte accadesse la stessa cosa; che la responsabilità di ciascuno fosse annacquata proprio dal fatto di essere in tanti.

Guardo i siti delle altre Conferenze episcopali con i volti e il mandato ai due o tre giovani che partono per Roma e mi dico: questi partono con un impegno ben preciso. E con la consapevolezza che tornati a casa ci sarà un dopo in cui loro dovranno essere protagonisti. Sarà così anche in Italia? O ciascuno dei nostri - passata questa settimana - tornerà all'impegno ordinario nel suo gruppo, senza un respiro più grande?

Se vogliamo davvero in Italia una Chiesa che riparta dai giovani non dobbiamo avere paura dei giovani leader. Ci servono come il pane ragazze e ragazzi che si assumano anche pubblicamente la responsabilità dell'essere Chiesa. Volti, storie e cammini riconoscibili, non solo hashtag. Giovani che non sono affatto più bravi degli altri ma accettano la responsabilità di farsi carico di tutti e per questo diventano punti di riferimento. Con tutti i loro dubbi, le loro fragilità; magari pure con il rischio di parole meno misurate rispetto a quelle degli adulti; ma soprattutto con lo sguardo fresco di chi sta decidendo ora di giocarsi la propria vita per il Regno. Diamo fiducia a questi giovani, non continuiamo a nasconderli nelle consulte, nella comodità rassicurante delle appartenenze ecclesiali o nei grandi raduni. Ci guadagnerà la nostra capacità di parlare davvero a chi ha la loro età.

 

 

 

 

18/03/2018 14:39 Maria
Non ho capito chi ha eletto questi " rappresentanti" . Non e' ben chiaro chi rappresentano e chi li ha scelti. La maggior l'arte dei giovani cattolici non e' stata neppure interpellato. Chi ha deciso in pratica i giovani rappresentanti del Sinodo dei giovani? Li hanno decisi gli altri giovani o li hanno decisi la burocrazia ecclesiale?


17/03/2018 16:08 Francesca Vittoria
Sono voce esterna, ma mi permetto rincuorare chi esprime speranza. C' e stata una premiazione al Quirinale pochi giorni or sono, il Presiden te Mattarella ha consegnato diplomi di merito proprio a giovani che si sono distinti per il prossimo. Ecco allora che ci sono quelli giusti, quelli che hanno un curriculum nell'aver fatto e confrontando invece con quanto si vede in politica, be' qui veramente si apre la spe"ranza per il nostro Paese. Questo si suppone voglia anche la Chiesa affidare compiti a giovani di " provato" senso di responsabilità, Non bastano i facili entusiasmi se non si è conosciuta la fatica, non la conoscenza del "libro" ma la completezza di aver praticato e conoscere a fondo cosa ci si aspetta da noi, essere stati cioè anche dall'altra parte!! Allora si può dare fiducia, assegnare responsabilità vigilata!. Francesca


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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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